La triste realtà dietro le Giornate FAI di Primavera. Quello che le celebrazioni non dicono


Il 24 e il 25 marzo 2018 si terranno le Giornate FAI di Primavera e tutti celebrano con entusiasmo la ricorrenza. Ma dietro alle Giornate si cela una realtà triste. Ecco una riflessione sull'argomento.

Come accade ogni anno dal 1993 a oggi, l’arrivo della bella stagione reca con sé le Giornate FAI di Primavera, e l’approssimarsi dell’evento è accompagnato dal consueto florilegio d’articoli dai toni encomiastici che, su ogni testata, celebrano il lavoro del FAI - Fondo Ambiente Italiano, cui va il merito d’aprir le porte di centinaia di beni culturali altrimenti in gran parte chiusi al pubblico. Un’iniziativa veramente lodevole, anche considerando il fatto che il FAI investe ogni anno fondi importanti per il recupero e la salvaguardia di beni culturali, impiegando somme donate dai cittadini: ed è ammirevole il modo in cui il FAI, in tutti questi anni, è riuscito ad avvicinare i cittadini alla cultura, sia con quei pochi giorni d’apertura che conducono fisicamente il pubblico dentro i luoghi della cultura, sia con l’azione quotidiana che sprona molti a far qualcosa di concreto per il patrimonio.

Vogliamo però sottrarci a tutti quei retorici trionfalismi che fanno apparire l’Italia come fosse imbalsamata in una sorta di grande documentario di Alberto Angela, e opporre qualche obiezione a questa narrazione che, negli anni, s’è sviluppata attorno alla “grande festa di piazza dedicata alla bellezza del nostro Paese” (così sul sito del FAI) che porta migliaia di cittadini e turisti a scoprire il patrimonio di cui sono circondati. Nel 2014, l’allora neoministro Dario Franceschini dichiarava che le Giornate Fai di Primavera “permettono ai cittadini di godere di uno straordinario patrimonio culturale altrimenti celato e ci insegnano a essere italiani”, e che “grazie all’opera di migliaia di volontari, nel prossimo fine settimana oltre 750 luoghi in tutta Italia normalmente inaccessibili saranno aperti e visitabili”. Ancora, due anni dopo il ministro affermava che le Giornate FAI rappresentano la dimostrazione “di come pubblico e privato insieme possono fare un lavoro davvero importante di valorizzazione e tutela del patrimonio culturale, soprattutto quello meno conosciuto, coinvolgendo non solo i turisti ma anche i cittadini. Cosa che il Fai fa da molti anni e che noi vogliamo continuare a sostenere in tutti i modi”. E parole simili ha pronunciato quest’anno Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario del MiBACT nonché ex presidente del FAI: “Non ho mai creduto nelle barriere tra pubblico e privato. La scommessa che il nostro Paese ha davanti, cioè quella di disegnare una strada per uno sviluppo che rispetti l’identità culturale, i contesti, e il nostro paesaggio, è straordinaria e possiamo vincerla tutti insieme”.

Prendendo come punto di partenza le dichiarazioni del ministro, sussistono almeno tre argomenti da eccepire sulle Giornate FAI. Il primo: molti dei beni che vengono aperti durante le Giornate FAI rimangono chiusi tutto il resto dell’anno. Non basta gioire perché quei beni “altrimenti celati” aprono le porte due giorni: occorre chiedersi per quali ragioni siano chiusi nei rimanenti trecentosessantatré, oppure rimangano visitabili su appuntamento. Valga l’esempio della Rocca di Ripafratta, in provincia di Pisa, un sito di proprietà privata che, come denuncia l’Associazione Salviamo la Rocca, “da anni versa in grave stato di abbandono”, e a nulla finora sono valsi i protocolli d’intesa volti al suo recupero e la petizione dei cittadini per chiedere che il castello divenisse di proprietà pubblica: il Comune di San Giuliano Terme ha chiesto formalmente ai proprietarî d’acquisirlo a titolo di donazione, ma la risposta è stata negativa perché la proprietà avrebbe intrapreso un percorso con una fondazione privata, che però al momento appare fermo, e sono al momento allo studio ulteriori proposte. Ci sono poi diversi musei pubblici che, a causa di carenza di personale o di mancanza di fondi, sono costretti ad aprire le loro sale col contagocce, col risultato che le Giornate FAI rappresentano uno dei pochi momenti all’anno in cui è possibile garantire un’apertura senza vincoli. E ancora, ci sono siti che, in queste due giornate, sono aperti esclusivamente a soci FAI, e altri ancora che hanno fasce orarie riservate ai tesserati (per esempio, a Milano, quasi tutti i siti, il sabato dalle 10 alle 14, garantiscono l’ingresso solo ai soci, col risultato che un terzo del periodo d’apertura è precluso a chi non è in possesso della tessera del FAI).

La Galleria degli Arazzi di Palazzo Clerici a Milano
La Galleria degli Arazzi di Palazzo Clerici a Milano, con la volta affrescata da Giovanni Battista Tiepolo: è uno dei beni che aprono per le Giornate FAI e che sabato dalle 10 alle 14 avranno ingresso riservato agli iscritti. Foto rilasciata nel pubblico dominio

Il secondo: le aperture sono garantite da un esercito di migliaia di volontari (che, peraltro, a oggi non sono neppure citati nei ringraziamenti del sito istituzionale), cui s’affiancano, ove previsto, circa 40.000 “apprendisti Ciceroni”, ovvero i ragazzi delle scuole ai quali è demandato il compito di guidare il pubblico alla scoperta dei beni. Pare superfluo sottolineare che affidare a volontari, seppur per due giorni, un compito delicato come l’organizzazione d’una visita guidata e financo la conduzione stessa della visita, è un’aberrazione che rischia di riflettersi sull’esperienza del visitatore che, non potendo giovarsi di figure professionali, dovrà solo sperare d’imbattersi nel ragazzo animato da vera passione e desideroso d’approfondire (se i materiali formativi degli “apprendisti Ciceroni” sono quelli che si possono reperire sul sito del FAI, probabilmente i visitatori dovranno preoccuparsi) e non in quello che ha semplicemente puntato sulla migliore delle opzioni per assolvere i suoi obblighi relativi all’atroce istituto dell’Alternanza scuola-lavoro. Con questo, sia chiaro, non s’intende puntare il dito contro i volontari: sicuramente la maggior parte di loro crede in ciò che fa, e vuole mettersi al servizio del prossimo perché è convinta che diffondere consapevolezza attorno ai beni culturali sia un modo per crescere e per far crescere. Ciò che s’intende stigmatizzare è l’idea di ricorrere al volontariato per affidare a giovani e meno giovani degni di lode, ma che per la più parte non hanno affrontato adeguati percorsi formativi o professionali, mansioni che richiederebbero le competenze di professionisti.

Infine, il terzo: contrariamente a ciò che Franceschini affermò nel 2016, risulta davvero difficile trovare nelle Giornate FAI di Primavera “la dimostrazione di come pubblico e privato insieme possono fare un lavoro davvero importante di valorizzazione e tutela del patrimonio culturale”. Non è questo il modello di valorizzazione e tutela di cui il patrimonio ha bisogno. Il volontariato può forse andar bene, in mancanza d’alternative migliori, per cucire un raffazzonato e momentaneo rattoppo su situazioni di pressante emergenza, ma se diventa la norma e se addirittura dev’essere oggetto d’interesse da parte d’un ministro, allora significa che qualcosa non funziona. I problemi che costringono certi siti ad accogliere i volontari del FAI, del resto, rischiano d’estendersi a macchia d’olio: sono già in atto casi di musei importanti, di proprietà pubblica, costretti a drastiche riduzioni d’orario a causa di mancanza di personale, perché il Ministero non assume. Addirittura, alcuni istituti devono talvolta ricorrere ai giovani del servizio civile per colmare le lacune. E questo, purtroppo, sembra essere l’effetto più immediato del “modello Giornate FAI”: al di là della superficie patinata, esiste una triste realtà ch’è fatta di sostanziale disinteresse e di sostituzione del lavoro professionale con le prestazioni di quanti svolgono attività nei musei in qualità d’iscritti ad associazioni di volontariato. Un volontariato che, purtroppo, rischia peraltro di diventare il deprimente surrogato cui molti eccellenti giovani che hanno studiato per ottenere un lavoro nel settore dei beni culturali sono obbligati ad affidarsi onde acquisire un minimo d’esperienza sul campo. Un volontariato che dunque li costringe a dequalificare le proprie competenze, ricoprendo mansioni che necessiterebbero d’un vero contratto e di un’adeguata retribuzione.

