Trump ora dichiara guerra all'architettura contemporanea: vuol far costruire gli edifici federali in stile neoclassico


Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, vuole dichiarare guerra anche all’architettura contemporanea: la stampa statunitense rivela che è allo studio un ordine esecutivo del presidente (per ora allo stato di bozza), intitolato Making Federal Buildings Beautiful Again (“Rendere di nuovo belli gli edifici federali”), che contiene disposizioni sullo stile da adottare per la costruzione degli edifici federali. Ovvero, dovrebbero esser costruiti in uno stile che richiami l’architettura greca e romana.

Attualmente, l’edificazione degli edifici governativi si rifà alle “linee guida per l’architettura federale”, scritte nel 1962 dall’architetto Daniel Patrick Moynihan (Tulsa, 1927 - Washington, 2003): nel testo, tuttora valido, si afferma che l’architettura federale deve rifarsi a due principi basilari: “primo, deve fornire alle agenzie governative strutture efficienti ed economiche. Secondo, deve fornire testimonianza visiva alla dignità, all’intraprendenza, al vigore e alla stabilità del governo americano”. Inoltre, le linee guida di Moynihan suggeriscono tre punti da osservare: “uno stile architettonico che rifletta la dignità, l’intraprendenza, il vigore e la stabilità del governo americano” con “enfasi sulla scelta dello stile che incarni i più raffinati pensieri sull’architettura americana contemporanea”; “evitare lo sviluppo di uno stile ufficiale” e “far procedere lo stile dagli architetti verso il governo e non viceversa”; “considerare la scelta e lo sviluppo del sito su cui costruire come il primo passo del processo”.

Diverse testate hanno pubblicato il testo della bozza di Trump, il cui messaggio va in direzione diametralmente opposta rispetto a quella auspicata da Moynihan, uno degli architetti più moderni della sua generazione. Il testo dell’ordine esecutivo di Trump nasce, secondo il New York Times, dal lavoro della National Civic Art Society (NCAS), un gruppo di architetti no profit che ritiene che l’architettura contemporanea “abbia creato ambienti degradati e disumanizzanti”: “troppo a lungo”, ha scritto in un messaggio riportato dal quotidiano newyorkese la presidente della NCAS, Marion Smith, “le élite dell’architettura e i burocrati hanno deriso l’idea di bellezza, ignorando palesemente l’opinione pubblica sullo stile, e hanno tranquillamente speso il denaro dei contribuenti per costruire edifici brutti, costosi e inefficienti. Questo ordine esegutivo dà voce al 99%: gli americani ordinari a cui non piace quello che i nostri governi hanno costruito”.

Il testo della bozza (che si può leggere integralmente, per esempio, sul Chicago Sun-Times) afferma che “dopo 57 anni è ora di aggiornare le linee guida per rendere di nuovo belli gli edifici federali. L’architettura federale dovrebbe di nuovo ispirare rispetto invece che confusione e ripugnanza. Lo stile dei nuovi edifici federali dovrebbe, al pari degli amatissimi monumenti americani, ispirare il pubblico attraverso l’estetica, far sì che gli americani possano essere orgogliosi dei nostri edifici pubblici e, laddove appropriato, rispettare il patrimonio architettonico di una regione. Gli stili architettonici classici e tradizionali hanno dimostrato la loro capacità d’ispirare questo rispetto. Il loro uso dovrebbe essere incoraggiato”. Nel testo si legge anche che: “questa preferenza non esclude sperimentazioni con stili nuovi e alternativi. Tuttavia, è necessario fare attenzione affinché ci si assicuri che gli stili alternativi incutano rispetto da parte del pubblico per via della loro bellezza e per il loro incarnare gli ideali americani”.

Più avanti, si legge che “gli stili architettonici, con speciale riguardo per lo stile classico, che valorizzano la bellezza, rispettano il patrimonio architettonico regionale, e suscitano l’ammirazione del pubblico, sono gli stili preferiti per gli edifici pubblici federali. Nella regione della capitale della nazione e per tutte le corti federali, lo stile classico dovrebbe essere lo stile preferito e predefinito, nel caso in cui non ci siano cause di forza maggiore che rendano necessario il ricorso ad altri stili”. Stesse considerazioni per il rinnovo degli edifici già esistenti: “quando si rinnovano, si riducono o si espandono edifici federali che non sono stati costruiti in un determinato stile architettonico, la fattibilità del rinnovamento in uno stile architettonico preferito dovrebbe essere presa in esame”.

La decisione di Trump ha già sollevato ampie e diffuse critiche. Contro la decisione di far costruire gli edifici federali in stile neoclassico si è mosso anche l’American Istitute of Architects (AIA), una sorta di omologo statunitense del nostro ordine degli architetti. La presidente dell’AIA, Jane Frederick, e il suo CEO Robert Ivy hanno scritto una lettera a Trump per opporsi alle sue volontà: “esprimiamo la nostra forte e inequivocabile opposizione alla bozza di ordine esecutivo per imporre uno stile architettonico federale. L’ordine, per com’è adesso, detterebbe uno specifico stile architettonico per le corti federali e per altri edifici federali”. L’AIA, si legge nella missiva, “è seriamente preoccupata sulle motivazioni che stanno alla base di quest’ordine”: “considerato il fatto che uno stile architettonico preferito potrebbe far lievitare i costi di un progetto fino a tre volte il costo iniziale, speriamo che l’Amministrazione dei Servizi Generali, il Congresso e gli altri enti coinvolti si prendano una pausa: dal momento che i costi aggiuntivi dovrebbero essere sostenuti dai contribuenti, non si tratta di una preoccupazione irrilevante”. Inoltre, l’AIA si schiera contro la scelta di uno stile di default perché “ci sono molti esempi di edifici belli e innovativi in tutti gli stili architettonici, inclusi quelli esplicitamente menzionati nella bozza” (nel testo della bozza, infatti, si citano alcuni stili, come il brutalismo e il decostruttivismo, come esempi negativi), ragion per cui l’associazione “non darà precedenza, né mai lo farà a uno stile rispetto a un altro”. Le comunità, si legge ancora nel testo, “dovrebbero avere il diritto e la responsabilità di scegliere per sé quali stili si adattino alle loro esigenze”. Infine, concludono gli architetti, “la bozza è antitetica rispetto al proposito di dare voce al popolo, e creerebbe un precedente estremamente dannoso. [...] La nostra società dovrebbe celebrare le differenze che si sviluppano attraverso il tempo e i luoghi”.

Nella foto: il Campidoglio di Washington. Ph. Credit Martin Falbisoner

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