“Dopo il virus, la voglia d'arte sarà più forte di prima”. Parla Gianluca De Felice, segretario dell'Opera della Primaziale Pisana


Quale sarà l'impatto dell'emergenza coronavirus su piazza dei Miracoli a Pisa e come il polo ne uscirà? Ne abbiamo parlato con Gianluca De Felice, segretario dell'Opera della Primaziale Pisana.

Più di 3 milioni di visitatori, più di 14 milioni di fatturato destinato alla conservazione e alla promozione: questi due numeri dei monumenti di piazza dei Miracoli a Pisa, gestiti dall’Opera della Primaziale Pisana. Quattro monumenti (la Cattedrale, la Torre di Pisa, il Battistero e il Camposanto monumentale) e due musei (il Museo dell’Opera del Duomo e il Museo delle Sinopie) che, sommati, fanno un numero di visitatori che proiettano il polo nel novero dei cinque siti più visitati d’Italia. Si tratta di un complesso che dipende molto dal turismo e dai flussi dei visitatori: come l’emergenza sanitaria da coronavirus ha impattato su questa realtà? Come reagirà alle sfide che la pandemia ha lanciato? Cosa ne sarà del turismo in una città d’arte come Pisa? Di questi argomenti abbiamo parlato con Gianluca De Felice, segretario dell’Opera della Primaziale Pisana. L’intervista è a cura di Federico Giannini.

La Cattedrale di Pisa
La Cattedrale di Pisa

FG. I monumenti di piazza del Duomo a Pisa, in questi giorni, sono chiusi al pubblico esattamente come tutti i musei e i luoghi della cultura italiana. Voi come state affrontando questi giorni di emergenza sanitaria e di chiusura forzata?

GD. Ovviamente, a seguito del decreto del Presidente del Consiglio dello scorso 8 marzo, abbiamo dovuto chiudere tutti i monumenti e i musei: quindi, a partire da quella data, non abbiamo più le entrate derivanti dai biglietti, che costituiscono praticamente la totalità delle nostre entrate . Poi, con il successivo decreto sulla chiusura delle attività produttive, abbiamo interrotto anche tutte le attività di cantiere e di restauro, oltre a quelle di manutenzione ordinaria e straordinaria. La Cattedrale è l’unico monumento aperto, ma per la sola preghiera: anche le sante messe, su indicazione del vescovo, vengono fatte a porte chiuse e con la diretta televisiva. Ci siamo organizzati lasciando al lavoro, intanto, il personale addetto alla vigilanza (abbiamo un gruppo di guardie giurate interne che continua a lavorare per il controllo dei monumenti e delle opere). E poi ci sono un piccolissimo nucleo di maestranze per una minima manutenzione ordinaria e un piccolo numero di amministrativi che in parte lavora in ufficio a orario ridotto e in parte lavora da casa in smart working.

Per un polo come il vostro, le cui entrate dipendono fortemente dai risultati della bigliettazione, la chiusura prolungata ha un impatto economico notevole.

Direi che la situazione è disastrosa. Giovedì 2 aprile abbiamo avuto un consiglio d’amministrazione in via telematica per valutare le perdite, che al momento non sono ancora quantificabili perché non sappiamo quando si potrà riaprire e quando si potrà rientrare in una forma di normalità. La nostra, infatti, non è una semplice attività produttiva: la nostra apertura è fortemente legata al ritorno dei turisti nella città di Pisa. Stiamo dunque valutando le perdite (abbiamo immaginato alcuni possibili scenari) e di conseguenza ciò che potremo fare in base alle situazioni che si creeranno.

A proposito di scenari: gli analisti ne stanno immaginando diversi, perché c’è chi ritiene che presto torneremo alla normalità (anzi, forse ci potrebbe essere un exploit perché le persone, a seguito di un periodo di contenimento così lungo, avranno molta voglia di girare, viaggiare e anche di visitare musei), ma c’è anche chi ritiene, ad esempio, che questa crisi sancisca la fine del turismo di massa per come lo conoscevamo. Voi che idea vi siete fatti? Secondo voi come cambieranno i flussi quando l’emergenza sarà finita?

Io forse ho una visione ottimistica, ma posso dire che in questo periodo abbiamo avuto contatti con tour operator e con agenzie che lavorano con noi (che stanno chiaramente riprogrammando i loro budget ma anche la loro attività di marketing orientata al periodo estivo e al periodo natalizio 2020: le agenzie lavorano sempre ragionando su periodi di sei o otto mesi), e l’idea ricorrente è che si tornerà a viaggiare non così tardi. Mi sento di dire che non sussiste la visione di una futura società chiusa, tutt’altro: al momento ci si muove con grande attenzione, ma non percepisco, in prospettiva futura, limiti pesanti al turismo.

Quindi, contrariamente a quello che pensano in tanti, secondo Lei continueremo a vedere le nostre città d’arte ancora affollate di turisti. Magari non quest’anno, ma forse dall’anno prossimo in avanti.

Le indicazioni che arrivano dal mondo del turismo sono queste. Siamo in un momento di grande sofferenza, ma una volta superata torneremo rapidamente a una vita normale.