In definitiva, siamo convinti che l’impegno del FAI rivesta una notevole importanza, e a quanti s’adoperano e si mettono in gioco per rendere le Giornate FAI un evento utile e interessante vanno tutti i complimenti possibili. Ma ritenere che le Giornate FAI possano esser viste come un modello o come una dimostrazione di felice interscambio tra pubblico e privato, forse significa continuare a condannare il nostro patrimonio culturale a una realtà fatta di precarietà, insicurezza e interesse sporadico.



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, ho fondato Finestre sull'Arte nel 2009 con Ilaria Baratta. Sono nato a Massa nel 1986 e ho ottenuto la laurea specialistica a Pisa nel 2010. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. riccardo in data 20/03/2018, 16:41:56

ottime riflessioni.





2. Alessio in data 20/03/2018, 20:58:34

Un articolo spettacolare che dice la verità su questi sensazionalismi inutili e inefficaci per promuovere la cultura e l'arte in Italia.....



3. Marilena in data 21/03/2018, 10:26:19

Giustissimo, non aggiungerei una sola virgola.



4. Emi Man in data 21/03/2018, 10:27:03

Buongiorno, mi chiamo Manno Emanuela, laureanda in lingue per il turismo e iscritta a Pisa al corso per guida turistica. Sono molto d'accordo con la linea di pensiero dell'articolo, ma credo sia necessario aggiungere anche lo scandaloso blocco da parte delle regioni per i bandi per guida turistica.Il corso che sto frequentando io e'l'ultimo in partenza prima del blocco. Non si può da un lato promuovere solo il volontariato e dall'altro invece non permettere alle figure professionali adatte a questa tipologia lavorativa di non formarsi. Spesso assistiamo alla nascita di associazioni culturali dove lo scopo e' diffondere sapere artistico, laureati in beni culturali che si improvvisano guide turistiche senza esserlo, senza conoscere due lingue straniere a livello c1, condizione necessaria per accedere al bando, e senza abilitazione professionale, che si ottiene con il superamento di un esame, che però le regioni hanno bloccato. Penso che in un articolo di questo tipo si dovrebbe parlare del fenomeno. Ringrazio dell' attenzione. Cordiali saluti. Emanuela e-mail:emanuela.manno@hotmail.com



5. Aniello in data 21/03/2018, 10:27:30

Riflessione lucida e sincera, nessuna piaggeria. Devastante l'idea che Franceschini, o chi altri per lui (antecedenti e successivi), ha dei Beni Culturali italiani e della loro gestione, pura commercializzazione. I Musei per molti sono dei luoghi chiusi dove si conservano cose che altri definiscono arte, come tali vanno tenuti chiusi per conservare.
Un assurdo. Ogni volta che chiedete un permesso per motivi di studio per visionare un Bene al disotto del permesso concesso c'è scritto "Si raccomanda la tutela del Patrimonio dello Stato". Ogni volta nel deposito c'erano vetri rotti, immondizie, scarti, topi vivi e morti, foglie secche e rami, scatole o mobili abbandonati insieme al Patrimonio dello Stato.





6. Magdi Ali Mohamed Nassar in data 21/03/2018, 13:33:31

Gentile Redazione,

Sento il bisogno di rispondere secondo la mia visione personale all'articolo di Federico Giannini pubblicato oggi sulla vostra rivista on-line. Ho ventitrè anni, studio Architettura e da un paio d'anni dedico parte del mio tempo libero al FAI. Ho molto apprezzato la sostanza di quanto Giannini ha scritto, benchè ritenga che lui non conosca a sufficienza la Fondazione, tanto da criticarla sulle ragioni stesse della protesta che questa mette in atto due volte all'anno per mezzo delle Giornate FAI.
Il Fondo Ambiente Italiano è prima di tutto una fondazione che investe in figure professionali: architetti, storici, muratori e aziende che materialmente ripristinano i suoi beni e quelli coinvolti nei suoi progetti, tra i quali anche "I luoghi del Cuore": un grande contest che permette a chiunque di candidare e supportare un luogo a cui è legato ed a cui il FAI destina poi fondi per una valorizzazione certamente affidata a figure professionali, che in questo modo vengono valorizzate per il rilievo che il loro percorso formativo deve ricevere. Cosa fanno dunque i volontari? loro protestano! Le giornate FAI, quella grande manifestazione di piazza di cui tutti i giornali parlano, rappresenta la più grande protesta positiva di tutti i tempi: le cose non vanno, la cultura è affossata, centinaia di migliaia di beni si trovano in stato di degrado, e loro si rimboccano le maniche per mostrare a tutti che quei beni ci sono, che hanno un valore così grande che supera la polvere, smuove le coscienze e aguzza la volontà. Le persone che vedono la bellezza sepolta non accettano più che resti li, esigono che emerga, ed è questo che loro cerchiamo.
In questo il FAI fa quello che fa Giannini quando scrive la sua pagina di critica sociale o Brumotti quando corre con la sua bici sui muri di qualche edificio abbandonato, con una differenza sul seguito: quando il FAI ha smosso le coscienze, spesso smuove anche il portafoglio: molti dei beni aperti nelle giornate entrano poi tra i luoghi del cuore, raccolgono le sovvenzioni per ripartire e risorgono, come a Pisa è successo per il chiostro della Certosa di Calci e come in moltri altri luoghi d'Italia è accaduto e continua ad accadere.
I soldi che i volontari raccolgono nelle giornate sono totalmente reinvestite nelle attività della Fondazione, compresi gli investimenti sui suoi beni di proprietà e su quelli di proprietà pubblica. Per ultimo dirò che non mi dispiace che nessuno mi abbia ringraziato, e che mi dispiacerebbe il contrario: io sono il FAI, chi dovrebbe ringraziarmi? Si è mai sentito di un calciatore che si aspetta di essere ringraziato dalla squadra perchè scende in campo? Io faccio attività insieme agli altri soci della Fondazione per trasmettere anche a chi non si era ancora accorto della grande bellezza che ci circonda, tutta la sensibilità di cui c'è bisogno perchè il patrimonio italiano rinasca. Sono io che lo voglio, non c'è nessun'altro che debba ringraziarmi
Riguardo alle citazioni del Ministro che Giannini cita, viceversa, non posso che concordare: è impressionante come la ribellione di migliaia di volontari che si rifiutano di accettare il degrado culturale di uno dei paesi più belli al mondo, venga interpretata come un gesto di collaborazione finalizzata alla gestione dei beni che vengono aperti per due giorni, ed è chiaro che annulla ogni sforzo condotto con la volontà opposta di sollevare il problema della loro gestione.
Vi dico dunque che forse neanche il Ministro ha ben capito cosa sia il FAI, e consiglio a chiunque di recarsi in uno dei tanti beni che saranno aperti, per conoscere finalmente quella bellezza che è li, dietro una porta socchiusa, sotto pochi centimetri di fango, dietro una vecchia siepe incolta a pochi passi da casa, dove non ci aspettavamo, che attende solo che qualcuno si prenda a cuore la sua sorte. Andate alle Giornate FAI perchè non c'è ribellione più grande della conoscenza.



