Il Belisario del Legnanino torna a Palazzo Carignano di Torino dopo tre secoli


Prorogata fino al 6 aprile 2026 l’esposizione del dipinto di Stefano Maria Legnani negli Appartamenti dei Principi di Palazzo Carignano a Torino: un’opera barocca legata alla vicenda di Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano, rientrata nella sua sede originaria dopo un lungo percorso di studi e recuperi.

Dopo oltre tre secoli di assenza, il dipinto Belisario chiede l’elemosina di Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino (Milano, 1661 - 1713), è tornato negli Appartamenti dei Principi di Palazzo Carignano a Torino, sua collocazione originaria. L’esposizione dell’opera, accolta nelle sale della residenza sabauda, è stata prorogata fino al 6 aprile 2026, consentendo le fruizione di un dipinto che occupa un posto singolare nella produzione barocca di fine Seicento.

Realizzata intorno al 1697, la tela affronta un soggetto inconsueto per la pittura del tempo: il generale romano Belisario, caduto in disgrazia e ridotto alla cecità, raffigurato mentre chiede l’elemosina. La scelta iconografica assume un chiaro valore allegorico se messa in relazione con la biografia del committente, il principe Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano, detto “il Muto”. Alla parabola discendente del condottiero si affianca infatti la vicenda personale del principe, segnato da duri contrasti con Luigi XIV, culminati nell’esilio dopo il rifiuto di un matrimonio imposto con una nobile francese.

Stefano Maria Legnani detto Legnanino, Belisario chiede l’elemosina (1697 circa; olio su tela, 208 x 195 cm)
Stefano Maria Legnani detto Legnanino, Belisario chiede l’elemosina (1697 circa; olio su tela, 208 x 195 cm)

Dal punto di vista compositivo, l’opera presenta una struttura fortemente teatrale. Le figure sono organizzate in due gruppi distinti, scanditi da un articolato gioco di luce e ombra che contribuisce a enfatizzare il dramma della scena. Alla solennità di ascendenza classica si affianca una vivacità cromatica che rimanda alla tradizione dei pittori genovesi attivi presso la corte sabauda, elementi che confermano la complessità del linguaggio figurativo del Legnanino. Commissionata per decorare una sala degli Appartamenti dei Principi, la grande tela, fu probabilmente collocata al centro di un soffitto a cassettoni. In seguito venne trasferita a Parigi da Vittorio Amedeo, figlio di Emanuele Filiberto. Alla morte di quest’ultimo, l’opera fu dispersa in occasione della vendita all’asta del 1743, scomparendo così dalla documentazione storica legata a Palazzo Carignano.

La tela riemerse sul mercato antiquariale francese all’inizio del Novecento e fu acquistata dal capostipite di una famiglia fiorentina, con un’attribuzione allora riferita a Luca Giordano. Rimasta nelle raccolte della famiglia fino ai giorni nostri, l’opera è stata sottoposta tra il 2020 e il 2021 a un intervento conservativo approfondito, che ne ha restituito la leggibilità e l’integrità. Il 3 novembre 2025 è stato firmato il contratto di acquisto da parte delle Residenze reali sabaude, passaggio decisivo per il rientro del dipinto a Torino. Il ritorno del Belisario negli spazi per i quali era stato concepito si inserisce in un processo di rilettura della storia artistica e collezionistica di Palazzo Carignano. L’edificio è attualmente interessato da un grande cantiere che porterà all’apertura di un percorso completamente nuovo all’interno della residenza, dotato di soluzioni museali aggiornate.

Informazioni pratiche

Palazzo Carignano, via Accademia delle Scienze 5, Torino.

L’esposizione è inclusa nel biglietto di ingresso.

Tariffe: intero € 5; ridotto € 2;

Informazioni sulla mostra

CittàTorino
SedePalazzo Carignano
DateFino al 06/04/2026
ArtistiStefano Maria Legnani
Temiarte barocca, Palazzo Carignano



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