Nel 2020, ci sono stati 978 atti di violazione contro gli artisti nel mondo. Il report


L’organizzazione danese Freemuse ha pubblicato il report 2021 sullo stato della libertà d’espressione artistica nel mondo. E le notizie non sono confortanti: nel 2020 ci sono 978 casi di artisti uccisi, incarcerati, arrestati, aggrediti, minacciati. Anche in Occidente.

La pandemia di Covid-19 ha offerto a molti governi in tutto il mondo il pretesto per limitare la libertà d’espressione artistica, spesso anche in maniera repressiva: è quello che emerge dall’edizione 2021 del report State of Artistic Freedom, progetto dell’organizzazione Freemuse, che opera nell’ambito dei diritti umani, con sede a Copenaghen. Ma non c’è solo l’azione dei governi: ci sono anche casi di razzismo, omofobia, intolleranza religiosa, spesso anche in Occidente. I dati sono preoccupanti: 17 artisti sono stati uccisi, in 6 paesi (11 in Messico, 2 in Iraq, uno in Bielorussia, uno in Etiopia, uno in Francia e uno in Sudafrica), 82 sono stati messi in carcere in 20 paesi, 133 sono stati tratti in arresto in 26 paesi, e 107 sono stati perseguitati in 27 paesi. Ancora, 3 sono stati sequestrati (2 a Cuba e 1 in Iraq), 20 hanno subito attacchi (in 15 paesi), 103 sono stati minacciati (in 31 paesi e online), in 33 paesi ci sono state 93 distruzioni di opere d’arte e spazi espositivi, 14 artisti hanno subito travel ban in 8 paesi, 12 sono stati sanzionati o multati in 3 paesi, 9 sono stati messi al bando in 7 paesi e in 52 paesi si sono registrati 289 provvedimenti di censura. In totale, calcola Freemuse, sono stati 978 gli atti di violazione della libertà d’espressione artistica, in 89 paesi e online.

“Privati della possibilità di esercitare pienamente i propri diritti culturali”, si legge nell’introduzione del report, “le persone di tutto il mondo si sono ritrovate chiuse in casa, e si sono spesso rivolte a libri, musica, film e altre forme d’arte per organizzare le loro vite secondo i canoni della ’nuov normalità’. Molti artisti e rappresentanti degli istituti culturali hanno istantaneamente avvertito l’urgenza di organizzare concerti online e di mettere a disposizione in rete drammi teatrali e film, oppure hanno organizzato letture di libri o musei virtuali e mostre online. Hanno offerto il loro lavoro per un consumo massivo e gratuito, nonostante loro stessi siano stati colpiti in modo sproporzionato dalla pandemia. Numerosi artisti e lavoratori culturali hanno perso il loro lavoro, i loro progetti sono stati cancellati, gli impegni rimandati a tempo indeterminato, esponendoli a un’incertezza economica senza precedenti. Tuttavia, l’oppressione della voce degli artisti non è cessata con le restrizioni sugli eventi culturali imposta in tutto il mondo a seguito della pandemia di Covid-19. Al contrario, in certa misura, si è intensificata. La ricerca di Freemuse dimostra che anche in questo limbo gli artisti sono stati soggetti alla censura, alle offese dei criminali, all’incarcerazione in prigioni sovraffollate esposte ad alto rischio d’infenzioni, e in altri modi la loro voce è stata soffocata”.

Le forme d’arte colpite sono al 24% le arti visive, al 24% la musica, al 23% il cinema e i film, al 12% la letteratura, al 9% il teatro, mentre il 6% sono altre forme d’arte. I problemi si sono registrati nel 26% dei casi in Europa, nel 22% in America, nel 19% in Medio Oriente e Nordafrica, nel 15% in Asia e nel Pacifico, nel 9% in Africa, nel 9% online. Con 85 casi, gli Stati Uniti d’America guidano la triste graduatoria, seguiti da Turchia (72), Cuba (56), India (47) e Sudafrica e Francia con 40 casi a testa. I casi più gravi sono però fuori dalle società occidentali: il record di artisti incarcerati, ad esempio, spetta al Sudan (11), seguito da Iran (8), Myanmar, Bielorussia, Cina e Turchia (7), Egitto e Russia (6). In Occidente ci sono solo tre casi di artisti imprigionati, due in Spagna e uno in Francia. Cuba guida invece la classifica degli artisti arrestati (22), seguita da Russia e Turchia (17) e India (11). Nel 71% dei casi gli artisti sono arrestati per ragioni politiche, nell’11% in quanto appartenenti a minoranze, nel 10% dei casi si tratta di artisti della comunità LGBT. Gli artisti incarcerati sono, nel 39% dei casi, musicisti, nel 18% artisti visivi, nel 18% scrittori e poeti, nel 15% registi. L’Italia nel rapporto è menzionata soltanto una volta, per un caso di censura (anche se non viene specificato quale).