7. vittoria Pozzi in data 21/03/2018, 13:34:58

Perfettamente d accordo tutta inutile ipocrisia , Vittoria Pozzi



8. valeria scota in data 21/03/2018, 16:43:12

Il ruolo del FAI e delle GFP non è quello di celare dietro ad una patina le reali difficoltà della conservazione e tutela dei Beni storici, ambientali e culturali in Italia: è del tutto evidente anzi che il FAI rivela ai cittadini come stanno le cose. Lo rivela proprio perché molti luoghi vengono richiusi al pubblico dopo le GFP, perché sono necessari i volontari per offrire un servizio ai cittadini, lo rivela perché i cittadini hanno modo di vedere con i loro occhi come (non) è conservato il Patrimonio. Non vedo trionfalismi esagerati in questo ruolo, che ha il grandissimo merito di sollecitare meglio possibile la nostra sensibilità verso ciò che riceviamo dal passato e passiamo ai nostri figli.
E a proposito di figli vorrei precisare un elemento molto importante: come giustamente è scritto nell'articolo, il ruolo degli studenti-guide FAI è attivo dal '93. L'alternanza scuola-lavoro è d'obbligo nelle nostre scuole superiori solo da 3 anni e molti dei Beni presentati non possono rientrare, per vari motivi che qui sarebbe lungo elencare, tra quelli che accreditano le ore di alternanza agli studenti. Quindi le centinaia di ragazzi che si sono avvicendati nei decenni in questo ruolo lo hanno fatto per pura passione, non per opportunismo. E infatti qui sta il punto di merito maggiore secondo il mio parere di insegnante: essere riusciti a rendere attivi i nostri studenti, facendoli sentire parte di una Storia da conoscere, proteggere, divulgare e tramandare con rispetto.
In quanto alla qualità delle visite proposte, posso assicurare, per esperienza diretta, che quando si mette nelle mani dei giovani un progetto di cui siano responsabili , essi lo affronteranno in modo consapevole e daranno il meglio, impegnandosi in approfondimenti e studio che vanno oltre le succinte schede reperibili sui siti, citate nell'articolo. E di questo vanno ringraziati forse anche i docenti, che l'articolo non cita, che da anni si spendono perché questo meritevole progetto vada a buon fine.
Sono pienamente d'accordo con l'articolo nel sottolineare la tradizionale latitanza dei governi che si sono succeduti in Italia, rispetto ad una vera valorizzazione e tutela del nostro patrimonio (tanto è vero che provo preoccupazione quando uno studente intraprende studi universitari in quella direzione) e sono d'accordo sul fatto che il modello di impegno come volontariato non può essere una soluzione, né rappresentare un esempio, però può essere un ottimo supporto , soprattutto se espresso da un esercito di giovani che conoscendo meglio il nostro territorio, maggiormente lo rispetteranno.



9. Chia in data 21/03/2018, 16:59:28

Con tutto il risp erro sono una dell' tanto te volontarie fai.e loono stata per diversi anni.a titolo completamente gratuito ho fatto la guida e sono informata sui diversi siti ,studiando anche diversi volumi.ho investito qualcosa di prezioso: il mio tempo.ora ,nessuno impediva ai professori e professionisti di proporsi come guida al nostro posto,ma quasi nessuno si è offerto essendo gratuito.hanno ragione in parte ed in parte è anche vero che alcune cose si dovrebbero fare perché si crede nella missione proposta.va bene criticare ma almeno il FAI fa qualcosa.io devo al fai l opportunità di conoscere dei siti ,che pur essendo relativamente vicino a me ,mi erano sconosciuti



10. Anna in data 21/03/2018, 20:50:04

Bravo! Hai sollevato un problema importnte che nessuno dice



11. Francesco in data 21/03/2018, 21:34:07

Sono perfettamente d'accordo. Analisi impietosa, ma assolutamente veritiera.



12. Anna in data 21/03/2018, 21:59:50

Ho apprezzato molto la chiarezza di questo articolo e ne condivido osservazioni riserve e dubbi.



13. Simone in data 21/03/2018, 23:06:02

Bella disamina. Condivido tutto.



14. Mari in data 21/03/2018, 23:22:05

Condivido totalmente. Aggiungo un'amara riflessione: triste pensare che dietro il Fai ci sia Carandini, emblema della ricerca storico- archeologica condotta su basi scientifiche. L'emblema di una professione che lui per primo evidentemente non è interessato a tutelare.



15. sabrina in data 22/03/2018, 10:18:39

Un articolo molto interessante e lucido, fondato su una sana riflessione critica, quello che oggi manca al giornalismo, sopratutto televisivo. Continua così, è quello che serve al nostro paese.



16. ANITA FERRABONE in data 22/03/2018, 11:06:44

Pare evidente che chi scrive l'articolo non abbia mai provato ad avvicinarsi realmente alla realtà del FAI. Innanzitutto pensare che una Fondazione che si basa sulle donazioni debba sostituirsi allo Stato è di per sé pura follia. Punto secondo, ovviamente è bene celare che il FAI investe una cospicua parte dei fondi raccolti vada proprio in stipendi di professionisti (restauratori, architetti, giardinieri e anche guide professioniste laureate in Storia dell'Arte). Le GFP e le GFA hanno lo scopo di aprire luoghi altrimenti non accessibili, come studi di artisti, case private e altri luoghi che per validissime ragioni non possono essere aperte quotidianamente (a Torino, ad esempio, apriremo la Prefettura, che ovviamente, per ragioni di sicurezza, normalmente deve essere preclusa all'ingresso di molte persone). Sottolineo inoltre che moltissimi volontari FAI sono persone con qualifiche professionali di guide abilitate e che lavorano quotidianamente nel campo, e che per amore della cultura offrono anche il loro tempo libero a questa causa. Gli altri volontari, che invece non hanno una competenza specifica, come ad esempio sono io, si preparano con diversi sopralluoghi nel bene presso cui saranno una guida, partendo anche alcuni mesi in anticipo, inoltre studiano su quanta più documentazione possibile. Non ricordo di aver mai trovato dei visitatori scontenti alla fine della visita, considerando inoltre che la maggior parte delle visite in queste occasioni sono ad offerta libera (che può anche essere 0€, ahimè) e che se si decide di aprire qualche bene esclusivamente agli iscritti FAI è per incentivare le iscrizioni, che non portano vantaggi solo al FAI, ma anche agli iscritti.



17. peppaping in data 22/03/2018, 16:22:46

I professionisti hanno tutte le occasioni di far valere eccelse qualità, che ci si augura non siano studenti e amatori ad offuscare...



18. Claudia in data 23/03/2018, 10:26:01

Se le nostre istituzioni si fossero preoccupate di tutelare e promuovere il nostro immenso patrimonio culturale come andava ed andrebbe fatto, Il FAI o altre associazioni non sarebbero neppure nate..nella latitanza totale dello Stato, ben vengano queste iniziative e ben venga la passione dei ragazzi a cui la negletta storia dell’arte insegnata a scuola non lascerebbe neppure intravedere la possibilità un giorno di lavorare nell’ambito dei beni culturali.



19. Emanuele in data 23/03/2018, 11:10:30

Sposo in pieno le riflessioni di Giannini. Il nostro patrimonio artistico non può essere demandato ai volontari. E' un dovere dello stato e non di una associazione - seppur meritevole - di rendere fruibile l'enorme patrimonio artistico che l'Italia possiede e non solo per due giorni all'anno.



20. Lisa in data 24/03/2018, 08:30:24

Pienamente d accordo. Soni una docente e qualche anno fa uscii da scuola per correre a visitare la villa Rosbery a Napoli. La tessera Fai era obbligatoria. 50 euro . Replicai che l avrei fatta ma nn in quel momento e mi sarei fatta promotrice delle loro iniziative come già facevo. Lo scopo del Fai nn dovrebbe essere la raccolta fondi ma la divulgazione della cultura la protezione di beni abbandonati da uno Stati cieco e sordo e soprattutto rendere il patrimonio culturale qualcosa di accessibile a tutti. Democratico. Da allora nn ho mai piu sentito la giornata del Fai un giorno di primavera.



