A proposito di Alberto Angela: la divulgazione da prima serata è troppo romanzata?


Una riflessione sui programmi divulgativi di Alberto Angela: sono un ottimo prodotto, ma cosa succederebbe se certi dettagli venissero meno enfatizzati o meno romanzati?

Per cominciare a rileggere l’inedita trasmissione di Alberto Angela su Caravaggio, Stanotte con Caravaggio, si potrebbe partire dai meri dati numerici, che parlano, al solito, d’un gran trionfo: mercoledì 16 dicembre, il suo programma è stato il più seguito in prima serata, con 3 milioni e 212mila spettatori che hanno garantito all’approfondimento su Michelangelo Merisi il 14,1% di share. Le chiavi del successo della divulgazione televisiva di Alberto Angela sono state esaminate a lungo: la chiarezza e l’accessibilità dei testi, la fotografia sontuosa e ipersaturata, la serietà del lavoro della squadra, la rivisitazione in chiave più moderna e ammiccante dello stile di Piero Angela, il garbo, l’affabilità, la pacatezza e l’avvenenza del conduttore, il tono quasi confidenziale e colloquiale che Angela iunior riesce a instaurare col proprio pubblico, la capacità d’aver creato una presenza iconica e immediatamente riconoscibile, fatta d’un parlato calmo, disteso, scandito e didascalico e di una mimica teatrale fin quasi all’eccesso.

Alberto Angela è dunque un divulgatore scientifico ammirevole, che gode d’un’ampia e meritata popolarità, e che probabilmente è in grado di rendere appassionante e avvincente qualsiasi argomento, anche senza far uso di ritrovati come le ricostruzioni immersive dei dipinti, semplicemente con la sua presenza, il suo stile e la sua narrazione. Certo, Angela è stato anche pesantemente criticato dacché le sue trasmissioni non sono al riparo dagli errori (e Stanotte con Caravaggio non fa eccezione in tal senso), ma non è questo il punto: nessuno è immune ed esente dagli errori, e a chi fa divulgazione capita di sbagliare. Di fronte a trasmissioni come l’approfondimento su Caravaggio le questioni su cui occorrerebbe riflettere (e si tratta di problemi essenziali, alla base della buona divulgazione scientifica) sono altre, principalmente due: le enfatizzazioni e i cliché.

Le enfatizzazioni di certi tratti della personalità d’un artista, o di certi elementi della sua opera, sono rischi nei quali s’incorre quando si vuol rendere appetibile un prodotto divulgativo per un pubblico largo: le si adoperano, sostanzialmente, con l’intento di far sì che gli ascoltatori o i lettori si appassionino di più al prodotto che si propone. Si enfatizza un tratto dell’opera di Caravaggio quando, ad esempio, per spiegare il perché del rifiuto della Madonna dei Palafrenieri ci s’attacca a un’unica fonte (che sia poco plausibile al cospetto d’altre poco importa), ovvero il Bellori che motiva l’iniziale insuccesso del dipinto sulla base del fatto che il pittore vi ritrasse “in esso vilmente la Vergine con Gesù fanciullo ignudo”, tacendone altre che invece forniscono motivazioni diverse e più credibili benché meno intriganti (i contrasti tra la Compagnia dei Palafrenieri e la Fabbrica di San Pietro attorno al giuspatronato dell’altare cui la Madonna era destinata). Non si commette un errore nel sottolineare che certi dipinti potrebbero aver effettivamente suscitato clamore (della Madonna dei pellegrini è lo stesso Baglione a sottolineare che “da’ popolani ne fu fatto estremo schiamazzo”: ed è comunque interessante rilevare come il pittore rivale di Caravaggio sottolinei che a sorprendersi furono i “popolani”), ma sicuramente, enfatizzando un episodio, si potrebbe finire col distorcere la conoscenza di un artista e del contesto in cui operò. Si potrebbe continuare a lungo: si enfatizza un’ipotesi che vuole Caravaggio soldato in Ungheria quando s’arriva alla conclusione che, secondo “qualcuno” (senza peraltro dire chi), il pittore fosse un “Rambo” mal inserito nella società, si enfatizza l’idea secondo cui Caravaggio potrebbe aver rifatto le tele della cappella Cerasi dopo aver tratto alcuni spunti dall’Assunta di Carracci quando ci s’inventa di sana pianta che il lombardo si sentì superato dalla bellezza dell’opera dell’emiliano, si enfatizza la labile congettura secondo cui Caravaggio potrebbe aver assistito all’esecuzione di Beatrice Cenci (non esistono prove) quando s’arriva addirittura a stabilire che quella macabra scena sarebbe rimasta “così impressa nella mente di Caravaggio” da trovar spazio anche nei futuri dipinti con soggetti decapitati, si propone un racconto dagli accenti romanzati quando s’associa la popolana Maddalena Antognetti agli ambienti del meretricio romano sulla base della lettura travisata d’una fonte, e così via.

