Chiara Ventura a Prato: relazioni, conflitto e spazio pubblico in “Ti lascio qui”


A Villa Rospigliosi, dal 15 febbraio all’8 marzo 2026, Chiara Ventura presenta un progetto espositivo e performativo che attraversa affetti, genealogie e dinamiche di potere, mettendo in relazione opere visive e due performance inedite concepite per apertura e chiusura della mostra.

Dal 15 febbraio all’8 marzo 2026 gli spazi di Villa Rospigliosi a Prato accolgono Ti lascio qui, progetto di Chiara Ventura (Verona, 1997) accompagnato da un testo critico di Angel Moya Garcia. La mostra è promossa e sostenuta dalla direzione artistica di Chorasis – LoSpaziodellaVisione, con il contributo di Toscanaincontemporanea2025 e di Publiacqua, e si articola come un percorso che intreccia opere visive e azioni performative concepite appositamente per l’occasione. L’inaugurazione è fissata per il 15 febbraio alle ore 16.00 ed è segnata dalla performance inedita 2x2. COME FINISCE L’AMORE (dimenticarmi di te), della durata di circa novanta minuti. Il progetto si conclude l’8 marzo, sempre alle ore 16.00, con il finissage e la presentazione della seconda performance 2x2. GUARDA CHE LUNA, GUARDA CHE MARE, che si sviluppa in un tempo più breve, circa quaranta minuti.

“Chiara Ventura (Verona, 1997)”, scrive Angel Moya Garcia nel suo testo critico, “costruisce un dispositivo attraversabile, suddiviso in tre ambienti, in cui il corpo, l’amore e l’eredità agiscono come campi instabili e mai pacificati, esposti a una continua riscrittura. La mostra si articola attraverso fratture e sospensioni, assumendo il rischio del non detto e della contraddizione come metodo. Una ragnatela di stimoli, suggestioni, trappole, ambiguità e tensioni in cui lasciare non equivale a rinunciare, abbandonare o rifiutare, ma a interrompere ciò che si è naturalizzato come normale, come pratica e come metodo. Un tentativo di creare uno scarto da cui possa emergere il soggetto imprevisto, un corpo che rifiuta la compensazione, che abita il conflitto e che, proprio all’interno di questo, tenta una forma radicale di libertà. Nel loro insieme, i lavori presentati nelle tre sale non si offrono come tappe lineari né come momenti risolutivi, ma come campi di forze in continua tensione, come dispositivi che espongono la soggettività al rischio della trasformazione senza mai definire l’esito”.

Chiara Ventura, Adesso mi ricordo di te - dettaglio (2022; mix media; 50 x 45 cm) Foto: Nicola Massella
Chiara Ventura, Adesso mi ricordo di te - dettaglio (2022; mix media; 50 x 45 cm) Foto: Nicola Massella
Chiara Ventura, La macchia (2025; mix media su carta, 29,7 x 42 cm)
Chiara Ventura, La macchia (2025; mix media su carta, 29,7 x 42 cm)
Chiara Ventura, Quello che non dico (OUT) (2025; grafite, pennarello nero e palloncino su carta, 29,7 x 42 cm)
Chiara Ventura, Quello che non dico (OUT) (2025; grafite, pennarello nero e palloncino su carta, 29,7 x 42 cm)
Chiara Ventura, Quello che provo (a dirti) – dettaglio (2023) Foto: Nicola Massella, su concessione di Attiva Cultural Projects
Chiara Ventura, Quello che provo (a dirti) – dettaglio (2023) Foto: Nicola Massella, su concessione di Attiva Cultural Projects

Il nucleo della mostra si sviluppa attraverso una selezione di opere che appartengono alla dimensione più intima del lavoro di Ventura. La prima sala raccoglie lavori che configurano un ambito dichiaratamente politico e affettivo, in cui emergono dinamiche di rifiuto nei confronti del maschile tossico e dei meccanismi patriarcali. Qui prende forma un soggetto che apprende la possibilità di sottrarsi, di dire di no senza vergogna o timore, mettendo in discussione modelli relazionali consolidati e gerarchie di potere interiorizzate.