21. giuliacrespi1964@gmail.com in data 25/03/2018, 17:42:41

Sono perfettamente d'accordo. Soprattutto in merito alla preparazione dei "Ciceroni volontari " i quali, benché sinceramente animati da sacro fuoco, a volte non hanno strumenti e cultura adeguato per trasmettere dato e informazioni o rispondere in maniera adeguata a richieste più specifiche e approfondite. A volte, ma questa è una mia malignità, trovo che queste giornate FAI siano una sorta di sfruttamento non solo del lavoro e della fatica altrui, ma anche della ingenuità e della "ignoranza " della massa che viene "accontentata"; chi come me, è invece addetto al mestiere, umane con l'amaro i bocca e la convinzione di aver avuto fumo negli occhi



22. tre in data 25/03/2018, 22:11:24

Che polemica sterile.



23. Silvia in data 26/03/2018, 01:04:20

Vada a vedere i curricula dei partecipanti alla Delegazione Fai di Reggio Emilia: Professori universitari Ordinari, Dottori di Ricerca in Storia Medievale alla Scuola Normale di Pisa, Architetti, Notai, Avvocati. Tutte persone con cui facendo due chiacchere, senza dubbio, potrebbe imparare qualcosa. Quantomeno a fare qualche ricerca seria prima di scrivere. Le segnalo inoltre che i ragazzi 'apprendisti coceroni' vengono preparati, con largo in anticipo, da professionisti qualificatissimi.



24. GUIDO CUCCHIARA in data 26/03/2018, 11:46:51

complimenti all'autore !
non ho mai letto tante stupidità ideologiche messe tutte insieme: sempre vedere il bicchiere mezzo vuoto, sempre cercare il caso eccezionale e soprattutto sempre invocare lo Stato Taumaturgo e pagatore quando lo Stato siamo tutti noi con il nostro impegno quotidiano e la soluzione non sono altri i pubblici dipendenti la cui pletora demotivata o semplicemente menefreghista non è consigliabile aumentare.

Guido Cucchiara



25. graziella.scala@gmail.com in data 26/03/2018, 15:04:46

Condivido l'analisi di Giannini, purtroppo questa è la realtà!La politica deve affrontare seriamente la situazione per valorizzare il nostro patrimonio e trasformarlo in opportunità!!!




26. Giuse' in data 26/03/2018, 15:40:07

Condivido ogni parola, ogni virgola.....anche per diretta conoscenza di quella realta' e di altre similari.



27. caciocavallo in data 26/03/2018, 19:42:20

Federico Giannini un giornalista dal peso specifico delle polemiche che in grado di montare? Acchiappare lettori usando il FAI è davvero una denuncia di sfigataggine e mancanza di autostima...



28. paola dubini in data 27/03/2018, 08:34:26

sono d'accordo solo in parte con quanto scrive. Credo che il senso delle giornate FAI di primavera sia di fare un paziente indispensabile e capillare lavoro di sensibilizzazione sul territorio. il valore vero delle giornate FAI per me non sta nelle aperture a Milano o nei grandi centri, ma nei paeselli nascosti. Non sarebbe immaginabile e tantomeno sostenibile programmare aperture tutto l'anno. E' vero, non sempre i ciceroni sono all'altezza delle bellezze che mostrano, ma anche il pubblico spesso non va alle giornate di primavera per acculturarsi, ma per gioire di scampagnate intelligenti e non convenzionali. L'altro giorno, quando un boy scout di 10 anni non si ricordava se il santo che mi faceva vedere fosse S.Andrea o S.Giacomo, mi sono divertita da pazzi. Lo Stato potrebbe fare di più, i comuni anche, naturalmente. E io penso che se raddoppiassimo i fondi alla cultura il PIL non se ne accorgerebbe lato spesa, ma invece sarebbe una festa in termini di ricadute. Ma sinceramente credo che se avessimo il doppio delle risorse avremmo ancora disperatamente bisogno del lavoro del FAI, del Touring, di Italia Nostra.... perchè il futuro del nostro passato per me è garantito fin quando un ragazzino di 10 anni è orgoglioso di passare la domenica delle Palme a mostrare un affresco su un muro ad una sconosciuta. Buona giornata




29. costanza in data 27/03/2018, 11:33:49

non entro in merito alla riflessione di Federico e nemmeno nella difesa a spada tratta del FAi da parte di alcuni commentatori. sottolineo solo che nella mia provincia, Pesaro - Urbino, e nelle mie Marche la maggior parte dei luoghi Fai non sono affatto mai aperti o sconosciuti, ma sono in parte aperti con una certa regolarità, in parte annualmente ripetuti così che , visti una volta, non ci si ritorna più.



30. elisabetta in data 28/03/2018, 20:16:01

sono assolutamente d'accordo.
elisabetta già iscritta alla newsletter




31. Marisa in data 02/04/2018, 07:36:28

Buongiorno: sono d’accordo con le sue opinioni sul volontariato.
Addirittura so di biblioteche civiche che riescono a tenere aperto solo grazie al lavoro di giovani volontari, pensi come siamo messi



32. Mariantonietta Sorrentino in data 05/04/2018, 13:09:11

I trionfalismi spesso si colorano di mera retorica da regime.
Benissimo aver scritto un apporto così.



Commenti dal post ufficiale su Facebook

33.Dina Gatta in data 20/03/2018 14:01:58

Un articolo sul quale concordare in toto ....



34.Maria Alessandra de Caterina in data 20/03/2018 14:07:50

Ottimo articolo, grazie!



35.Elena Pallini in data 20/03/2018 14:08:08

caro signore è difficilissimo tenere musei axti in piccole realtà,FAI o non FAI,XCHè I VOLONTARI NON ESISTONO E TUTTI VOGLIONO LA VIL MONETA.SE LA fai RIESCE ALMENO UNA VOLTA ALL ANNO AD APRIRE TESORI NASCOSTI BEN FA



36. Giulia Orlandi in data 20/03/2018 14:36:36

Giustixximo SINNIORA!! Xk x esempio ki astudia la storia del arkte infatti sonnia da smpr d fare voluntariato!!! 1! Ben detto!! 1!1!!1!1!1!!1!1!1!1!!1!1!1!!1!1!1!!1!1!1!1 spero k tu pozza avvedere tutti i siti kulturali k ti pare



37. Giulia Orlandi in data 20/03/2018 14:52:58

1111!!1!1Kn vil moneta si mangia vil pane, e noi nn lo volliamo!! 1!



38. Manuela Carla Monica Pizzamiglio in data 20/03/2018 15:23:35

La vil moneta.... quella paga il tetto sulla testa e cibo in tavola... che schifo!! Ma dove vivi?!?!?!



39.Irene Ciceri in data 20/03/2018 14:09:26

Vero..



40.Leonardo Bison in data 20/03/2018 14:10:16

Finalmente se ne parla! Speriamo che anche i giornali nazionali inizino ad occuparsi di questa narrazione tossica....



41.Raffaele Siciliano in data 20/03/2018 14:16:18

Finalmente.!



42.Andrea D'Alessio in data 20/03/2018 14:16:34

Ma infatti il problema non è il Fai.. ma tutto il sistema stantio e burocratico che gravita al mondo dei beni culturali. Se una fondazione riesce ad aprire per 2 giorni l'anno un bene privato o un sito chiuso al pubblico e lo Stato no.. il problema non è della prima!



43.Monica Udiente in data 20/03/2018 14:18:17

Tutto vero!



44.Antonino Tumore in data 20/03/2018 14:19:35

L 'elemento essenziale è che solo due giorni l 'anno i privati concedono la visita,che in molti casi è riservata ; è lo dico io che sono tesserato FAI.Sugli altri punti: gli Studenti fanno quello che possono come " ciceroni"; è già qualcosa.Bella l 'idea che la protezione civile aprisse una sezione specifica,potrebbe aiutare molto ed essere tutto l'anno. Finisco: Immergiamoci nell'ARTE!