Un fotogramma della trasmissione Stanotte con Caravaggio, con Alberto Angela
Un fotogramma della trasmissione Stanotte con Caravaggio, con Alberto Angela

Volendo spezzare una lancia in favore di Alberto Angela, si potrebbe affermare che gli studi caravaggeschi costituiscono un terreno molto scivoloso, con una bibliografia sterminata, in costante e continuo aggiornamento, dove non mancano neppure gli attriti tra studiosi, e possono dunque rivelarsi materia estremamente ostica da divulgare, benché l’assunto possa suonare come un paradosso. Ma a prescindere dal contesto scientifico di riferimento, può comunque una trasmissione di divulgazione destinata a un pubblico di tre milioni di spettatori prodursi in esagerazioni al fine di render più sugosa la “trama” del racconto? Credo si possa poi esser sostanzialmente d’accordo sul fatto che trovate simili siano una sorta di entry level della cultura e riescano pertanto ad avvicinare il pubblico alla cultura, e credo che nessuno possa mettere in dubbio questo merito. Probabilmente tantissimi che, fino a mercoledì sera, non sapevano dove si trovasse la Cappella Contarelli, si saranno ripromessi di compiere una visita a San Luigi dei Francesi, tanti altri saranno stati spronati a visitare la Galleria Borghese, altri ancora staranno già programmando un tour alla scoperta delle opere di Caravaggio a Napoli, e via dicendo. Qualcuno dirà che Stanotte con Caravaggio è meglio di tanti programmi trash: anche senza arrischiare paragoni si può sicuramente dire che è bene che, nella prima serata della prime rete televisiva d’Italia, si parli di Caravaggio. Esisteranno però vie alternative all’enfatizzazione per render più avvincente la narrazione rimanendo fedeli ai dati forniti dalla consulenza scientifica (tanto più che la redazione di Alberto Angela può contare su nomi autorevoli della comunità scientifica, come quello di Rossella Vodret nel caso del programma su Caravaggio)?

L’altro elemento cui s’accennava è quello della perpetuazione dei cliché: varrà la pena ricordare che uno dei primi testi novecenteschi su Caravaggio non era opera d’uno storico dell’arte, ma d’un fisiologo, Mariano Luigi Patrizi, che nel 1921 dava alle stampe un saggio sul pittore milanese intitolato Un pittore criminale. Son passati quasi cent’anni esatti dalla pubblicazione di quel volume ma sembra che Caravaggio debba esser tuttora presentato al pubblico come, appunto, “pittore criminale”, incapace di schiodarsi dai luoghi comuni sulla sua indole violenta, sul suo temperamento difficile, e sui suoi quadri come prodotto del suo carattere, per quanto si tratti, naturalmente, di aspetti dell’esistenza e anche dell’arte di Caravaggio tutt’altro che secondari. Forse il grande pubblico necessita di programmi di divulgazione scientifica che eccedano in biografismo e aneddotica per potersi interessare alla materia? Non credo: sarebbe allora più profittevole, utile e appassionante vedere un film sull’artista. Né credo che ad Alberto Angela riesca difficile esser coinvolgente anche senz’addentrarsi troppo in dettagli da romanzo sulla vita d’un artista: forse, semplicemente, è perché il canovaccio della divulgazione caravaggesca s’è ormai talmente solidificato che risulta difficile discostarsi da quella sorta di canone che costituisce l’ossatura di tutta la produzione divulgativa sull’artista e che pone l’accento più sui suoi trascorsi che sulle sue opere, oppure motiva le sue opere sulla base dei suoi trascorsi.

