Ecco quando e come riapriranno i Musei Civici di Venezia. E sulla chiusura è scontro in Comune


Confronto molto teso in commissione cultura al Comune di Venezia sul tema dei Musei Chiusi. L'assessore al bilancio Michele Zuin ha riferito i problemi di bilancio che la Fondazione ha dovuto affrontare e di conseguenza i motivi per cui i musei hanno dovuto chiudere.

Le casse dei Musei Civici di Venezia erano in grosse difficoltà a causa delle chiusure dovute alla pandemia di Covid-19, e il consiglio d’amministrazione della Fondazione ha dovuto lavorare con un atteggiamento prudente per riportare i conti in ordine. Inoltre, i musei a breve riapriranno, seppur col contagocce. È questo, in estrema sintesi, ciò che è emerso dalla discussione che si è tenuta ieri in VI Commissione (cultura) in consiglio comunale a Venezia: una lunga discussione dove si sono registrati anche momenti di tensione tra la maggioranza e l’opposizione.

All’ordine del giorno c’era la discussione attorno alle due interrogazioni presentate dalla consigliera Monica Sambo del Pd, una sulla riapertura dei Musei Civici di Venezia, l’altra sui bilanci dei musei. Le vicende dei musei veneziani sono note: la Fondazione ha infatti deciso lo scorso dicembre di tenerli chiusi fino ad aprile, a prescindere dall’andamento del contagio. La decisione ha sollevato forti polemiche, dato che i musei civici sono, appunto, di tutti i cittadini, ed è parso ingiusto tenerli chiusi solo per ragioni di cassa (dato che sono gestiti, come abbiamo più volte sottolineato, da un soggetto dotato di personalità giuridica di diritto privato).

Il problema riaperture

Sulle chiusure, Sambo ha ricordato, nella sua interrogazione, che “l’interruzione del lavoro collettivo e dell’attività scientifica, di conservazione e programmazione pone dubbi sulla conservazione stessa del nostro patrimonio artistico e culturale e rischia di compromettere la ripresa stessa delle attività della fondazione”, che “già durante l’estate la Fondazione aveva adottato una politica di riduzione drastica delle aperture”, che “l’inatteso, tragico e totale arresto dei flussi turistici dovuto alla pandemia impone un radicale ripensamento della politica del turismo”, che “è necessario ripensare, inoltre ad un nuovo modello di sistema museale che sia più aperto alla città, a chi ci risiede e a chi la vive con orari e attività diversificate”, e poi ancora che il ruolo della cultura “è fondamentale per caratterizzare l’offerta veneziana e come tale i primi mesi in cui l’afflusso di turisti sarà di certo ridotto è da considerarsi come un investimento per il rilancio del sistema Venezia”. La riapertura è dunque essenziale, e per Sambo occorrerà farlo con un’estensione di orario tale da renderne agevole la fruizione proprio a beneficio di un pubblico attento e interessato.

Diverse dunque le domande che la consigliera dem pone al sindaco Luigi Brugnaro: Sambo chiede di sapere se il sindaco intenda, nel suo ruolo di vice presidente della fondazione e assessore alla cultura prevedere la riapertura non appena i dpcm lo consentiranno; se è prevista la proroga dell’appalto dei musei civici oppure l’indizione di una nuova gara di appalto in considerazione della imminente scadenza; per quale ragione si intenda sospendere le attività di Curatori conservatori, archivisti e dipendenti della fondazione nei prossimi mesi; quali attività intenda svolgere in questi mesi la fondazione per il rilancio dei musei civici di Venezia e quali programmi per la ripartenza; se intenda prevedere un piano di ripresa di musei anche mediante la programmazione scientifica, curatoriale, professionale e lavorativa; se è previsto un coordinamento con gli altri musei che gestiscono un patrimonio pubblico in città; come la Fondazione intende utilizzare le risorse pervenute dal governo e l’eventuale risparmio che deriverà dalle scelte legate alla struttura.

