Quale impatto ci sarà sul turismo di russi e ucraini in Italia?


Quale sarà l'impatto che la guerra in Ucraina avrà sul turismo di russi e ucraini in Italia? Gli operatori non nascondono la loro preoccupazione. Ecco gli scenari probabili.

“Le città d’arte non ripartono con migliaia di turisti che mangiano un panino, bisogna intercettare chi ha capacità di spesa. Quella di un visitatore russo, in media, è dieci volte superiore di quella di un italiano”. Non usa mezze misure il vicepresidente vicario nazionale di Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, e presidente toscano di Confcommercio, Aldo Cursano, confidando la sua preoccupazione nei giorni scorsi a Repubblica. Il timore degli operatori economici, sopratutto delle località vocate al turismo legato alle attrazioni culturali del nostro paese, è che con la guerra in Ucraina ci siano ripercussioni sugli arrivi per la prossima stagione.

È un turismo formato famiglia ma sopratutto che spende molto e crea un notevole indotto nei servizi: dal mini-van di lusso a noleggio con conducente per viaggiare comodamente in Italia al mega yacht alla ristorazione in tutte le italiane declinazioni, dallo shopping di tutto ciò che rappresenta made in Italy e l’italian lifestyle all’intrattenimento. I russi nel nostro paese hanno investito milioni di euro per comprare case, alberghi a 5 stelle, costruendo strutture e servizi correlati creando un indotto che ha trainato anche l’economia locale. Basti pensare che a Forte dei Marmi c’è una villa che viene affittata a 100 mila euro a settimana e il sito della struttura è solo in inglese e cirillico. Senza contare quelle più “a buon mercato”…

Quello che sta accadendo in Ucraina e l’incertezza su come andrà finire frenano già da adesso la propensione a programmare vacanze e viaggi. E l’aumento indiscriminato dei prezzi di qualsiasi tipo di bene, e in primis energia e carburanti, imporrà a quella larga parte di turisti che venivano in auto dal centro Europa una modifica della pianificazione dei propri viaggi. Ma ciò che spaventa ancor di più gli albergatori è un allargamento del conflitto alle porte dell’Europa che, oltre agli orrori di una guerra in sé, allontanerebbe anche americani e arabi.

Roma, turisti al Colosseo. Foto di Christian Sapetschnig
Roma, turisti al Colosseo. Foto di Christian Sapetschnig

Il precedente. Le presenze di russi nel 2021 erano già crollate a causa del vaccino anti-Covid: lo Sputnik infatti non era riconosciuto dalle autorità sanitarie nazionali e quindi chi era stato vaccinato con questo non poteva varcare i nostri confini. Per cercare di capire quindi che prospettiva avrà sul sistema-paese proviamo a tracciare un identikit del turista russo che potrebbe venire a mancare nei prossimi mesi.

Innanzitutto l’età media è alta, sono per lo più famiglie che vengono in cerca di relax, per magiare bene e divertirsi, frequentare le terme, soggiornando in luoghi di lusso o esclusivi e desiderosi di scoprire l’Italia nelle sue varie sfaccettature. Secondo lo studio di Confimprese in collaborazione con Nielsen Mobilità, accoglienza, cultura e fascino. Il nostro Paese visto con gli occhi degli altri dell’aprile 2016, si nota come, fra gli stranieri che visitano il Belpaese, il turista russo sia di gran lunga il più soddisfatto dell’ultimo viaggio effettuato in Italia: estasiato dalle bellezze artistiche e naturali, il clima e il cibo nostrano, aggiudica all’Italia un voto di 9,2, ben oltre la media italiana. Ha, in media, un’età compresa fra i 35 e 55 anni, ama la novità, prenota la vacanza all’ultimo momento, ha una tendenza crescente ad organizzarsi autonomamente, è interessato ai prodotti di nicchia, viaggia principalmente in estate (46,5%) ed è incline a tornare nei luoghi già visitati. Le Regioni che il turismo russo predilige sono, nell’ordine, Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Lazio e Toscana.

