Preoccupazioni per il governo populista sloveno. “Sta facendo una guerra contro la cultura”


C’è preoccupazione in tutto il mondo per alcune decisioni prese in Slovenia dal governo populista, che secondo alcuni sarebbero sintomo di una guerra contro la cultura.

“Un leader populista ha cominciato una guerra contro la cultura, cominciando dai musei”. Si intitola così l’articolo del giornalista Alex Marshall pubblicato sul New York Times il 27 gennaio. Le attenzioni del quotidiano statunitense si concentrano sull’atteggiamento che il presidente del consiglio della Slovenia, Janez Janša, primo ministro del paese dallo scorso 13 marzo, ha iniziato ad assumere nei confronti della cultura. Janša, leader della Slovenska demokratska stranka (SDS, “Partito Democratico Sloveno”), partito che segue un’ideologia nazionalista, conservatrice e populista di destra, è noto per i suoi ripetuti attacchi ai media, per la sua forte opposizione all’immigrazione, e adesso anche per il trattamento che sta riservando alla cultura.

“Nell’arco degli ultimi dieci mesi”, scrive Marshall, “il governo di Janša ha rimpiazzato i direttori di alcuni dei più importanti musei della Slovenia, incluso il Museo Nazionale, il Museo di Storia Contemporanea e la Moderna Galerija, un apprezzato museo d’arte. Artisti, accademici e intellettuali ritengono che i cambiamenti rappresentino un tentativo di controllare i musei e di spostarli su di una direzione più conservatrice e nazionalista. Ma il governo nega: i nuovi direttori non sono frutto di nomine politiche, ma sono ‘rilevanti candidati’ selezionati da un concorso pubblico, dichiara in una mail Mitja Irsic, portavoce del ministero della cultura”.

Janez Janša. Ph. Credit EPP
Janez Janša. Ph. Credit EPP

Le preoccupazioni sulla direzione dei principali musei nazionali

Eppure il quotidiano di New York non è l’unico preoccupato per le sorti dei musei sloveni. Prima ancora, il 14 gennaio, si era fatto sentire il massimo organismo internazionale che rappresenta i musei d’arte contemporanea, ovvero il CIMAM, con una nota che riportava le osservazioni del Comitato di Vigilanza sui Musei, la commissione di esperti che affronta questioni riguardanti le potenziali irregolarità o interferenze nelle attività dei musei di tutto il mondo. Il Comitato ha espresso preoccupazione per quello che succede proprio alla Moderna Galerija di Lubiana, già diretto dall’acclamata curatrice Zdenka Badovinac, vincitrice del premio Igor Zabel 2020 proprio per il suo lavoro al museo della capitale (col quale ha aiutato l’arte contemporanea slovena, nel corso degli ultimi anni, a emergere sullo scenario internazionale), e che peraltro tra il 2010 e il 2013 ha ricoperto l’incarico di presidente del CIMAM.

Al termine del contratto di Badovinac, che scadeva nel 2009, ricostruisce il CIMAM, il Ministero sloveno della Cultura ha dato il via a un concorso per la posizione vacante. Tuttavia, il ministero ha anche cambiato le regole in corsa (il processo è durato un anno e mezzo) e ha di conseguenza dichiarato nulla la competizione, dato che secondo il ministero nessuno dei candidati soddisfaceva i requisiti richiesti: e questo nonostante tra i concorrenti ci fosse anche Zdenka Badovinac, forte di un curriculum impeccabile e di un’esperienza ultratrentennale nell’arte e di lunga data presso la Moderna Galerija (diretta da Badovinac dal 1993). “Questo caso”, sottolinea il CIMAM, “è l’esempio di una pandemia più strisciante che ha infettato il mondo dei professionisti dei musei e i criteri etici nella regione”. Il governo sloveno ha risposto al CIMAM riferendo che “le accuse di interferenze politiche emergono solo quando al potere c’è un governo di destra, e non sono mai venute fuori in un quarto di secolo di governi di sinistra”. Inoltre, sempre secondo il governo sloveno, “affermare che la decisione di nominare un nuovo direttore è stata fatta in modo arbitrario e inspiegabile è un’offesa, che giunge peraltro da un’organizzazione stimata”: la nota del CIMAM, dunque, secondo il governo sloveno “si prende gioco non soltanto del nostro governo, ma di tutto il nostro paese”.