Si tratta di problemi insiti nella natura stessa del prodotto divulgativo, che per definizione cerca di rivolgersi a un pubblico ampio e cerca di farlo in un lasso di tempo solitamente molto limitato (in questo caso, le due ore d’una trasmissione televisiva del prime time), che comunque è sempre inferiore, o più concentrato, rispetto a quello d’una lezione accademica. Uno dei grandi meriti dei programmi di Alberto Angela sta proprio nella sua capacità d’evitare un tono magistrale: un merito rilevante, perché è una delle chiavi fondamentali per stimolare la curiosità del pubblico, a sua volta uno dei principali obiettivi della divulgazione scientifica. Ma può essere rivisto il paradigma secondo cui per raggiungere un pubblico vasto occorre necessariamente enfatizzare o proporre cliché? Non mancano i buoni esempi: pensando alla televisione e rimanendo in Italia, si potrebbe citare la serie Signorie prodotta anch’essa dalla Rai, oppure volendo guardare all’online si potrebbe trarre spunto da iniziative come i video divulgativi dei Palazzi dei Rolli di Genova o le video-pillole di un ottimo emergente come Jacopo Veneziani. La vera sfida della divulgazione scientifica (o che voglia proporsi come tale), e non soltanto quella di Alberto Angela (si pensi, ad esempio, alle tante iniziative nate sul web durante i mesi della pandemia), la principale difficoltà, è proprio quella di mantener inalterata la capacità di presa sul pubblico senza rinunciare a un racconto meno romanzato, ma più aderente al dato storico. Un problema di equilibrio, insomma, più che di superficialità: può dunque un racconto ugualmente leggero e accattivante, ma più bilanciato, fare davvero meno audience?


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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1. Gianni in data 18/12/2020, 19:40:07

Per me Alberto Angela. È insopportabile con il suo fare saccente banalizzare tutto



2. Vittorio Maria de Bonis in data 18/12/2020, 20:33:26

In realtà, l'affermazione più sconcertante della famigerata puntata - e lo dico da autentico esperto d'arte caravaggesca e mi atterisce pensare che la Vodret non se ne sia avveduta - - è che Angela, alla fine della puntata, sostenga che la fuga di Caravaggio verso Port'Ercole sia a tutt'oggi uno dei più grandi enigmi irrisolti, quando anche il più inesperto degli appassionati o studiosi sa che il pittore milanese cercava di recuperare quelle tre tele ( una Maddalena oenutente e due San Giovannino) che, ancora caricate sul battello postale che percorreva la tratta Napoli-Port'Ercole, Port'Ercole-Napoli, erano in realtà la sua assicurazione sulla bramata remissione del bando di morte, perchè offerte in dono al potentissimo - e compulsivo collezionista - Cardinal nepote Scipione Borghese.
E NESSUNO degli spettatori e censori se ne è avveduto...
Mamma Mia.



3. laura in data 18/12/2020, 20:57:15

Qualche tempo fa e' andato in onda su Rai5 "Caravaggio" spiegato dal noto storico e docente di storia dell'arte Tomaso Montanari,erano diverse puntate non ricordo se quattro o cinque.Non penso che abbia avuto tre milioni e passa di spettatori,anche fosse andato in onda su Rai Uno in prima serata,purtroppo la maggior parte delle persone sono attratte dal "raccontino" dal aneddoto o curiosita' cosa che riesce bene Alberto Angela,mentre L'approfondimento dell'opera d'arte, la tecnica,l 'analisi del soggetto ,la lettura iconografica e iconologica non interessa a nessuno.