Un altro parametro utile da osservare lo offre uno studio elaborato da Global Blue, società attiva nel settore del tax free shopping su turisti russi e ucraini in Italia, per valutare quali mete italiane rischiano di subire gli impatti maggiori. “Nel 2019”, si legge nella nota dell’azienda, “l’ultimo anno prima della pandemia, i russi rappresentavano la seconda nazionalità per acquisti (12% del totale del mercato) con interessanti prospettive di crescita, dal momento che il loro shopping aveva registrato un +8% rispetto al 2018. Nel periodo gennaio 2021/ febbraio 2022, a seguito della pandemia e delle restrizioni legate al Covid, il volume di acquisti tax free dei russi in Italia è diminuito rispetto al 2019, ma questa nazionalità ha comunque fatto registrare uno scontrino medio significativo, pari a 1.215 euro (+78% rispetto al 2019)”.

Roma, turisti alla Fontana di Trevi
Roma, turisti alla Fontana di Trevi

Acquisti in arte. Differente il discorso per quanto riguarda il mondo dell’arte e delle gallerie: Non erano grandi acquirenti”, spiega Fabrizio Russo rappresentante del Centro storico di Roma per Confcommercio intervistato da Repubblica. “Parliamo del 5% degli acquisti nelle gallerie d’arte, ma gli ultimi li ho visti 3 o 4 anni fa”.

Le città d’arte. “Nel 2021”, spiega Global Blue, “la meta di shopping preferita dai turisti russi è stata Milano, con il 39% delle vendite totali, seguita da Roma con il 17% degli acquisti tax free. Sempre nell’anno da poco concluso, Venezia è stata la città in cui si è registrato lo scontrino medio più elevato: 2.060 euro, seguita da Firenze (1.837 euro) e il sud Italia (1.739 euro). Nel 2021 il Fashion&Clothing è stata la categoria merceologica preferita dai viaggiatori russi (87%)”.

Gli ucraini. “Nel periodo gennaio 2021/febbraio 2022”, prosegue Global Blue, “il turista ucraino, seppur meno noto in Italia rispetto a quello russo, ha registrato uno scontrino medio pari a 1.088 euro in crescita del 45% rispetto al 2019 (749 euro). Nel 2021 anche questa nazionalità ha prediletto fare shopping a Milano, dove si è registrato il 43% degli acquisti tax free totali. Ha seguito Roma con il 16% dello shopping tax free contro il 15% nel 2019. In termini di scontrino medio più elevato, nel 2021 Firenze è stata la città con il budget medio di spesa più elevato: 1.678 euro, seguita da Venezia (1.567 euro) e Milano (1.520 euro). Anche per i turisti ucraini la categoria merceologica prediletta è stata il Fashion&Clothing 78% (86% nel 2019), seguita da Watches&Jewellery con il 17% in (+8% nel 2019)”.

Quanti sono. Solo per la componente russa si stimano in 6 milioni di presenze annue: nel 2019 sono stati circa 1,7 milioni i russi in Italia per turismo, con 5,8 milioni di presenze (fonte Istat) con una spesa di 984 milioni di euro (secondo Bankitalia). Tra le mete preferite oltre le grandi città d’arte ci sono Cortina d’Ampezzo, Sorrento, Capri, Versilia, Costa Smeralda, Argentario, Verona, riviera romagnola, Taormina, Puglia. Solo ad aprile 2022 dovremo invece rinunciare a circa 175mila pernottamenti di turisti russi e a quasi 20 milioni di euro di fatturato, avverte Assoturismo-Confesercenti.

Dove. Secondo i dati Enit i russi prediligono cinque province: Rimini (qui prima della pandemia si concentrava il 14,9% della spesa totale dei turisti russi in Italia), Roma (14,9%), Venezia (9,1), Milano (8,8%) e Verona (7,1%). Ad aprile le strutture ricettive tricolori dovranno rinunciare per effetto della guerra in Ucraina a circa 175mila pernottamenti di turisti russi e a quasi 20 milioni di euro di fatturato, fa sapere Assoturismo. Il solo Veneto accoglieva nel 2019 un milione di visitatori russi che sono crollati del 90% già nel 2021, a causa della pandemia e del non riconoscimento di Sputnik come vaccino valido in Europa.

