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La Galleria d'Arte Moderna di Genova: tra battaglie risorgimentali, paesaggi e divisionismo


Tra i gioielli che si possono visitare a Genova, un posto di primo piano spetta alla Galleria d’Arte Moderna, che custodisce importanti opere dell’Otto e del Novecento.

Genova conserva uno dei centri storici medievali più estesi d’Europa, nel suo groviglio di caruggi e piazze custodisce i simboli del potere e i tesori del suo passato da Repubblica marinara. Non solo, le Strade Nuove e il sistema dei Palazzi dei Rolli sono stati iscritti dagli inizi del XXI secolo nei siti Patrimonio mondiale dell’umanità tutelati dall’Unesco. Le sue chiese, i suoi palazzi e i musei serbano capolavori della storia dell’arte che vanno dal medioevo al barocco e oltre. Questo particolare tessuto storico e artistico attira ogni anno numerosi turisti, che affollano le sale delle mostre di Palazzo Ducale e i musei di Strada Nuova, altri visitano Palazzo Spinola o Palazzo Reale, i meno interessati all’arte si spingono all’interno dell’Acquario, del Galata - Museo del Mare o del Museo del Risorgimento, sito nella casa natale di Giuseppe Mazzini. Decisamente minore è invece il numero di visitatori che si avventurano fuori dal centro di Genova per visitare i musei dell’incantevole quartiere di Nervi. Qui, nello spazio limitato di poco più di un chilometro, sono custodite le collezioni di arte moderna e contemporanea della città di Genova dislocate in diversi musei: la Galleria d’Arte Moderna di Villa Saluzzo Serra, le Raccolte Frugone di Villa Grimaldi Fassio, il Museo Giannettino Luxoro e la Wolfsoniana. Insieme formano un ricchissimo circuito museale, oscillante tra collezionismo pubblico e privato, dove opere d’arte di diversi secoli e le più svariate tecniche (anche arti applicate e design) si integrano con gli splendidi scorci marini e i lussureggianti parchi pubblici.

Questo straordinario polo espositivo permette in particolare di immergersi nelle opere d’arte del XX e del XXI secolo e la tappa imprescindibile in questo percorso è la Galleria d’Arte Moderna di Genova, che trova spazio fino dal 1928 nei lussuosi spazi di Villa Saluzzo Serra, un elegante edificio collocato all’interno di uno scenografico parco pubblico affacciato sul mare. Le origini delle collezioni della Galleria d’Arte Moderna sono invece più antiche: alcune sue opere era infatti già ospitate nel 1892 a Palazzo Bianco, trasferite in seguito a Palazzo Rosso, per poi trovare definitiva collocazione a Nervi.

Il bovindo di Villa Salluzzo Serra, con le opere appartenute a Odone di Savoia
Il bovindo di Villa Salluzzo Serra, con le opere appartenute a Odone di Savoia
Petrus Henricus Theodor Tetar van Elven, Vedute fantastiche e vedute cittadine nell'arte dell'Ottocento (1858; olio su tela, 252 x 353 cm; Genova, Galleria d'Arte Moderna)
Petrus Henricus Theodor Tetar van Elven, Vedute fantastiche e vedute cittadine nell’arte dell’Ottocento (1858; olio su tela, 252 x 353 cm; Genova, Galleria d’Arte Moderna)
Enrico Pollastrini, La battaglia di Legnano (1860 circa; olio su tela, 191 x 292 cm; Genova, Galleria d'Arte Moderna)
Enrico Pollastrini, La battaglia di Legnano (1860 circa; olio su tela, 191 x 292 cm; Genova, Galleria d’Arte Moderna)
Santo Varni, L’amore che doma la forza (1858; marmo, 85 x 90 x 62 cm; Genova, Galleria d'Arte Moderna)
Santo Varni, L’amore che doma la forza (1858; marmo, 85 x 90 x 62 cm; Genova, Galleria d’Arte Moderna)

La prima sala espositiva che accoglie il visitatore è dominata da graziosi stucchi floreali di gusto rococò e da un luminoso bovindo che con le sue grandi finestre si apre sul parco. Qui trovano posto scorci e vedute dipinte nella seconda metà del XIX secolo, la maggior parte delle quali dedicate alla città di Genova. Interessante è la monumentale tela di temperie romantica dipinta dall’olandese Petrus Henricus Theodor Tetar van Elven, e che era appartenuta al marchese, di idee mazziniane, Filippo Ala Ponzone. L’opera intitolata Veduta fantastica dei principali Monumenti d’Italia, dipinta nel 1858, è una sorta di manifesto inneggiante all’Unità d’Italia; infatti, disposti lungo un tratto di costa, il pittore ha raffigurato tutti i monumenti e simboli più caratteristici del Belpaese. Al centro della sala sono collocati alcuni marmi opera di diversi autori, appartenuti al principe Odone di Savoia, che pervennero insieme ad altre opere come lascito alla città, un dono che doveva avere il sapore di compensazione per i privilegi e le autonomie del porto ligure persi con l’unificazione. Pregevole è il gruppo L’amore che doma la forza di Santo Varni, artista appassionato di archeologia che fu molto vicino al giovane principe sabaudo. Lo scultore rielabora una celebre allegoria del danese Berthel Thorvaldsen, smorzandone i caratteri di austerità in favore di un’interpretazione più giocosa, dove un perlaceo bambino infastidisce con una freccia un leone dai tratti smaccatamente naturalistici.