Il capitolo bilancio

C’è poi la questione bilancio. Nella seconda interrogazione, Sambo ha rimarcato che “dai verbali del CDA di Fondazione Musei Civici di Venezia si evince che a luglio 2020 sono stati accesi due finanziamenti da € 2 milioni di euro per un totale di 4 milioni di euro e che gli oneri sostenuti ammonterebbero ad almeno 250 mila euro”, che “pare che nel 2020 (oltre ai 4 milioni di finanziamenti) sotto il profilo finanziario la fondazione avesse una disponibilità di circa 3milioni e 800 mila euro ai quali andavano aggiungi altri investimenti finanziari disimpiegabili di circa 2 milioni e 900 mila euro per un totale di quasi 6 milioni e 700 mila euro”, e che il 26 giugno 2020 è stato approvato il decreto sul riparto del fondo emergenziale per le imprese e le istituzioni culturali a cui è seguito un bando del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, a seguito del quale, nel mese di novembre, sono stati erogati alla fondazione musei civici di Venezia due contributi, con decreto dirigenziale MIBACT, per un totale di euro 8.444.008,59. Inoltre, il bilancio preconsuntivo del 2020 (del dicembre 2020) ipotizzava una chiusura in utile di euro 1.929.324. Sempre stando a quanto riferisce Sambo, “pare che la Fondazione non abbia utilizzato i 4 milioni di euro presi a prestito e che abbia deciso di non restituirli per evitare il pagamento di eventuali penali”. Inoltre, “il budget di previsione del 2021 nel primo trimestre prevedeva un utile di circa 130 mila euro con i musei parzialmente aperti e di circa 370 mila euro con i musei chiusi nel primo trimestre (dunque la differenza tra le due ipotesi corrisponde a circa 240 mila euro di utili in meno)”, e l’apertura seppur parziale dei musei nel 2021 avrebbe comunque garantito un utile, come previsto dalla bozza di bilancio 2021 approvata dal cda della Fondazione.

Su questi punti, la consigliera Sambo chiede di sapere “per quale ragione, a fronte di una situazione finanziaria apparentemente positiva, la Fondazione ha acceso nel luglio 2020 due finanziamenti per un totale di euro 4 milioni, che si sono rivelati non necessari, con un costo complessivo di più di 250 mila euro; per quale ragione, dopo aver contratto tali finanziamenti, e dopo aver ricevuto euro 8.444.008,59 dal MIBACT, la Fondazione, pur prevedendo un ulteriore utile per il 2021 (anche in caso di apertura parziale dei musei nei primi tre mesi) ha deciso di tenere chiusi i musei per i primi mesi dell’anno 2021; se corrisponda al vero che la quasi totalità del risparmio legato alla chiusura dei musei civici, sia legato al costo del lavoro; per quale ragione a fronte della chiusura dei musei per 3 mesi, nel programma delle attività di studio e conservazione del patrimonio storico e artistico e della sua valorizzazione sia prevista una possibile spesa di euro 40.000 per il salone nautico; come verranno utilizzati e da chi verranno finanziati i 150.000 euro per i 1600 anni di Venezia previsti nel programma delle attività di studio e conservazione del patrimonio storico e artistico e della sua valorizzazione; a cosa corrisponda la voce ’locazione abitazione’ del valore di circa euro 22.000, previsto sia per l’anno 2020 che per l’anno 2021, e se sia necessaria tale spesa per l’anno 2021”.