45. Finestre sull'Arte in data 20/03/2018 14:22:23

Difatti sui beni di proprietà privata non abbiamo scritto alcunché: i beni sono dei privati che ne detengono il possesso e ne possono disporre nelle maniere che più ritengono idonee. Negli elenchi del FAI figurano però diversi luoghi pubblici, è su quelli che forse dovremmo concentrarci. Non solo: il punto è che il modello FAI è guardato con interesse almeno da un ministro e da un sottosegretario, e la cosa ci preoccupa...



46. Giuseppe De Giovanni in data 20/03/2018 14:36:15

Il modello del lavoro a gratis......



47. Chiara Corti in data 20/03/2018 14:50:03

Mi permetto di aggiungere che ho conosciuto diversi studenti che hanno fatto da ciceroni per le giornate FAI ai tempi del liceo: alcuni seri, hanno svolto con impegno il compito. Altri si sono messi ad "inventare" cosa dire per abbindolare i turisti. Forse personale formato non sarebbe male.



48. Andrea D'Alessio in data 20/03/2018 15:02:50

Chiara Corti , lo stesso vale per le guide professioniste: alcune deliziose e competenti che sanno farti apprezzare anche le parti artistiche meno "accattivanti".. altre di una noia mortale e dal nozionismo fine a se stesso..



49. Stefania Ventra in data 20/03/2018 15:14:47

Andrea D'Alessio, tra il nozionismo noioso e l'incompetenza c'è comunque una grandissima differenza, nella quale si collocano, tra l'altro, l'onestà e il rispetto (sia per l'oggetto della spiegazione, sia per le persone che ne fruiscono).



50.Maria Rossi in data 20/03/2018 14:30:21

Dissento da quanto esposto. Il Fai fa conoscere luoghi nascosti o poco conosciuti che sono in stato di abbandono e altro. I giovani studenti in tale occasione si avvicinano concretamente all'arte, ambiente ecc. Non si sfrutta nessuno perché si partecipa per scelta personale. Il seguito che ha questo evento mostra come sia semplicemente apprezzato!



51. Matilde Mitrano in data 20/03/2018 15:23:58

Anzi si fa una grande opera di sensibilizzazione specialmente per i giovani ...ed è meglio ancora che parta dalle scuole



52. Elisabetta Annoni in data 20/03/2018 17:11:32

Inoltre il fatto che ci sia un minimo di corsia di preferenza per gli iscritti ha solo lo scopo di stuzzicare sempre più persone a sostenere il FAI altro che gratis... mentre per molti la cultura è gratis cosa sbagliatissima... per la conservazione, la cura e la valorizzazione tutti devono contribuire per quanto possono!



53.Chiara Ch in data 20/03/2018 14:35:22

Ottimo articolo Federico!!!



54.Ester Momi in data 20/03/2018 14:35:51

Giustissimo! Il lavoro dei volontari, per quanto lodevole, non deve andare a sostituire il lavoro dei professionisti. E il privato non dovrebbe sostituirsi al pubblico...



55. Andrea D'Alessio in data 20/03/2018 14:37:53

Mi faccia capire: le sue competenze la farebbero lavorare neanche 1 mese all'anno ( perché è questa la media di un volontario Fai )? No, me lo spieghi perché io arrivo da studi culturali e nessuno mi ha mai prospettato un ipotetico lavoro del genere



56. Ester Momi in data 20/03/2018 14:44:32

Andrea D'Alessio È una questione di principio. Il principio seguito tra l'altro da Franceschini durante il suo ministero, in cui si è fatto di tutto per coinvolgere il favoloso mondo del volontariato nella gestione e valorizzazione dei beni culturali. Non sono le giornate Fai il problema, ma il fatto che vengano mostrate come un successo italiano. Sono un successo, certo, ma di una Fondazione privata. Certamente sono interessanti e io stessa ho partecipato (sono anche stata socia in passato) ma deviano da un enorme problema: lo Stato non investe nel suo più grande tesoro, che sono i beni storico-artistici e paesaggistici! Chiunque lavori nel settore lo sa in che condizioni ci troviamo. E io parlo da restauratrice. Insomma, è il principio che è sbagliato.



57. Andrea D'Alessio in data 20/03/2018 14:57:36

Comprendo e in parte approvo il suo punto di vista. Ma come ho detto in un altro commento il problema non è il Fai ma la macchina burocratica statale. Essendo lei una restauratrice saprà bene di cosa parlo. Perché gli addetti ai lavori non se la prendono con i loro capi e non con individui che non c'entrano nulla? Questa competitività che leggo ( non dico in lei, ma in generale ) è priva di senso e non solo: se fossi un professionista che si paragona ad un volontario, mi farei qualche domanda sulla mia professionalità ( senza nulla togliere ai volontari, molti dei quali ben preparati e capaci ) Il sistema statale italiano è ormai dichiaratamente obsoleto. Va riformato. . Perché è paradossale che poi si guardi con "stizza" un lavoro di volontariato, il più nobile gesto di partecipazione della collettività. Se si è arrivati a tanto, vuol dire che qualcosa non va!



58. Ester Momi in data 20/03/2018 15:15:38

Andrea D'Alessio certamente. Tuttavia, non ci stiamo paragonando ai volontari...ma è lo Stato (soprattutto con la riforma Franceschini, la più "destra" delle riforme) che negli ultimi anni ha prediletto il coinvolgimento dei volontari anziché dei professionisti. Io fortunatamente ho sempre lavorato con regolari contratti pagati più o meno bene ma ormai è noto a tutti che nei musei, nelle biblioteche e nei vari istituti statali vi sia una presenza massiccia di volontari. Questo a discapito di chi ha studiato per fare questo mestiere e non può permettersi di lavorare gratuitamente...



59. Ester Momi in data 20/03/2018 15:18:44

(Che poi la burocrazia statale vada riformata siamo tutti d'accordo)



60. Finestre sull'Arte in data 20/03/2018 15:27:04

Gentile Andrea D'Alessio, i professionisti della cultura se la prendono praticamente tutti i giorni "coi loro capi" e noi, da testata giornalistica che s'occupa di cultura, cerchiamo di dar voce alle loro istanze. Quanto alla presunta competizione, non esiste alcuna competizione tra professionisti e volontari, sarebbe come mettere in competizione un calciatore di serie A e il dopolavorista che gioca a calcetto con gli amici la domenica. Né ovviamente i professionisti si mettono in competizione coi ragazzi delle scuole (altrimenti scadrebbero nel ridicolo). Il problema principale, se non fosse chiaro, è che il ministero guarda con interesse al volontariato anche per mansioni che non spetterebbero ai volontari, come dimostra l'ampio ricorso all'istituto del servizio civile per, di fatto, coprire i buchi. E lì non si tratta più di "non lavorare neanche un mese l'anno", ma si tratta di andare tutti i giorni, per quasi un intero anno, in un museo, secondo turni precisi e prestabiliti a svolgere attività che dovrebbero essere svolte da lavoratori con contratto stabile e retribuiti in maniera adeguata.



61. Ester Momi in data 20/03/2018 15:31:10

Finestre sull'Arte grazie per aver espresso al meglio ciò che anch'io e (credo) tutti i miei colleghi pensiamo!



62. Andrea D'Alessio in data 20/03/2018 16:24:59

Sì ma Franceschini et similia possono esprimere quello che vogliono ma resta il fatto che il Fai è una fondazione privata e non un organo parastatale. Io capisco il vostro rammarico per la situazione in cui giace il settore ( cho vi parla è laureato come voi ma ad una certa si è rotto le scatole di aggrapparsi alla famiglia perché non c'era nulla, ed ora fa serenamente dell'altro ). Arrivando "dal settore' e facendo volontariato culturale, vi posso assicurare che nessuno ruba posto a nessuno. Semplicemente perché, se non ci fossero associazioni o fondazioni, la grande macchina dei beni culturali non si muoverebbe neanche di 1 passo, arroccata così com'è nel suo baronato, tra nullafacenti e sistemi burocratici che strizzano persone volenterose e meritevoli ( vedi alcuni concorsi ) Il volontariato non potrà mai diventare il fattore trainante dei beni culturali, anche se lo dice ul Franceschini di turno. I nemici sono altrove... e sono in mezzo a voi



63.Frankie Riili in data 20/03/2018 14:35:53

La polemica sul nulla. Ma ci sta.



