A Bologna apre Arte Fiera 2023. Ecco 10 stand da vedere


Via all’edizione numero 46 di Arte Fiera a Bologna, dal 3 al 5 febbraio 2022. La kermesse apre domani al pubblico: ecco dieci stand che ci sono parsi tra i più interessanti.

Parte domani a Bologna l’edizione numero 46 di Arte Fiera, la più longeva fiera d’arte moderna e contemporanea d’Italia, nonché tradizionalmente la prima dell’anno. Dal 3 al 5 febbraio, i padiglioni 25 e 26 di BolognaFiere, storica sede della manifestazione che torna quest’anno nei suoi spazi, sarà dunque possibile visitare la fiera diretta da Simone Menegoi. La fiera, che per la prima volta dopo la pandemia torna a essere ospitata nel tradizionale periodo invernale, è rinnovata nelle scelte grazie anche all’ingresso, nel ruolo di Managing Director, di Enea Righi (è peraltro una scelta inedita, per una fiera, l’assegnazione di un ruolo simile a un collezionista), e ha introdotto diversi cambiamenti nel public program, negli allestimenti (più minimali e puliti rispetto al passato), nell’accoglienza. Si è tenuta oggi la preview per la stampa. In attesa di guardare in maniera più approfondita alla proposta, abbiamo comunque selezionato dieci stand che ci sono apparsi subito interessanti, e ve li proponiamo. Non dunque, necessariamente, una lista del “meglio di”, ma un elenco di proposte da osservare con una certa cura. Eccole.

1. doutdo

Non solo gallerie, e partiamo proprio da qui. La Biennale doutdo, manifestazione di iniziative culturali che lega arte ed etica creata nel 2011, presenta al pubblico il tema “Fragilità”, leitmotiv della nuova edizione, con la scultura FRÀGIL, un’imponente opera in vetro del catalano Joan Crous. È la composizione di sei opere uniche, tutte diverse fra loro, realizzate in fusione di vetro con interventi manuali dell’artista. In questa occasione le sei opere originarie sono state unite in un’unica e grande installazione. La scelta di utilizzare il vetro non è un caso, come dichiara l’artista stesso: “Il vetro è sicuramente uno degli elementi che ci accompagna nella nostra quotidianità. È un materiale che presenta due aspetti: la durezza ma anche la fragilità nel suo insieme. Un vetro può durare mille anni ma se cade a terra dura un secondo. Anche l’uomo è un po’ così... L’uomo dura mille anni nel concetto della sua durezza ma ha anche tantissime fragilità. E con doutdo abbiamo voluto rappresentare questo doppio concetto”. L’opera, dopo Artefiera, entrerà ufficialmente nella grande collezione doutdo, per poi essere assegnata a collezionisti o musei a fronte di una donazione a doutdo attraverso l’Associazione Amici della Fondazione Hòspice Seràgnoli il cui ricavato verrà interamente devoluto alla Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli di Bologna.

doutdo
doutdo

2. MLB di Maria Livia Brunelli

La galleria ferrarese dedica uno spettacolare stand monografico al celeberrimo duo Bertozzi & Casoni, considerati i maggiori artisti della ceramica a livello italiano e non solo. Frutto di un lavoro meticoloso, un’installazione occupa quasi interamente lo stand e invita ad entrare, inoltrandosi nella penombra: una piccola architettura affiancata da bidoni di vernice aperti, un lavandino pieno di piatti di plastica sporchi, un barile di petrolio. Allo stand di MLB va dunque in scena una piccola casa costruita affastellando lamiere colorate, un ricovero dove potersi rifugiare e sentirsi protetti, scaldati da una piccola luce, segno di vita e di salvezza, della circolarità della vita: luce e buio, vita e morte. Temi tipici della ricerca di Bertozzi & Casoni. Un’installazione che intende nobilitare il nostro quotidiano con la ceramica e sublimarlo attraverso un virtuosismo tecnico che ci fa riflettere oltre l’apparenza di ciò che stiamo guardando per farci tornare a quello stato di stupore infantile che crescendo abbiamo sempre più perduto. L’installazione fa parte del nuovo format “Percorso”, un itinerario tra gli stand della Main Section di Arte Fiera (con qualche incursione nelle sezioni curate) basato su un criterio tematico, in questo caso la ceramica.