Quali sono invece le ragioni delle persecuzioni contro gli artisti? In 43 casi, gli artisti sono stati ridotti al silenzio nell’ambito della “lotta al terrorismo”: il 75% dei casi si registra in Turchia (il rapporto ricorda, ad esempio, il triste caso dei musicisti del Grup Yorum morti dopo lo sciopero della fame proprio perché accusati di terrorismo), ma ci sono casi anche in Spagna, Serbia, Stati Uniti, e poi in Egitto, Bangladesh, Giordania, Arabia Saudita. Ancora, diversi artisti sono stati oggetto di attacchi di matrice razzista (per quanto riguarda gli artisti visivi, 23 casi negli Stati Uniti, 6 in Francia, 5 nel Regno Unito, 3 in Belgio, 2 in Danimarca, e casi singoli in Australia, Canada, Camerun e Siria): è un problema che nell’82% dei casi riguarda il nord del pianeta. Ci sono poi attacchi agli artisti per la loro religione (nel 79% dei casi nel sud del mondo), e poi ci sono anche gli attacchi alle artiste donne (nel 42% dei casi per “indecenza”) e le aggressioni omofobe contro gli artisti LGBTI (98 casi in 28 paesi, molti dei quali in Europa).

Il report passa poi a lunghi contenuti dove vengono specificati i problemi, e si conclude con le schede sui paesi dove i problemi sono più presenti. È il caso ad esempio della Bielorussia, dove decine di artisti sono stati arrestati per aver partecipato alle proteste contro il regime di ALexander Lukashenko e poi giudicati in processi farsa dopo aver subito violenze in carcere, e tanti altri, a causa della minaccia di ripercussioni, sono stati costretti a riparare all’estero; si elenca poi il Brasile, dove ci sono casi di censura in nome della religione cristiana e di silenziamento del dissenso; in Cina invece il problema maggiore è la sparizione degli artisti dissidenti, tattica che il regime adotta per silenziare il dissenso; a Cuba si parla di detenzioni arbitrarie e di persecuzioni nei confronti degli artisti legati a certi movimenti di attivisti; in Egitto le leggi sul controterrorismo e sulla pubblica moralità sono ritenute i maggiori ostacoli alla libertà d’espressione; in Iran si mettono a tacere gli artisti col pretesto di proteggere i valori dell’islam; in Nigeria una legge sulla blasfemia (che ha prodotto una condanna a morte per un cantante gospel, Yahaya Sharit-Aminu) e la brutalità sulla polizia pregiudicano la libertà d’espressione; in Russia ci sono problemi per i dissidenti e per gli artisti della comunità LGBT; la Turchia punisce gli artisti che supportano la causa dei curdi e si oppongono al regime di Erdogan; anche gli Stati Uniti offrono motivi di preoccupazione a causa delle discriminazioni razziali e della brutalità della polizia, oltre che per via della censura presso musei e istituti pubblici che ha colpito artisti e opere dal contenuto politico o che affrontano tematiche sociali particolarmente sensibili.

Il report si chiude con un lungo elenco di raccomandazioni per governi, organizzazioni internazionali, social media.

Nell’immagine: il musicista brasiliano Guilherme Azevedo mostra le ferite dopo una brutale aggressione omofoba 7 contro 1.

Nel 2020, ci sono stati 978 atti di violazione contro gli artisti nel mondo. Il report
Nel 2020, ci sono stati 978 atti di violazione contro gli artisti nel mondo. Il report


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