Come le gallerie hanno affrontato la crisi (e cosa dovranno fare per il futuro)


In che modo le gallerie hanno affrontato la crisi da Covid-19? E come devono lavorare già da adesso per affrontare meglio ciò che si prepara in futuro, tenendo conto che la ripresa ci sarà solo, probabilmente, nel 2022?

L’attuale panorama globale e l’incertezza sulle tempistiche per raggiungere una situazione in cui non saranno più necessarie le misure di distanziamento sociale continuano a rendere complesso effettuare previsioni significative. Solo la “normalizzazione” della situazione potrà permettere infatti al mondo del mercato dell’arte di tornare a livelli di introiti soddisfacenti e quindi di prevedere quanto questa lunga crisi abbia realmente impattato le abitudini dei fruitori d’arte e di conseguenza i modelli di business in atto.

La seconda edizione del nostro studio “Lo stato dell’Arte. Una fotografia del settore Art & Finance al tempo del Covid”, condotta da Deloitte Private tra l’11 e il 29 gennaio , analizza i risultati del business del settore, il percepito e le previsione dei principali stakeholder appartenenti al mondo artistico-culturale: gallerie d’arte, musei pubblici e privati, fruitori e appassionati, collezionisti, dealers e art advisor, private banker e family office, artisti e imprese che operano sia in ambito legale-fiscale sia in applicazioni tecnologiche per l’arte.

Il settore artistico-culturale sta ancora faticando a riprendersi dalla forte crisi che lo ha colpito a causa della pandemia, crisi ben delineata dalle principali statistiche nazionali e internazionali.

Sin dall’inizio della pandemia si è assistito a un incremento senza precedenti nel numero di proposte e iniziative virtuali. Anche le gallerie nel periodo del lockdown si sono dovute adattare al mondo digitale, promuovendo i propri artisti attraverso online viewing room e pagine web dedicate, sfruttando spesso anche gli spazi garantiti da svariate fiere d’arte proposte per quest’anno soltanto in veste virtuale. Molte gallerie hanno inoltre implementato strategie di comunicazione volte a mantenere vivi il dialogo e la relazione con il pubblico, rendendo disponibili contenuti artistico-culturali connessi agli artisti promossi dalla galleria stessa, sia attraverso newsletter periodiche, sia attraverso i propri canali social.

Tuttavia, se da un lato il virtuale ha aiutato il settore a mantenere vive le relazioni con i propri stakeholder, dall’altro permane indiscussa la volontà degli appassionati e collezinisti di prendere parte fisicamente a mostre ed esposizioni. Tutto sommato positivi i risultati relativi all’efficacia degli strumenti online nell’acquisto di opere d’arte: 8 rispondenti su 10 hanno attribuito media o elevata efficacia alle piattaforme virtuali implementate o rafforzate da parte di case d’asta, gallerie e fiere d’arte nel periodo del lockdown, che hanno consentito al mercato di mantenersi vivo, pur se “a porte chiuse”.

Il settore delle gallerie ha registrato una crescita nella quota di vendite realizzate su canali online, ma questo è valso principalmente per le grandi gallerie internazionali. Le gallerie di minori dimensioni, infatti, nonostante abbiano realizzato alcune vendite da remoto, hanno incontrato maggiori difficoltà a trovare spazio sul mercato virtuale, trovatosi improvvisamente saturo d’offerta. Queste realtà hanno attraversato un periodo di grave crisi, che in molti casi si protrae tutt’oggi. La relazione personale e il contatto fisico restano infatti fondamentali nel mercato dell’arte primario, in cui il ruolo del gallerista è l’elemento cardine della promozione e valorizzazione degli artisti.

Deloitte ha indagato la percezione dei rispondenti in merito alla probabilità che le piattaforme online prendano il posto dei canali di vendita o dei servizi tradizionali del settore artistico-culturale. Solo il’4% dei rispondenti sostiene che l’online sostituirà i servizi dal vivo per una quota superiore al 50%, mentre prevalgono coloro che sostengono che i servizi online potrebbero sostituire parzialmente le proposte dal vivo in una forbice tra il 25% e il 50%. È interessante notare come questa percezione sia aumentata nel corso dei cinque mesi trascorsi dalla prima edizione del nostro studio, quando gli intervistati dichiaravano per la maggior parte che l’online non avrebbe sostituito i servizi dal vivo per più del 25%. Infine la quasi totalità degli intervistati ha dichiarato di aspettarsi che la sostituzione dei servizi dal vivo da parte di quelli online avverrà entro due anni.

Liu Bolin, The Hope (2015). Courtesy: Galleria Gaburro Boxart
Liu Bolin, The Hope (2015). Courtesy: Galleria Gaburro Boxart

Quali sono le aspettative per un futuro che possa favorire la ripartenza e un ulteriore sviluppo del settore artistico-culturale? L’implementazione di nuovi strumenti normativi volti a favorire il supporto dei privati al settore artistico-culturale, come ad esempio le agevolazioni fiscali, è la variabile che secondo i rispondenti potrebbe dare maggiore impulso al settore.

Altra possibile leva per la ripartenza può essere la creazione di nuovi market-place per realtà piccole e medie che confermano come la collaborazione e la sinergia tra diverse organizzazioni risultino elementi chiave per il futuro del settore. La collaborazione, soprattutto tra enti di piccole-medie dimensioni, può favorire l’ottimizzazione dei costi e l’ampliamento di pubblico a cui rivolgere la propria offerta.

Anche in quest’ambito sono stati fatti grandi passi avanti soprattutto nel settore delle gallerie d’arte. Guardando al contesto italiano, per esempio, è possibile menzionare la collaborazione di 17 tra le gallerie più attive e influenti di Milano, che hanno lanciato Milan Gallery Community, progetto online avviato in partnership con Artsy, importante piattaforma virtuale dedicata al mercato online di opere d’arte che ha scelto proprio l’Italia per inaugurare il lancio delle proprie Artsy Community.

È interessante inoltre rilevare una corrispondenza tra le risposte fornite dagli utenti delle piattaforme di vendita digitali e gli operatori che hanno “abbracciato” il canale digitale: in linea con il 47% dei rispondenti che hanno affermato di aver trovato efficaci le piattaforme online per l’acquisto di opere d’arte, il 62% degli operatori ha infatti confermato che gli strumenti online sono risultati molto efficaci per sopperire all’impossibilità di offrire servizi dal vivo.

Guardando al fatturato e ai possibili dati di chiusura di mercato di questo anno molto complesso per tutti i sistemi socio-economici internazionali, la Pulse Survey ha riportato un sentiment per il futuro non roseo. Nonostante le organizzazioni si siano ormai abituate a nuovi standard lavorativi il 44% dei rispondenti prevede che per il fatturato 2021 permarrà una contrazione di circa il 25% rispetto a quanto registrato a fine anno 2019, in preoccupante aumento chi prevede una riduzione pari al 50% del fatturato (44%).

Come per altri settori, probabilmente si dovrà attendere il 2022 per vedere una ripresa, ma è fondamentale sin da ora porre le basi perché ciò possa avvenire, attraverso una continua innovazione degli strumenti per mantenere viva la propria presenza sul mercato.

Questo contributo è stato pubblicato originariamente sul n. 9 della nostra rivista cartacea Finestre sull’Arte on paper. Clicca qui per abbonarti.


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Barbara Tagliaferri

L'autrice di questo articolo: Barbara Tagliaferri

Coordinatrice settore Art&Finance di Deloitte Italia.


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