Sui ponteggi del capolavoro di Ambrogio Lorenzetti. Quando il restauro diventa occasione di studio


Gli affreschi del Buono e del Cattivo Governo di Lorenzetti custoditi nel Palazzo Pubblico di Siena sono attualmente interessati da un cantiere di restauro che potrebbe essere aperto a tutti i visitatori da ottobre e offrirci nuove importanti scoperte.

Detentrice di un patrimonio culturale e artistico sterminato, l’Italia è continuamente chiamata a fare i conti per la salvaguardia di questa straordinaria ricchezza fragile e variegata, che avrebbe continuamente bisogno di attenzioni per sopravvivere ai secoli. Ma per risorse, tempo, competenze o semplicemente interesse queste cure non possono essere sempre assicurate o perlomeno non al meglio, in particolare non è certo pensabile che a farsi carico possano essere solo il pubblico e gli enti di tutela preposti. Per tal motivo a sopperire a questo genere di necessità, e segnatamente per far fronte ai costi che gli interventi di restauro spesso richiedono, intervengono privati, siano essi gruppi di cittadini, imprenditori, realtà associative e quant’altro.

Queste operazioni, che richiedono sovente ingenti investimenti economici, sono spesso promosse da realtà bancarie o imprenditoriali, all’interno di azioni di marketing e di ritorno d’immagine. Per tale motivo, non stupisce che le attività di restauro finanziate siano talvolta legate a criteri di spettacolarità, dove al piccolo intervento manutentivo, di prevenzione o diagnostico, si preferiscono operazioni massicce e di grande suggestione, seppur siano proprio i piccoli interventi ad essere fondamentali per la sopravvivenza del nostro patrimonio. Per questo, il cantiere di restauro che si è aperto da poco a Siena e che coinvolge l’Allegoria ed Effetti del Buono e Cattivo Governo, il ciclo di affreschi realizzati tra il 1338 e il 1339 da Ambrogio Lorenzetti nella Sala della Pace del Palazzo Pubblico, ci sembra particolarmente meritorio.

Avvalendosi della collaborazione dell’Università degli Studi di Siena, dell’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” del CNR di Firenze e della Soprintendenza SABAP di Siena Grosseto e Arezzo, oltre al sostegno del Rotary Club Montaperti, San Casciano-Chianti, Siena, Siena Est e Inner Wheel, l’intervento di restauro prevede un’operazione di monitoraggio e diagnostica della superficie dipinta: soltanto alla fine di questa attività i restauratori decideranno come e se intervenire.

Ancor più lodevole ci appare tale progetto poiché il Comune di Siena ha espresso, qualora i dati emersi dalla ricerca non destino preoccupazioni, la volontà di aprire il cantiere anche ai visitatori a ottobre. Si tratta di una politica culturale certo non nuova nel capoluogo toscano: tra il 2015 e il 2017 più opere di Lorenzetti furono restaurate presso il complesso museale di Santa Maria della Scala e anche in quel caso il pubblico poté accedere al cantiere, mentre nel corso del biennio 2017-2018 fu il turno della Maestà di Simone Martini, a cui si può aggiungere, sempre dello stesso autore, il restauro del Guidoriccio, e ancora il restauro degli affreschi della Sala del Concistoro di Domenico Beccafumi in Palazzo Pubblico.

Il cantiere di restauro
Il cantiere di restauro
Il cantiere di restauro
Il cantiere di restauro
L’Allegoria del Buon Governo
L’Allegoria del Buon Governo
La parete con gli Effetti del Buon Governo in città
La parete con gli Effetti del Buon Governo in città

Sono queste iniziative dall’indubbio valore culturale, perché oltre a farsi portatrici di un’idea di restauro su base scientifica, cioè dettato solamente dai dati emersi durante la diagnostica, coniugano da un lato la possibilità di avviare nuovi studi su opere iconiche che spesso per collocazione non sono altrettanto accessibili agli studiosi, e dall’altro offrono ai visitatori un’esperienza unica, un incontro rafforzato e immersivo con queste opere, ma anche la possibilità di sensibilizzare lo stesso pubblico sulla fragilità del nostro patrimonio, rendendo protagonista anche la comunità, che è chiamata a collaborare alla conservazione di questi capolavori, sviluppando una cultura del rispetto. Il nuovo cantiere è stato perciò aperto con la precipua finalità di condurre un monitoraggio sulla superficie dipinta di uno degli affreschi più celebri di Siena e forse dell’umanità, a circa trentacinque anni dall’ultimo restauro.

L’intervento dovrà valutare lo stato di degrado della pellicola pittorica, e certamente si dovrà operare una pulizia degli abbondanti accumuli di polvere che si sono depositati dall’ultimo restauro del 1987, e che giocoforza le circa 5.000 persone che visitano mensilmente la celebre stanza portano con loro dall’esterno in un ambiente relativamente limitato e con una piccola cubatura d’aria.

