Eike Schmidt: “il mondo della cultura è pieno di puzzalnasismo e maschilismo”


Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, torna sul tema delle critiche alla linea comunicativa del museo con un’intervista dove conia un nuovo termine: ’puzzalnasismo’.

“Puzzalnasismo”: conia un nuovo termine il direttore degli Uffizi, Eike D. Schmidt, per respingere al mittente le critiche nate intorno al servizio fotografico che l’influencer Chiara Ferragni ha girato venerdì nel museo fiorentino. Lo fa in un’intervista rilasciata a Gaia Rau per Repubblica, dove dice la sua non soltanto sulla vicenda, ma in generale sulla linea comunicativa adottata dal museo, a cominciare dai video su TikTok (altra presenza che in molti hanno criticato, pur senza arrivare ai livelli polemici del caso Ferragni). Ma (va specificato per i potenziali indignati), il problema non è la Ferragni, perché il discorso di Schmidt è più ampio. E di conseguenza, lo storico dell’arte tedesco non perde l’occasione per far sapere cosa ne pensa di una parte dell’ambiente della cultura.

Ma andiamo con ordine. Intanto, Schmidt sottolinea che iniziative simili sono pensate soprattutto per avvicinare i giovani agli Uffizi: “quello dei giovani”, dice il direttore della galleria, “è un problema che ci ponevamo anche prima, per esempio quando abbiamo invitato le star del festival Firenze Rocks a visitare i nostri musei. Il nostro obiettivo, però, non è soltanto economico. Noi abbiamo una visione democratica del museo: le nostre collezioni appartengono a tutti, non solo a un’autoproclamata élite culturale, ma soprattutto alle giovani generazioni. Anche perché, se i giovani non stabiliscono oggi una relazione col patrimonio culturale, è improbabile che in futuro, quando saranno loro i nuovi amministratori, vorranno investire in cultura. Per questo è importante usare il loro linguaggio, intercettare la loro ironia e il loro potenziale creativo”. E Schmidt individua anche un preciso responsabile che ha la colpa di aver allontanato molti dai musei e non solo: “in Italia, i tagli progressivi all’educazione dei decenni successivi hanno minato profondamente la relazione dei cittadini col patrimonio artistico”.

Quanto alla necessità di dover acquisire visibilità attraverso Chiara Ferragni (un’altra delle critiche rivolte al museo), Schmidt risponde che “gli Uffizi non hanno bisogno di Chiara Ferragni, né Chiara Ferragni degli Uffizi. L’importante è creare un crossover, innescare un confronto. Col nostro post su Instagram volevamo anche provocare un dibattito sulla feticizzazione: quella che si è creata intorno a Simonetta Vespucci, forse modello per la Venere”. Il servizio fotografico per Vogue, peraltro, fa sapere Schmidt, “asce in collaborazione con un’organizzazione non profit che si occupa di educazione e gioventù in Asia, una delle più importanti al mondo impegnate su questi temi”.

Ma Schmidt ne ha tante per i molti che hanno criticato le foto pubblicate dal museo sui suoi account social: secondo il direttore c’è stata tanta superficialità e “una valanga di commenti sessisti contro una donna che si è fatta da sola”. Commenti “in cui ho letto tanta invidia sociale antipatica e preoccupante”, incalza Schmidt in conclusione, “soprattutto, devo dirlo, da parte degli italiani. Questo mi ha convinto della necessità di lavorare sulla parità di genere ancora più profondamente di quanto già facciamo, con nove mostre dedicate ad artiste donne ospitate finora. Questa polemica ha dimostrato due cose: che il mondo della cultura è pieno di maschilismo, oltre che del ‘puzzalnasismo’ di chi si sente un’élite esclusiva”.

Nella foto: Eike Schmidt e Chiara Ferragni.

Eike Schmidt: “il mondo della cultura è pieno di puzzalnasismo e maschilismo”
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