Napoli sotterranea: come vederla, cosa vedere, quali siti visitare


Esiste un’altra Napoli, una Napoli sotterranea fatta di cunicoli, gallerie, acquedotti, catacombe: ecco cosa vedere e come.

C’è un’altra Napoli, oltre a quella che si vede sotto il cielo azzurro della Campania: è la Napoli sotterranea, una sorta di città nella città che si sviluppa nel sottosuolo del capoluogo campano. Una stratificazione millenaria con cunicoli, gallerie, catacombe, cripte, rifugi antiaerei, resti di acquedotti, ambienti ipogei e molto altro. Gran parte di ciò che si trova oggi nel sottosuolo di Napoli è visitabile da diversi punti di accesso e con diversi percorsi, per conoscere la storia della città da un altro punto di vista, un punto di vista decisamente... più profondo di quelli abitualmente conosciuti. Senza contare che anche nelle viscere della città si nascondono opere d’arte e incredibili opere dell’essere umano che spiccano per l’originalità delle soluzioni adoperate per sfruttare gli ambienti sotterranei, ma anche per il modo scenografico in cui ci presentano.

Un vero mondo da esplorare, ovviamente non adatto ai claustrofobici in alcuni casi (occorre chiedere informazioni in anticipo: ci sono luoghi molto ampi, ma anche alcuni cunicoli stretti e opprimenti), visitabile tutto l’anno (attenzione, molti ambienti sono freddi anche in piena estate), in diversi modi e con diversi percorsi, da quelli classici a piedi e di breve durata fino ai tour sulle zattere nelle cisterne, o ai percorsi a lume di candela. Non tutto è visitabile: per avere un’esperienza migliore occorre evitare il fai da te e affidarsi a percorsi autorizzati, anche per ragioni di sicurezza.

1. Galleria Borbonica

È una grande galleria sotterranea, un tunnel con pareti molto alte scavato sotto la collina di Pizzofalcone, vicino a Palazzo Reale. Il viadotto sotterraneo fu progettato nella seconda metà dell’Ottocento da Errico Alvino per volere del re Ferdinando II di Borbone, che intendeva far realizzare un percorso militare di facile e veloce percorribilità per difendere il palazzo, ovvero il centro del potere del regno: il percorso doveva dunque essere attraversato dai militari in modo rapido, in caso di necessità, oltre che dagli stessi abitanti della reggia qualora si fosse resa necessaria una fuga. Si tratta di un grande tunnel a forma trapezoidale, con due “carreggiate”, due gallerie per gli opposti sensi di marcia, separate da un parapetto dove erano installati i lampioni necessari per l’illuminazione. Un progetto avveniristico che richiese solo due anni per essere realizzato (il re poté infatti inaugurarlo già nel 1855). Il percorso tuttavia non servì mai allo scopo per il quale fu progettato: sarebbe stato riutilizzato soltanto durante la seconda guerra mondiale come rifugio antiaereo, e in seguito, nel dopoguerra, diventò deposito comunale. Una parte invece fu adibita a parcheggio. Tra il 2005 e il 2007 è stato messo in sicurezza e valorizzato come sito culturale, oggi visitabile in modo autonomo o con uno dei percorsi della Napoli Sotterranea.

Galleria Borbonica. Foto Associazione Culturale Borbonica Sotterranea
Galleria Borbonica. Foto Associazione Culturale Borbonica Sotterranea

2. Crypta Neapolitana

Nota anche come “Grotta di Virgilio”, è una galleria lunga 705 metri, scavata nel tufo, che si estende sotto la collina di Posillipo, tra Mergellina e Fuorigrotta. Si tratta di un ambiente molto antico: è di età augustea e fu costruita da Lucio Cocceio Aucto, architetto di Agrippa. Citata già nella Tabula Peutingeriana, era originariamente un’infrastruttura militare che collegava la città di Napoli all’area di Pozzuoli: deve il nome di “Grotta di Virgilio” alla leggenda che la vuole realizzata da Virgilio in una sola notte con il ricorso alla magia (nei pressi della Crypta si trova infatti un cenotafio noto tradizionalmente come “tomba di Virgilio”). Data la sua importanza come via di comunicazione militare, la Crypta rimase in uso fino alla fine dell’Ottocento, quando se ne decretò la chiusura per ragioni statiche. Oggi la Crypta è visitabile, ed è uno dei luoghi della cultura del Ministero.