Però, anche immaginando un futuro ritorno alla situazione precedente, prima che si torni alla normalità per come l’avevamo conosciuta fino a uno o due mesi fa, ci sarà tanto lavoro da fare. Voi cosa farete subito dopo l’emergenza? Quale sarà la vostra strategia d’uscita da questa fase?

Al momento siamo concentrati soprattutto sul comprendere come affrontare il domani. Ma per noi “domani” non significa un futuro più o meno lontano, e non significa neppure la fine dell’emergenza: significa letteralmente “il giorno dopo”, ovvero il nostro problema adesso è capire come riuscire a pagare gli stipendi, come riuscire a pagare i fornitori, come riuscire a pagare i contributi, come riuscire a pagare i costi fissi. In questo momento siamo dunque davvero molto concentrati su come proseguire la nostra sostenibilità aziendale. Tuttavia stiamo anche cominciando a pensare a come impostare il futuro, e la prospettiva a nostro avviso è orientata alla voglia di vivere e alla voglia di rivedere il bello: ci attiveremo dunque per lavorare sia attraverso i canali internet sia attraverso l’appoggio di società esperte che lavorano con i tour operator. Siamo però convinti che la ripartenza sia uno sforzo che non è possibile fare da soli. Mi spiego: noi viviamo perché i tour operator fanno i pacchetti, perché le compagnie aeree fanno il loro marketing, perché il settore alberghiero fa la sua attività di comunicazione. È dunque un insieme di comparto, che dovrà muoversi (e sono convinto che lo farà) in modo energico dato che ha accusato in modo forte il colpo del virus.

Ci sono tanti esperti del settore che stanno anche spingendo per una ripresa degli “acquisti culturali” non solo da parte dei turisti ma anche da parte degli abitanti delle città italiane. Voi immaginate che da Pisa ci sarà voglia di riscoprire i monumenti della città? Vi aspettate dunque un aumento di visite da parte dei pisani o degli abitanti delle località limitrofe?

Sì, certamente, ma di questo ero convinto anche prima che ci trovassimo in questa situazione. Faccio un esempio: noi abbiamo aperto a ottobre il Museo dell’Opera del Duomo, dopo cinque anni di lavori di restauro e riallestimento. Ottobre è un mese di basso afflusso turistico, e lo stesso vale per il mese successivo, ma nonostante ciò in quel periodo abbiamo avuto un ritorno molto positivo da parte dei pisani, degli abitanti della provincia di Pisa e di quelli delle province limitrofe. Io sono convinto che, appena sarà finita l’emergenza, la voglia di uscire di casa, di vedere l’arte e di riassaporare il nostro patrimonio sarà un elemento determinante. E questo è un punto su cui stiamo già lavorando: stiamo cioè impostando alcune idee che possano interessare alla cittadinanza. E per essere più incisivi occorrerà anche passare dalla promozione attraverso i media locali.

Il nuovo Museo dell'Opera del Duomo di Pisa
Il nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Pisa. Ph. Credit Nicola Gronchi per Opera della Primaziale Pisana

Per la vostra promozione utilizzerete anche i mezzi digitali?

Durante l’emergenza non siamo stati presenti sui social. Al di là del sito internet, che nel nostro caso ha un’impostazione molto istituzionale, abbiamo sempre ritenuto di dover lavorare non in modalità front-office ma in modalità back-office. Ovvero: noi lavoriamo sulla base di accordi con i soggetti che muovono il turismo, non siamo noi a muoverci in maniera diretta. Abbiamo comunque anche l’idea di lavorare sui social, ma non tanto per la promozione di possibili pacchetti, quanto invece per stimolare ulteriormente, se ce ne sarà bisogno, la voglia di uscire e di vedere arte.

Un’ultima domanda: è notizia delle ultime ore che l’ICOM ha inviato una serie di raccomandazioni ai musei su cosa fare durante l’emergenza, in particolare su come continuare a garantire la tutela. Ha però anche espresso un auspicio, ovvero che, finita l’emergenza, i musei comincino a collaborare in maniera più proattiva tra loro e a creare delle reti. Può essere utile una collaborazione di questo tipo, una collaborazione più intensa tra i musei, per uscire in maniera più veloce dalla crisi e per attivare un circolo virtuoso capace di portare più persone a vedere i musei?

Intanto vorrei specificare che, chiaramente, l’indicazione dell’ICOM di non abbandonare i musei è da noi condivisa: i nostri vigilanti lavorano nelle stesse condizioni in cui lavoravano prima dell’emergenza, proprio perché tenere sotto controllo il patrimonio affinché non accada niente di spiacevole è la massima priorità. E poi, come detto, abbiamo mantenuto un piccolo gruppo di manutentori non solo per le attività ordinarie di sistemazione della piazza ma anche per un controllo ulteriore al nostro patrimonio. Per quanto riguarda il collaborare, ritengo che sia già di per sé una necessità, in qualsiasi momento, figuriamoci ora, con questa crisi. Continuo a credere che oggi il turismo sia dinamico e che le persone non abbiano voglia di fermarsi troppo a lungo in un solo luogo: la voglia di muoversi e la voglia di arte, che un domani non molto lontano saranno identiche a quelle di prima, se non anche più forti, dovranno portare i nostri territori e i nostri musei a lavorare per promuoversi in modo congiunto. Su questo punto mi associo dunque pienamente a quello che l’ICOM ha scritto.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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