Basilea, il Kunstmuseum pagherà gli eredi di un collezionista ebreo in cambio delle opere vendute sotto il nazismo


Il Kunstmuseum di Basilea pagherà gli eredi di un collezionista ebreo in cambio della possibilità di tenere le sue opere.

Il Kunstmuseum di Basilea, uno dei musei più importanti della Svizzera, pagherà una cospicua somma (al momento non precisata) agli eredi di un collezionista ebreo che vendette la sua collezione in epoca nazista. È quanto riporta il New York Times, e si tratta della fine di una vicenda che risale al 2004. Quell’anno, gli eredi del collezionista ebreo Curt Glaser avevano infatti inviato al museo una richiesta di restituzione di 200 opere di carta, valutate nel complesso in oltre 2 milioni di dollari, e comprendente opere di artisti come Edvard Munch, Henri Matisse, Auguste Rodin, Marc Chagall, Oskar Kokoschka, Max Beckmann, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e altri.

Il Kunstmuseum aveva rifiutato in quanto convinto di aver acquistato le opere legittimamente. Glaser, storico dell’arte e collezionista, era diventato nel 1924 direttore della Kunstbibliothek di Berlino, e aveva perso il lavoro nel 1933, l’anno della salita al potere di Adolf Hitler. Emigrato dapprima in Svizzera, poi a Parigi, si trasferì infine negli Stati Uniti: Glaser morì nel 1943 a Lake Placid. Tuttavia, prima di lasciare la Germania, lo studioso vendette gran parte della sua collezione attraverso un’asta alla casa Max Perl: le opere furono acquistate da Otto Fischer, su mandato della città di Basilea. I lavori furono così destinati alle raccolte pubbliche della città elvetica e andarono a rimpinguare il Kunstmuseum.

Il museo rispose alla richiesta degli eredi nel 2008, specificando che le opere sarebbero state acquistate ai prezzi di mercato del tempo (di conseguenza non sarebbero state svendute a causa delle contingenze), che nei cataloghi di Max Perl non figuravano notizie sulla loro appartenenza a Glaser, e che in sostanza la città aveva acquistato le opere in buona fede. Tuttavia gli eredi avevano accusato il museo di aver mancato “sul piano umano” e di “minimizzare l’Olocausto in tutti i suoi aspetti”. Lo scenario cambiò nel 2014, quando emerse la vicenda della collezione Gurlitt, un’importante raccolta lasciata dal collezionista Cornelius Gurlitt al Kunstmuseum di Berna: Cornelius Gurlitt era figlio del mercante Hildebrand, e aveva ereditato la raccolta messa assieme da quest’ultimo, ma sussisteva il problema della provenienza delle opere, dal momento che molte erano state acquisite da Hildebrand Gurlitt in maniera illegittima. Il Kunstmuseum di Berna fu dunque costretto a mettere in piedi un team di ricerca per conoscere la provenienza di ogni singola opera.

Il caso della collezione Gurlitt riaccese i riflettori sul tema delle opere trafugate dai nazisti o, come nel caso della collezione Glaser, vendute per cause di forza maggiore da collezionisti ebrei. Alcuni musei che avevano opere un tempo appartenenti a Glaser cominciarono dunque a restituirle agli eredi dello studioso: tra questi, il Museo Ludwig di Colonia (2014), la Kunsthalle di Amburgo (2015) e gli Staatliche Museen di Berlino (2016). Il Kunstmuseum di Basilea, di conseguenza, ha ricominciato a porsi il problema. Il New York Times riporta che Felix Uhlmann, presidente del comitato scientifico dell’istituto, ha fatto sapere che il museo, in quell’occasione, aveva ristabilito contatti informali per discutere eventuali restituzioni. “Il caso Gurlitt”, ha dichiarato Uhlmann al quotidiano statunitense, “ha riaperto molte domande e ci ha spinti a riconsiderare più approfonditamente le basi legali per eventuali decisioni sulle restituzioni. Abbiamo poi studiato come gli altri istituti hanno risposto alle richieste degli eredi Glaser, e abbiamo visto che alcuni hanno reagito in modo diverso da come il Kunstmuseum di Basilea aveva risposto nel 2008. Così abbiamo pensato che fosse necessario riconsiderare il caso”.

Negli ultimi tempi sono emersi stralci delle riunioni del Kunstmuseum del 1933, durante le quali i presenti discutevano sul fatto che le opere di Glaser erano offerte a prezzi “economici”, se non “da svendita”. Questa evidenza, unita alla volontà di non sminuire quello che la persecuzione degli ebrei ha significato per le loro collezioni d’arte, ha portato all’accordo tra il museo e gli eredi: il Kunstmuseum destinerà dunque una somma imprecisata, a titolo di compensazione, alla famiglia di Glaser, in cambio della possibilità di tenere le opere. Inoltre, l’istituto svizzero ha fatto sapere che nel 2022 verrà organizzata una mostra, in collaborazione con la famiglia, che approfondirà la figura di Curt Glaser nelle sue vesti di collezionista, storico dell’arte, critico d’arte, e direttore di museo.

Nella foto: una sala del Kunstmuseum di Basilea. Ph. Credit Finestre sull’Arte

Basilea, il Kunstmuseum pagherà gli eredi di un collezionista ebreo in cambio delle opere vendute sotto il nazismo
Basilea, il Kunstmuseum pagherà gli eredi di un collezionista ebreo in cambio delle opere vendute sotto il nazismo


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