64.Pino Grandinetti in data 20/03/2018 14:37:35

invece di criticare fate qualcosa anche voi grazie



65.Pino Grandinetti in data 20/03/2018 14:39:16

E CMQ LUNGA VITA AL FAI - Fondo Ambiente Italiano



66.Bob Vignaduzzo in data 20/03/2018 14:46:26

Caterina Vignaduzzo



67. Caterina Vignaduzzo in data 20/03/2018 14:58:33

Sottoscrivo tutto



68.Monica Furlani Umer in data 20/03/2018 14:47:36

puntuale, grazie



69.Francesca Mantonico in data 20/03/2018 14:51:50

Complimenti per l'articolo! Concordo pienamente.



70. Finestre sull'Arte in data 20/03/2018 15:28:24

Grazie!



71.Lucia Ceci in data 20/03/2018 15:01:58

come dimenticare il giudizio di Andrea Carandini, presidente del FAI: ?I volontari hanno una passione che alle guide professionali sovente manca?, vera consacrazione del volontariato ai danni di chi ha studiato per raggiungere un livello di professionalità adeguato per fare la guida turistica. La polemica non è comunque contro il FAI ma contro chi se ne fa scudo per mandare avanti il progetto di sostituire il volontariato al lavoro qualificato nel settore dei servizi culturali



72.Luca Baule in data 20/03/2018 15:03:22

grazie



73.Lorella Nizi in data 20/03/2018 15:34:07

Mi ha fatto piacere vedere che non sono la sola scettica sul volontariato!! Ma in un paese che affida tutto in mano ad associazioni, ONLUS, congreghe e via dicendo, non stupisce più nulla!!!



74.Rosario Maccarone in data 20/03/2018 15:48:41

Se fosse stato affidato il tutto a professionisti con fondi pubblici vi sareste lamentati perché sarebbe stato uno business (a meno che i professionisti in questione non siate voi)... c'è chi fa' e chi distrugge...



75.Feliciana Menghini in data 20/03/2018 15:54:36

Lodevole il lavoro del FAI ma all'interno la vita dei volontari non è facile, molti carrieristi e mi fermo qui.



76.Saverio Sinopoli in data 20/03/2018 15:57:35

Concordo con l'ottima e dettagliata analisi.



77.Anna Bletilla Merello in data 20/03/2018 16:19:59

Sono parole che andavano dette... con tutta la stima per il FAI. Intanto alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola (museo statale) non ci quasi più custodi, tutti piuttosto anziani, e ora alla domenica è chiusa! In una città che vuole essere turistica... ma tutti gli interessi puntano sulla Galleria di Palazzo Reale, munita di superdirettore e suppongo di fondi...



78.Veronica Casadei in data 20/03/2018 16:40:20

Sono iscritta alla magistrale in Scienze Storiche e volontaria FAI...sono volontaria nella mia città perché penso sia una cosa positiva far si che una comunità possa riscoprire i propri tesori. I ragazzi apprendisti ciceroni hanno iniziato a formarsi da novembre, per fare da guide il weekend prossimo, e credo che chi visiterà i beni aperti si renderà conto di non avere davanti dei professionisti. Con il FAI sono impegnata circa 7 giorni all'anno, non vedo come questo mio contributo possa sostituire il lavoro di un professionista (e anche io mi sto formando per esserlo!!)....per il resto concordo con l'articolo e sul fatto che il ministero affidi mansioni non adeguate ai volontari!!Ma non credo sia il FAI il problema ?



79. Finestre sull'Arte in data 20/03/2018 17:03:34

Difatti il FAI, e teniamo a ribadirlo così come l'abbiamo detto nei commenti, non è il problema. Il problema è appunto quello da lei evidenziato



80. Veronica Casadei in data 20/03/2018 17:39:20

Certo certo, la mia era più una giustificazione...il pensiero espresso nel vostro articolo è stato oggetto più volte di "dibattiti interni a me stessa"!!! Complimenti per la pagina e per le giuste questioni che sollevate!!?



81. Finestre sull'Arte in data 20/03/2018 17:45:17

Grazie!



82. Barbara Cavallini in data 20/03/2018 20:47:23

Preciserei anche che sarebbe auspicabile trovare una collaborazione tra il pubblico e il privato senza snaturare le caratteristiche del FAI. Se io fossi una professionista senza lavoro, avendo le competenze non avrei difficolta a prestare volontariato al FAI. Non vedo qual è il problema. Penso sia piuttosto nelle difficoltà poste anche solo all?idea di una collaborazione.



83. Mara Seveglievich in data 20/03/2018 22:46:38

Bravissimo Giannini, il dito sulla piaga, soprattutto sull?aberrazione dell?ASL, che sistema a buon mercato non solo il FAI ma anche altre istituzioni private fornendo servizi gratuiti e come tali non troppo qualificati e sottrae tempo di studio ai licei.



84.Silvia Bonora in data 20/03/2018 16:50:52

Condivido questo punto di vista, finalmente un'altra voce dissonante rispetto al plauso generale, che sottolinea alcune derive aberranti di questo modo di "servire la cultura". In particolare, il tema dei volontari, di cui ormai si abusa, con l'effetto collaterale di sminuire, o forse meglio, screditare, il lavoro e la competenza dei professionisti deputati a questi lavori. E così accade inoltre che il volontario si trasformi in " volontario forzato"...



85.Silvia Fossati in data 20/03/2018 16:51:55

Complimenti per l'articolo; una passo però non mi è chiaro: come mai in queste tanto decantate giornate alcuni dei beni aperti solo visitabili SOLO AI SOCI...non lo trovo molto corretto visto lo scopo dell'iniziativa.



86. Finestre sull'Arte in data 20/03/2018 17:02:38

Questo non lo sappiamo. Andrebbe chiesto al FAI



87. Modestino Francesco Picariello in data 21/03/2018 05:35:54

Finestre sull'Arte le giornate sono anche una specie di finanziamento che il Fai fa a se stesso (quasi tutte hanno mdei costi per il turista, anche se minimi e indiretti): se tutto fosse visitabile a tutti, che senso avrebbe far la tessera? Inoltre sono spesso, non sempre, luoghi ad accessibilità limitata, quindi prendono due piccioni con una fava



88.Kristallo Casadei in data 20/03/2018 17:03:42

Vorrei solo rimarcare il fatto che nell?esercito di Volontari è presente una parte cospicua di persone ben preparate , capaci di gestire un evento e laureate in materie attinenti all?attività del FAI ,che svolgono volontariato perché non hanno altra alternativa e non vogliono gettare al vento anni di studio e impegno. Il problema non è il FAI, ma lo Stato che non si muove e permette a una classe dirigente ignava di non prendere decisioni. Il FAI è nato come una stampella dello Stato, peccato che questo ultimante ci si sia accasciato direttamente .



89. Finestre sull'Arte in data 20/03/2018 17:14:21

Tutte considerazioni espresse anche nell'articolo :)



90. Kristallo Casadei in data 20/03/2018 17:30:32

[..]ma che per la più parte non hanno affrontato adeguati percorsi formativi o professionali, mansioni che richiederebbero le competenze di professionisti.... I professionisti sono i volontari stessi. Per arrivare a quei 2 giorni di apertura, occorrono settimane di organizzazione , soprattutto quando non si tratta dei Beni FAI.Cosa pensate , che piova tutto dal cielo? Certo che a Franceschini piace tutto ciò, perché gli si tolgono una marea di castagne dal fuoco e può benissimo vivere di luce riflessa, com?è tipico della classe dirigente di questo Paese. Per quanto riguarda i Ciceroni, la preparazione inizia a novembre, il materiale viene selezionato e spiegato con cura, l?unico rischio a cui si può andare incontro è la possibile poca voglia di studiare e qui nemmeno i miracoli funzionano.



