Animali e luoghi fantastici nei musei d'Italia: Veneto


Undicesima tappa del viaggio alla scoperta di animali, creature e luoghi fantastici nei musei italiani: oggi si va tra i musei del Veneto.

L’undicesima tappa del nostro viaggio alla scoperta degli animali e dei luoghi fantastici nei musei d’Italia ci porta in Veneto. Nella città della laguna e nelle altre città venete si possono trovare infatti draghi, strane creature, tritoni, teste di medusa e persino animali tratti dalla mitologia cinese. Un viaggio che Finestre sull’Arte compie in collaborazione con il Ministero della Cultura per offrire una modalità di visita originale e divertente dei musei, adatta a un’esperienza giocosa con i vostri bambini e in famiglia, ricordando che i luoghi della cultura sono luoghi sicuri e perfetti per ogni età. Vediamo insieme quindi quali animali e creature fantastiche popolano i musei veneti!

1. Il drago nel San Giorgio di Andrea Mantegna alle Gallerie dell’Accademia di Venezia

È già sfinito e sconfitto a terra il drago che Andrea Mantegna ha raffigurato ai piedi del san Giorgio, con la punta della lancia conficcata nella mascella. Il santo vestito di una lucente armatura è in primo piano, fiero, dopo aver appena sconfitto la creatura mostruosa che da tempo seminava il terrore tra gli abitanti della città libica di Selem. L’episodio è tratto dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine ed è uno dei più noti e più raffigurati nella storia dell’arte, in quanto rappresentazione del bene che vince sul male. San Giorgio, con la lancia spezzata nella mano destra che tiene a mo’ di bastone e lo sguardo di tre quarti, sembra uscire dalla cornice in finto marmo che delimita il quadro. Con un effetto illusionistico anche il muso del drago sembra sporgere dalla cornice. Sullo sfondo la città cinta di mura raggiungibile attraverso la strada segnata tra le colline. Nell’opera non compare tuttavia la principessa salvata dal santo. Il dipinto è oggi conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia: acquistato nel 1856, faceva parte della collezione Manfrin.

Andrea Mantegna, San Giorgio (1460 circa; tempera su tavola, 66 x 32 cm; Venezia, Gallerie dell'Accademia)
Andrea Mantegna, San Giorgio (1460 circa; tempera su tavola, 66 x 32 cm; Venezia, Gallerie dell’Accademia)

2. Creature fantastiche nei dipinti di Bosch alle Gallerie dell’Accademia di Venezia

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia conservano, nella sala VII al primo piano, le uniche testimonianze pittoriche dell’artista fiammingo Hieronymus Bosch in una collezione pubblica italiana. Secondo quanto raccontato dal letterato e collezionista d’arte Marcantonio Michiel nel 1521, questi dipinti facevano parte della raffinata collezione del cardinale Domenico Grimani che li aveva riuniti in una sorta di “camerino” tra le opere più importanti della sua raccolta. Le opere sono straordinarie visioni del pittore, ricche di esseri ibridi nati dall’eccezionale fantasia di Bosch. In questa sala del museo veneziano si possono ammirare il Trittico di Santa Liberata con la santa crocifissa nel pannello centrale affiancata dal padre che ne ordina il martirio e dal promesso sposo, la visione infernale e sant’Antonio Abate nello scomparto a sinistra e la veduta marina nello scomparto destro; le Quattro visioni dell’Aldilà in cui è possibile riconoscere il Paradiso, l’Inferno popolato da mostri che catturano i peccatori, il Purgatorio e una sorta di rupe dalla quale vengono fatte precipitare le anime verso l’Inferno; il Trittico degli Eremiti con san Girolamo, sant’Antonio e sant’Egidio: in particolare nel pannello a sinistra il sant’Antonio è circondato da mostriciattoli originali che alludono alle tentazioni a cui il santo dovette resistere.

Hieronymus Bosch, Trittico degli Eremiti (1495 -1505 circa; olio su tavola, 86,5 x 120 cm; Venezia, Gallerie dell'Accademia)
Hieronymus Bosch, Trittico degli Eremiti (1495 -1505 circa; olio su tavola, 86,5 x 120 cm; Venezia, Gallerie dell’Accademia)

3. Il tritone nella statua in bronzo della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro a Venezia

Un bronzetto alto quasi trenta centimetri conservato alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro raffigura un tritone che suona uno strumento a fiato. I tritoni discendono da Tritone, figlio del dio del mare Poseidone e della nereide Anfitrite, e sono creature tratte dalla mitologia greca caratterizzate dalla loro doppia natura: umana dalla vita insù e di pesce dalla vita ingiù, come quello rappresentato nella statuetta bronzea, inginocchiato su un piccolo basamento. Il bronzetto è databile tra il XVI e il XVII secolo ed è di bottega veneziana. Con la testa di profilo, il giovane tritone soffia forte nello strumento a spirale che regge nella parte finale con il braccio sinistro alzato in aria, mentre la mano destra poggia su una delle due code di pesce che tocca il fianco in modo sinuoso. I tritoni erano generalmente al servizio delle divinità marine, di Poseidone in primis, e avevano la capacità di scatenare o placare le tempeste marine.

