Dopo la fine del monumento di Colston a Bristol, in UK comincia lo smantellamento delle statue controverse


Nel Regno Unito, dopo la fine della statua di Edward Colston a Bristol, si comincia a parlare di monumenti, ed è già partito lo smantellamento dei monumenti controversi.

L’abbattimento della statua del mercante di schiavi Edward Colston, avvenuto lo scorso fine settimana a Bristol (il monumento è stato poi scaraventato nelle acque del porto della città inglese) ha riavviato nel Regno Unito una discussione sui monumenti, e in alcune città ha preso il via lo smantellamento delle statue controverse. Nel paese sono tanti, infatti, i monumenti che celebrano filantropi che hanno fatto prosperare le loro comunità ma che dovevano le loro fortune ad attività come il commercio e la tratta degli schiavi.

A Londra, il sindaco della capitale, Sadiq Khan, ha annunciato che verrà formata una commissione (la “Commission for Diversity in the Public Realm”, “Commissione per la Diversità negli Spazi Pubblici”) che avrà il compito di valorizzare la diversità negli spazi pubblici, concentrandosi sui modi per rappresentare meglio le comunità delle minoranze etniche, le donne, la comunità LGBTQ+ e i diversamente abili. Tra le azioni, ci sarà anche una revisione dei monumenti. Il sindaco ha già fatto sapere di aver discusso con il consiglio comunale, con la comunità e con gli stakeholder del settore per comprendere in che modo l’eredità del passato dovrebbe essere celebrata, per stilare un elenco di raccomandazioni volte a stabilire le buone pratiche e gli standard, e per riconsiderare la glorificazione dei personaggi che hanno un passato controverso.

“La diversità della capitale è la nostra forza più grande”, ha detto Khan, “ma le nostre statue, la nostra odonomastica e i nostri spazi pubblici riflettono un tempo che è andato. È scomodo sapere che la nostra nazione e la nostra città devono gran parte della loro prosperità al loro ruolo nel commercio degli schiavi, eppure ciò si riflette nei nostri spazi pubblici, mentre il contributo che molte comunità hanno dato alla vita della nostra capitale è stato deliberatamente ignorato. Tutto ciò non può continuare: dobbiamo assicurarci di celebrare i traguardi e la diversità di tutti nella nostra città, e dobbiamo commemorare coloro che hanno reso Londra quella che è oggi, e questo comporta una riflessione su quali eredità vengono celebrate”.

Affronta il discorso delle statue anche Gaylene Gould, membro della Cultural Leadership Board del sindaco: “le statue sono punti di riferimento simbolici della nostra nazione. Scolpite nella pietra, diventano oggetti inamovibili e problematici, perché non possono essere contestati. In questo nuovo e immaginativo periodo in cui siamo entrati, è tempo di creare un nuovo modello per onorare in pubblico la gente di Londra e le sue tante, tante culture. La nuova commissione compie un passo nella giusta direzione”.

Intanto, alle Docklands, il grande quartiere sul Tamigi nella parte orientale della città, è già stato portato a termine lo smantellamento di una statua di Robert Milligan (1746 - 1809), schiavista attivo alla fine del Settecento in India (il monumento, in bronzo, fu eretto subito dopo la sua morte nel 1809). “Accettiamo le volontà della comunità locale circa la statua di Robert Milligan alle Docklands”, ha scritto in una nota il Canal & River Trust, ente statale che tutela canali e fiumi nel Regno Unito e funge da autorità preposta alla navigazione per il bacino acquatico delle Docklands, “e ci impegniamo per lavorare con la circoscrizione di Tower Hamlets, con il Museum of London Docklands e con i partner al Canary Wharf per organizzare una sicura rimozione al più presto possibile. Il Trust supporta le comunità che vivono lungo il corso d’acqua contro il razzismo”.

L’opera è poi stata puntualmente rimossa nelle scorse ore. “L’East End”, ha ribadito John Biggs, sindaco della circoscrizione di Tower Hamlets, “ha una fiera storia di lotte per combattere l’ingiustizia, ma dobbiamo anche affrontare il nostro passato e imparare da esso per continuare a lottare oggi contro il razzismo e contro l’intolleranza”.

Stesse discusioni vengono affrontare in queste ore a Oxford, dove nei giorni passati migliaia di manifestanti hanno chiesto la rimozione del monumento a Cecil Rhodes (1853 - 1902): i consiglieri comunali laburisti della città universitaria hanno scritto una lettera all’Università di Oxford per chiedere all’ateneo di “fare di Oxford una città davvero antirazzista” rimuovendo la statua del politico colonialista dall’Oriel College. Sono tanti altri i personaggi che il movimento Black Lives Matter vorrebbe togliere dalle strade: a Tavistock e a Plymouth, nel Devon, una petizione chiede la rimozione della statua del corsaro Francis Drake (1540 - 1596), individuato come un “pioniere” del commercio di schiavi. Gli irlandesi vorrebbero invece la rimozione della statua di Oliver Cromwell a Londra, dal momento che il “Lord Protettore” in Irlanda si comportò tutt’altro che bene. Accuse e imbrattamenti (per ora) non risparmiano neppure i monumenti a Winston Churchill: non gli viene perdonato il suo atteggiamento razzista.

C’è poi chi ha deciso un approccio diverso: è il caso della città di Edimburgo, che ha il problema del Melville Monument, uno dei simboli della capitale della Scozia. Si tratta del monumento a Henry Dundas, primo visconte di Melville (1742 - 1811), oggetto di alcuni vandalismi nei giorni scorsi, per via del suo ostruzionismo all’abolizione della schiavitù. Il consiglio comunale della città, amministrata da una coalizione formata dai laburisti e dai nazionalisti scozzesi (che si schierano a centro-sinistra), ha deciso di non rimuovere la statua, ma di arricchire il monumento con una targa che spiegherà chi era Melville e quali sono i suoi collegamenti con la tratta degli schiavi.

Nell’immagine: la rimozione della statua di Robert Milligan.

Dopo la fine del monumento di Colston a Bristol, in UK comincia lo smantellamento delle statue controverse
Dopo la fine del monumento di Colston a Bristol, in UK comincia lo smantellamento delle statue controverse


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