A Venezia manifestazione per sostenere musei e cultura. “Si cambi modello di sviluppo”


Si è tenuta oggi un'importante manifestazione a sostegno dei musei e della cultura di Venezia. Molto precise le richieste che la piazza invia all'amministrazione: fondamentalmente si tratta di cambiare il modello di sviluppo della città.

Si è tenuta oggi pomeriggio a Venezia un’importante manifestazione a sostegno della cultura, con l’obiettivo di chiedere all’amministrazione di modificare il modello di sviluppo con cui è stato finora amministrato il centro storico: non più, dunque, un modello basato sullo sfruttamento intensivo del turismo di massa, ma un turismo di qualità abbinato a una cultura che torni a essere al centro, al servizio dei cittadini. La manifestazione è stata promossa dall’associazione nazionale Mi Riconosci? sono un professionista dei beni culturali insieme a Sale Docks, movimento veneziano attivo sui temi del diritto alla città, e ai lavoratori esternalizzati della Fondazione Musei Civici. Inoltre, alla manifestazione hanno aderito diverse sigle del settore della cultura, come Professione: educatore museale e Art Workers Italia, movimenti come Non Una Di Meno – Venezia e associazioni culturali, oltre a LISC Collettivo universitario, le Maestranze dello Spettacolo del Veneto e i sindacati CUB, USB Lavoro Privato e ADL Cobas, nonché la lista civica Tutta la città insieme, Gruppo 25 aprile e la sezione veneziana di Potere al Popolo.

La manifestazione è durata dalle 14:30 alle 16:30, con il corteo che si è spostato da Campo San Bortolo (uno dei maggiori luoghi di passaggio del centro della città) al vicino Ponte di Rialto. Lo spunto nasce da quanto accaduto nei mesi scorsi, con la Fondazione Musei Civici che, com’è ben noto, aveva manifestato a fine dicembre l’intenzione di non aprire i musei fino ad aprile, a prescindere dalla piega che avrebbe preso la situazione sanitaria. E a spiegare in maniera inequivocabile le ragioni della chiusura era intervenuto anche il sindaco, Luigi Brugnaro, con parole molto esplicite: “L’obiettivo”, aveva detto riferendosi alle strutture museali, “è quello di tenerle pronte a essere utilizzabili quando ritorneranno i turisti in questa città”. E aveva aggiunto: “Noi lavoreremo proprio per riaprire, ma per senso di responsabilità non possiamo ovviamente buttare energie e soldi al vento, sarebbe un danno erariale per tutti”. Tutto ciò malgrado la Fondazione abbia avuto numeri e incassi in costante crescita negli ultimi dieci anni, e nonostante abbia ricevuto aiuti per 8 milioni di euro dallo Stato che hanno consentito alla Fondazione stessa di chiudere in utile il bilancio del 2020.

Gli organizzatori fanno sapere tuttavia che quello dei musei civici di Venezia non è un caso isolato: “sono moltissimi i casi di fondazioni che, finanziate con fondi pubblici, non stanno garantendo in questi mesi servizi e occupazione”, sottolineano in una nota. “Si inserisce anzi nel quadro un sistema culturale basato su privatizzazioni, precariato e sfruttamento, frutto di una deriva politica pluridecennale, a vantaggio di pochi gruppi d’interesse che lucravano e lucrano sul grande turismo di massa. Una situazione non limitata al settore culturale, che comporta un calo dei servizi ed un impoverimento diffuso: la pandemia ha solo dato l’accelerazione finale a un sistema che già non reggeva. Per questo, anche considerando che a Venezia arriveranno 3,8 miliardi dei fondi Next Generation EU, la manifestazione partirà dal caso dei Musei Civici per dibattere dell’intero sistema dei beni culturali e dello spettacolo a Venezia, contestualizzandolo sul piano nazionale”.

Immagini della manifestazione
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Le richieste dei manifestanti

Dalla manifestazione è stato lanciato un appello con quattro richieste ben precise. La prima è l’azzeramento immediato del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Musei Civici di Venezia, con conseguenti dimissioni dell’intera dirigenza. I manifestanti chiedono inoltre che ci sia la ripresa di tutte le attività non rivolte al pubblico, la riapertura al pubblico dei Musei Civici e il conseguente rientro in totale sicurezza dei lavoratori, dipendenti o esternalizzati (salvo nuovi provvedimenti nazionali o locali che intervengano sulla chiusura), l’avvio di un tavolo istituzionale per discutere il futuro della Fondazione e dei musei che la Fondazione stessa gestisce, a favore di una nuova gestione che preveda inclusione e coinvolgimento della cittadinanza come principi fondamentali.

