La Madonna Van der Paele, la più grande opera di Jan van Eyck dopo il Polittico di Gent


La Madonna del canonico Van der Paele è una delle opere più importanti di Jan van Eyck: in questo articolo è raccontata da uno dei massimi esperti del pittore, lo storico dell'arte Till-Holger Borchert.

La Madonna di Joris van der Paele è la più grande opera di Jan van Eyck (Maaseik, 1390 circa – Bruges, 1441) dopo il Polittico dell’Agnello mistico. L’opera fu realizzata tra il 1434 e il 1436 su incarico di Joris van der Paele (1370 circa – 1443), canonico della chiesa di San Donaziano, allora il principale edificio di culto di Bruges: era destinata a una cappella fondata dallo stesso Van der Paele, che intendeva far sì che, nella cappella stessa, venisse celebrata ogni giorno (e per sempre) una messa, e che un’ulteriore messa commemorativa si tenesse nel giorno della ricorrenza della sua scomparsa (Van der Paele aveva anche fornito il personale per la cappella).

Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele (1436; olio su tavola, 122,1 x 157,8 cm; Bruges, Groeninge Museum)
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele (1436; olio su tavola, 122,1 x 157,8 cm; Bruges, Groeninge Museum)

Il dipinto raffigura una complessa struttura teologica fondata su diversi livelli di lettura e significato. Formalmente, la composizione ricorda un epitaffio: e in effetti, sia il dipinto sia l’eredità lasciata dal fondatore della cappella avevano lo scopo di tramandare la sua memoria. La raffigurazione mostra al centro la Madonna col Bambino, seduti sopra un alto trono sormontato da un baldacchino. Sulla sinistra vediamo san Donaziano che, in quanto santo titolare della collegiata di Bruges, viene collocato nella posizione gerarchica più importante, a destra di Maria. Il santo, che indossa una mitra da vescovo decorata con perle, è abbigliato con una casula in broccato con ricami in oro che formano figure, e tiene tra le mani il suo attributo iconografico, la ruota con le cinque candele, oltre a un magnifico reliquiario che regge con la mano sinistra.

Di fronte a lui, a sinistra della Vergine, vediamo il donatore inginocchiato, e vestito con una tunica bianca, mentre sul braccio sinistro porta una pelliccia. Tra le mani ha un libro di preghiere, protetto da un panno di cuoio. Gli occhiali che tiene nella mano rendono evidente il fatto che ha appena terminato la lectio e sta meditando su quello che ha letto. Joris van der Paele viene presentato da san Giorgio (suo santo eponimo, nonché patrono), raffigurato in una splendida armatura dorata, che riluce della grazia della Vergine e del Bambino. Il santo, che porta sul petto la scritta in lingua ebraica “Adonai” (“Signore”), si toglie l’elmo in segno di saluto e con la mano sinistra indica il canonico. Van Eyck, che con modestia dipinge se stesso nello scintillante scudo di san Giorgio, prende alcuni oggetti che erano effettivamente venerati nella collegiata di Bruges integrando le immagini di queste preziose reliquie nella sua composizione. La chiesa infatti possedeva reliquie provenienti dal Santo Sepolcro in Gerusalemme (che van Eyck evoca attraverso le colonne di porfido), una reliquia della Croce, incastonata in un pastorale, una reliquia del braccio di san Giorgio, rievocata dal suo strano gesto di saluto, e ancora una casula conservata nel tesoro della chiesa era ritenuta parte del vestiario di san Donaziano.

È chiaro che Jan van Eyck, con la sua Madonna di Joris van der Paele, abbia creato un’opera ardua e faticosa sia sul piano artistico sia su quello dei contenuti. Possiamo solo immaginare che il pittore non abbia voluto soltanto soddisfare il suo committente, ma che sia stato mosso anche da ambizione, dal momento che la tavola era destinata alla chiesa che era anche la parrocchia del duca di Borgogna, e che abbia pertanto voluto onorare, con il suo lavoro, anche il duca Filippo il Buono.

Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio con l'autoritratto di Jan van Eyck
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio con l’autoritratto di Jan van Eyck


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio con san Donaziano
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio con san Donaziano


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio con la Vergine e il Bambino
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio con la Vergine e il Bambino


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio con il donatore
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio con il donatore


Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio con san Giorgio
Jan van Eyck, Madonna del canonico Van der Paele, dettaglio con san Giorgio


Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

L'autore di questo articolo: Till-Holger Borchert

Storico dell'arte esperto di Quattrocento e Cinquecento fiammingo. È il curatore di Van Eyck. Una rivoluzione ottica (2020), la più grande mostra di sempre dedicata a Jan van Eyck.


Le opere e i luoghi di Jan van Eyck a Bruges, nel cuore delle Fiandre
Le opere e i luoghi di Jan van Eyck a Bruges, nel cuore delle Fiandre
Il Polittico dell'Agnello Mistico: il capolavoro di Hubert e Jan van Eyck nella Cattedrale di Gent
Il Polittico dell'Agnello Mistico: il capolavoro di Hubert e Jan van Eyck nella Cattedrale di Gent
Ma com'era riuscito Jan van Eyck a creare opere così realistiche? Ecco come arrivò alla sua rivoluzione ottica
Ma com'era riuscito Jan van Eyck a creare opere così realistiche? Ecco come arrivò alla sua rivoluzione ottica


Commenta l'articolo che hai appena letto



Commenta come:      
Spunta questa casella se vuoi essere avvisato via mail di nuovi commenti



Nessun commento dal sito per questo articolo.





Torna indietro



Login abbonamento online


Password dimenticata

Tag cloud


Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Ottocento     Novecento     Cinquecento     Firenze     Quattrocento     Barocco     Genova     Roma