Alessandria e Napoleone: i luoghi che raccontano la battaglia di Marengo


La città di Alessandria e i suoi dintorni sono uno dei territori più “napoleonici” d'Italia. Ecco quali sono i luoghi che raccontano un fatto cruciale dell'epopea di Napoleone, ovvero la battaglia di Marengo del 14 giugno 1800.

La seconda campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 1769 - Sant’Elena, 1821) si chiuse, il 14 giugno del 1800, con la battaglia di Marengo: l’esercito francese guidato da Napoleone sconfisse, contro le aspettative, quello austriaco condotto da Michael von Melas, nei pressi di Spinetta Marengo, vicino ad Alessandria. Napoleone all’epoca era Primo Console e riuscì a riportare una vittoria molto importante, che consolidò il suo dominio sull’Italia. Dopo la battaglia di Marengo, infatti, l’Austria, che intendeva mantenere una posizione di forza in Italia (e per questa ragione si arrivò al nuovo scontro con le forze francesi), abbandonò la Lombardia, il Piemonte e la Liguria.

La battaglia di Marengo, evento decisivo della seconda campagna d’Italia, è passata alla storia come una battaglia fortunata: questo perché l’Austria aveva inizialmente ottenuto diversi successi spingendosi fino ad assediare Genova (che fu conquistata dalla Seconda Coalizione il 4 giugno del 1800), e Napoleone dovette organizzare la campagna con notevoli difficoltà. Il generale corso, infatti, arrivò in Italia con un esercito inferiore per numero a quello austriaco, provato dall’attraversamento delle Alpi in maggio (divenuto leggendario e raffigurato nelle opere di diversi artisti, a cominciare da Jacques-Louis David), con mezzi insufficienti e soldati non adeguatamente sostenuti (tanto che furono costretti a saccheggiare il territorio per sfamarsi). L’idea di Napoleone fu quella di marciare su Milano (dove i francesi entrarono i primi di giugno) e di cercare immediatamente lo scontro con gli austriaci per tagliare le loro linee tra Genova e Milano. Il primo scontro si ebbe il 9 giugno del 1800 a Montebello, nei pressi di Pavia: qui, i francesi riuscirono a infliggere una prima sconfitta agli austriaci, che dovettero riparare ad Alessandria. Lo scontro avvenne nei pressi del Bormida, non lontano da Spinetta Marengo, perché si trattava di una zona fondamentale per le comunicazioni: i francesi sembravano destinati alla sconfitta, ma il pomeriggio del 14 giugno l’arrivo dei rinforzi guidati dal generale Louis Charles Desaix (che morì durante la battaglia, a soli 32 anni, colpito da una pallottola) consentirono ai francesi di sferrare un insperato contrattacco, che si concluse con la vittoria francese.

Oggi sono ancora molti i luoghi che raccontano la battaglia di Marengo, ad Alessandria e dintorni: lo scontro è entrato nel mito napoleonico (tanto che viene considerato la battaglia preferita di Napoleone) e può essere ripercorso attraverso numerose testimonianze sul territorio.

Louis-François Lejeune, La Battaglia di Marengo (1802; olio su tela, 180 x 250 cm; Reggia di Versailles)
Louis-François Lejeune, La Battaglia di Marengo (1802; olio su tela, 180 x 250 cm; Reggia di Versailles)