La seconda richiesta della piazza è l’istituzione di un tavolo con Comune, Ministero e parti sociali per costruire un piano di riforma strutturale dell’intero sistema culturale veneziano, superando la logica dell’asservimento al turismo, della frammentazione in fondazioni e del ricorso sistemico all’esternalizzazione, per passare invece ad un sistema organico che valorizzi la città, le professionalità e i servizi a prescindere dalla presenza o meno di turisti. Gli organizzatori chiedono inoltre l’istituzione di un Assessorato alla Cultura del Comune di Venezia (sembra infatti incredibile ma al momento Venezia non ha un assessore che abbia la delega alla cultura, assegnata al sindaco).

La terza richiesta è l’istituzione, con Regione e Ministero, di un reddito di base garantito almeno fino alla fine del 2022 per i lavoratori autonomi dei settori cultura e turismo, visto dai manifestanti come l’avvio incondizionato di un reddito di base per tutte e tutti. Viene richiesto inoltre il superamento della cassa integrazione per i lavoratori dipendenti, con garanzia del 100% dello stipendio anche durante i momenti di chiusura dovuti all’andamento epidemiologico. Infine, ultima richiesta della piazza, investimento comunale immediato su tutti i servizi culturali (musei, biblioteche, cinema, teatri, archivi), così come negli altri servizi pubblici per la cittadinanza, con conseguente piano di assunzioni straordinarie per far fronte a questi mesi di emergenza; pianificazione, attivazione o conclusione di bandi per l’assegnazione in comodato gratuito di spazi comunali ad associazioni e soggetti attivi in ambito culturale.

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“Venezia non deve tornare alla normalità, perché la normalità era il problema”

“Quello di Venezia non è un problema individuale, ma collettivo”, ha spiegato Alice Battistella, attivista di Mi Riconosci nonché lavoratrice culturale che, come tanti suoi colleghi, si trova al momento in una situazione tutt’altro che idilliaca: in possesso di partita IVA, ha lavorato fino alla fine di febbraio del 2020, poi ancora in estate seppur col contagocce e con condizioni radicalmente mutate rispetto al passato, anche se fortunatamente, grazie al suo codice ATECO che rientrava nelle categorie ammesse ai ristori, ha potuto accedere all’assistenza statale prevista per i lavoratori più colpiti dai provvedimenti di chiusura per contenere il contagio da Covid-19.

“Non vorrei”, afferma, “che tornasse la città di prima: a Venezia (ma non solo) il sistema era strutturato in modo tale che pochi si saziassero mentre una marea di lavoratrici e di lavoratori si sfamassero con le briciole, e più cresceva la torta meno crescevano le briciole. Il turismo va ripensato, va amministrato in modo che crei occupazione di qualità, e quindi servizi di qualità, in modo che sia un settore che dia più di quello che toglie dalla città. Venezia non può, non deve dipendere dal turismo ma può farne un uso intelligente, con politiche del tutto nuove rispetto a quelle attivate finora. I musei chiusi, i servizi comunali chiusi in questo momento significano impedire a guide turistiche e operatori di portare avanti un lavoro basato sul turismo di prossimità, e sui residenti che vogliono conoscere il proprio patrimonio culturale. Ma non solo: significa non avere un progetto per la città diverso da quello turistico, destinare di nuovo alla cultura il ruolo di mera ancella del turismo, non dare la possibilità di scoprire un modo diverso di vivere la città, imbrigliare la città in un passato che si vuole forzare ad essere futuro”.

“Vivere e lavorare a Venezia”, conclude Battistella, “è un sogno che rischia di diventare un incubo, con città a misura di turista e servizi per i cittadini che scompaiono via via. Vorrei che a ogni cittadino non venisse negato il diritto di godere della cultura in città, vorrei la cultura rimessa al centro del dibattito cittadino e un turismo messo al servizio della città. Non vorrei per Venezia un ritorno alla normalità, perché la normalità era il problema. Abbiamo un’alternativa: cambiamo modello, salviamo Venezia”.

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