La Sposa di Dante Gabriel Rossetti, ritratto ammaliante della bellezza preraffaellita


“La Sposa”, capolavoro di Dante Gabriel Rossetti, è uno dei capolavori dell'intero movimento preraffaellita, manifesto della loro poetica e colmo di rimandi simbolici.

Come La Sposa di Dante Gabriel Rossetti (Londra, 1828 – Birchington-on-Sea, 1882), ogni sposa in uno dei giorni più belli della sua vita vuole essere protagonista, al centro dell’attenzione; vuole apparire la più bella, e quindi prepara tutto nei minimi dettagli: l’abito, l’acconciatura, gli ornamenti e il suo viso devono essere perfetti. È questo il contesto che il grande pittore preraffaellita ha voluto cogliere nella sua tela: una giovane donna che sta per sposarsi. Ha già indossato l’abito, che non è bianco come oggi ce lo aspetteremmo da una sposa, ma al contrario è caratterizzato da un color verde smeraldo con decorazioni floreali, queste ultime visibili soprattutto lungo le ampie maniche, e da un particolare gusto per l’esotico, come si nota dal tessuto dell’abito che ricorda quello di un kimono giapponese.

Con un delicato gesto di entrambe le mani, di cui una, la sinistra, è impreziosita da un anello d’oro, si sta togliendo il velo dal viso: un velo ancora sui toni del verde, più scuro con intrecci più chiari, che rivela un viso ammaliante, che incanta, e allo stesso tempo seducente. Occhi verde chiaro incastonati in un volto quasi etereo dall’incarnato simile alla luce della luna e un leggerissimo rossore sulle gote, labbra carnose e rosse, il tutto con un effetto molto naturale e raffinato; i capelli rossi ondulati e probabilmente lunghi, da quanto si percepisce dalle chiome che fuoriescono dal velo, illuminano ulteriormente il volto e un grande fiocco orientaleggiante sui toni del rosso e del giallo tiene presumibilmente fermo il velo alla testa. Ciò che colpisce tuttavia in modo prepotente è lo sguardo incantatore che la sposa dirige verso l’osservatore, sia che si tratti del pubblico che visita la Tate Britain di Londra dove è conservata l’opera, sia che si tratti dello sposo stesso: in questo caso l’osservatore si troverebbe nel punto di vista del promesso sposo, nell’attimo in cui, uno di fronte all’altro, la sposa si scopre il viso rendendo manifesta tutta la sua bellezza. E i suoi occhi verdi penetranti che, azzardando un paragone con un’altra giovane donna diventata celebre per il suo sguardo magnetico, ricordano quelli della Ragazza afgana nel ritratto fotografico compiuto da Steve McCurry nel 1984. Due situazioni completamente differenti che non hanno niente a che fare l’una con l’altra, ma che nel soggetto presentano impressionanti affinità.

Dante Gabriel Rossetti, La sposa (1865- 1866; olio su tela, 82,5 x 76,2 cm; Londra, Tate Britain)
Dante Gabriel Rossetti, La sposa (1865- 1866; olio su tela, 82,5 x 76,2 cm; Londra, Tate Britain)

La Sposa di Dante Gabriel Rossetti risale al 1865-1866, alla Gran Bretagna dell’epoca vittoriana, anche se proprio i principî e gli ideali di quest’ultima, in particolare la moralità con tutte le imposizioni annesse, vennero scardinati dai Preraffaelliti, di cui Rossetti era tra i principali fondatori insieme a William Hunt e a John Everett Millais. Il movimento nacque infatti dai tre artisti, i quali fondarono la Confraternita dei Preraffaelliti: accomunati dalla formazione nella prestigliosa Royal Academy di Londra e quindi da una pittura che doveva sottostare alle regole severe e restrittive dell’Accademia, decisero di dedicarsi a un’arte ispirata dal Medioevo e dalle sue leggende, dai grandi cicli arturiani e cavallereschi, dai temi biblici, dalla letteratura dei loro autori preferiti, ovvero Chaucer, Shakespeare, Tennyson e Dante Alighieri (lo stesso nome di Rossetti si deve alla passione del padre dell’artista per il divin poeta, di cui era uno studioso, che aveva trasmesso anche al figlio, tanto che tradusse anche opere del letterato) e infine da un ritorno alla natura impregnato di misticismo, che si allontanava dunque dall’interesse dell’epoca per le fabbriche e l’avvento della civiltà industriale.

Quella dei Preraffaelliti, come suggerisce il nome, era un’arte che prendeva a modello la pittura precedente a Raffaello Sanzio: l’artista urbinate era considerato infatti l’antitesi della pittura diffusa dai Preraffaelliti perché troppo virtuosa e troppo distaccata dalla verità di natura. Dante Gabriel Rossetti ebbe occasione di conoscere la pittura italiana del Perugino, del Beato Angelico, ma anche i ritratti di Tiziano e dei pittori veneti del Cinquecento, come Palma il Vecchio, il Veronese, trovando ispirazione per ritrarre i personaggi femminili. Le sue donne ritratte che rispondono al gusto preraffaellita sono donne sensuali, seducenti e belle, in linea con l’Aesthetic Movement secondo cui ogni forma d’arte doveva rappresentare la bellezza. Donne come quella raffigurata ne La Sposa, dalla pelle chiarissima come era l’ideale di bellezza dell’epoca, dai capelli voluminosi e di colore rosso, dalla bocca carnosa: tratti che incarnavano la bellezza moderna. Sono figure femminili consapevoli del loro fascino e sensualità e che per questo dominano l’intera scena: la sposa è al centro della composizione, straordinariamente bella, attorniata dalle sue quattro ancelle, tutte caratterizzate da capelli mossi e scuri a differenza della protagonista. Guardano tutte verso l’osservatore, tranne quella raffigurata a destra che ha il volto di profilo, e la loro pelle risulta più scura dell’incarnato etereo della sposa, in particolare le due ancelle seminascoste dietro quest’ultima. Per quanto riguarda questo aspetto, Rossetti potrebbe essere stato ispirato da un verso del Cantico dei Cantici: “Sono bruna, ma sono bella, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come le cortine di Salomone” (Cantico dei Cantici, 1:5).