Bottega veneziana, Tritone (XVI/XVII secolo; bronzo, 29,5 cm; Venezia, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro)
Bottega veneziana, Tritone (XVI/XVII secolo; bronzo, 29,5 cm; Venezia, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro)

4. La testa di Medusa del Museo Nazionale Atestino

Il Museo Nazionale Atestino, museo archeologico di Este in provincia di Padova, conserva un’applique in bronzo a forma di testa di Medusa, creatura mitologica che è considerata la più famosa tra le tre Gorgoni. Figlia delle divinità marine Forco e Ceto, aveva serpenti al posto dei capelli e aveva il potere di pietrificare chiunque la guardasse negli occhi. L’oggetto raffigura infatti il volto di Medusa con le serpi nei capelli mossi dal vento, lo sguardo fisso e penetrante adatto a incantare e la bocca semiaperta. L’applique ornamentale in bronzo, di notevole pregio, risale alla prima età imperiale, ovvero all’inizio del I secolo d.C., ed è stata scoperta nel 1895 nei pressi del Monte Murale a Este. Si tratta di un oggetto molto raffinato di tradizione ellenistica, probabilmente importato dalla Magna Grecia.

Applique a testa di Medusa, da Este-Monte Murale (I secolo d.C.; bronzo; Este, Museo Nazionale Atestino)
Arte romana, Applique a testa di Medusa, da Este-Monte Murale (I secolo d.C.; bronzo; Este, Museo Nazionale Atestino)

5. La fenice nella gemma del Museo Archeologico Nazionale di Venezia

Un animale fantastico intagliato in una pietra preziosa, precisamente in una gemma di ametista: si tratta di una fenice, uccello mitologico e considerato sacro, solitamente raffigurato di un color rosso fuoco e di grandi dimensioni, che è in grado di rinascere dalle sue ceneri dopo tre giorni dalla sua morte che si provoca immolandosi sul fuoco. È quindi simbolo della morte e della resurrezione, ovvero simbolo di rinascita: i Romani infatti associavano la fenice all’immortalità dell’Impero. Secondo Plinio questo uccello poteva vivere fino a 660 anni, mentre per Erodoto per 540 anni. È anche simbolo di mitezza perché non uccide, si nutre di rugiada e non schiaccia nulla di ciò che tocca. In questa preziosa gemma conservata al Museo Archeologico Nazionale di Venezia e di dimensioni di poco più di un centimetro, la fenice è rappresentata di profilo verso sinistra. Di produzione romana, la gemma intagliata di colore violaceo è databile infatti al primo secolo d.C. e proviene dalla collezione San Donato di Zara (Croazia).

Ambito romano, fenice intagliata in gemma di ametista (I secolo d.C.; ametista, 1,2 x 1,02 cm; Venezia, Museo Archeologico Nazionale)
Ambito romano, Fenice intagliata in gemma di ametista (I secolo d.C.; ametista, 1,2 x 1,02 cm; Venezia, Museo Archeologico Nazionale)

6. La sfinge del Museo Nazionale e Area Archeologica di Altino

Tutti abbiamo presente come è fatta una sfinge e anche quella visibile al Museo Nazionale e Area Archeologica di Altino ha corpo di leone e testa umana: si tratta in particolare di un’androsfinge. In calcare d’Aurisina, costituisce un acroterio, ovvero l’elemento decorativo che solitamente sta al vertice e agli angoli del frontone di un tempio antico, ma in questo caso ornava il tetto di un monumento funerario. La scultura risale al I secolo d.C. e proviene dalla necropoli altinate. Dotata di ali e accovacciata sulle zampe posteriori, guarda fisso l’osservatore in maniera enigmatica. La testa dalle fattezze umane è tondeggiante, con la bocca serrata, il mento e le guance pronunciate; nettamente definiti anche i capelli divisi al centro del capo da una riga. Secondo il mito, questa creatura era posta sulla strada di Tebe e da un’alta rupe proponeva a chiunque passasse un enigma di difficile risoluzione, che solo Edipo fu in grado di risolvere. Per questo è simbolo di enigma e di potere.

Arte romana, Acroterio di monumento funerario a forma di sfinge (I secolo d.C.; calcare d'Aurisina; Museo nazionale e Area archeologica di Altino) Foto di Agnese Lena
Arte romana, Acroterio di monumento funerario a forma di sfinge (I secolo d.C.; calcare d’Aurisina; Museo nazionale e Area archeologica di Altino). Foto di Agnese Lena

7. Salamandra nell’altorilievo della Sala di Psiche del Museo di Palazzo Grimani

Nella primavera del 2021 al Museo di Palazzo Grimani sono stati compiuti importanti lavori di restauro e riallestimento degli ambienti. Tra questi, il ripristino della Sala di Psiche ha portato a una scoperta inaspettata: in una intercapedine del muro è stato scoperto un rilievo scolpito, che si è poi rivelato il fondale in pietra tenera di un camino chiuso da secoli. Il soggetto è la leggendaria Salamandra tra le fiamme. Nella mitologia la salamandra, assimilata agli omonimi anfibi, era considerata una creatura del fuoco: si pensava infatti che fosse in grado di vivere tra le fiamme, riuscendo ad attraversarle rimanendo illesa. Nella sua Storia Naturale (77-78 d.C.) Plinio il Vecchio affermava che “la salamandra è tanto fredda che al suo contatto il fuoco si estingue non diversamente dall’effetto prodotto dal ghiaccio”. Questa creatura è legata a numerosi significati simbolici, quali la costanza, la resistenza al male e ai nemici, il valore militare.

