Gli antichi romani esportavano la loro cultura tramite il modello di vita urbano: una mostra ai Mercati di Traiano di Roma lo racconta


È partita, dal 29 giugno, la seconda fase di Civis Civitas Civilitas, la rassegna che intende mostrare come la cultura romana si sia radicata nei territori conquistati militarmente attraverso il modello di vita urbano, che si esprime negli edifici che qualificano la città come tale. Per fare ciò, la mostra, presso i Mercati di Traiano, affianca edifici dalle funzioni analoghe distribuiti nelle città dell’impero e si dedica alla relazione fra città, cittadinanza e civiltà nel mondo romano, descritta attraverso i plastici delle architetture antiche.

Per l’occasione è stata realizzata una guida breve edita da De Luca editori d’Arte ed è prevista la pubblicazione dell’atlante fotografico dei plastici dopo il loro restauro, edita da L’Erma di Bretschneider.

Il progetto espositivo documenta il carattere prettamente urbano della cultura classica. La condivisione degli spazi, degli edifici e delle leggi costituisce la civitas, il fulcro della civiltà romana. La mostra è quindi un viaggio negli spazi e negli edifici delle città dell’Impero, rappresentati nei plastici in gesso del Museo della Civiltà Romana, in gran parte realizzati da Italo Gismondi per la Mostra Augustea della Romanità del 1937. I modelli raffigurano in parte lo stato di fatto dei monumenti negli anni Trenta del Novecento, in parte le loro ricostruzioni: all’intrinseco valore scientifico aggiungono pertanto anche il valore di documentazione di monumenti trasformati o scomparsi, soprattutto nei territori teatro di eventi bellici.

La mostra, nel suo complesso, sviluppa sette macrotemi, tutti rappresentati dai plastici posizionati nella Grande Aula già per l’apertura del 20 dicembre, e poi declinati in una serie di temi specifici: gli spazi pubblici (indicati da fori, curie, capitolia e templi); l’acqua nel decoro della città (fontane, ninfei e terme); lo spettacolo (teatri e anfiteatri); il trionfo, l’onore e il passaggio (archi trionfali e onorari, porte urbiche); il commercio (mercati); la memoria individuale, familiare e dello Stato (sepolcri e monumenti); le infrastrutture (ponti, acquedotti, cisterne, castelli di distribuzione dell’acqua).

Spiccano, per le proporzioni e per l’accuratezza della resa, i plastici del Foro di Augusto, che apre la mostra e che per la sua efficacia comunicativa è stato spostato dalla sala sul matroneo a monte al vano centrale della Grande Aula, del Foro di Pompei con gli edifici annessi, della scena del teatro di Sabratha in Libia, delle Terme di Treviri in Germania e della Porta detta di Sant’Andrea ad Autun, in Francia.

La narrazione del percorso è scandita da testi antichi pertinenti ai singoli temi e pronunciati dalle voci narranti degli stessi autori o dei loro destinatari, rappresentati da calchi di statue o ritratti del Museo della Civiltà Romana: fra questi risulta particolarmente vivace l’ambientazione delle terme descritta da Seneca in una lettera a un amico.

L’immagine della vita della Civitas nell’impero romano viene raccontata, come detto, attraverso i plastici delle architetture antiche e completata dalle sezioni dedicate alle infrastrutture con 30 nuove opere relative a ponti, acquedotti e mercati. Un nuovo nucleo di modelli, costituito da 24 plastici, 5 rilievi e un ritratto. Con queste nuove opere l’immagine della Civitas si completa con le infrastrutture legate alla mobilità (ponti), all’acqua (acquedotti e sistemi di accumulo e distribuzione), al commercio (mercati).

L’infrastrutturazione del territorio costituisce invece il tessuto connettivo che permette alle città di alimentarsi di cibo e acqua, di scambiare merci, di mantenere stretto contatto con l’amministrazione centrale. Ponti e acquedotti romani, spesso rimasti in uso o recuperati in età postantica, sono un vero landmark della penetrazione della cultura romana e compaiono in territori anche molto lontani e periferici rispetto alle vie di comunicazione più note. Il plastico del Pont du Gard, il celebre acquedotto che riforniva di acqua la città di Nemausus (Nîmes) apre questa sezione presieduta dal ritratto di Nerva. Una voce narrante accompagna il visitatore con un brano del De Aquaeductu di Frontino, l’architetto nominato curator aquarum da Nerva nel 95.

Arrivano in mostra anche modelli, di cui è stato completato il restauro, pertinenti alle sezioni già in esposizione da dicembre. Fra questi lo spettacolare plastico del santuario di Baalbek, mentre il monumentale modello del ponte di Rimini, in scala 1:20, ancora in restauro, sarà l’ultima opera a arrivare in esposizione.

Per tutte le informazioni potete visitare il sito ufficiale dei Mercati di Traiano.

Gli antichi romani esportavano la loro cultura tramite il modello di vita urbano: una mostra ai Mercati di Traiano di Roma lo racconta
Gli antichi romani esportavano la loro cultura tramite il modello di vita urbano: una mostra ai Mercati di Traiano di Roma lo racconta


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