Le risposte dell’assessore al bilancio Zuin

Alle domande di Sambo ha risposto l’assessore al Bilancio del Comune di Venezia, Michele Zuin. “So che il bilancio non scalda i cuori di nessuno”, ha esordito Zuin, “ma purtroppo i numeri e le risorse derivano da questo, per cui la base fondante di tutto quello che viene chiesto ha comunque un riflesso sul bilancio e di questo mi tocca parlare”. Si parla di un “fatturato”, ha detto Zuin, sugli anni normali attorno ai 30 milioni di euro. “Nell’anno 2020, questi ricavi si sono ridotti a circa 6,5-7 milioni di euro. Questo per far capire la differenza che c’è stata nell’anno della pandemia per i Musei Civici. Il valore della produzione, cioè i ricavi, sono interamente o quasi interamente, al 98%, formati da bigliettazione. Cioè la Fondazione vive, paga stipendi e fa tutte le sue attività, copre costi, solo e unicamente se vende biglietti dei musei. Non ci sono altre entrate: c’è stata questa entrata straordinaria legata al Covid, come tante altre entrate straordinarie che ci sono state nei bilanci di altre società, e chiaramente questo fa capire che il quadro di preoccupazione e prudenza da parte del cda, della giunta, dell’amministrazione in generale, e spererei anche da parte dei consiglieri comunali che sono comunque coloro che poi votano i bilanci del Comune di Venezia, che a sua volta comprendono le linee di indirizzo di tutte le società partecipate, anche delle fondazioni in questo senso, avessero un po’ di prudenza”.

“Capisco che questa giunta non piace”, ha detto Zuin nel momento più sentito del suo intervento, “ma si è caratterizzata nella precedente consiliatura e in questa, proprio per avere prudenza, riportando i conti in ordine e dando continuità alle aziende. Il tutto non perché è un vanto dell’assessore Zuin o del sindaco Brugnaro, ma perché è quello a cui sono chiamato io o il sindaco in questa commissione, e qui dentro la cosa dovrebbe essere sovrana per tutti: la difesa dei posti di lavoro. Perché senza continuità aziendale, senza continuità di azione da parte di una fondazione (che non è un’azienda ma la consideriamo chiaramente un’azienda in questo senso), non si va avanti e non c’è tutela dei posti di lavoro. A voi questo dovrebbe interessare, consigliera Sambo, prima di tutto, dato che siete qui giustamente a fare la morale su quando aprite e quando non aprite, sulla cassa integrazione, sui posti di lavoro: tranne per provvedimenti disciplinari gravi, questa giunta e la precedente non hanno licenziato nessuno nelle sue società partecipate, e ha fatto in modo che nessuno restasse per strada, e lo sta facendo in questi mesi e in questo anno terribile con tutte le società. Questo dovrebbe prima di tutto interesssare. E allora proprio per il concetto di prudenza, rispondo a una cosa fondamentale che citate nelle interrogazioni: perché si è fatto quel prestito di 2 milioni? Perché quel prestito è stato deciso ad aprile del 2020 quando la situazione finanziaria di cassa da parte della Fondazione, che era chiusa ormai da più di due mesi, era deficitaria, e quindi (per coprire i costi, le bollette, parte degli stipendi, cig pagata in anticipo e quant’altro) aveva bisogno di liquidità. Il finanziamento del ministero il cui bando scadeva il 28 agosto, hanno avuto la certezza di avere quei fondi che Lei cita (e noi ringraziamo il governo che ce li ha dati), sono stati per 6,9 milioni decisi al 6 novembre e per 1,5 il 4 dicembre. Spiegatemi voi come doveva vivere e cosa doveva fare la presidente e il relativo cda in quei mesi per pagare i costi, se non fare un debito. Aspettare cosa? Aspettare che il 6 di novembre mi confermassero che mi davano 6,9 milioni? Aspettare il 4 dicembre che mi dessero 1,5 milioni? Però da aprile a novembre ci sono in mezzo dei mesi in cui questa fondazione ha sostenuto dei costi, e quando Le dico che da 32 milioni dell’anno 2019 questa fondazione ha introitato in tutto il 2020 circa 6,5-7 milioni, può ben capire che crisi di liquidità c’è stata. Sono i soldi più ben spesi, perché sono i soldi che hanno dato continuità all’azienda! Poi lei fa un errore fondamentale, consigliera Sambo: fa un accesso agli atti con la documentazione di dicembre, dove quel milione e mezzo, che è stato confermato il 4 dicembre, e che la fondazione sperava arrivasse a dicembre, non è ancora arrivato: e quindi quei 2 milioni che lei dice che è di utile della Fondazione del 2020, le ricordo che questo Stato italiano, per tutte le società e le fondazioni, l’approvazione dei bilanci è al 30 aprile dell’anno successivo, e sa perché? Perché in questi quattro mesi si fanno le scritture di rettifica, e le do una notizia: il collegio dei revisori della fondazione ha giustamente deciso di utilizzare quel contributo, non essendo ancora arrivato a marzo del 2021, per il bilancio del 2021. Quindi l’utile del 2020 non sarà di 2 milioni di euro, ma sarà di circa 550mila euro. E 550mila euro, per una Fondazione che in un anno pieno fa 32 milioni di fatturato, è niente. È come dire che è finita in pareggio: la Fondazione non può permettersi che una spesa qualsiasi (parliamo di centinaia di migliaia di euro) la possa portare in perdita. Per cui quel margine di circa mezzo milione di euro in una fondazione è nulla, è per me considerato un pareggio”.

