Il Metropolitan Museum di New York pensa di vendere opere per coprire il buco nel bilancio


USA, il Metropolitan Museum di New York sta pensando di ricorrere al deaccessioning, ovvero la vendita di opere d'arte della collezione, per coprire il buco di 150 milioni di dollari dovuto agli effetti della pandemia.

Con un buco nel bilancio da 150 milioni di dollari, il Metropolitan Museum di New York sta pensando di ricorrere al deaccessioning e vendere alcune delle sue opere d’arte per coprire le perdite: è quanto riporta il New York Times, in un articolo a firma di Robin Pogrebin. Poco dopo l’inizio della pandemia, l’Association of Art Museum Directors (AAMD) ha infatti dato il via libera alla vendita delle opere per i musei in difficoltà finanziarie, e già alcuni musei si sono avvalsi di questa possibilità. Adesso sembra dunque essere il turno del Met: “È ora di cominciare a tenere aperte tutte le opzioni”, ha dichiarato il direttore Max Hollein. “Nessuno ha un’idea completa di come evolverà la pandemia. Potrebbe essere per noi inappropriato non considerare la possibilità, dato che ci troviamo in una situazione ancora fumosa”.

L’AAMD ha concesso ai musei questa possibilità per una finestra temporale di due anni: prima, i musei potevano comunque vendere opere d’arte, ma solo col fine di arricchire la collezione. L’apertura del Met incontra comunque qualche resistenza, inclusa quella dell’ex direttore Thomas P. Campbell (oggi direttore del Fine Arts Museum di San Francisco), che sabato scorso, postando sul suo account Instagram, si è dichiarato “sconcertato” dalla notizia. “Conosco meglio di chiunque la complessità di gestire un colosso come il Met e provo grande empatia per coloro che sono seduti nella cabina di comando”, ha detto, “ma temo che questo sia un terreno scivoloso. Il pericolo è che ricorrere al deaccessioning per coprire le spese correnti diventi la norma, specialmente se lo faranno grandi musei come il Met. Ricorrere al deaccessioning potrebbe essere come somministrare cocaina a un tossicodipendente: una soluzione rapida che diventa una dipendenza”.

Nel caso in cui il Met decida di avvalersi di questa possibilità, verrà dapprima fatta un’accurata valutazione da parte dello staff curatoriale, dopodiché le scelte dovranno essere approvate dalla direzione e dal consiglio di amministrazione, e infine le opere potranno essere vendute in un’asta pubblica. Prima ancora, però, il Met dovrebbe approvare una modifica allo statuto, nei punti in cui si parla del modo in cui vengono gestite le collezioni (un passo che, riporta il New York Times, ci si aspetta per il mese di marzo). Ammorbidire le regole del museo sarà però una necessità, rileva Ian Alteveer, curatore d’arte moderna e contemporanea del Met. “È urgente. Abbiamo un deficit importante. Abbiamo provato per anni a ottenere risorse più robuste per la conservazione, una delle cose principali per la cura delle collezioni”. E gli fa infine eco il direttore Hollein: “tutti i musei negli Stati Uniti stanno parlando di questa possibilità. ’Vogliamo usare questa finestra? Cosa significherebbe per il nostro istituto? Cosa significherebbe per la collezione?’ Non discuterne: questo per noi sarebbe davvero irresponsabile”.

Il Metropolitan Museum di New York pensa di vendere opere per coprire il buco nel bilancio
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