La sala successiva è dedicata invece a bozzetti e modelli di importanti monumenti di Genova, tra cui il modelletto di Francesco Semino del 1872 circa per la cupola della Chiesa di Nostra Signora della Consolazione, in cui il pittore dipinse la Caduta degli Angeli Ribelli. Il percorso continua con grandi e pregevoli dipinti accademici di intonazione neoclassica o romantica, frutto di un collezionismo privato attirato dalle tematiche legate all’Unità d’Italia. Tra questi, svetta ancora la collezione di Odone di Savoia, il quartogenito di Vittorio Emanuele II, che malato sin dalla più giovane età, venne mandato a Genova per beneficiare del clima marino, dove però sfortunatamente morì appena ventunenne nel 1866. Qui il principino risiedette in più ville, tra cui lo splendido Palazzo Reale nel centro di Genova, dove custodiva la sua eclettica collezione di antichità e opere moderne oggi sparse in numerosi musei liguri. Faceva parte della sua collezione anche l’imponente dipinto Battaglia di Legnano del livornese Enrico Pollastrini, pittore romantico, che dedicò molti quadri della sua produzione agli aneliti risorgimentali. La grande tela è dedicata alla storica battaglia che nel 1176 vide affrontarsi le truppe dell’imperatore Federico Barbarossa e quelle della Lega lombarda, formata dai vari Comuni che misero da parte le proprie rivalità per affrontare il nemico invasore.

Giulio Monteverde, Colombo giovinetto (1872; marmo; Genova, Galleria d'Arte Moderna)
Giulio Monteverde, Colombo giovinetto (1872; marmo; Genova, Galleria d’Arte Moderna)
Giulio Monteverde, Jenner (1873; gesso, 135 x 103 x 92 cm; Genova, Galleria d'Arte Moderna)
Giulio Monteverde, Jenner (1873; gesso, 135 x 103 x 92 cm; Genova, Galleria d’Arte Moderna)
La sala dedicata agli artisti veristi
La sala dedicata agli artisti veristi
Sala Rubaldo Merello
Sala Rubaldo Merello
Rubaldo Merello, Ulivi a San Fruttuoso (Olio su tela, 71 x 81 cm; Genova, Galleria d'Arte Moderna)
Rubaldo Merello, Ulivi a San Fruttuoso (Olio su tela, 71 x 81 cm; Genova, Galleria d’Arte Moderna)

Nella mischia dei combattimenti è raffigurato anche il Carroccio, simbolo dell’autonomia dei comuni lombardi, che ancora oggi non ha perso il suo valore simbolico. Pollastrini con grande senso scenografico dà vita a una composizione eroica, così lontana dalle sconsolate battaglie che qualche anno dopo avrebbe dipinto uno dei suoi allievi, Giovanni Fattori. Altro pittore di fatti storici ben rappresentato nel museo è il genovese Nicolò Barabino. Nella città natale fu molto attivo in palazzi e chiese; si spostò in seguito a Firenze dove venne a contatto con i Macchiaioli, mentre a Parigi frequentò i Salons animati dagli Impressionisti. Imparò dagli uni e dagli altri, ma senza mai abbandonare i temi aneddotici o letterari, come in Dante incontra Matelda o nel vasto e non terminato quadro Gli ultimi momenti di Carlo Emanuele di Savoia I, opere dal clima più simbolista, dono alla città di Genova del re Umberto I.

Successivamente il percorso continua con saggi di pittura di paesaggio, opere di gusto verista, tra cui quelle degli artisti che parteciparono alla Scuola dei Grigi, una formazione pittorica ligure, che sulla scorta degli artisti di Barbizon e dei Macchiaioli, aderì a una visione antiaccademica e naturalista, rinnovando la pittura di paesaggio nel Nord Italia. Tra questi figurano artisti come Ernesto Rayper, Alfredo D’Andrade e Tammar Luxoro. Il nome della scuola deriva dai toni cromatici grigio-argentei che il gruppo impiegava per tradurre la luminosità del paesaggio.

Seguono poi alcune vezzose sculture di Giulio Monteverde, tra gli scultori più attivi nella seconda metà dell’Ottocento. Tra queste, merita una speciale menzione Jenner del 1878, un virtuoso gruppo scultoreo, ispirato alla figura di Edward Jenner, il medico che sperimentò per primo i vaccini contro il vaiolo; l’opera ottenne un notevole successo all’Esposizione Universale di Vienna, dove fu premiata con medaglia d’oro. Altrettanto celebre è anche il Colombo giovinetto: l’esploratore ancora bambino è assorto nei suoi pensieri mentre siede su una bitta, l’opera si inscrive nella moda romantica di effigiare i grandi personaggi della cultura italiana nella loro giovinezza.

