Cecilia Alemani presenta la sua Biennale: al centro la tecnologia, il corpo e la Terra


Cecilia Alemani, direttrice della 59^ mostra internazionale della Biennale di Venezia, presenta l'edizione 2022 dell'evento: s'intitolerà “Il latte dei sogni”, è una sorta di omaggio a Leonora Carrington e vedrà al centro temi come la tecnologia, il corpo, la Terra.

Sono stati annunciati quest’oggi i temi della 59^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che si svolgerà dal 23 aprile al 27 novembre 2022 nelle tradizionali sedi dei Giardini e dell’Arsenale e in venti altri luoghi della città lagunare: la Direttrice, Cecilia Alemani, nominata nel gennaio 2020, ha fatto sapere che la sua mostra s’intitolerà Il latte dei sogni. Il titolo della mostra è preso in prestito da un libro dell’artista surrealista Leonora Carrington (Clayton Green, 1917 - Città del Messico, 2011): nel volume, spiega Cecilia Alemani, la stessa Carrington “descrive un mondo magico nel quale la vita è costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. La mostra propone un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano”.

Carrington, spiega la direttrice, “negli anni Cinquanta in Messico immagina e illustra favole misteriose dapprima direttamente sui muri della sua casa, per poi raccoglierle in un libricino chiamato appunto Il latte dei sogni. Raccontate in uno stile onirico che pare terrorizzasse adulti e bambini, le storie di Carrington immaginano un mondo libero e pieno di infinite possibilità, ma anche l’allegoria di un secolo che impone sull’identità una pressione intollerabile, forzando Carrington a vivere come un’esiliata, rinchiusa in ospedali psichiatrici, perenne oggetto di fascinazione e desiderio ma anche figura di rara forza e mistero, sempre in fuga dalle costrizioni di un’identità fissa e coerente”.

Si tratta di una mostra che, racconta ancora Cecilia Alemani, “nasce dalle numerose conversazioni intercorse con molte artiste e artisti in questi ultimi mesi. Da questi dialoghi sono emerse con insistenza una serie di domande che non solo evocano questo preciso momento storico in cui la sopravvivenza stessa dell’umanità è minacciata, ma che riassumono molte altre questioni che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo. Come sta cambiando la definizione di umano? Come si definisce la vita e quali sono le differenze che separano l’animale, il vegetale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, di altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi?”.

Saranno tre le aree tematiche attorno alle quali si svilupperà la 59^ mostra internazionale della Biennale: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra individui e tecnologie; i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra. “Molte artiste e artisti contemporanei”, dichiara Alemani a proposito dei temi della rassegna, “stanno immaginando una condizione post-umana, mettendo in discussione la visione moderna e occidentale dell’essere umano (in particolare la presunta idea universale di un soggetto bianco e maschio, ’uomo della ragione’ (come il centro dell’universo e come misura di tutte le cose). Al suo posto, contrappongono mondi fatti di nuove alleanze tra specie diverse e abitati da esseri permeabili, ibridi e molteplici, come le creature fantastiche inventate da Carrington. Sotto la pressione di tecnologie sempre più invasive, i confini tra corpi e oggetti sono stati completamente trasformati, imponendo profonde mutazioni che ridisegnano nuove forme di soggettività e riconfigurano gerarchie e anatomie. Oggi il mondo appare drammaticamente diviso tra ottimismo tecnologico,che promette il perfezionamento infinito del corpo umano attraverso la scienza, e lo spettro di una totale presa di controllo da parte delle macchine grazie all’automazione e all’intelligenza artificiale. Questa frattura è stata acuita ulteriormente dalla pandemia del COVID-19, che ha intrappolato gran parte delle interazioni umane dietro le superfici di schermi e dispositivi elettronici e ha intensificato ulteriormente le distanze sociali. In questi mesi la fragilità del corpo umano è diventata tragicamente più evidente ma allo stesso tempo è stata tenuta a distanza, filtrata dalla tecnologia, resa quasi immateriale e disincarnata. La pressione della tecnologia, lo scoppio della pandemia, l’acuirsi di tensioni sociali e la minaccia di incipienti disastri ambientali ci ricordano ogni giorno che, in quanto corpi mortali, non siamo né invincibili né autosufficienti, ma piuttosto siamo parte di un sistema di dipendenze simbiotiche che ci legano gli uni agli altri, ad altre specie e all’intero pianeta. Molte artiste e artisti ritraggono la fine dell’antropocentrismo, celebrando una nuova comunione con il non-umano, con l’animale e con la terra, esaltando un senso di affinità fra specie e tra l’organico e l’inorganico, tra l’animato e l’inanimato. Altri reagiscono alla dissoluzione di presunti sistemi universali, riscoprendo forme di conoscenza locali enuove politiche identitarie. Altri ancora praticano ciò che la filosofa femminista e attivista Silvia Federici descrive come il ’re-incantesimo del mondo’, mescolando saperi indigeni e mitologie individuali, in modi non dissimili da quelli immaginati da Leonora Carrington. Se gli eventi degli ultimi mesi hanno dato forma a un mondo lacerato e diviso, la mostra Il latte dei sogni prova a immaginare altre forme di coesistenza e trasformazione. Per questo, a dispetto del clima in cui è nata, Il latte dei sogni aspira a essere una mostra ottimista, che celebra l’arte e la sua capacità di creare cosmologie alternativeenuove condizioni di esistenza. La mostra guarda alle artiste e artisti non come coloro che ci rivelano chi siamo, ma piuttosto come coloro che sanno assorbire le inquietudini e le preoccupazioni di questi tempi per mostrarci chi e che cosa possiamo diventare”.

Soddisfatto il Presidente della Fondazione La Biennale, Roberto Cicutto, “Cecilia Alemani”, ha dichiarato, “mette al centro del suo ‘viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano’ una serie di domande su ‘questioni che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo’. Anche il titolo della 17. Mostra Internazionale di Architettura curata da Hashim Sarkis è una domanda: ‘Come vivremo assieme?’. Due scelte frutto dei tempi correnti privi di certezze che caricano l’umanità di immense responsabilità. Cecilia Alemani nel 2020 ha coordinato il lavoro dei direttori di tutti i settori della Biennale (Arte, Architettura, Cinema, Danza, Musica, Teatro) per realizzare la Mostra Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia. L’inquietudine e l’assunzione di responsabilità propria dell’atto artistico eranol’ispirazione di quella Mostra che raccontava molta parte della storia della Biennale. Oggi il punto di partenza della prossima Biennale d’Arte pare essere la reinvenzione di nuove e più sostenibili relazioni fra gli individui e tutto ciò che popola l’universo in cui viviamo. Non poteva esserci modo migliore per Cecilia Alemani di aprire, attraverso queste due esperienze, nuove porte per le Biennali del futuro”.

La 59. Esposizione Internazionale d’Arte presenterà, come di consueto, le Partecipazioni Nazionali con proprie mostre nei Padiglioni ai Giardini e all’Arsenale, oltre che nel centro storico di Venezia. Anche per questa edizione sono previsti Eventi Collaterali, proposti da enti e istituzioni internazionali, che allestiranno le loro esposizioni e le loro iniziative a Venezia. La Biennale, infine, ringrazia per il supporto l’ente Leonora Carrington Estate.

Nell’immagine: Cecilia Alemani. Foto di Andrea Avezzù

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