Firenze, il Museo del Bargello riapre e presenta la nuova Sala degli Avori, tutta riallestita


Il Museo Nazionale del Bargello di Firenze ha riaperto oggi al pubblico e in occasione della riapertura ha presentato la nuova Sala degli Avori, interamente riallestita, con un progetto che ha richiesto cinque anni di lavoro. Esposti numerosi capolavori.

Il Museo Nazionale del Bargello di Firenze ha riaperto questa mattina le sue porte al pubblico dopo le settimane di confinamento primaverile, e ha colto l’occasione per presentare a tutti, visitatori e stampa, la nuova Sala degli Avori, interamente riallestita, con un progetto curato dall’ufficio tecnico dei Musei del Bargello (coordinamento di Ilaria Ciseri) assieme allo studio Guicciardini e Magni Architetti. Si tratta del primo rinnovamento integrale di un allestimento storicizzato del Bargello: il percorso è stato completamente ripensato per valorizzare e migliorare la conservazione degli oggetti di una collezione preziosa e unica (è tra le più importanti raccolte di avori del mondo), che copre diversi secoli di storia, partendo dagli avori etruschi fino ad arrivare ai capolavori del XVII secolo per spingersi ai manufatti dell’Ottocento. E risale proprio al Seicento il sontuoso Crocifisso barocco d’avorio che viene di nuovo esposto al pubblico dopo circa cento anni di assenza.

I circa 250 oggetti della raccolta, di eccezionale valore (il grosso della collezione risale al lascito dell’antiquario francese Louis Carrand che nel 1888, alla sua scomparsa, concesse al Bargello circa 2.600 opere tra sculture, gioielli, tessuti, oreficerie e, appunto, avori, ma già un decennio prima il Bargello risultava in possesso di un primo nucleo di “Avori, Ambre e Cristalli di Monte” originatosi grazie al collezionismo dei Medici e dei Lorena), sono stati sistemati entro nuove vetrine in metallo con vetri antiriflesso e antisfondamento, a completa tenuta dell’aria e dotate di sistemi di controllo del microclima interno. La bicromia delle teche dichiara l’appartenenza al doppio sistema di relazioni che l’allestimento museografico tesse con l’edificio (il grigio caldo degli esterni delle teche in relazione ai decori della sala) e con le opere (il grigio scuro degli interni per far risaltare meglio gli avori). La grafica, composta dallo studio Rovai Weber, segue questo spettro di variazioni, mentre la luce, progettata da Massimo Iarussi, disegna i contorni delle opere staccandole dal fondo. I lavori sono cominciati nel 2015, quando la Fondazione Il Bargello Onlus ha finanziato uno studio di fattibilità della sala e ha contribuito alla revisione delle pitture murali del locale, che sono stati restaurati. L’operazione è costata 490mila euro, e l’appalto è stato curato da Invitalia (aggiudicato alla ditta Mario Verrazzo: in seguito, è iniziato il delicato lavoro di costruzione di moderne vetrine e di realizzazione dell’allestimento, sotto la supervisione esperta di Ilaria Ciseri, Maria Cristina Valenti, e dell’architetto Marco Magni).

La nuova Sala degli Avori del Museo del Bargello di Firenze
La nuova Sala degli Avori del Museo del Bargello di Firenze


La nuova Sala degli Avori del Museo del Bargello di Firenze
La nuova Sala degli Avori del Museo del Bargello di Firenze


Avori etruschi e romani
Avori etruschi e romani


Avori del basso impero: il dittico con scene della vita di san Paolo e con Adamo nel Paradiso terrestre, la placca con imperatrice del VI secolo e la valva sinistra del dittico del console Anicio Fausto Albino Basilio
Avori del basso impero: il dittico con scene della vita di san Paolo e con Adamo nel Paradiso terrestre, la placca con imperatrice del VI secolo e la valva sinistra del dittico del console Anicio Fausto Albino Basilio