4. milena in data 18/12/2020, 23:59:39

L'articolo pone degli interrogativi che paiono giustificati per gli storici dell'arte ma, mi si perdoni l'ardire, celano un po' di invidia per l'oggetto del discorso, ovvero il grande successo delle trasmissioni di Alberto Angela. Sicuramente le trasmissioni dedicate all'arte nel palinsesto di Rai 5, sono molto meno "romanzate", svolte da critici e storici dell'arte offrono piu' interrogativi interessanti...ma...sono meno divulgative e seguite da un pubblico diverso.



5. S.D.M. in data 19/12/2020, 08:09:40

Salve. Il programma è stato valido , dato il pubblico a cui era destinato in prima serata. Tutto giá noto, mimima aspettavo un pò più di scienza e studio dello stile e della pittura, ma sarebbe utile proporre sempre in un programma della rai , ogni sera , un pò di cultua. Se ne sente la mancanza. Grazie comunque. Stefania D.M.



6. Alessia in data 19/12/2020, 09:54:57

La risposta alla domanda è Sì. Sono anni che penso le stesse cose e che vorrei parlarne su CulturaMente. Lieta di non essere la sola. Peraltro io sono filologa classica e sentire certe banalizzazioni da romanzetto mi urta proprio... con tutto il bene per Albertone. Si può pure raccontare la storia e renderla fruibile in modo divertente, anche senza romanzare. Ho provato a leggere Cleopatra, ho smesso dopo 20 pagine.



7. Diana Greco in data 19/12/2020, 19:13:16

Per arrivare ad un vasto pubblico e ai diversi livelli culturali il programma di Angela aiuta tantissimo e coinvolge anche i più refrattari all'attenzione. Per chi vuole approfondire, e ne ha tutto il diritto possibile, ben vengano le lezioni proposte dal giornalsta Giannini. Io sarei la prima ad usufruirne e mi pare che già Corrado Augias ne faccia dei suoi cavalli di battaglia con lezioni di storia e interviste di approfondimento su rai 3.



8. Silvia De Donatis in data 19/12/2020, 19:36:28

L'enfasi di alcuni particolari spesso non documentati della vita del pittore rischiano di restituirne un ritratto poco aderente alla realtà; del resto l'umanità, la sensibilità che trasuda dalle sue tele ci parlano di un uomo dotato di una profondità nn comune, di un concetto del sacro quanto mai vicino alla parola di Cristo, incongruenza mai risolta rispetto al racconto di una vita travagliata e violenta, secondo i biografi, spesso suoi rivali o comunque detrattori e della sua arte. È giusto trovare espedienti per avvicinare il grande pubblico all'arte però spesso si rischia di trasmettere informazioni sbagliate



9. Selene in data 19/12/2020, 20:04:19

Ma non potete fare una critica ad programma che ad oggi resta l'unico o comunque uno dei pochissimi di divulgazione culturale che attira l'interesse del pubblico, basandovi solo sulla puntata dedicata a Caravaggio. Se aveste fatto altri esempi sareste stati più credibili. Sono tanti gli argomenti trattati da Angela nel suo programma, e se anche dovesse concedersi qualche licenza questo non toglie nulla al merito di portare 3 milioni di italiani in prima serata ad ascoltare cultura, arte, storia e non Barbara D'Urso...



10. Lettore62 in data 20/12/2020, 00:09:24

Non colgo l'obiettivo di questo articolo. Dico solo cento trasmissioni come quelle di Alberto o Piero Angela. A quelle arrivo in fondo, al suo articolo ho abbandonato dopo 10 righe. Non sto seguendo un corso universitario. Sto passando un dopo cena con la voglia di incuriosirmi su temi di cultura.



11. " ignorante" in data 20/12/2020, 02:40:50

O , Dio ! Quanta invidia ! A tutti quanti" grandi esperti" direi: fattelo meglio ! Aspettiamo con impazienza i vostre emisioni " perfette ".
A me Angela piace .