MLB di Maria Livia Brunelli
MLB di Maria Livia Brunelli

3. Poggiali

La galleria fiorentina presenta opere di artisti eterogenei ma accumunati dalla qualità della loro poetica e dal riconoscimento che i loro lavori già ottengono in Italia e all’estero. Si tratta degli artisti abitualmente trattati dalla galleria, in un mix tra storicizzati e nomi recenti di fama internazionale. Alla prima categoria appartengono nomi come Claudio Parmiggiani e Arnulf Rainer, mentre si distinguono nella seconda artisti come l’austriaco Erwin Wurm, che attualmente presenta una sua personale presso la sede della galleria a Firenze, e il duo Goldschmied & Chiari, la coppia di artiste italiane ormai consolidata e apprezzata internazionalmente, oltre a una novità, l’artista Basil Kincaid, con il quale la galleria collabora dal 2021 dopo aver organizzato la sua prima personale in Italia. L’opera migliore? Doorway di Goldschmied e Chiari, del 2022, che mettiamo nella foto di seguito.

Poggiali
Poggiali

4. WEM Gallery

La galleria piemontese presenta una mostra-installazione, Rubik Cube, dell’artista mantovana Chiara Dynys. La rassegna si compone di alcuni dei suoi lavori più significativi, per esempio i Camini delle Fate in light box (opera dell’artista ispirata alle conformazioni rocciose della Cappadocia) la cui luce accoglie il visitatore all’interno di una stanza allestita appositamente con un progetto autoriale di Chiara Dynys che, grazie all’inserimento dei light box all’interno di una scacchiera multicolore, ricorda il cubo di Rubik. Lo spettatore si trova così all’interno di una composizione regolare di colori smaglianti. I camini della Cappadocia si traducono in forme prospettiche in vetro soffiato, colorate con una feritoia al centro in oro zecchino 24 carati che rappresenta l’infinito, la soglia: un elemento ricorrente nella poetica dell’artista e dall’alto valore simbolico. Nella seconda stanza, un salotto dall’ambientazione onirica ospita ulteriori opere dell’artista: sono i SELF, multipli composti ciascuno da 4 telette dipinte su tutti i lati con colori materici e monocromi, in polveri d’oro, argento e rame, lavorate in bianco titanio, argento, oro e rame e, su un camino, gli Enlightening Books, libri in vetro sabbiato e colorato. Questi ultimi rappresentano per Chiara Dynys un’interpretazione letterale di un concetto semplice e chiarificatore: “Come può quindi un libro essere illuminante? Un libro che porta dentro di sé una luce”.

WEM Gallery
WEM Gallery

5. L’Ariete arte contemporanea

Nome ormai storico del panorama bolognese, L’Ariete porta in fiera le opere di due pittori, Luca Lanzi e James Brown per la sezione Percorso, oltre a diversi artisti come Vanni Spazzoli e Arcangelo (da vedere la grande opera di quest’ultimo) mentre in galleria, in parallelo alla fiera, rilancia un artista che ebbe una certa fortuna negli anni Ottanta: si tratta di Fabrizio Passarella, uno dei protagonisti del Medialismo teorizzato da Gabriele Perretta, movimento che negli anni Ottanta e Novanta ha dato il via alla nuova figurazione e al neoconcettuale elettronico. 

L'Ariete arte contemporanea
L’Ariete arte contemporanea

6. Repetto

Proposta monografica per la galleria londinese che dedica un progetto al gruppo Forma 1. Il 15 marzo 1946, a Roma, un gruppo di artisti composto da Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato firmava un importante manifesto, poi pubblicato nell’aprile 1947 sulla rivista Forma 1, Mensile di Arti figurative, nel primo ed unico numero pubblicato, con cui prendeva le distanze dagli astrattisti concretisti per i quali la forma ha valore in sé, senza fissarla, estraendola così da ogni problema spaziale e luministico. Gli artisti di Forma proclamano il valore estetico della forma pura come fine dell’opera d’arte. Nel suo manifesto, il gruppo Forma 1 afferma un’armonia di forme pure e rifiuta ogni legame di continuità con la pittura italiana dell’ultimo ventennio, superandola e ritornando sul filone dell’astrattismo. Lo stand allinea opere del gruppo. In più, per la sezione Percorso, una selezione di storici artisti della ceramica: Lucio Fontana, Leoncillo, Fausto Melotti e Luigi Ontani.

Repetto
Repetto

7. Mazzoleni

Altra proposta di qualità quella di Mazzoleni: la galleria dedica il proprio progetto espositivo all’esplorazione di Forme e Linguaggi, nel dialogo tra i grandi maestri del secondo dopoguerra italiano e le più recenti produzioni contemporanee. La presentazione si apre con una selezione di opere legate alle sperimentazioni materiche e spaziali di Alberto Burri, Agostino Bonalumi e alcuni importanti lavori degli anni Cinquanta e Sessanta di Lucio Fontana. L’enfasi comune di questi artisti nei confronti di aspetti legati a forma e materiali, che di fatto è il tratto che identifica l’estetica dell’arte del secondo dopoguerra italiano, sfuma il confine tra pittura e scultura attraverso la manipolazione di materiali e forme. La presentazione si chiude con i lavori di alcuni artisti attivi sulla scena contemporanee come Andrea Francolino, David Reimondo, Rebecca Moccia o Marinella Senatore, in dialogo con le opere dei grandi maestri dell’arte italiana del secondo dopoguerra.