In un’intervista alla rivista Apollo, Badovinac ha però bollato la vicenda come “assolutamente politica”, paragonando il comportamento del governo sloveno a quello di altri governi populisti come quello ungherese e quello polacco. In sua difesa centinaia di persone hanno anche firmato una lettera aperta in cui si nota come “il campo della cultura è stato colpito duramente dalla pandemia di coronavirus, ed è stato ulteriormente colpito dalle decisioni del Ministero della Cultura, che minacciano la cultura viva, il patrimonio culturale, il professionismo e l’autonomia degli organi di indirizzo e degli istituti culturali”.

A lamentare le scelte del governo è anche l’ex direttore del Museo di Architettura e Design di Lubiana, Matevz Celik, non più in carica da novembre: “Janez Janša”, ha detto, “ha un’agenda che prevede di far svoltare la cultura del paese verso destra, ne parla da tempo. E questa è una guerra culturale”. I direttori nominati durante il mandato di Janša però si difendono: la Moderna Galerija adesso è diretta dallo scrittore e poeta Robert Simonisek, che sostiene che la sua nomina sia puramente culturale, ma sottolinea anche di voler imprimere una direzione diversa al museo, dato che Badovinac, a suo avviso, si sarebbe concentrata soprattutto sulle avanguardie dell’Europa dell’Est. Anche il nuovo direttore del Museo Nazionale, Pavel Car, già dirigente di una compagnia del digitale, dice di essere stato scelto per ragioni professionali e ha fatto sapere che sua intenzione è quella di rendere il museo più in linea con l’era digitale (lo farà, ha fatto sapere, anche grazie a mostre di realtù virtuale: e a chi gli fa notare che nel suo programma c’è anche un riordino delle sezioni sulla storia della Slovenia, risponde che il proposito non è dettato da ragioni di nazionalismo, ma dalla volontà di far comprendere meglio ai visitatori stranieri, che rappresentano metà del totale dei flussi, la storia del paese).

Zdenka Badovinac. Ph. Credit Valerij Ledenev
Zdenka Badovinac. Ph. Credit Valerij Ledenev

Altre questioni aperte

Nel mirino di Janša non ci sono soltanto i musei. Lo scorso ottobre, una ventina di organizzazioni non governative e collettivi artistici aventi sede in nell’ex caserma di Metelkova a Lubiana è stata raggiunta da un ordine di sfratto dal Ministero della Cultura, proprietario del locale: ufficialmente il ministero intende rinnovare l’edificio, ma molte delle sigle ospitate in Metelkova (che peraltro è diventata una dei centri artistici più attivi del paese, tanto da essere pubblicizzata anche come attrazione turistica) ritengono che si tratti di un atto politico. Ed è di ieri la notizia che la polizia ha fatto irruzione nell’ex caserma, secondo l’agenzia di stampa slovena per “controllare se i circoli fossero chiusi”.

Ma la Slovenia ha cercato anche di “esportare” la sua azione, coinvolgendo anche l’Italia: un paio di settimane fa, il quotidiano Mladina ha diffuso una mail dell’ambasciatore sloveno in Italia, Tomaž Kunstelj, in cui si parlava di una mostra in programma al MAXXI di Roma fino al 7 febbraio scorso (Grande più di me. Voci di eroi della ex Jugoslavia). Nella lettera, Kunstelj chiede lumi su come reagire alla mostra, spiegando che l’ambasciata non intende promuovere oppure organizzare mostre sul tema della Slovenia nel quadro della ex Jugoslavia: il quotidiano Total Slovenia News si è rivolto al Ministero degli Esteri per chiedere spiegazioni, e un portavoce del dicastero ha fatto sapere che “la mostra non può essere parte del programma culturale per l’anniversario dell’indipendenza [la Slovenia nel 2021 festeggia il trentennale della sua indipendenza dalla ex Jugoslavia, ndr] o del programma della presidenza slovena del Consiglio europeo”. Il Ministero della Cultura ha poi fatto sapere che l’ambasciatore non ha chiesto di “cancellare la mostra: ha solo espresso la sua opinione facendo sapere che non può essere inclusa nel progetto per celebrare il trentesimo anniversario dell’indipendenza slovena o la presidenza slovena dell’Unione Europea”.

Il governo di Janša è poi anche accusato di aver limitato le libertà con la scusa della pandemia, e ci sono preoccupazioni anche per il suo atteggiamento nei confronti della comunità LGBT. Si teme peranto non solo per ciò che potrebbe accadere alla cultura nei prossimi mesi o anni, ma anche per le conseguenze sulla società delle scelte del governo populista.

Il centro culturale di Metelkova. Ph. Credit Visit Ljubljana
Il centro culturale di Metelkova. Ph. Credit Visit Ljubljana


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