Sempre sul capitolo bilancio, Zuin ha poi risposto alle altre domande sollevate da Sambo, affermando che: il bilancio di previsione 2021 disegna uno scenario in cui “attenzione e razionalizzazione sono presenti su diversi fattori di costi: servizi al pubblico, le utenze, il personale. Sia nel 2020 sia nel 2021 ci sono comunque state delle riduzioni di costo, per cui non è assolutamente vero che questo è frutto del risparmio sul costo di lavoro”; quanto alla spesa per il Salone Nautico, Zuin ha detto che la Fondazione partecipa alle iniziative del Salone Nautico, organizzando un bando internazionale per la selezione di studi e progetti di barchi a una mostra: l’importo previsto è di 20mila e non di 40mila; per quel che riguarda i 1600 anni di Venezia, i contributi della Fondazione, ha fatto sapere Zuin, ammontano a 15mila euro e non a 150mila euro, ed è prevista l’organizzazione di iniziative che valorizzino le collezioni comunali.

Quanto alle attività dei musei: sulla cassa integrazione, Zuin ha detto che è già stata fatta valere la clausola per l’opzione di proroga prevista in gara di un ulteriore anno di contratto, il contratto di appalto per i servizi museali integrati (sorveglianza, accoglienza, ricezione del pubblico, biglietteria, biblioteca, vigilanza armata) è stato prorogato dall’1.3.2021 al 28.2.2022. Il contratto di pulizia e sanificazione è stato prorogato dall’1.4.2021 al 31.3.2022. L’attività dei circa 74 dipendenti è attualmente non al 100% di cassa integrazione, ma al 70% circa. Attualmente sono in corso queste attività: attività di monitoraggio dello stato di conservazione del patrimonio storico-artistico, le attività alle quali la Fondazione sta lavorando e che impegnano in turn-over il personale sono: riallestimento del Museo Fortuny (si stanno ultimando le procedure di gara e l’avvio di sgombero e riallestimento delle sale del piano terra e del primo piano), progetto di riqualificazione servizi al pubblico (biglietteria e bookshop) di Ca’ Rezzonico, fasi finali del restauro e dell’allestimento degli impianti di sicurezza di 26 stanze di Palazzo Reale; mostra Venezia 1600. Nascite e rinascite (4 settembre 2021 - 25 marzo 2022): avvio delle procedure di prestito e della redazione dei testi scientifici del catalogo; realizzazione di 30 videoclip sui “Tesori di Venezia” da promuovere su social e web; revisione dei testi e delle illustrazioni del sito web; attività social ordinaria sui progetti comuni; co-produzione, col Grand Palais di Parigi, e curatela scientifica della mostra virtuale dedicata a Venezia che avrà luogo a Parigi nel 2022, cui seguiranno tappe in tutto il mondo; avvio consulenza scientifica con il Museum of Sciences di Boston per una mostra che si terrà nel 2022 nel museo americano sull’effetto dei cambiamenti climatici; consulenza scientifica e supporto logistico a Nexo Film e Villaggio Globale per la realizzazione di un docu-film su Venezia vista attraverso i suoi musei; attività educative, virtual tour per gruppi e famiglie; istruttoria delle pratiche dei prestiti per mostre realizzate in collaborazione con musei italiani e stranieri; creazione dell’Archivio Mostre dal 2008 al 2020 al fine dell’operazione di digitalizzazione delle informazioni che contiene; istruttorie per nuove donazioni e depositi a lungo termine per le collezioni permanenti (tra cui anche opere di Artemisia Gentileschi, Tintoretto e Tiziano per Palazzo Ducale).