Avori bizantini
Avori bizantini


Avori bizantini
Avori bizantini


Il micromosaico con Cristo Pantocratore
Il micromosaico con Cristo Pantocratore


Il Flabellum di Tournus
Il Flabellum di Tournus

Il nuovo percorso tra gli avori del Bargello

“Il nuovo allestimento”, spiega a Finestre sull’Arte la direttrice del Museo del Bargello, Paola D’Agostino, “introduce una coerenza nuova, grazie all’allestimento della dottoressa Ilaria Ciseri. È stato realizzato seguendo criteri cronologici e tematici: si parte dagli avori etruschi, romani e bizantini, quindi si passa agli avori carolingi e gotici e così via, inoltre ci sono delle vetrine tipologiche, come quella del meraviglioso Crocifisso del Seicento che non era esposto da oltre cento anni. Il progetto di fattibilità è stato impostato nel 2015 e poi, grazie ai fondi derivati dall’autonomia, abbiamo iniziato a lavorare al progetto che è stato mandato in gara nel giugno 2018 con Invitalia e poi aggiudicato nel giugno del 2019. La realizzazione delle vetrine ha richiesto quasi un anno per la fabbricazione, visto che segue una scrupolosa serie di criteri museografici (tenuta climatica, vetri antiriflesso), inoltre ogni supporto è stato costruito in maniera individuale. Prossimamente, il Museo del Bargello riaprirà la cappella, al momento chiusa, ma vi è stata riallestita una parte della collezione delle oreficerie e aprirà la settimana prossima in occasione dell’inaugurazione della mostra dantesca (sarà parte del percorso espositivo della rassegna). Inoltre, per ora abbiamo dovuto chiudere il medagliere perché dovremmo riallestirlo ma abbiamo dovuto posticipare i lavori causa pandemia. I prossimi passi saranno il riallestimento della Sala del Trecento e della Sala delle maioliche, con progetto dello studio Guicciardini e Magni”.

Il lavoro fatto sulla Sala degli Avori, spiega D’Agostino, “è il primo di una serie di progetti programmati al Museo Nazionale del Bargello per la messa in sicurezza, valorizzazione e nuova fruizione delle magnifiche collezioni di arti decorative, conservate al Palazzo del Podestà, e ancora troppo poco conosciute dal grande pubblico. Per questo motivo abbiamo deciso di presentare il nuovo riallestimento nel giorno di riapertura dei musei, dopo mesi di chiusura forzata ma di grandi lavori da parte del personale dei Musei del Bargello e di vari professionisti impegnati in cantieri su tutti e cinque i Musei. Crediamo, infatti, che i visitatori siano i veri ospiti d’eccezione e volevamo accoglierli, facendo loro apprezzare in anteprima questi straordinari micro capolavori d’avorio, di culture diverse, unici al mondo e riallestiti con nuovi e suggestivi accostamenti, in sicurezza e sotto una nuova luce”.

Il percorso comincia con gli avori etruschi e romani: manici di coltelli, placchette, una testa di putto, quattro bustini di putto con ghirlanda e molto altro. Si passa poi agli avori del basso impero, tra i quali spicca un dittico con scene della vita di san Paolo e con Adamo nel Paradiso terrestre, proveniente da Milano o Roma e risalente alla fine del IV secolo. Di notevole importanza anche la placca con imperatrice del VI secolo e la valva sinistra del dittico del console Anicio Fausto Albino Basilio. Gli avori bizantini sono rappresentati da opere come la cassetta a rosette, da Costantinopoli, risalente al X secolo, e la coeva cassetta con busti di Cristo, della Vergine e di santi. Imperdibile il micromosaico con il Cristo Pantocratore, capolavoro di arte bizantina del 1150-1175 circa che Lorenzo il Magnifico aveva sopra al suo letto quando si spense. Il pubblico ha poi modo di vedere la vetrina riservata al Flabellum di Tournus, forse il più famoso avorio del Bargello: di epoca carolingia (dell’870 circa), è un oggetto che aveva funzione di ventaglio, per tenere lontani gli insetti durante la messa. Il suo manico è composto da cilindri in osso scolpiti con temi che alludono al Paradiso terrestre, mentre la pergamena reca figure di santi e una dedica alla Vergine e a san Filiberto in caratteri d’oro e d’argento. Si arriva poi agli avori gotici a soggetto sacro: ecco dunque diverse Madonne in trono, di varie epoche (si va dai primi anni del XIII secolo alla metà del XIV), tra cui la Madonna dei granduchi, e il riccio del pastorale della Metropolitana di Acerenza, opera del 1360-1390 circa.