12. Maria pia papaleo in data 20/12/2020, 07:52:18

È raro che guardi la TV preferisco la lettura di un buon libro o il teatro.i programmi di Piero Angela però catturano la mia attenzione. Come ha detto qualcuno sono una spinta ad approfondire l argomento. Angela da l input, poi sta a noi scegliere. Lì trovo appassionanti perché trasmettono la sua passione per quello che fa. Lo dico sempre ai miei studenti. Crederci in prima persona in ogni cosa che si fa è garanzia di audience



13. Nadia in data 20/12/2020, 08:41:56

Devo dire che ha scelto il personaggio giusto per avere un po' di visibilità. La critica ad Alberto Angela smuove, come lei ha ben detto, 3 milioni di fans.




14. Annalisa Stancanelli in data 20/12/2020, 13:35:33

Il programma ha suscitato interesse ed è ottimo tuttavia non era il caso di parlare di Sindrome di Rambo e come nel suo articolo sottolineato citare l'Ungheria senza una fonte..sulla Madonna dei Palafrenieri la storia è diversa..ne parlo nella mia biografia di Caravaggio..concordo moltissimo sul fatto che Caravaggio è un -terreno- scivoloso ciò che è corretto è citare tutto quello che è giunto fino a noi e le nuove scoperte e studi lasciando agli appassionati la decisione di accogliere o meno le teorie proposte.



15. Malfo in data 21/12/2020, 08:25:40

D’accordissimo!
Francesco Malfitano



16. Federico in data 21/12/2020, 09:52:41

Il problema è che si parla sempre dei soliti 4 o 5 artisti come se la storia dell'arte l'avessero fatta solo loro. Di decine e decine di pittori e scultori non si conoscono nemmeno i nomi e invece sono stati proprio loro ad avere riempito paesi e città con le loro opere. Detto questo alla maggior parte delle persone devi dare questo tipo di format altrimenti non ti seguono. Per chi vuole di più ci sono rai5 con i cultori della materia, raiplay con alcuni interessanti documentari o meglio ancora tanti libri che non aspettano altro che essere letti.




17. Mammato Vincenzo in data 21/12/2020, 11:23:37

Nell'articolo non è citata la vocazione di san Matteo che io ritengo essere l'opera dove meglio si esplica la "filosofia artistica e sociale" del pittore e, particolarmente, nell'individuazione del santo!
Per Piero Angela san Matteo è il nobile francese invece, considerando la filosofia artistica e sociale, il santo è da individuare nel giovine posto di fronte a Gesu' e san Pietro...e qui trova conferma la misericordia divina che papa Francesco avalla proprio citando quest'opera!



18. Red in data 21/12/2020, 19:52:15

Articolo ben costruito e interessante, ma eccede a mio patere in elisioni virtuosistiche che appesantiscono molto la lettura, a mio parere. Per il reeto, ottimo pezzo :)



19. Enrico TONALI in data 21/12/2020, 19:59:26

Enrico TONALI 21 dicembre 2020

Una trasmissione coinvolgente quella di Angela e che ha mostrato luoghi, come il Casino dell'Aurora con il soffitto dipinto da Caravaggio a olio, non facilmente accessibili.
Anche questo bravo divulgatore ha puntato però - coadiuvato dal filmato con Boni protagonista - su il Merisi sempre in fuga e braccato. In realtà Caravaggio dopo il duello finito con la morte di Ranuccio Tomassoni, un duello per inciso ad armi pari e non non un assassinio, può godere di una certa tranquillità nei feudi superprotetti dei Colonna e poi a Napoli dove il bando dello Stato Pontificio non ha effetto perché sotto la giurisdizione spagnola. E il pittore è nato proprio in una zona, a Caravaggio, anch'essa occupata dalla Corona iberica.
Dopo la fuga da Malta in pratica Caravaggio vive nelle città siciliane un periodo alla luce del sole, nessuno lo minaccia direttamente, pur se qualche biografo molto più tardo dirà che dormiva con il pugnale sotto il cuscino. Lavora alacremente, i suoi quadri cambiano modo di essere realizzati ma viene ugualmente pagato profumatamente. Il ritorno a Napoli sarà segnato dall'aggressione subita alla malfamata Osteria del Cerriglio, questa però ha più il sapore di una rapina a mano armata, molto comune in quel vicolo angusto poi chiuso al passaggio, almeno in parte. Anche nella metropoli partenopea dipingerà con notevole successo e liberamente, tanto da avere più seguaci che a Roma. I guai ricominceranno alla sbarco a Palo, ma lì siamo di nuovo nello Stato Pontificio.