Crypta Neapolitana. Foto di Armando Mancini
Crypta Neapolitana. Foto di Armando Mancini

3. Ipogei ellenistici

Si tratta di un complesso di cimiteri sotterranei del IV-III secolo a.C. situato a circa dieci metri di profondità: la maggior parte delle tombe si trova nel sottosuolo del rione Sanità. Il più famoso degli ipogei ellenistici è l’Ipogeo dei Cristallini, scavato nel tufo sotto all’attuale via dei Cristallini. Questo complesso fu scoperto nel 1889 e fu pubblicato pochi anni dopo: è composto da quattro ipogei con camere sepolcrali, ognuno con ingressi indipendenti. Al livello della strada si trovava invece un vestibolo che serviva per compiere riti funebri, e da qui poi si accedeva alle tombe: una di queste conserva ancora le decorazioni murali. Famosa è la testa di Medusa scolpita in tufo che decora la parete della tomba C. Alcune iscrizioni in greco antico ci hanno tramandato alcuni nomi, probabilmente quelli delle persone che qui vennero seppellite.

Ipogeo dei Cristallini. Foto Archivio Pedicini
Ipogeo dei Cristallini. Foto Archivio Pedicini

4. Scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore

La “Neapolis sotterrata”, come viene chiamata dall’Opera di San Lorenzo Maggiore, è il più importante sito archeologico del centro storico di Napoli: qui infatti si possono vedere i resti del foro di Neapolis, a sua volta coincidente con la precedente agorà, ovvero il centro della vita civile e religiosa della città greca e romana. L’area archeologica (un “percorso non claustrofobico”, tiene a precisare il museo: gli spazi sono effettivamente molti ampi) si sviluppa a dieci metri sotto la chiesa di San Lorenzo Maggiore: oltre al foro si possono vedere il macellum, l’antico mercato romano del I secolo a.C. dove si trovavano le botteghe dei venditori di generi alimentari, il cardo, ovvero la strada principale della città antica, le tabernae, vale a dire i negozi dove si svolgevano attività commerciali e artigianali, il criptoportico (mercato coperto). Il tutto sorprende per lo stato di conservazione e per la leggibilità di queste importanti testimonianze. La visita agli scavi archeologici è compresa nel biglietto per visitare il Museo dell’Opera di San Lorenzo.

Scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore. Foto Opera di San Lorenzo Maggiore
Scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore. Foto Opera di San Lorenzo Maggiore

5. Catacombe di Napoli

Le catacombe sono gli antichi cimiteri sotterranei di epoca romana: a Napoli sono diverse e diffuse in tutta la città, anche se la maggior parte delle catacombe sono situate nel rione Sanità. Le più famose sono sicuramente le catacombe di San Gennaro, risalenti al II secolo, e il cui ingresso attualmente è situato vicino alla chiesa dell’Immacolata a Capodimonte: in queste catacombe si conserva peraltro il più antico ritratto noto di San Gennaro, e si possono qui osservare diversi resti di molte pitture parietali, con figure di santi. Particolarmente spettacolari i due grandi vestiboli, quello inferiore e quello superiore (quest’ultimo caratterizzato da una grande volta affrescata in stile pompeiano del II-III secolo), con grandi strutture ad arcate. Particolarmente famose sono anche le catacombe di San Gaudioso, del IV-V secolo, note per i macabri affreschi con teschi incassati, e quelle di San Severo, che si trovano sotto la chiesa di San Severo fuori le Mura.

Le catacombe di San Gennaro. Foto Catacombe di Napoli
Le catacombe di San Gennaro. Foto Catacombe di Napoli

6. Acquedotto Greco-Romano e Museo del Sottosuolo

L’acquedotto antico di Napoli fu costruito a partire dal IV secolo a.C., quando Neapolis era una colonia greca. La struttura fu poi ampliata dai romani che costruirono una fitta rete di cunicoli e cisterne sotterranee per rendere capillare l’approvvigionamento d’acqua in città e nei dintorni (la rete arrivava fino a Pompei, Ercolano, Acerra, Bacoli). Si trattò di un’opera così importante che continuò a funzionare per secoli, fino all’Ottocento. Chiuso definitivamente nel 1884, l’acquedotto greco-romano andò incontro al degrado nei decenni successivi, e diventò una sorta di discarica. Trasformato in un rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale, oggi è stato recuperato ed è visitabile con accesso da piazza San Gaetano 68. Inoltre, nei locali delle antiche cisterne è stato creato anche un “Museo del Sottosuolo di Napoli” che racconta la storia del mondo sotterraneo della città partenopea, attraverso reperti trovati negli scavi (come antiche lucerne, utensili e strumenti adoperati dai cavatori, sistemi per il prelevamento delle acque) e testimonianze storiche.