La seconda sala si concentra invece sul tema dell’eredità. Ventura affronta la dimensione dei retaggi genetici, culturali e simbolici che attraversano l’identità individuale, sottolineando come ogni soggetto sia vincolato a determinismi trasmessi dalle generazioni precedenti. All’interno di questa consapevolezza si apre lo spazio della rottura, dove l’emancipazione appare come un processo attraversato da ritorni, ripetizioni e legami invisibili. Si tratta di elementi che chiedono di essere riconosciuti prima di poter essere disinnescati, rendendo visibile la complessità dei percorsi di affrancamento.

Nella terza sala il percorso espositivo si confronta con il limite come condizione strutturale della relazione. Qui il linguaggio mostra le proprie fratture e ciò che resta è una prossimità fragile, fatta di silenzi e di vuoti condivisi. Ventura lavora su una dimensione in cui non tutto può essere pronunciato, riconoscendo il vuoto come ultimo spazio possibile di relazione e come luogo in cui la comunicazione si arresta senza necessariamente dissolversi.

Le due performance 2x2 ampliano questi temi portandoli fuori dallo spazio privato. In entrambe le azioni, una coppia attraversa un tempo segnato dalla difficoltà di trovare un accordo definitivo, una comunicazione funzionale o un’armonia priva di conflitti. Le problematiche, le urgenze e le istanze affettive si susseguono senza soluzione di continuità, restituendo una quotidianità esposta allo sguardo pubblico. L’amore viene così spostato nello spazio condiviso, dove accetta il rischio della vulnerabilità e assume una dimensione di esposizione, di difesa dei diritti e di affermazione di un affetto che non può più restare confinato nell’ambito domestico.

Note sull’artista

Chiara Ventura (Verona, 1997) è artista visiva e performer. La sua ricerca assume una forte impronta esistenziale, in cui l’esperienza biografica diventa strumento di indagine. Attraverso il tema del doppio, il lavoro si concentra sulle dinamiche che regolano la relazione tra sé e l’altro. Le pitture, collocate in una zona di tensione tra figurazione e astrazione, traducono sul piano visivo i nodi concettuali sviluppati nelle opere plastiche e nelle azioni performative. Il corpo e le sue relazioni con la psiche, l’emotività e l’alterità rappresentano il punto di avvio di una pratica prevalentemente performativa, costruita attorno a una condizione di esposizione non protetta, che coinvolge tanto chi agisce quanto chi osserva. Ventura indaga le forme più sottili della violenza nella contemporaneità e si concentra sugli aspetti politici del comportamento umano.

Nel 2020 co-fonda plurale, progetto orientato a una dimensione collettiva del fare artistico, in cui l’autorialità individuale confluisce in una prospettiva condivisa. Attraverso performance, installazioni, video, musica e progetti editoriali, pluralesviluppa una pratica basata sul confronto costante con il contesto sociale. Il lavoro di Ventura è stato presentato in istituzioni e spazi come Lemme Centre d’Art Contemporain di Sion, Tenuta Dello Scompiglio a Lucca, Mart – Galleria Civica di Trento, Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, Villa Rondinelli a Fiesole, Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, FAO di Roma, Galleria ME Vannucci di Pistoia, Viafarini a Milano, M9 – Museo del ’900 di Mestre e Spazio In Situ a Roma. Ha inoltre collaborato con realtà quali Exibart, Adiacenze, Osservatorio Futura, Attiva Cultural Projects e Studio Savarin.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraTi lascio qui
CittàPrato
SedeVilla Rospigliosi
DateDal 15/02/2026 al 08/03/2026
ArtistiChiara Ventura
TemiArte contemporanea



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