20. Zina48@fastwebnet.it in data 21/12/2020, 21:45:41

Ottimo e documentato articolo. Angela, peraltro ottimo divulgatore, mi ricorda un po’ quell’insegnante che semplifica purché agli studenti arrivi quel briciolo di curiosità che li porti ad approfondire . Tuttavia la semplificazione non deve scadere nella banalità né tantomeno nella falsificazione.
Ah dimenticavo un tempo quell’insegnante ero io!



21. LUCIA in data 22/12/2020, 13:45:37

Tutto ciò che viene proposto in prima serata dal servizio pubblico,è già frutto della legge dell'audience!Meglio questa divulgazione romanzata,che la terza fiction su Padre Pio..!Poi c'è sempre RAI 5..Una sola personale notazione da donna,non trovo Alberto Angela particolarmente avvenente..Proposte:mi piacerebbe fosse proposto l'artigianato artistico:Intarsi o tarsie,cori lignei,studioli..tarsie marmoree,ceramiche portali,ecc!Grazie




22. Tecno841 in data 22/12/2020, 22:40:17

Caro Giannini, provi ad immaginare quando uscirà il film su Caravaggio di Michele Placido!
testi scritti da Bellori, Baglioni, Vasari, Ridolfi, Guicciardini, Cellini ecc... sono grandi fonti di notizie che nel corso degl'anni hanno contribuito a chiudere varie caselle rimaste aperte per secoli, ma non bisogna prenderle alla lettera. Negli ultimi cento anni, voi esperti di storia dell'arte, avete scoperto vari errori su questi testi.
Anche io mi sono innamorato di storia tramite Piero Angela. Poi mi sono dedicato anche all’arte. Dopo aver letto vari testi, cataloghi di mostre di vari artisti, ora seguo a pieno questo articolo.
L’importante è creare un impatto per entrare nella mente delle persone, poi vedrai che leggendo alcuni veri testi d’arte, ironizzeranno sulle puntate trasmesse da mamma Rai.
Rimanendo nel tema Caravaggio, spero che nella riapertura dei musei, sia ancora disponibile la visita della mostra dei capolavori di Roberto Longhi ai musei Capitolini, avevo progettato una visita durante le festività natalizie . Avrei dovuto fare un bel giro durante queste feste, Tiepolo a Milano, Rinascimento Marchigiano e Gentileschi a Cremona. Peccato!




23. Zender silvana in data 23/12/2020, 10:35:00

Ma tutti questi problemi ! Sicuramente molte imperfezioni ma soprattutto Perche è dato in prima serata ! E ad un pubblico che forse non conosceva CARAVAGGIO ! Ma perché tutti questi bravi critici non portano in TV e in prima serata l'arte senza sbavature e fatta in maniera da essere ascoltata ! Ricordatevi che dopo ANGELA ascoltiamo con molto interesse il prof.Barbaro ! Ma basta parole FATTI prego !!



