Tutela del paesaggio, sentenza storica a Pienza: sindaco e responsabile ambiente condannati per omessa cura di una quercia secolare


Il Tribunale di Siena condanna il sindaco e il responsabile ambiente del Comune di Pienza per omessa cura della Quercia delle Checce, un albero secolare.

Storica sentenza emessa dal Tribunale di Siena in materia di tutela del paesaggio: il giudice per le indagini preliminari Roberta Malavasi ha infatti condannato il sindaco di Pienza, Fabrizio Fè, e il responsabile dell’area Ambiente, Patrimonio e Manutenzione del Comune di Pienza, Riccardo Fè, perché, pur essendo “gravati dal relativo obbligo giuridico”, hanno omesso di adottare “gli interventi necessari per la sicurezza e la conservazione di una bellezza naturale”, ovvero la quercia secolare nota come la Quercia delle Checche, piantata nel 1760 e sulla quale vige la dichiarazione d’interesse culturale. Secondo il giudice, sindaco e responsabile ambiente non avevano impedito “il crollo di un grande ramo della predetta pianta e dunque la distruzione e l’alterazione della predetta bellezza comune”.

Il fatto risale al 2 agosto 2017, quando una grande branca della Quercia delle Checche crollò dopo che, tre anni prima, un altro grande ramo si era distaccato alterando l’equilibrio dell’albero, che aveva bisogno di sostegni. Il Comune non si prodigò per evitare il peggio, e i sostegni sarebbero arrivati soltanto due mesi dopo il crollo dell’agosto 2017. La vicenda era stata presa a cuore dal deputato del Pd Michele Anzaldi, da sempre attento ai temi ambientali: la quercia, un vero albero monumentale che fa parte del paesaggio della Val d’Orcia, una delle aree paesaggistiche più belle e intatte d’Italia, era divenuta oggetto delle premure di molti cittadini, che dopo il crollo del 2014 si erano mobilitati per salvare la pianta, senza però ottenere adeguate risposte fino al secondo crollo (nacque anche un’associazione in difesa della quercia). Addirittura, nel giugno del 2017 la Quercia delle Checche era stato il primo monumento verde d’Italia riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali.

“Si tratta di una sentenza storica, che richiama un’amministrazione comunale ai suoi doveri di tutela del paesaggio”, commenta Anzaldi. “Una sentenza che deve far riflettere le amministrazioni di tutta Italia: pur di fronte alle difficoltà economiche che sono costretti a fronteggiare, alla scarsità di risorse, quando c’è da fronteggiare un’emergenza ambientale i Comuni hanno il dovere di intervenire subito e con ogni mezzo, soprattutto coinvolgendo il volontariato e l’associazionismo che si rende disponibile ad aiutare”. La Quercia delle Checche, spiega infatti il deputato, “non è un albero qualunque. Chiunque abbia avuto la fortuna di attraversare la Val d’Orcia in Toscana sa di cosa si parla: una pianta monumentale, nel vero senso della parola, un albero centenario al centro di una delle zone più belle d’Italia, non a caso dichiarata Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco”.

Nella foto: la Quercia delle Checche. Ph. Credit Walter Giannetti

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