La visita continua al secondo piano con l’esposizione degli artisti del XX secolo, le cui opere abbandonano i rigorosi ed enfatizzati contenuti didattici o patriottici, per concentrarsi invece sui diversi esiti formali che interessarono i pittori in questo secolo di modernità. Fondamentale per lo svecchiamento del panorama artistico ligure, fu la figura di Plinio Nomellini, artista livornese e allievo di Giovanni Fattori. Arrivato a Genova nel 1890, il toscano diffuse negli anni le poetiche della pittura di valenza sociale, divisionista e simbolista. Il museo custodisce alcune sue importanti opere, tra cui le due immense tele Gente Nova e Il cantiere, che Nomellini realizzò su commissione del Municipio di Sampierdarena nel 1907. Se il primo è un dipinto allegorico ed epicizzante, parte di quella produzione per cui i servigi di Nomellini furono molto richiesti in ambito pubblico, Il cantiere ha invece ancora delle reminiscenze di pittura sociale, seppur resa con una pennellata divisionista.

La sala con le opere di Plinio Nomellini
La sala con le opere di Plinio Nomellini
Plinio Nomellini, Gente nova (1907; olio e tempera su tela, 300 x 600 cm; Genova, Galleria d'Arte Moderna)
Plinio Nomellini, Gente nova (1907; olio e tempera su tela, 300 x 600 cm; Genova, Galleria d’Arte Moderna)
Plinio Nomellini, Il cantiere (1909: olio e tempera su tela, 300 x 600 cm; Genova, Galleria d'Arte Moderna)
Plinio Nomellini, Il cantiere (1909: olio e tempera su tela, 300 x 600 cm; Genova, Galleria d’Arte Moderna)
La sala degli anni Trenta
La sala degli anni Trenta
La sala degli anni Cinquanta
La sala degli anni Cinquanta
Renato Guttuso, Contadini a lavoro (1951; olio su tela, 120,8 x 133 cm; Genova, Galleria d'Arte Moderna)
Renato Guttuso, Contadini a lavoro (1951; olio su tela, 120,8 x 133 cm; Genova, Galleria d’Arte Moderna)
Aligi Sassu, La mattanza (1950; olio su tela; Genova, Galleria d'Arte Moderna)
Aligi Sassu, La mattanza (1950; olio su tela; Genova, Galleria d’Arte Moderna)

L’influenza di Nomellini fu immediatamente recepita e la sia può notare in opere come gli Scaricatori di carbone di Giovanni Battista Costa e nella smaltata produzione di Rubaldo Merello dedicata al paesaggio della costa e del monte di Portofino, le cui tonalità tanto pure ed energiche lo fanno quasi avvicinare alla poetica fauve. Gli anni Venti in Liguria seguono le istanze italiane con il ritorno all’ordine sia in pittura che in scultura, la riscoperta della tradizione artistica italiana connotò movimenti come Valori Plastici, Novecento, la Metafisica e il Realismo Magico.

Qui sono rappresentati scultori orientati alla reinterpretazione di modelli classici come Arturo Martini, Francesco Messina e Eugenio Baroni, quest’ultimi due a lungo attivi a Genova, anche con commissioni pubbliche. Sono presenti inoltre importanti dipinti di Filippo De Pisis, Arturo Tosi e diversi altri, entrati nelle collezioni civiche come acquisiti durante Biennali ed esposizioni. Il percorso si conclude con una sala che ospita opere di artisti attivi negli anni Cinquanta, in particolare alcune opere improntate a un serrato figurativismo meritano una menzione: il bel nudo di Fausto Pirandello e i dipinti rivolti verso un realismo di marca socialista Contadini a lavoro di Renato Guttuso e il suggestivo La mattanza dipinto da Aligi Sassu, dove in un mare traboccante di sangue si consuma la pesca dei tonni.

In conclusione, la Galleria d’Arte Moderna di Nervi è una realtà museale di grande valore, con un percorso coerente che permette di seguire l’evoluzione dell’arte moderna in Liguria attraverso importanti capolavori, seppur proponendo una storia che non si sviluppa oltre gli anni ‘50. La visita ad essa al riparo della confusione cittadina e immersa in un panorama naturale da sogno è un perfetto complemento per una vacanza a Genova.


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Jacopo Suggi

L'autore di questo articolo: Jacopo Suggi

Nato a Livorno nel 1989, dopo gli studi in storia dell'arte prima a Pisa e poi a Bologna ho avuto svariate esperienze in musei e mostre, dall'arte contemporanea, alle grandi tele di Fattori, passando per le stampe giapponesi e toccando fossili e minerali, cercando sempre la maniera migliore di comunicare il nostro straordinario patrimonio.



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