I capelli rossi sono quasi il tratto distintivo delle donne di Dante Gabriel Rossetti, spesso accompagnati dall’incarnato chiarissimo, come nella Beatrice di Dante Alighieri in Beata Beatrix, opera che il pittore realizzò in omaggio ad Elizabeth Siddal (Londra, 1829 – 1862), sua compagna e modella, poetessa e pittrice, che scomparve prematuramente in giovane età. O nella imponente Aurelia (L’Amante di Fazio), raffigurata mentre intreccia i lunghi e vaporosi capelli davanti allo specchio: un ritratto influenzato molto probabilmente dalla Donna allo specchio di Tiziano, che il pittore conosceva bene perché ne possedeva una fotografia. A fare da modella in questo caso fu Fanny Cornforth, donna con cui Rossetti aveva una relazione e che raffigurò anche in Lady Lilith.

Spesso le donne ritratte erano modelle vere e anche ne La sposa se ne riconoscono alcune: l’ancella sulla sinistra in primo piano ha le sembianze di Ellen Smith, una giovane lavandaia a cui il pittore era particolarmente affezionato, la seconda sulla destra è probabilmente Fanny Eaton, domestica di origini giamaicane, mentre la sposa ha i tratti di un’altra amica dell’artista, Marie Ford. In primissimo piano è invece ritratto un bambino di colore, ornato di gioielli e con un vaso di rose in mano, a evidenziare ulteriormente il gusto per l’esotico. L’opera è inoltre arricchita da simboli: le rose sono simbolo di bellezza, mentre i gigli rossi tenuti dalle ancelle simboleggiano la purezza, ma allo stesso tempo anche la passione amorosa per il colore. Rimandano anche a un verso del Cantico dei Cantici che recita: “Il mio amato è mio e io sono sua, egli pascola il suo gregge tra i gigli” (Cantico dei Cantici, 2:16).

Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix (1872; olio su tela, 86 x 66 cm; Londra, Tate Britain)
Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix (1872; olio su tela, 86 x 66 cm; Londra, Tate Britain)
Dante Gabriel Rossetti, Aurelia (l’amante di Fazio) (1863-1873; olio su tavola, 43,2 x 36,8 cm; Londra, Tate Britain)
Dante Gabriel Rossetti, Aurelia (l’amante di Fazio) (1863-1873; olio su tavola, 43,2 x 36,8 cm; Londra, Tate Britain)
Dante Gabriel Rossetti, Lady Lilith (1866-1868, olio su tela, 95,5 x 85,1 cm; Delaware, Delaware Art Museum)
Dante Gabriel Rossetti, Lady Lilith (1866-1868, olio su tela, 95,5 x 85,1 cm; Delaware, Delaware Art Museum)
Dante Gabriel Rossetti, Fanny Cornforth (1859; grafite su carta, 14 x 14,6 cm; Londra, Tate Britain)
Dante Gabriel Rossetti, Fanny Cornforth (1859; grafite su carta, 14 x 14,6 cm; Londra, Tate Britain)
Dante Gabriel Rossetti, Studio per La sposa (1865; grafite su carta, 41,9 x 30,5 cm; Londra, Tate Britain)
Dante Gabriel Rossetti, Studio per “La sposa” (1865; grafite su carta, 41,9 x 30,5 cm; Londra, Tate Britain)

A ispirare il dipinto fu proprio il Cantico dei Cantici, testo tratto dalla Bibbia e conosciuto anche come Cantico di Salomone, in quanto viene attribuito all’antico re di Israele, noto per i suoi canti e per i suoi amori. Il Cantico racconta l’amore tra un uomo e una donna e viene proprio esaltata la bellezza della sposa.

Commissionata nel 1863 dal banchiere George Rae, l’opera venne progettata originariamente come un ritratto di Beatrice per Ellen Heaton, filantropa e collezionista d’arte famosa per il suo sostegno alla Confraternita dei Preraffaelliti. Rossetti infatti scrisse una serie di lettere alla Heaton in cui si comprende che il pittore iniziò a concepire l’immagine, ancora in fase di studio dell’opera, come “la sposa del Cantico di Salomone”: “L’attuale Beatrice deve trasformarsi nella Sposa di Salomone, tema su cui mi diletto e che mi appassiona da sempre. La chiamerò La figlia del re, e scoprirai che sarà un’immagine bella come l’altra, anzi migliore. Credo che sarai tentata a tenerla, ma in caso contrario, ti dipingerò invece una Beatrice ogni volta che riuscirò a trovare una modella davvero adatta”.Alla Tate Britain è conservato anche uno studio a grafite de La sposa che ritrae una giovane donna bellissima che guarda intensamente l’osservatore, già con un leggero velo sul capo.

La sposa di Dante Gabriel Rossetti è un’opera affascinante e ammaliante, intrisa magnificamente degli ideali e dei principi artistici del Preraffaellismo. E il suo sguardo intenso e penetrante la rende a tutti gli effetti una donna moderna e consapevole del suo fascino, quasi fosse uno

scatto fotografico, che cattura il momento in cui una sposa solleva il suo velo rivelando, tra la sorpresa degli astanti, la bellezza del suo volto.


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.

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