Il Marengo Museum di Villa Delavo: il museo della battaglia

La Villa Delavo, residenza ottocentesca a Spinetta Marengo, ospita oggi il Marengo Museum, con l’esposizione di opere d’arte, oggetti d’epoca, libri, documenti, armi, mappe uniformi, materiali multimediali e molto altro per documentare lo scontro del 14 giugno 1800. L’ingresso al museo è costituito dalla “Piramide”, che rievoca gli eventi napoleonici. Nel 1805, infatti, Napoleone tornò ad Alessandria per celebrare la battaglia davanti al mondo. Il giorno prescelto fu (ironia della sorte) il 5 maggio, e il condottiero si presentò davanti ad una folla di dignitari e generali con la stessa uniforme che indossava il 14 giugno di cinque anni prima. Napoleone volle che nella piana di Marengo fosse eretta una grande piramide che, insieme al sacrificio del generale Desaix e dei suoi uomini, ricordasse in eterno la sua vittoria: “Che si salga di pietra in pietra, come su quella d’Egitto”. La sua costruzione iniziò subito e i lavori erano in dirittura di arrivo, ma venne distrutta col ritorno in zona degli austriaci. Il Comune di Alessandria costruì una nuova Piramide in ghisa nel 2009, divenuta simbolo del museo e della Alessandria napoleonica.

Tra gli oggetti originali esposti nelle diciotto sale del museo, si possono trovare il calamaio usato per firmare la resa austriaca dopo la battaglia di Marengo, la lettera con cui il generale Louis Alexandre Berthier annuncia la vittoria di Marengo a Giuseppina di Beauharnais (moglie di Napoleone tra il 1796 e il 1809). Sono esposti anche importanti depositi provenienti da istituzioni culturali francesi, come il Musée de l’Armée di Parigi e donazioni di collezionisti locali, a partire dalla Società Napoleonica di Marengo. Di particolare interesse i venti quadri di due artisti statunitensi, contemporanei Keith Rocco e Christa Hook, che sono tra i maggiori battaglisti contemporanei nonché tra i più noti pittori di genere storico di oggi; sono presenti anche le stampe di uno dei massimi esponenti italiani del romanticismo, Giuseppe Pietro Bagetti. E poi, armi provenienti dal campo di battaglia, le uniformi originali, fucili, pistole, cannoni, i diorami realizzati ad hoc, i filmati, le musiche, i percorsi per i bambini, il parco e l’ossario della battaglia e, nel cortile d’onore di Villa Delavo, la statua di Napoleone Primo Console.

Villa Delavo, costruita nel 1847 per volere del farmacista Giovanni Antonio Delavo per ricordare la vittoria di Napoleone e di proprietà della provincia, è stata completamente ristrutturata e restaurata, riportando alla luce i suoi dipinti e i suoi affreschi. Nel cortile di Villa Delavo è esposto il busto commemorativo del generale Louis Charles Desaix, voluto dallo stesso Delavo. La villa presenta inoltre molte decorazioni prospettiche esterne del Gabetta, e decorazioni interne di Paolo Maggi, pittore ottocentesco attivo tra Piemonte e Lombardia. Francesco Mensi, artista formatosi tra neoclassicismo e romanticismo, vi realizzò il grande dipinto dell’Apoteosi di Napoleone, di cui oggi è visibile il disegno preparatorio. Nel parco è presente anche la cappella/ossario che il Delavo fece erigere per riunirvi i resti dei caduti, in prossimità del busto di Desaix. Per informazioni è possibile visitare il sito www.marengomuseum.it.

La Piramide del Marengo Museum
La Piramide del Marengo Museum


La Piramide del Marengo Museum
La Piramide del Marengo Museum


La statua di Napoleone al Marengo Museum
La statua di Napoleone al Marengo Museum


Interno della Piramide
Interno della Piramide


L'attraversamento delle Alpi dell'esercito napoleonico in una stampa di Bagetti
L’attraversamento delle Alpi dell’esercito napoleonico in una stampa di Bagetti


Il Marengo Museum
Il Marengo Museum


Le sale espositive del Marengo Museum
Le sale espositive del Marengo Museum


Le sale espositive del Marengo Museum
Le sale espositive del Marengo Museum


Le sale espositive del Marengo Museum
Le sale espositive del Marengo Museum


Il busto di Desaix
Il busto di Desaix

Cosa vedere: i luoghi della battaglia di Marengo ad Alessandria e dintorni, tra arte e storia

