Antonio Canova in rapporto all'arte antica, una grande mostra porta a Napoli le Tre Grazie e altri capolavori


Dal 29 marzo al 30 giugno 2019, il MANN di Napoli ospita la mostra ’Canova e l’antico’, dedicata al rapporto tra Antonio Canova e l’arte antica.

Dal 29 marzo al 30 giugno 2019, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) accoglie la mostra Canova e l’Antico, tutta dedicata al rapporto tra Antonio Canova (Possagno, 1757 - 1822) e l’arte antica. Considerato dai contemporanei un nuovo Fidia, Canova, padre del neoclassicismo, tenne fede al principio del grande teorico Johann Joachim Winckelmann, secondo cui gli antichi andavano imitati e non copiati: e Canova parve come l’artista in grado di riportare in vita l’antico. La rassegna esamina il legame tra Canova e l’antico con opere di diverso tipo e genere: ci sono sculture in marmo (dodici in tutto i grandi marmi) ma anche gessi, dipinti, disegni, bozzetti per un totale di oltre cento opere, e non mancheranno alcuni capolavori, come le celeberrime Tre Grazie in arrivo dall’Ermitage di San Pietroburgo (da cui giungono anche altri marmi: l’Amorino alato, la Ebe, la Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della morte) o l’Apollo del Getty Museum di Los Angeles, e ancora la Maddalena penitente del Museo di Palazzo Bianco a Genova e il Paride del Museo Civico di Asolo.

Canova e l’antico si tiene a Napoli anche perché tra l’artista veneto e il capoluogo campano esiste un legame solido: Canova, infatti, arrivò per la prima volta a Napoli ventitreenne, nel 1780, in una visita di studio che si estese anche alle vicine Paestum ed Ercolano. Del suo soggiorno napoletano, Canova tenne traccia in un Quaderno di viaggio, dove ebbe modo di soffermarsi sui monumenti da lui visitati, in particolare la Cappella Sansevero dove fu affascinato dal Cristo morto di Giuseppe Sammartino, e ancora il Museo di Capodimonte e il Museo di Portici, dov’ebbe modo di apprezzare diversi marmi e bronzi antichi. Canova frequentò anche la locale Accademia di Belle Arti, e tuttora, nella Gipsoteca dell’istituto partenopeo, sono presenti alcuni gessi canoviani. Lo scultore sarebbe tornato a Napoli più tardi, nel 1787, dove avrebbe lavorato alla Venere e Adoneper Francesco Maria Berio, da destinare al tempietto che si trovava nel giardino del palazzo del nobile. In epoca napoleonica avrebbe invece lavorato ai busti di Carolina e Gioacchino Murat, re di Napoli durante l’occupazione francese, e successivamente lavorò per Ferdinando IV di Borbone.

La mostra si articola sui due piani del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ma si estende anche oltre: nell’atrio, per esempio, sono state poste due installazioni dedicate a Canova, ospitate in due architetture scenotecniche del diametro di 6 metri. Inoltre, la rassegna si avvale dell’audioguida con la voce di Adriano Giannini e la colonna sonora del violoncellista Giovanni Sollima. Orari di visita: tutti i giorni (tranne il martedì, giorno di chiusura), dalle 9 alle 19:30. Biglietti: intero 15 euro, ridotto per cittadini tra 18 e 25 anni 2 euro. Audioguide al costo di 6 euro e 5 euro con openMANN (durata un’ora, italiano e inglese). La rassegna è realizzata con il sostegno di Regione Campania e con il patrocinio di Comune di Napoli e Gipsoteca e Museo Antonio Canova. Il catalogo è edito da Electa.

Nell’immagine: Antonio Canova, Le Tre Grazie, dettaglio (1812-1816; marmo, San Pietroburgo, Hermitage)

Antonio Canova in rapporto all'arte antica, una grande mostra porta a Napoli le Tre Grazie e altri capolavori
Antonio Canova in rapporto all'arte antica, una grande mostra porta a Napoli le Tre Grazie e altri capolavori


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