91. Roberta Lilliu in data 21/03/2018 05:16:46

Ma se questi volontari sono dei professionisti del settore, perché non vengono pagati per la loro prestazione? No perché anche in tv si sbandiera il fatto che siano volontari, quindi io deduco a titolo gratuito. Non lo trovo giusto: la competenza va retribuita!!! Qua in ogni piccola realtà tutela e divulgazione sono affidate a volontari o a professionisti pagati pochissimo... cosa abbiamo studiato Storia dell'arte a fare???



92. Kristallo Casadei in data 21/03/2018 08:14:11

Roberta Lilliu Io sono la prima a pensare che la competenza vada retribuita ! Siamo consapevolmente volontari quando aderiamo al FAI e lo sappiamo dall?inizio e.. cosa importante ... una persona è libera di dedicare il tempo che desidera. Nessuno ti propone contratti ridicoli, obbligo di aprire partita iva e paghe da fame . È lo Stato che non va,non investe e non offre alternative . Abbattiamo pure il FAI, e poi? Tutte le volte che una cosa funziona o tenta di farlo , inizia la sua demolizione ... È incredibile!



93.Idanna Matteotti in data 20/03/2018 17:37:21

Una rondine non fa primavera. Bene il FAI ma malissimo tutto il resto condannato ad un regime di risorse ridicole.



94.Angela Bani in data 20/03/2018 17:50:52

Sono pienamente d'accordo !



95.Francesca Ruta in data 20/03/2018 17:52:19

Pienamente d'accordo gente!



96.Peppe Laliscia in data 20/03/2018 17:55:47

e invece voi rimanete alla finestra. sull'arte.



97.Ilaria Garavaglia in data 20/03/2018 18:26:59

Pienamente d'accordo



98.Andrea Incorvaia in data 20/03/2018 18:37:30

Finalmente facciamo luce su quello che ormai è diventato un vezzo, il volontariato sostitutivo nei bb.cc. La nostra non è una guerra ai volontari, ma a un certo tipo di volontariato predatorio che "ruba" il lavoro a professionisti costretti a campare con pochi spiccioli al mese. Basta, ne abbiamo le tasche piene



99.Cristina Barnini Gualtiero Pirino in data 20/03/2018 18:48:39

Grazie per questo articolo: un punto di vista diverso che ci ha dato modo di pensare. La situazione non e' affatto rosea e ci fa veramente arrabbiare ! Tutto fa pensare aun disegno per far imbarbarire il nostro Paese!



100.Daniele Lauri in data 20/03/2018 19:36:58

Amen



101. Lucio Riillo in data 20/03/2018 20:13:25

Ci rende tristi



102.Daniela Casale in data 20/03/2018 19:48:24

Completamente d'accordo!



103.Elena Bernardini in data 20/03/2018 20:14:21

Giannini, parole sante



104.Stefania Boiani in data 20/03/2018 20:21:55

L'articolo é ottimo. Da tesserata dico che il FAI non è il problema.



105.Marco Theseider Duprè in data 20/03/2018 20:45:02

Nota positiva: palazzo clerici è sempre aperto durante il fuorisalone del mobile. Magari con le stanze piene di cose più o meno discutibili o interessanti... Per il resto ottimo articolo. A me dà molto il nervoso che per visitare i posti o per evitare la fila praticamente ti costringono a diventare socio fai...



106.Ivana Bianchi in data 20/03/2018 21:34:01

.... concordo pienamente con questa analisi e apprezzo la vostra correttezza intellettuale e il coraggio di levare una voce fuori dal coro ....



107.Giorgio Riondato in data 20/03/2018 22:04:18

Diversi spunti interessanti in quest'articolo. Per quanto io apprezzi il FAI. Diversi aspetti perfettibili, ma non criticabili in toto di per sé. Forse la critica suona meglio per mancanza di altre esperienze come quelle del FAI.



108.Mara Seveglievich in data 20/03/2018 22:47:24

Oltre a sottrarre possibilità di lavoro alle guide accreditate e formate.



109.Graciela Daneri in data 21/03/2018 00:30:33

Federico, tu sai che Io ti leggo tutto il tempo. Ho letto la tua puntata e me pare, molto valorosa. Parlando del FAI (Fondo Ambiente Italiano) ho fatto un riassumere in pocchi parole , primo, aperto soltante due giorni al ánno, secondo, aperto grazie ai migliaia di volontari (non hai figuri professionali) e terzo, qualcosa non funciona (la mancanza di personale) Dunque, Desinteresse del lavoro professionale, precarietá, insecurezza e interesse sporadico. Dunque, ti congratulo per il tuo coraggio di dirlo ! Sono dáccordo con té, con la tua totalitá!



110.Roberta Lilliu in data 21/03/2018 05:12:05

Sono d'accordo! Specialmente per quanto riguarda il punto 2



111.Modestino Francesco Picariello in data 21/03/2018 05:33:02

Che bellina la torre d'avorio dell'autore. In un paese che spende pochissimo (non parlo di Ministero, proprio di pubblico) per godere del suo patrimonio artistico, e che spesso non lo conosce proprio, giornate del genere sono solo la salvezza. Ovviamente guai a proporre soluzioni alternative (un vero giornalista fa così, ma è troppo comodo pontificare a caso). La veerità è che se non avessimo occasioni del genere, saremmo condannati a una rovina artistica e culturale



112.Laura Fregona in data 21/03/2018 07:32:24

Sono volontaria Fai da 6 anni, ho collaborato prima con la delegazione della mia città e poi ho fondato, assieme ad altri 5 ragazzi, il gruppo fai giovani. Eravamo in 6: dopo 2 anni siamo 35, età media 25 anni. Il gruppo è in larga parte formato da ex ciceroni che poi sono entrati nel gruppo e ora sono all'università. Sono laureata in progettazione e gestione del turismo culturale, lavoro in un museo, sto conseguendo la magistrale in sistemi turistici. Ho fatto fior fiore di stage (5) in ambito privato, mai pagata e mai un rimborso spese. Ai miei tempi, alle superiori, te la sognavi l'alternanza scuola lavoro con realtà come il Fai, se eri fortunata finivi in qualche ufficio o agenzia a far fotocopie. Molto formativo direi: non è stato sfruttamento quello? Sono entrata nel Fai spinta dall'amore per la Cultura perché vedo concretamente cosa il Fai fa e negli anni centinaia di persone, durante i nostri eventi, si sono fermate a ringraziarci per quello che facciamo, stupendosi della grande preparazione e professionalità dei ragazzi coinvolti. La formazione (per la quale il Fai dà crediti formativi per gli esami di maturità) degli studenti viene fatta in classe, esiste la sezione Fai Scuola e i delegati che se ne occupano sono prevalentemente insegnanti. Leggo puntualmente, ogni anno, queste polemiche e mi chiedo se qualche giornalista (che tanto fa proclami contro il Fai) si sia mai preso la briga di intervistare noi 40.000 volontari. Avete parlato con i ciceroni? Avete intervistato gli oltre 87 gruppi giovani? Siete venuti a farci la domanda "perché sei volontario fai, cosa ti muove, perché lo fai anche se non ti pagano"? Chiedetecelo, fate per una buona volta degli articoli sentendo entrambe le campane e forse capireste che il problema non è il Fai ma le falle che il Fai copre andando a sostenere un sistema che fa acqua grazie a responsabilità di altri. In 6 anni di volontariato Fai ho acquisito competenze trasversali che all'università non esistono e la mia professionalità ne ha tratto beneficio. Quello che ho imparato (e continuo ad imparare ora che gestisco un gruppo fai giovani) sta facendo la differenza in molte attività sul mio posto di lavoro. Il Fai è stato la mia palestra e per fortuna che nel 2012 mi è stata data la possibilità di farne parte. Il 24 e 25 marzo troverete il Fai in 1000 luoghi in tutta Italia: magari fate un giro e parlate con gli studenti, con i volontari e forse rimarrete stupiti dalle risposte alla domanda "perché lo fai?". Io non mi chiedo cosa può fare il mio Paese per me ma cosa IO posso fare per il mio Paese.



