Rassicurazioni sul Museo di Chieti: la chiusura è temporanea. Ma il problema personale è reale


La chiusura del Museo di Chieti è temporanea, come hanno rassicurato le autorità già nei giorni scorsi. Ma non si sa quanto durerà, e soprattutto il problema del personale, purtroppo, è reale.

Dopo il polverone sollevato per la notizia della chiusura del Museo Archeologico Nazionale “La Civitella” di Chieti, vengono da più parti ribadite le rassicurazioni circa la provvisorietà dello stop: la chiusura, aveva già fatto sapere il vicesindaco Paolo De Cesare lo scorso 4 febbraio, sarà temporanea, come sottolineato anche dalla dirigente del Direzione Regionael Musei dell’Abruzzo, Mariastella Margozzi. “La direttrice generale Mariastella Margozzi”, ha detto De Cesare, “ha precisato che si tratta di una chiusura assolutamente temporanea, dovuta alla necessità di effettuare dei lavori di manutenzione di alcuni locali, sanando infiltrazioni che da diverso tempo affliggono alcuni spazi. A questa esigenza si è aggiunta quella di operare in modo che in contemporanea con i lavori il personale potesse smaltire ferie non godute e permessi, così da poter ripartire a organico pieno non appena gli interventi strutturali saranno terminati. In ogni caso sarà uno stop breve, in quanto la struttura si è già attivata con delle ditte per effettuare i lavori nel più breve tempo possibile, in modo che con i locali risanati e la riorganizzazione del personale compiuta, uno dei musei più belli e prestigiosi della nostra regione e dell’intero patrimonio museale italiano, possa tornare ad essere pienamente fruito”.

La discussione intanto prosegue: il punto principale infatti non è la durata della chiusura (anche la nostra testata, peraltro, non aveva parlato di chiusura definitiva), ma il suo motivo, perché è vero che la mancanza di personale è una delle due cause che hanno portato a chiudere il museo, se l’istituto chiude le porte anche per l’esigenza di far smaltire le ferie agli operatori: del resto, le lacune in organico erano state indicate come causa della chiusura, nei giorni scorsi, da parte della ex direttrice del museo, Adele Campanelli, già funzionaria e dirigente del MiBACT, le cui parole erano state riportate anche dalla nostra testata. Senza contare che la direzione non ha specificato quanti siano i locali che soffrono d’infiltrazioni d’acqua: ci si domanda dunque se il problema sia tanto grave ed esteso da arrivare a decidere di chiudere il museo. Quello che si può dire è che il problema personale è purtroppo reale, perché già prima della chiusura per lavori il museo apriva soltanto dieci ore la settimana, dalle 14:30 alle 19:30 il sabato e la domenica, come si può verificare dagli orari dello scorso autunno (al momento la pagina del museo non è invece raggiungibile dal sito della Direzione regionale).

In periodo pre-Covid le cose andavano meglio (apertura il mercoledì, il venerdì, il sabato e la domenica dalle 8:30 alle 19:30), ma, come riportavano a novembre del 2019 alcune testate locali, si era resa necessaria una rimodulazione degli orari d’apertura dei musei del polo “in attesa di poter garantire i consueti orari prolungati e continuativi , grazie all’espletamento delle procedure dei concorsi del MiBACT per l’assunzione del personale”. Perché la situazione sia arrivata a questo punto è noto: il Covid ha portato al blocco dei concorsi, nel frattempo il personale MiBACT che doveva andare in pensione ci è andato senza aver avuto ricambio, e il problema del personale diviene sempre meno sostenibile in diverse parti d’Italia.

“Il problema”, ha poi ribadito quest’oggi Adele Campanelli, “è più grave di una interruzione per lavori o di ferie arretrate. Bisogna affrontare con coraggio la situazione corrente, programmare gli interventi necessari (che comunque necessitano di personale in servizio), pensare strategie innovative che adeguino alla presente congiuntura il funzionamento del Museo. La fondazione concertata e condivisa con le istituzioni del territorio (comune, provincia, regione) ha coinvolto in passato quelle amministrazioni. È interesse della città riappropriarsi di quel fare insieme e ritrovare nei giovani la passione e l’energia per rifondare la Civitella. Penso ne valga la pena, questa città non può perdere una risorsa come quella, né accontentarsi di vederla aperta ma sottoutilizzata”.

Alla voce di Campanelli si è aggiunta anche quella di Cristiano Vignali, presidente dell’associazione “Abruzzo Tourism”, che chiede al polo di indicare la data di riapertura del Museo “La Civitella” di Chieti con i tempi esatti previsti di inizio e di fine dei lavori (al momento infatti non si sa ancora quando riaprirà il museo), e di “potenziare il personale dei musei di Chieti affinché possano essere più giorni aperti, anche tramite l’utilizzo dei volontari delle associazioni disponibili, adeguatamente formati”. Sempre l’associazione chiede alla Regione Abruzzo e al Comune di Chieti di intercedere “per il potenziamento del personale e il coinvolgimento dei volontari per incrementare i giorni di apertura dei musei”, e alla soprintendenza e al Comune di Chieti di “rendere disponibile ed accessibile alla cittadinanza il Parco Archeologico e l’Anfiteatro de ‘La Civitella’ anche nel periodo in cui il Museo è chiuso per lavori”.

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