Polonia, è scontro per la legge che impedirebbe la restituzione di beni sottratti dai nazisti


È scontro internazionale tra Polonia, USA e Israele per una legge polacca che, secondo i critici, impedirebbe la restituzione di beni illecitamente sottratti dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. 

Una legge firmata la settimana scorsa dal presidente polacco Andrzej Duda impedirà di fatto la restituzione agli ebrei di opere d’arte e beni in generale sottratti loro dai nazisti. Duda ha firmato un emendamento al Codice di procedura amministrativa della Polonia, che era già stato approvato in Parlamento: l’emendamento in questione è stato presentato dal governo polacco come necessario per introdurre nell’ordinamento giuridico una sentenza della corte costituzionale del paese risalente al 12 maggio 2015 in tema di restituzioni. La legge prevede un limite massimo di 30 anni per poter chiedere restituzioni o risarcimenti, il che escluderebbe automaticamente tutte le richieste di restituzione di beni sottratti all’epoca del nazismo e della seconda guerra mondiale.

Secondo il governo polacco, che ha precisato la ratio dell’emendamento in una nota, la legge si basa sulla necessità di attuare il principio della certezza del diritto: “la possibilità di impugnare le decisioni delle autorità pubbliche”, si legge nel comunicato, “non può essere illimitata nel tempo. Una tale situazione crea incertezza sui rapporti giuridici esistenti e dà l’impressione che le decisioni siano temporanee”. Inoltre, si legge ancora nella nota, “l’introduzione dei termini per impugnare le risoluzioni amministrative porterà anche all’eliminazione di abusi e irregolarità che si sono in gran parte verificati nei processi di riprivatizzazione”. Il governo polacco precisa che “le disposizioni si applicheranno solo ai procedimenti amministrativi, inclusa la riprivatizzazione. Non incidono sui procedimenti civili volti a ottenere un risarcimento per beni illecitamente sottratti”, e si applicheranno indipendentemente dalla nazionalità o dalle origini dei richiedenti.

Sulla stessa linea anche il presidente Duda che, a sua volta in una nota, scrive: “Sono convinto che, con la mia firma, finisca un’era di caos giuridico, di privatizzazioni mafiose, di incertezze per milioni di polacchi e di mancato rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini del nostro paese. Credo in uno Stato che protegga i suoi cittadini dall’ingiustizia”. Secondo Duda, è la fine di un’epoca di incertezza “durante la quale gli appartamenti e gli immobili acquisiti in buona fede potevano essere sequestrati con una decisione amministrativa dopo che il loro proprietario di oltre 70 anni fa veniva improvvisamente ritrovato. L’esperienza ha dimostrato che questi proprietari erano spesso fittizi e che gruppi criminali stavano facendo fortuna a spese di decine di migliaia di persone gettate nelle strade”.

La legge ha però suscitato forti reazioni sia interne, sia nell’ambito delle relazioni internazionali. Dure critiche sono arrivate da Israele e dagli Stati Uniti. Israele ha bloccato per il momento la partenza dell’ambasciatore israeliano in Polonia, che si trovava fuori dal paese. “La Polonia ha approvato, non per la prima volta”, ha dichiarato il ministro degli esteri Yair Lapid, “una legge antisemita e non etica. [...] Il ministero degli Esteri raccomanda all’ambasciatore polacco in Israele di rimanere nel suo paese. Questo tempo dovrebbe essere usato per spiegare al popolo polacco il significato dell’Olocausto per i cittadini di Israele, e fino a che punto rifiuteremo di tollerare qualsiasi disprezzo per la memoria dell’Olocausto e delle sue vittime. Non finirà qui. Stiamo discutendo con gli americani per coordinare la nostra risposta futura. Stanotte [la firma di Duda risale al 14 agosto scorso, ndr] la Polonia è diventata un paese antidemocratico e illiberale che non onora la più grande tragedia della storia umana. Non dobbiamo mai tacere. Israele e il popolo ebraico non rimarranno certamente in silenzio”.

Il segretario di Stato statunitense, Antony J. Blinken, ha parlato di “legislazione preoccupante”: “Siamo profondamente preoccupati”, ha scritto in una nota, “per il fatto che il parlamento polacco abbia approvato oggi una legge che restringe severamente il processo per i sopravvissuti all’Olocausto e le loro famiglie, così come per altri proprietari di proprietà ebrei e non ebrei, per ottenere la restituzione dei beni confiscati ingiustamente durante l’era comunista della Polonia. Chiediamo che il presidente Duda non firmi il disegno di legge o che, in linea con l’autorità conferitagli in qualità di presidente, rinvii il disegno di legge alla corte costituzionale polacca. È necessaria una legge completa per risolvere le richieste sui beni confiscati per fornire una misura di giustizia certa alle vittime. Una tale legge andrebbe a beneficio di molti cittadini polacchi, così come di persone che furono costrette a lasciare la Polonia durante e dopo la seconda guerra mondiale e che successivamente divennero cittadini naturalizzati di altri paesi. Fino a quando tale legge non sarà emanata, il processo di compensazione non dovrebbe essere chiuso alle nuoe richieste o alle decisioni che rimangono in sospeso presso i tribunali amministrativi”.

Duda ha però rifiutato qualunque associazione all’Olocausto. “Ho preso confidenza con gli appelli dall’estero”, ha dichiarato. “I loro autori hanno spesso sostenuto che la nuova legge sia mirata a un gruppo specifico: gli ebrei sopravvissuti all’Olocausto. Respingo inequivocabilmente questo tipo di retorica con tutto me stesso, non solo come Presidente della Repubblica di Polonia, ma come persona che, anche per motivi personali, non ha mai trattato con indifferenza questioni relative all’Olocausto. Mi oppongo all’idea di associare questo atto all’Olocausto. La Polonia è custode della memoria delle vittime dei crimini tedeschi contro gli ebrei e non permetteremo che l’Olocausto venga strumentalizzato per scopi politici. Continueremo a ricordare al mondo che ogni seconda vittima dell’Olocausto era un cittadino polacco e che il nostro governo in esilio ha fatto molto più di ogni altro per contrastare le atrocità commesse durante l’Olocausto. Sottolineo il fatto che 6 milioni di cittadini della Repubblica di Polonia sono morti durante la seconda guerra mondiale. Quasi tutte le famiglie polacche hanno perso una persona cara e gli espropri e le nazionalizzazioni comuniste, specialmente alla fine degli anni Quaranta, hanno colpito tutti i cittadini, indipendentemente dalla nazionalità e dalla religione. Queste proprietà sono state in seguito ricostruite, restaurate e mantenute per decenni con fondi pubblici, mentre i responsabili tedeschi della guerra non hanno pagato alla Polonia le nostre enormi perdite materiali, e nessun paese occidentale ha preso parte alla ricostruzione del nostro paese, che è stato distrutto dai tedeschi. L’atto firmato non contiene nulla che sarebbe estraneo alla legislazione dei paesi in cui politici e organizzazioni hanno protestato contro di esso. I periodi dopo i quali una decisione amministrativa non può essere impugnata sono spesso molto più brevi che in Polonia, dove 30 anni sono stati ritenuti sufficienti per recuperare o confiscare i beni. Sono questi i periodi che coincidono con l’antico principio della prescrizione acquisitiva, anche in malafede, che esiste da tempo nel diritto polacco”.

Al momento la crisi diplomatica non si è ancora appianata.

Nella foto: il Palazzo Presidenziale della Polonia, residenza del presidente polacco.

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