Un tour tra i luoghi della battaglia di Marengo può cominciare dal ponte sul Bormida, riedificato in periodo napoleonico sopra il ponte romanico costruito dai monaci benedettini nel XIV secolo. Da qui passò l’esercito austriaco prima dello scontro contro quello francese. Alla testa di ponte sorge il platano gigantesco che la tradizione vuole sia stato piantato nel 1800 da Napoleone per onorare i circa 2.000 soldati morti il giorno della battaglia e i 10.000 feriti di entrambi gli schieramenti. La pianta ha oltre 200 anni ed è alta circa 40 metri (le sue fronde coprono un’area di circa 400 metri quadri in primavera-estate). L’albero è di proprietà del Comune di Alessandria e protetto dalla Sopraintendenza locale.

Palazzo Ghilini ad Alessandria, è un edificio in stile barocco piemontese, uno dei più monumentali del suo centro storico. Deve il proprio nome al suo committente, il marchese Tommaso Ottaviano Antonio Ghilini, che lo fece edificare nel XVIII secolo. Nel 1804 pare che Napoleone via abbia soggiornato durante il viaggio per farsi incoronare imperatore a Parigi. Più tardi, il 14 maggio 1859, il palazzo avrebbe ospitato il nipote di Napoleone, ovvero Napoleone III, all’inizio della seconda guerra d’Indipendenza: nello stesso palazzo, qualche giorno prima, il generale François Certain de Canrobert aveva preso alloggio con lo Stato maggiore dell’esercito francese che avrebbe supportato gli italiani nella guerra contro l’Austria.

Ancora, la Cittadella di Alessandria costituisce uno dei più grandiosi monumenti europei nell’ambito della fortificazione permanente del XVIII secolo, uno dei pochi ancora esistenti e sicuramente uno dei meglio conservati in Europa. È l’unica fortezza di pianura costruita dai Savoia nel XVIII secolo ed è l’unica fortezza europea ancora oggi inserita nel suo contesto ambientale originario. Napoleone Bonaparte, dopo i trionfi della battaglia di Marengo e l’ascesa al trono imperiale di Francia, decise di ampliare e restaurare la fortezza e di circondare la città con nuove difese e otto nuove fortificazioni allo scopo di realizzare una grande base logistica destinata a supportare le operazioni dell’esercito francese schierato nel Nord Italia, lo sviluppo urbano era previsto nell’abitato di Marengo. Durante l’occupazione francese la posizione e l’efficacia delle moderne fortificazioni hanno fatto della Cittadella una delle fortezze più spettacolari dell’impero e il più ricco arsenale di tutta Europa. Napoleone voleva fare della Cittadella una sorta di “porta orientale” della Francia.

Ad Alessandria si può inoltre visitare il Museo civico, situato presso un’ala del Palazzo Cuttica di Cassine (si visitano le sale napoleoniche, e si ammirano la poltrona di Maria Luigia imperatrice, i corali di Pio V, i reperti archeologici, le raccolte di quadri, stampe, fotografie, le sale d’arte con la raccolta di Giovanni Migliara e gli affreschi del ciclo arturiano). Altri percorsi napoleonici passano da Novi Ligure dove si combatté la battaglia napoleonica del 1799, e poi da Torre Garofoli, comando di Napoleone Bonaparte il 14 giugno 1800, dal Castello di Piovera e da Monte Castello, da dove si vede la piana di Marengo e che è rappresentato nelle stampe dell’epoca, per finire a Castellazzo Bormida, nella strada di campagna nota come la “Strada rossa”, così detta per via del sangue versato dalle opposte cavallerie che la attraversarono il fatidico 14 giugno 1800.

Il platano gigantesco del ponte sul Bormida
Il platano gigantesco del ponte sul Bormida


Il Museo Civico di Alessandria a Palazzo Cuttica di Cassine
Il Museo Civico di Alessandria a Palazzo Cuttica di Cassine


La Cittadella di Alessandria
La Cittadella di Alessandria


La Cittadella di Alessandria
La Cittadella di Alessandria


La Cittadella di Alessandria
La Cittadella di Alessandria


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