24. GALIANO ALBERTIN in data 23/12/2020, 15:52:43

Senti da quale pulpito viene la predica.
Spettabile direttore, mi scusi tanto se torno sull’argomento, già da me “sollevato” con alcuni miei commenti, espressi a seguito del suo articolo sulle “Bufale storico-artistiche”. Commenti i quali richiamavano, appunto, l’attenzione sui “problemi essenziali” di cui ora starebbe parlando, e che dovrebbero stare alla base di una buona divulgazione scientifica.
Che significato hanno queste sue parole? È chiaro che il programma di Alberto Angela è principalmente un programma di intrattenimento, e che quindi, un po’ di “spettacolarizzazione” è d’obbligo, al fine di mantenere desta l’attenzione. Contrariamente diventerebbe mortalmente soporifero, al pari di certe conferenze condotte, con disquisizioni “altamente scientifiche”, da “veri e qualificati esperti del settore”.
I quali, non so ben capire se esistano veramente, in quanto, (ed è il mio solito ritornello), essi non basano più le loro “scientifiche argomentazioni” sui testi originali, ma su testi appartenenti ad edizioni moderne di quei testi, ampiamente rivedute e corrette nel testo, modificandone pure la punteggiatura, presentandone di fatto un significato difforme, alterato, falsificato: (cioè delle “bufale” per usare un termine a lei caro).
Argomento che tali “esperti qualificati”, appartenenti alla “Critica d’Arte Uff.”, si guardano bene dal prendere in considerazione, e nel contempo, accusando altri di commettere “errori” nella esposizione “spettacolare”, anche li assolvono, (ma principalmente sembrano assolvere sé stessi), dichiarando: “nessuno è immune ed esente dagli errori, e a chi fa divulgazione capita di sbagliare”.
Quanto dice è vero, capita di sbagliare, a tutti può accadere. Ma quando questo avviene come conseguenza dall’avere “Ufficialmente acquisito come sacrosanto Vangelo” dei testi falsificati, non conformi agli originali, la cosa diventa alquanto perniciosa.
Ma non è questo il punto, (che anche lei scrive in grassetto), il vero punto della questione da me sollevata, (e oramai, da voi archiviata, -per modo di dire), è il fatto che la definita “Comunità Scientifica Ufficiale della Critica d’Arte”, non solo non si basa più sui Testi Originali, ma nemmeno più legge le “Moderne versioni” di quei testi, in quanto semplicemente si limita a fare citazioni bibliografiche riportando ciò che altri “esperti critici d’arte”, (dai nomi più autorevoli), hanno scritto a proposito degli argomenti, ora trattati negli articoli di cui si va a pubblicare.
(Ciò che mi porta a fare tale affermazione è che nel testo di detti articoli, spesso vengono riportati pure gli errori ed espressioni contenuti nei testi dei riferimenti bibliografici citati.
Questo starebbe ad indicare che, molto probabilmente, ne è stato fatto un veloce “copia e incolla”, senza nemmeno leggere quanto poi si è andato a pubblicare.
-Tanto, chi mai andrà a verificare, in quello “sterminato deserto” di riferimenti bibliografici?
Come pure, chi mai, dei Critici dell’Arte di oggi, si è mai preso la briga di leggere l’autentico testo di Giorgio Vasari per verificarne la corrispondenza con quanto si ritiene di sapere per averne letto nelle “moderne edizioni”, che oramai tutti adoperano?
Chiedo scusa se continuo ad insistere su questo argomento, d’altronde, non faccio altro che seguire i “vostri consigli”, percepibili dagli articoli pubblicati su Finestre sull’Arte.

Per esempio: “Il critico deve aiutare a capire, non parlare in critichese”. Lea Vergine sulla critica. Da voi scritto il 22/10/2020.

Beninteso: sempre cordialmente.
Galiano Albertin.




25. PaoloBar in data 23/12/2020, 18:24:34

Non credo che utilizzare Paolucci o Montanari per presentare un grande pittore attraverso una lettura attenta e intrigante di alcune opere, sia meno affascinante e produca meno audience delle insopportabili sbrodolature di Alberto, condite di sguardi ammiccanti, superlativi continui e slanci di ostentata meraviglia, sottolineati da una colonna sonora fastidiosa e ridondante. Un po’ di serietà, please.



26. Marina in data 24/12/2020, 11:36:06

Si alcune osservazioni sono anche giuste ma mi pare che comunque Alberto Angela provi a fare qualcosa per avvicinati i più all'arte e questo per me fa pendere la bilancia a sua favore comunque. Ho trovato questo articolo prolisso.Per trovare a tutti i costi una critica ci sono volute davvero troppe parole.







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