Per quanto riguarda le iniziative di coordinamento con altri soggetti, tra le altre la Fondazione ha siglato a gennaio un nuovo accordo di collaborazione con Mavive spa per la valorizzazione della sezione sui profumi di Palazzo Mocenigo e di una riqualificazione con Art Bonus del centro studi storia del tessuto e del profumo. È inoltre in corso d’intesa la realizzazione di un accordo con Palazzo Grassi e Fondazione Pinault per organizzare iniziative congiunte.

Nelle battute finali della seduta è arrivata poi la replica di Monica Sambo. “Non posso essere soddisfatta”, ha detto, “dato il tipo di risposte date dall’assessore: la chiarezza in merito solo parzialmente è stata adempiuta. Per esempio sulla questione dei 150.000 euro previsti, a me arriva come valore della produzione sulla Venezia 1600 (lei dice che la Fondazione ne spenderà 15.000), dall’accesso agli atti risultano 150.000 euro quindi i dati dovrebbero essere corretti, e chiedo alla Fondazione se mi può rispondere per iscritto. Non è vero che in questi anni, assessore, non avete lasciato nessuno indietro: in questi anni c’è stata la non riconferma dei lavoratori del bookshop, che sono rimasti per strada. Dopo che avevamo denunciato, assieme ai sindacati, che l’appalto non tutelava a sufficienza i lavoratori, questi non solo hanno avuto dei soldi in meno (quindi non è vero che li abbiamo aiutati, perché hanno percepito soldi in meno: è stato ridotto anche l’orario dei musei, e di conseguenza sono stati ridotti i benefici che avevamo), ma qualcuno è stato lasciato a casa, mi spiace che non se lo ricordi perché queste persone sono ancora a casa e penso senza nemmeno più la disoccupazione, dato che sono passati un po’ di anni. Si è parlato poi di volontà di effettuare un cambiamento: ma quale cambiamento senza i lavoratori che fanno la programmazione e fanno l’attività scientifica, dato che la maggior parte di loro è in cassa integrazione? È stato poi detto che le scelte sono state fatte in maniera oculata, ma non mi pare che aprire a due giorni di distanza sia una scelta oculata e che possa permettere la vera partecipazione e attirare coloro che vogliono venire a visitare i musei: la programmazione ha un suo ruolo. Inoltre non è vero che non si è aperto in relazione al quadro normativo: non è vero, il quadro normativo ci permetteva di aprire dal 1° di febbraio. E Venezia è stata l’unica grande città che ha deciso di non aprire: è stata una scelta politica, che il sindaco ha rivendicato. E noi rivendichiamo che la scelta è sbagliato”.

Alle dichiarazioni di Sambo è poi seguito un momento di tensione con la presidente della commissione, Giorgia Pea, che ha accusato Sambo di non aver rispettato il regolamento che prevede che il consigliere interrogante risponda solo se è soddisfatto o meno delle risposte dell’assessore, e Sambo ha replicato affermando di aver voluto articolare la propria mancata soddisfazione in merito alle parole dell’assessore Zuin.

Le riaperture

Sulle riaperture, le risposte sono arrivate dalla presidente Mariacristina Gribaudi: a marzo riaprono i musei dell’area marciana, ovvero Palazzo Ducale e il Museo Correr, che saranno aperti il giovedì e il venerdì di ogni settimana (il Ducale dalle 10 alle 18 e il Correr dalle 11 alle 17). Ad aprile, l’area marciana aprirà, naturalmente se le condizioni epidemiologiche lo permetteranno, dal giovedì alla domenica, mentre da venerdì a domenica ripartiranno il Museo del vetro, Ca’ Pesaro, il Museo di storia naturale, palazzo Mocenigo e il Museo del Merletto.

Ecco quando e come riapriranno i Musei Civici di Venezia. E sulla chiusura è scontro in Comune
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