Veduta di Forte dei Marmi. Foto Wikimedia/Alerove
Veduta di Forte dei Marmi. Foto Wikimedia/Alerove

Lo dice Putin. Per avere contezza del tipo di presenza in Italia si parta dalla fonte primaria per comprendere come era vista da Mosca la nostra meta turistica. Nel marzo del 2015 è stato lo stesso Vladimir Putin ad annunciare nel corso delle dichiarazioni finali con l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, al termine dell’incontro al Cremlino, che circa 900 mila cittadini russi hanno visitato l’Italia lasciando nel nostro Paese un miliardo di dollari mentre “i nostri investimenti in Italia sono del valore di 2-3 miliardi di euro” a fronte di “oltre 400 aziende italiane in Russia, ciò che rappresenta oltre un miliardo di scambi commerciali” ha tenuto a sottolineare il presidente russo. E l’Enit - Ente nazionale per il Turismo italiano nel 2019 annunciava che i russi amano l’Italia addirittura più della Spagna, che è stata sorpassata per numero di viaggi.

A Roma, secondo Confcommercio e Confesercenti, come riporta Il Messaggero, il giro d’affari che potrebbe venir meno dal milione di turisti provenienti da Mosca (stando circa 4 notti, il doppio rispetto alla media degli altri visitatori) nel 2019 si aggira sui 150 milioni di euro.

Un disastro per il settore terziario che contava di ripartire con la Pasqua Cristiana del 17 aprile e la Pentecoste il 24 aprile. Dello stesso avviso l’Ad dell’aeroporto di Rimini che in un’intervista al Corriere della Sera snocciola alcune cifre: «Per capire qual è l’impatto, basta pensare che noi quest’anno avevamo dieci voli settimanali dall’Ucraina e una quarantina dalla Russia. Moltiplicati per 300 (passeggeri per ogni volo) e per 25 settimane, solo questi due mercati nel 2022 avrebbero cubato 300 mila passeggeri»

Le disdette si cominciano a sentire. “Le sanzioni”, dice all’ANSA Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti, “le stabiliscono i governi, non le imprese cui spetta invece adeguarsi a quanto deciso. Ma a parte questo, il problema non si pone: dalla Russia, così come dall’Ucraina e da tutta l’Europa orientale, non sta arrivando nessuno... ”. In Sardegna e in particolare in Costa Smeralda, meta privilegiata degli yacht russi che adesso sono in fuga, è allarme rosso: nel mercato turistico isolano la Russia incide per l’1,5 per cento in termini di presenze, circa 220mila a stagione. “Solo in Sardegna la perdita è di 80 milioni, per il Paese di 984 milioni di euro”, gli fa eco Ivana Jelinic, presidente della Fiavet, le agenzie di viaggio. In Toscana, secondo Coldiretti, erano attesi quest’anno 200mila turisti russi, concentrati tra Pasqua e agosto, altrettanti in Liguria, più di centomila in Puglia.

“Gli italiani”, ammonisce ancora Ivana Jelinic di Fiavet, “cominciano a rivedere i loro piani per l’estate, aumentano le richieste per Spagna e Portogallo, più lontani dall’epicentro della crisi, mentre Grecia, Turchia e Francia non suscitano interesse in questa fase”. Risultato? “Il nostro settore è in crisi, la pandemia ha causato perdite di fatturato dell’80 per cento. Le nostre aziende sono senza liquidità e non sono nemmeno nelle condizioni di poter sfruttare le agevolazioni offerte dal Pnrr”, conclude lapidaria nel suo grido di allarme. E gli scenari che sono in continua evoluzione al momento non lasciano ben sperare.


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