Per quanto riguarda gli avori rinascimentali, barocchi e moderni, spiccano la Madonna col Bambino incoronata dagli angeli proveniente dalla Spagna (1650-1700 circa), la Pace con la Madonna col Bambino fiamminga del 1500-1520 circa, il Cristo alla colonna di area tedesca o italiana della metà del XVI secolo. Una vetrina è dedicata alla spettacolare Tavola da gioco in avorio, osso e legno del 1450-1480 circa: è una tra le più grandi al mondo e serviva per giocare a dama, a scacchi, a tric trac e a backgammon (è dipinta su due lati per permettere diversi giochi ed è un capolavoro di produzione borgognona o fiamminga: lungo il perimetro, peraltro, si dispongono scene di cavalieri, dame, battute di caccia, musici e danze, e immagini connesse al tema dei “giardini d’amore”). Un’altra vetrina è proprio dedicata alle pedine e agli scacchi di diverse epoche, e un’altra ancora espone raffinati cofanetti. Il percorso termina col succitato Cristo crocifisso riferito all’ignoto “Maestro di Guadalcanal”, dal nome della cittadina andalusa dove si trovano diversi crocifissi simili a quello del Bargello: l’artista operò tra l’Andalusia e Genova nella seconda metà del Seicento, e con questo Cristo realizza un capolavoro di virtuosismo, dove l’abilità di lavorazione dell’avorio giunge a livelli di sottigliezza microscopica.

Vetrina dei cofanetti
Vetrina dei cofanetti


Avori gotici
Avori gotici


Avori gotici
Avori gotici


Avori gotici
Avori gotici


La tavola da gioco
La tavola da gioco


Il Crocifisso del maestro di Guadalcanal
Il Crocifisso del maestro di Guadalcanal

Le dichiarazioni

“Oggi si avvera un progetto cui si aspirava da lungo tempo, poiché le vetrine preesistenti, realizzate negli anni Ottanta del secolo scorso”, spiega Ilaria Ciseri, Responsabile delle collezioni del Museo Nazionale del Bargello, “non garantivano più parametri espositivi adeguati alla delicatezza delle opere in avorio. Finalmente questi capolavori trovano condizioni microclimatiche ideali e si possono ammirare in tutta la loro bellezza straordinaria, valorizzati da un allestimento e da un’illuminazione che mettono in risalto dettagli finora inimmaginabili. E infine, un allestimento d’eccezione è quello di un capolavoro mai visto, il toccante Crocifisso barocco che torna in esposizione dopo quasi un secolo di assenza”.

“Per la realizzazione delle nuove teche nella Sala degli Avori”, ha spiegato l’architetto Maria Cristina Valenti, Responsabile dell’ufficio tecnico dei Musei del Bargello e RUP dei lavori, “sono state smontate le vecchie vetrine, sono stati restaurati gli apparati pittorici ottocenteschi alle pareti ed il pavimento in cotto. Alle pareti sono state sistemate in un ordine storico diverso sia i quadri - mosaici e tavole - che le sculture in legno ed in marmo, usando le vecchie basi rivestite in corian. Le finestre restaurate, sono state inserite delle tende a rullo motorizzate, in tessuto filtrante e con protezione per i raggi UV. È stato realizzato un nuovo impianto elettrico e una nuova illuminazione puntiforme della sala per la valorizzazione delle opere d’arte esposte alle pareti con faretti e strip led”.

“È stato necessario”, ha dichiarato l’architetto Marco Magni, “individuare nuovi criteri che potessero adattarsi alla peculiarità delle diverse sezioni da rinnovare, e insieme rappresentassero una nota di stile e di esemplare chiarezza al servizio di questo specifico museo, risolvendo al contempo problemi di conservazione, gestione e valorizzazione delle opere. La configurazione delle teche è generata dal disporsi delle collezioni, ma anche dal disegno dei decori ottocenteschi della sala”.

“La Fondazione il Bargello - Onlus è stata vicina al Museo Nazionale del Bargello sin dalla sua nascita come Associazione nel 1982”, ha aggiunto Sergio Chiostri, Presidente della Fondazione Il Bargello Onlus. “Da allora ha aiutato finanziariamente il Museo a realizzare un ventaglio di iniziative che migliorassero la fruibilità delle opere esposte. In questo quadro rientra il finanziamento che, in contemporanea con il riallestimento della Sala degli Avori e delle oreficerie in Sagrestia e in Cappella, ha permesso di realizzare un nuovo progetto grafico e apparati didattici, in italiano in inglese”.


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