Mazzoleni
Mazzoleni

8. Spot Home

Nella sezione fotografia si distingue Spot Home Gallery, che propone un dialogo tra le opere del fotografo americano Michael Ackerman e dell’artista greca Dimitra Dede. Ackerman e Dede usano la fotografia come un “sismografo dell’anima”, afferma la galleria, “che tiene traccia degli stati emotivi del loro immergersi nel mondo”. La loro fotografia trasfigura la realtà, riducendo tutto all’essenza, trascinandoci in un mondo parallelo, intangibile, quello dei loro sogni, delle loro paure, dei loro dubbi, nei quali ognuno di noi può riconoscersi. L’idea di tempo è al centro della loro ricerca. In End time city, il lavoro che ha reso Ackerman celebre, la città di Varanasi in India è metafora di un tempo indefinito, nel suo essere luogo di passaggio tra vita e morte. Anche Ápeiron di Dimitra Dede, nel titolo stesso del lavoro, rimanda all’infinito / indefinito di Anassimandro, a quel principio, infinito ed eterno, da dove tutte le cose hanno origine e si dissolvono. Il dialogo tra i due artisti è caratterizzato, inoltre, dal loro approccio poetico: entrambi infatti esplorano i limiti del mezzo attraverso continue sperimentazioni, per cercare di dare voce al mistero dell’esperienza, nella sua irrisolvibile complessità. Lo stand espone una selezione degli ultimi lavori realizzati da Michael Ackerman a Varanasi e a New York, da sempre luoghi privilegiati della sua ricerca. Per Dimitra Dede sarà presente una selezione di sue opere tratte dalle serie Mayflies, Ápeiron e Dragon House, molte delle quali stampate su una preziosa carta giapponese Taizan.

Spot Home
Spot Home

9. Alessandro Casciaro

Arte Fiera propone una sezione Pittura XXI, dedicata alla pittura del nuovo millennio: la galleria di Bolzano si presenta alla kermesse con un solo show di Antonello Viola, artista classe 1966 che, nelle sue opere, eseguite su tela, su carta ma anche su vetro, “costruisce un perimetro cromatico”, afferma la galleria, “in cui la pittura diventa luogo riflessivo e ricerca d’assoluto, attraverso un processo di accumulo, stratificazione, sedimentazione. Sovrapponendo velature di colori, e poi togliendo, raschiando, cancellando, l’artista trasforma l’invisibile in visibile. Sulla superficie quieta dell’opera, il caos irrompe e si placa come un sibilo, rivelando la profondità ricca e palpitante di cui la materia pittorica è il risultato. Nella stratificazione è assorbita la memoria delle esperienze visive elaborate mentalmente nel processo artistico, sublimata nella rarefazione degli strati cromatici. Nella densità lievemente materica delle sue opere, Viola propone un nuovo rapporto con lo spazio, un rinnovato dialogo tra la dimensione interna dell’opera e l’ambiente che la circonda in cui l’artista non agisce in modo istintivo o empirico, ma si muove da un preciso punto di partenza progettuale”. In mostra, in un allestimento minimo, lavori recenti dell’artista romano.

Alessandro Casciaro
Alessandro Casciaro

10. MC2 Gallery

Un dialogo a due, tra Antoine D’Agata e Giuliano Sale, è quello che propone MC2 Gallery nel suo stand. Francese, fotografo, classe 1961 il primo, italiano, pittore, classe 1977 il secondo, entrambi dipingono sul tema del corpo. “Mi avvicino alla pittura come se dovessi riordinare una stanza il giorno dopo una festa”, dice Giuliano Sale: in ogni suo dipinto si trova un caos organizzato, dove corpi o parti di essi e oggetti si intrecciano in modo orgiastico, ricreando scenari complessi. Gli elementi inseriti sono oggetti quotidiani, gambe, lingue, sigarette e fanno parte della memoria immediata dell’artista di fronte al dipinto, disponendosi in maniera casuale, con ogni frammento che si fa sintesi dell’elemento completo. Il tutto per alludere alle perversioni e alle morbosità dell’essere umano contemporaneo. Più focalizzata invece la ricerca di D’Agata, il cui lavoro si concentra invece sul tema del sesso, con immagini che riprendono coppie o singoli intenti in atti sessuali espliciti, ma con tempi d’esposizione molto lunghi: il risultato sono immagini che mettono a disagio lo spettatore dato che i corpi vengono trasformati in strane creature che ricordano quasi i dipinti di Francis Bacon.

MC2 Gallery
MC2 Gallery

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