La squadra di restauratori guidati da Massimo Gavazzi eseguirà un’attenta ricognizione dell’affresco e in particolare realizzerà uno studio e una mappatura sulle non rare efflorescenze che si notano sparse sulla superficie dipinta. Le efflorescenze o bianchimenti sono accumuli di sali (generalmente di salnitro), di solito generati dall’umidità, che si formano all’interno della muratura e cristallizzano in superficie, andando ad aggredire la pittura e creando disgregazione nell’intonaco e nel colore. Su queste, una volta compresa la natura, si potrà intervenire, probabilmente con impacchi di idrossido di bario. La parete che desta più preoccupazioni ai restauratori è quella che coincide con l’Allegoria e gli Effetti del Cattivo Governo, che per ragioni di natura tecnica, di supporto ed esecuzione si mostra più lacunosa. Già alla metà del XVIII secolo il Cattivo Governo si presentava rovinato e le non rare interruzioni del tessuto pittorico sono oggi integrate con campiture neutre per essere visivamente il meno impattanti possibile.

Il lavoro di diagnostica suggerirà così quali sono gli interventi da intraprendere sulla pittura parietale della Sala dei Nove, che contrariamente a quanto si può pensare, non fu realizzata integralmente con la tecnica dell’affresco. Poiché non tutti i colori resistono all’azione caustica della calce su cui a fresco viene steso il pigmento, non di rado nella pittura murale si completava o correggeva il dipinto con colori a olio, calce o tempera, e anche nell’opera senese se ne trovano alcuni saggi, come il colore verderame, che può essere esclusivamente steso con la pittura a olio. Perciò non si può intervenire nella stessa maniera su tutta la superficie, ma ogni tecnica richiede solventi e trattamenti diversi.

La parete di fondo con le allegorie della Giustizia e della Sapienza Divina
La parete di fondo con le allegorie della Giustizia e della Sapienza Divina
La parete del Cattivo Governo
La parete del Cattivo Governo
Gli Effetti del Cattivo Governo in Città e le sue numerose lacune
Gli Effetti del Cattivo Governo in Città e le sue numerose lacune

Ma ancora oggi non tutte le tecniche degli antichi maestri ci sono chiare, e questo è particolarmente vero con Ambrogio Lorenzetti. La vita dell’artista senese infatti, si interruppe repentinamente (come ci è confermato da un testamento redatto dall’artista) come del resto quella del fratello Pietro e di molti altri artisti, a causa della terribile ondata di peste che falcidiò la popolazione europea nel 1348, e i suoi segreti insieme a quelli conservati in molte altre botteghe furono così spazzati via. Non può sopperire a questa perdita neppure il ricorso a quella miniera preziosa sulle pratiche artistiche dell’antichità che è il Libro dell’Arte scritto da Cennino Cennini. L’artista di Colle di Val d’Elsa, infatti, vissuto tra la seconda metà del XIV secolo e la metà del successivo, non era anch’egli a conoscenza di molti dei saperi del passato.

Alcuni limiti del trattato erano già stati messi in luce, sempre a Siena, nei primi anni Duemila, quando i restauratori si trovarono a intervenire su un ciclo di affreschi duecenteschi ritrovati fortuitamente al di sotto del Duomo, in quella che oggi è conosciuta come la Cripta. Il trattatista, infatti, nel suo manuale ammoniva “rosso è un colore che si chiama minio, il quale è artificiato per alchimia. Questo colore è solo buono a lavorare in tavola, ché se l’adoperi in muro, come vede l’aria subito diventa nero, e perde suo colore”, sennonché al momento della scoperta dei locali della Cripta, i restauratori trovarono proprio il rosso minio tra le brillanti cromie perfettamente conservate. Solo in seguito ad alcuni studi sul campo poterono così capire che l’invettiva sul minio di Cennini non era avvalorata chimicamente e che tale errore dello scrittore si doveva puramente alla sua scarsa confidenza con il pigmento.

Per questo motivo, ogni cantiere condotto con professionalità e solerzia può essere un’occasione di studio, e anche quello di cui trattiamo non farà certo eccezione. Quante cose ci sono ancora da scoprire sulle tecniche, i pigmenti usati, i precedenti restauri. Ma l’occasione non è ghiotta solo per i professionisti del restauro; infatti, sono numerosi i misteri che un’opera così complessa come il ciclo di Lorenzetti custodisce.