Artista ignoto, Salamandra tra le fiamme (1530-1540 circa; altorilievo, pietra tenera di Vicenza, 185 x 85 cm; Venezia, Sala di Psiche del Museo di Palazzo Grimani)
Artista ignoto, Salamandra tra le fiamme (1530-1540 circa; altorilievo, pietra tenera di Vicenza, 185 x 85 cm; Venezia, Sala di Psiche del Museo di Palazzo Grimani)

8. I satiri della Sala del Trionfo di Bacco nel Museo Nazionale di Villa Pisani

Tra le prime sale che si trovano al piano nobile del Museo Nazionale di Villa Pisani è quella dedicata al trionfo di Bacco, celebrazione del dio del vino e della musica. La sala settecentesca, tra le più suggestive, è decorata dagli affreschi di Jacopo Guarana, allievo di Tiepolo, eseguiti nel 1770 circa: sono opere che narrano le storie di Bacco. Nel Baccanale le figure rappresentate si trovano su un prato e si dilettano in balli, come le due fanciulle mezze nude che saltano e suonano i tamburelli, e in festeggiamenti. Sulla sinistra è raffigurato un satiro, creatura fantastica dalla doppia natura: umana dalla vita insù ed equina dalla vita ingiù. Anche nel Corteo di Sileno, rappresentato a cavalcioni di un elefante, i personaggi sono immersi in un paesaggio e proprio l’elefante presenta una particolarità: le zampe non corrispondono al vero, ma testimoniano il modo di raffigurare gli animali nei bestiari.

Jacopo Guarana, Baccanale (1770 circa; affresco; Stra, Museo Nazionale di Villa Pisani, Sala del Trionfo di Bacco)
Jacopo Guarana, Baccanale (1770 circa; affresco; Stra, Museo Nazionale di Villa Pisani, Sala del Trionfo di Bacco)

9. Il Kirin del Museo d’Arte Orientale di Venezia

Il Museo d’Arte Orientale di Venezia conserva un’ampia raccolta di animali fantastici legati al mondo cinese e giapponese: si trovano leoni cinesi, draghi, il cavallo magico di Chokaro che si riferisce alla leggenda di Chokaro sennin, essere immortale che possiede un cavallo che può uscire come per magia da una zucca. E poi il Kirin o Qilin, creatura della mitologia orientale, detta anche unicorno cinese. Insieme al drago, alla fenice e alla tartaruga, è uno dei quattro animali di buon augurio. Ha un’indole dolce e la sua apparizione preannuncia un lieto evento o è segno di buon governo o della venuta di un saggio. Secondo la leggenda, il kirin è comparso durante il felice regno dei sovrani Yao e Shun e al momento della nascita di Confucio. L’oggetto nella collezione del Museo d’Arte Orientale è un bruciaprofumi giapponese in porcellana bianca e blu risalente al periodo Edo.

Arte giapponese, Kirin, bruciaprofumi giapponese (periodo Edo (1602-1868); porcellana; Venezia, Museo d'Arte Orientale)
Arte giapponese, Kirin (periodo Edo (1602-1868); porcellana; Venezia, Museo d’Arte Orientale)

10. Il grifone del Museo Archeologico Nazionale di Portogruaro

Anche il Museo Archeologico Nazionale di Portogruaro conserva un’ampia raccolta di animali fantastici, tra mostri marini, draghi, tritoni, sfingi e altre creature. Su un’architrave in pietra calcarea è raffigurato un grifone di profilo che poggia una zampa a un vaso. È databile al I secolo d.C. Il grifone è un animale fantastico alato che presenta il corpo di leone e la testa di aquila. La maggiore frequenza di rappresentazione di questa creatura si ritrova nell’arte minoico/micenea e greca; pare infatti un vaso antico greco quello su cui appoggia la zampa anteriore destra l’animale alato. È simbolo di custodia e saggezza, ma anche di perfezione e di potenza.

Architrave con un grifone con zampa appoggiata a un vaso (I secolo d.C.; pietra calcarea; Portogruaro, Museo Archeologico Nazionale). Dono di Osvaldo Politi
Arte romana, Architrave con un grifone con zampa appoggiata a un vaso (I secolo d.C.; pietra calcarea; Portogruaro, Museo Archeologico Nazionale). Dono di Osvaldo Politi

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