Cisterna dell'acquedotto greco-romano. Foto Associazione Culturale Borbonica Sotterranea
Cisterna dell’acquedotto greco-romano. Foto Associazione Culturale Borbonica Sotterranea

7. Grotta di Seiano

Un’altra monumentale galleria, una sorta di traforo lungo circa 800 metri che si sviluppa sotto la collina di Posillipo per collegare la piana di Bagnoli con la zona della Gaiola: fu anch’essa progettata da Lucio Cocceio Aucto, e deve però il nome a Lucio Elio Seiano, prefetto di Tiberio che fece modificare il percorso del traforo per collegare Posillipo con i porti di Pozzuoli e Cuma. La frotta fa parte del Parco Archeologico di Pausylipon e vi si accede dall’ingresso di via Coroglio. La grotta è in realtà un grande tunnel con imponenti arcate che termina proprio al Parco Archeologico allestito nel sito della villa di Pausylipon, appartenuta al patrizio romano Vedio Pollione, amico di Augusto (“Pausylipon”, da cui deriva l’attuale toponimo di “Posillipo”, significa “luogo che fa cessare gli affanni”). La grotta di Seiano fu scoperta nel 1841, e attirò per la sua imponenza e la sua originalità molti visitatori già al tempo. L’aspetto attuale si deve proprio ai lavori di restauro di età borbonica: in origine il percorso era più largo e con due sensi di marcia su cui passavano i carri nelle due direzioni. Anche la Grotta di Seiano fu utilizzata come rifugio antiaereo durante il secondo conflitto mondiale. È di nuovo percorribile dal 2009.

Grotta di Seiano. Foto di Armando Mancini
Grotta di Seiano. Foto di Armando Mancini

8. Rifugio antiaereo di Sant’Anna di Palazzo

È una cavità che parte del fitto reticolo di cunicoli che si sviluppa nel sottosuolo di Napoli. Si trova sotto i Quartieri Spagnoli e deve il nome al fatto che l’ingresso si trova al numero 52 di vico Sant’Anna di Palazzo. Scoperto nel 1979, il rifugio aereo di Sant’Anna di Palazzo è stato il primo sito della Napoli sotterranea ad aprire al pubblico. Si trova a circa 40 metri di profondità e consiste in un grande ambiente di circa 3.200 metri quadrati che durante la guerra poteva dare accoglienza a circa 4.000 persone che venivano così riparati dalle bombe. Da vedere i graffiti sulle pareti che raccontano in modo genuino e caratteristico i pensieri e le preoccupazioni di quel momento storico.

Rifugio antiaereo di Sant'Anna di Palazzo
Rifugio antiaereo di Sant’Anna di Palazzo

9. Lapis Museum

Si tratta del percorso sotterraneo della Basilica della Pietrasanta, convertito in un “Museo dell’Acqua” che ha aperto al pubblico nell’estate del 2021. La visita consente di compiere una discesa nel sottosuolo per vedere le cisterne dell’acquedotto della Bolla, che faceva parte dell’antico acquedotto greco-romano, che si trova proprio sotto la Basilica e che ha funzionato fino al 1885: è possibile ammirare le strutture dell’antico acquedotto (come la Cisterna delle Anguille e la Sala delle Onde: quest’ultima è la più grande cisterna antica del centro storico di Napoli) oltre che reperti che raccontano la storia dell’approvvigionamento idrico della Napoli del passato.

Lapis Museum
Lapis Museum

10. Sotterranei di Castel dell’Ovo

I sotterranei di Castel dell’Ovo sono stati aperti al pubblico per la prima volta in via sperimentale nell’estate del 2019, per un mese, con visite guidate organizzate condotte da professionisti. Sono i sotterranei dell’antico castello sul mare, tra i quartieri di San Ferdinando e Chiaia: tra i passaggi che si possono visitare figurano le catacombe basiliane, la chiesa di San Salvatore, il romitorio di Santa Patrizia, la sala delle Colonne, oltre che i cunicoli e i passaggi segreti dell’antichissimo castello. Castel dell’Ovo assomiglia infatti più a una cittadella fortificata che a un castello, e fu ampliato durante le epoche (le sue origini sono infatti molto antiche). Il nome deriva da una leggenda, secondo la quale Virgilio avrebbe nascosto nei sotterranei della fortezza un uovo che ne reggerebbe l’intero peso: in caso di rottura dell’uovo, tutto il castello crollerebbe in mare. Non sempre è possibile visitarli: è consigliabile dunque informarsi preventivamente.

Castel dell'Ovo. Foto di Luca Aless
Castel dell’Ovo. Foto di Luca Aless

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