ù
Gli Effetti del Cattivo Governo in Campagna
Gli Effetti del Cattivo Governo in Campagna
L’angolo dell’affresco ridipinto da Andrea Vanni
L’angolo dell’affresco ridipinto da Andrea Vanni
Il corteo di donne e paggi anch’esso di mano di Andrea Vanni
Il corteo di donne e paggi anch’esso di mano di Andrea Vanni

Fra i tanti, ancora ci sfugge la comprensione di alcuni interventi pittorici non ascrivibili ad Ambrogio, come quello che insiste sulla parete di fondo, quella che ospita l’Allegoria del Buon Governo e in particolare in prossimità dello spigolo destro. Questa porzione di parete dove sono rappresentate le tre allegorie (la Magnanimità, la Temperanza, la Giustizia) fu rifatta dal pittore Andrea Vanni, che intervenne anche nella parte bassa immediatamente prospiciente l’angolo nella parete degli Effetti del Buon Governo, dipingendo il corteo di donne a cavallo, seguite dai loro paggi. Questa riacconciatura si situa intorno al 1360-1370 appena trent’anni dopo la realizzazione del capolavoro di Lorenzetti. Quali motivi vi si nascondono dietro?

In prossimità dello spigolo si era forse deteriorata la pittura a così breve termine dai lavori? O ancora vi fu una volontà di cambiamento, dopo la caduta del Governo dei Nove nel 1355 che aveva commissionato il ciclo? Potrebbe trattarsi forse di un riammodernamento del ciclo dettato dalla moda del periodo, o forse insistevano nuove esigenze iconografiche. Non sappiamo neppure quanto intervenne Vanni, infatti, alcuni studiosi hanno creduto che il pittore si rifacesse a un’invenzione non sua, e quindi si limitò a ripristinare il dipinto o ad apportare piccole modifiche, ma ad oggi sono tutte supposizioni prive di un solido riscontro. Forse l’indagine che verrà condotta durante il cantiere anche sull’architettura potrà suggerirci se in quella zona si sono verificati crolli che hanno costretto a ricorrere a un nuovo intervento pittorico.

Peraltro, quella del Vanni non è l’unica intromissione nel dipinto di Lorenzetti, altri artisti vi misero mano: Pietro di Giovanni Ambrosi, ad esempio, nel Quattrocento ridipinse in seguito a un’infiltrazione proveniente da un canale di gronda interno una porzione finale degli Effetti del Buon Governo sulla campagna, e successivamente anche Pietro di Francesco Orioli, lo stesso che realizzò l’architettura illusionistica sull’unica parete lasciata libera da Lorenzetti, integrò parti di intonaco caduto nella veduta di campagna e nell’Allegoria del Cattivo Governo.

Il ciclo dipinto nella Sala della Pace del Palazzo Pubblico si attesta così come un autentico universo pittorico, un’inesauribile fonte di informazioni e testimonianze di epoche a noi lontane, un campionario di tecniche e iconografie, una sedimentazione di variegati approcci al restauro, che lo rendono un’opera di straordinario interesse. E questa lungimirante ricognizione, che speriamo possa essere resa accessibile a tutti da ottobre, potrà innescare nuove opportunità di studio, di conoscenze e di valorizzazione.


Finestre sull'arte
Se questo articolo ti è piaciuto o lo hai ritenuto interessante,
iscriviti alla nostra newsletter gratuita!
Niente spam, una sola uscita la domenica, più eventuali extra, per aggiornarti su tutte le nostre novità!

La tua lettura settimanale su tutto il mondo dell'arte

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Jacopo Suggi

L'autore di questo articolo: Jacopo Suggi

Nato a Livorno nel 1989, dopo gli studi in storia dell'arte prima a Pisa e poi a Bologna ho avuto svariate esperienze in musei e mostre, dall'arte contemporanea, alle grandi tele di Fattori, passando per le stampe giapponesi e toccando fossili e minerali, cercando sempre la maniera migliore di comunicare il nostro straordinario patrimonio.


Miart 2021, si riparte dopo la pandemia. I 10 stand da non perdere
Miart 2021, si riparte dopo la pandemia. I 10 stand da non perdere
Dopo la presa del potere dei talebani, cosa accadrà al patrimonio culturale in Afghanistan?
Dopo la presa del potere dei talebani, cosa accadrà al patrimonio culturale in Afghanistan?
Decolonizzazione culturale: è giusto restituire le opere d'arte dei nostri musei ai paesi d'origine? Prima parte
Decolonizzazione culturale: è giusto restituire le opere d'arte dei nostri musei ai paesi d'origine? Prima parte
10 capolavori che l'Italia non ha trattenuto negli ultimi decenni, da Piero della Francesca a Guido Reni
10 capolavori che l'Italia non ha trattenuto negli ultimi decenni, da Piero della Francesca a Guido Reni
Conversazione con quattro artiste donne: riscrivere una storia dell’arte con più nomi femminili?
Conversazione con quattro artiste donne: riscrivere una storia dell’arte con più nomi femminili?
La museologia e le nuove funzioni del museo
La museologia e le nuove funzioni del museo


Commenta l'articolo che hai appena letto



Commenta come:      
Spunta questa casella se vuoi essere avvisato via mail di nuovi commenti





Torna indietro