113. Finestre sull'Arte in data 21/03/2018 08:28:11

Scusi ma l'articolo su questo punto è chiaro, e per i volontari sono spese soltanto parole buone e di elogio. Il problema non è né il FAI, né sono i volontari: è l'estensione dell'esperienza del FAI a modello



114. Laura Fregona in data 23/03/2018 22:27:29

https://emergenzacultura.org/2018/03/22/il-vicepresidente-del-fai-risponde-alle-critiche-sulle-giornate-fai/







115.Alessandra Lippolis in data 21/03/2018 07:57:47

Arianna De Nobili Leggilo, dato che ne parlavamo giusto ieri ?



116. Arianna De Nobili in data 21/03/2018 08:05:11

Grazieee



117.Aurelio La Monica in data 21/03/2018 09:08:34

è un problema nazionale che ritroviamo anche nel volontariato di protezione civile



118.Monica Zanfini in data 21/03/2018 09:18:14

il volontariato fu introdotto dalla legge Ronchey, l'origine di tutti i mali quando si parla di sinergia tra pubblico e privato.



119.Gabriele Pagliari in data 21/03/2018 10:12:23

L'articolo no sta denigrando il FAI, vuole porre una serie di questioni che qualsiasi persona di buonsenso si pone. Perchè l'Italia sulla sua risorsa più importante (il turismo/cultura) deve investire sui volontari? Non parlo solo del fai, sul territorio esistono centinaia di realtà che sono aperte solo grazie a volontari, preparati spesso molto bene e animati da grande passione, ma rimangono volontari con un limite di tempo importante. Spesso i beni sono aperti, se va bene, una volta a settimana, inficiando enormemente la propria visibilità, oltre a limitare la fruizione di turisti che casualmente scoprono il monumento ( spesso arrivano dall'estero) e vorrebbero visitarlo un giorno di chiusura! Parlo anche per esperienza personale visto che da quasi 10 anni collaboro, come volontario, all'apertura di un oratorio del 300.



120.Laura Bottone in data 21/03/2018 10:39:46

Bah posso condividere il fatto delle poche aperture ma che non di debba avvalersi di volontari solo perché volontari mi sembra una emerita stupidata, mi auguro a chi ha scritto l articolo che non debba mai aver bisogno di un ambulanza... sai mai visto che il 90x100 dei militi sono volontari!!!!!



121.Silvia Majorana in data 21/03/2018 14:43:46

Marilisa Yolanda Spironello



122.Vincenzo Rampinelli in data 22/03/2018 08:25:16

Frattanto che ?il nostro patrimonio culturale è una realtà fatta di precarietà, insicurezza e interesse sporadico?(per usare le parole di Federico D.Giannini) e in attesa che il MiBACT cambi qualcosa, BEN VENGA IL FAI, E LA POSSIBILITÀ DI VISITARE LUOGHI(la maggior parte di proprietà privata)CHE ATTUALMENTE SONO INACCESSIBILI AL PUBBLICO! Ad ogni modo restiamo comunque tutti in attesa delle iniziative di visita(non virtuali ma REALI) sul territorio nazionale e a livello nazionale di Finestre sull?Arte per poterne poi analizzare organizzazione operato ed eventuale successo anche in termini di visitatori



123. Finestre sull'Arte in data 22/03/2018 09:37:17

Vincenzo Rampinelli, noi facciamo i giornalisti, non dobbiamo organizzare nessuna iniziativa di visita sul territorio nazionale. Noi non facciamo mestieri per i quali non abbiamo le competenze.



124. Vincenzo Rampinelli in data 22/03/2018 10:33:39

Ad ogni modo sappiate che obiettivamente l?articolo contiene parecchi errori e omissioni.



125.Gi Gianuz in data 22/03/2018 10:47:50

Come ho già avuto modo di commentare: leggo l'articolo e i commenti e me ne dispiaccio. Non perché sono volontaria da anni, ma perché viene usato il nome del FAI per trattare un argomento importante, quale la mancanza di investimenti pubblici nella cultura e nell'arte, con cui la Fondazione non c'entra nulla. Mi sorprende che si continui a sostenere, nei commenti, che l'articolo non denigri l'attività dei volontari quando è scritto: "pare superfluo sottolineare che affidare a volontari [...], l'organizzazione d'una visita guidata e financo la conduzione stessa della visita, è un'aberrazione che rischia di riflettersi sull'esperienza del visitatore". La preparazione delle visite, come è corretto che sia, prevede ricerca, incontri con architetti e artisti, sopralluoghi, lettura e studio di libri e riviste. L'obiettivo del volontariato non è sostituire un servizio competente e retribuito. Il volontariato attivo é una necessità personale di partecipazione e di servizio alla collettività, in questo caso specifico di supporto, alla promozione della cultura artistica. La fondazione si avvale di professionisti su molti livelli per l'organizzazione, il restauro e la promozione dei beni di proprietà. Sebbene sia stato astuto usare il nome del FAI, soprattutto in questo periodo, non lo trovo corretto, neppure per trattare un tema valido come la carenza di fondi pubblici. Vi invito a partecipare alle Giornate di Primavera o ad altri eventi FAI per conoscere con i vostri occhi questa realtà!



126.Anita Ferrabone in data 22/03/2018 10:53:05

Pare evidente che chi scrive l'articolo non abbia mai provato ad avvicinarsi realmente alla realtà del FAI. Innanzitutto pensare che una Fondazione che si basa sulle donazioni debba sostituirsi allo Stato è di per sé pura follia. Punto secondo, ovviamente è bene celare che il FAI investe una cospicua parte dei fondi raccolti vada proprio in stipendi di professionisti (restauratori, architetti, giardinieri e anche guide professioniste laureate in Storia dell'Arte). Le GFP e le GFA hanno lo scopo di aprire luoghi altrimenti non accessibili, come studi di artisti, case private e altri luoghi che per validissime ragioni non possono essere aperte quotidianamente (a Torino, ad esempio, apriremo la Prefettura, che ovviamente, per ragioni di sicurezza, normalmente deve essere preclusa all'ingresso di molte persone). Sottolineo inoltre che moltissimi volontari FAI sono persone con qualifiche professionali di guide abilitate e che lavorano quotidianamente nel campo, e che per amore della cultura offrono anche il loro tempo libero a questa causa. Gli altri volontari, che invece non hanno una competenza specifica, come ad esempio sono io, si preparano con diversi sopralluoghi nel bene presso cui saranno una guida, partendo anche alcuni mesi in anticipo, inoltre studiano su quanta più documentazione possibile. Non ricordo di aver mai trovato dei visitatori scontenti alla fine della visita, considerando inoltre che la maggior parte delle visite in queste occasioni sono ad offerta libera (che può anche essere 0?, ahimè) e che se si decide di aprire qualche bene esclusivamente agli iscritti FAI è per incentivare le iscrizioni, che non portano vantaggi solo al FAI, ma anche agli iscritti.



127.Erik Scarpolini in data 23/03/2018 12:17:37

L'articolo non ha molto senso: se il problema non è il fai ma la mancanza di iniziative sistemiche di carattere pubblico, perché lo pubblicate in relazione al Fai? Detto ciò, sono diventato negli anni totalmente contrario a questo evento, a causa dello scarso controllo e tutela del bene offerto dai volontari in tante visite cui ho partecipato ma soprattutto dell'aggressività di molte volontarie nel rendere OBBLIGATORIO UN CONTRIBUTO CHE INVECE DOVREBBE ESSERE LIBERO. Se è obbligatorio pretendo di averne una ricevuta, mi interrogo sempre sulla trasparenza dei conti di queste organizzazioni.





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