La triste realtà dietro le Giornate FAI di Primavera. Quello che le celebrazioni non dicono


Il 24 e il 25 marzo 2018 si terranno le Giornate FAI di Primavera e tutti celebrano con entusiasmo la ricorrenza. Ma dietro alle Giornate si cela una realtà triste. Ecco una riflessione sull'argomento.

Come accade ogni anno dal 1993 a oggi, l’arrivo della bella stagione reca con sé le Giornate FAI di Primavera, e l’approssimarsi dell’evento è accompagnato dal consueto florilegio d’articoli dai toni encomiastici che, su ogni testata, celebrano il lavoro del FAI - Fondo Ambiente Italiano, cui va il merito d’aprir le porte di centinaia di beni culturali altrimenti in gran parte chiusi al pubblico. Un’iniziativa veramente lodevole, anche considerando il fatto che il FAI investe ogni anno fondi importanti per il recupero e la salvaguardia di beni culturali, impiegando somme donate dai cittadini: ed è ammirevole il modo in cui il FAI, in tutti questi anni, è riuscito ad avvicinare i cittadini alla cultura, sia con quei pochi giorni d’apertura che conducono fisicamente il pubblico dentro i luoghi della cultura, sia con l’azione quotidiana che sprona molti a far qualcosa di concreto per il patrimonio.

Vogliamo però sottrarci a tutti quei retorici trionfalismi che fanno apparire l’Italia come fosse imbalsamata in una sorta di grande documentario di Alberto Angela, e opporre qualche obiezione a questa narrazione che, negli anni, s’è sviluppata attorno alla “grande festa di piazza dedicata alla bellezza del nostro Paese” (così sul sito del FAI) che porta migliaia di cittadini e turisti a scoprire il patrimonio di cui sono circondati. Nel 2014, l’allora neoministro Dario Franceschini dichiarava che le Giornate Fai di Primavera “permettono ai cittadini di godere di uno straordinario patrimonio culturale altrimenti celato e ci insegnano a essere italiani”, e che “grazie all’opera di migliaia di volontari, nel prossimo fine settimana oltre 750 luoghi in tutta Italia normalmente inaccessibili saranno aperti e visitabili”. Ancora, due anni dopo il ministro affermava che le Giornate FAI rappresentano la dimostrazione “di come pubblico e privato insieme possono fare un lavoro davvero importante di valorizzazione e tutela del patrimonio culturale, soprattutto quello meno conosciuto, coinvolgendo non solo i turisti ma anche i cittadini. Cosa che il Fai fa da molti anni e che noi vogliamo continuare a sostenere in tutti i modi”. E parole simili ha pronunciato quest’anno Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario del MiBACT nonché ex presidente del FAI: “Non ho mai creduto nelle barriere tra pubblico e privato. La scommessa che il nostro Paese ha davanti, cioè quella di disegnare una strada per uno sviluppo che rispetti l’identità culturale, i contesti, e il nostro paesaggio, è straordinaria e possiamo vincerla tutti insieme”.

Prendendo come punto di partenza le dichiarazioni del ministro, sussistono almeno tre argomenti da eccepire sulle Giornate FAI. Il primo: molti dei beni che vengono aperti durante le Giornate FAI rimangono chiusi tutto il resto dell’anno. Non basta gioire perché quei beni “altrimenti celati” aprono le porte due giorni: occorre chiedersi per quali ragioni siano chiusi nei rimanenti trecentosessantatré, oppure rimangano visitabili su appuntamento. Valga l’esempio della Rocca di Ripafratta, in provincia di Pisa, un sito di proprietà privata che, come denuncia l’Associazione Salviamo la Rocca, “da anni versa in grave stato di abbandono”, e a nulla finora sono valsi i protocolli d’intesa volti al suo recupero e la petizione dei cittadini per chiedere che il castello divenisse di proprietà pubblica: il Comune di San Giuliano Terme ha chiesto formalmente ai proprietarî d’acquisirlo a titolo di donazione, ma la risposta è stata negativa perché la proprietà avrebbe intrapreso un percorso con una fondazione privata, che però al momento appare fermo, e sono al momento allo studio ulteriori proposte. Ci sono poi diversi musei pubblici che, a causa di carenza di personale o di mancanza di fondi, sono costretti ad aprire le loro sale col contagocce, col risultato che le Giornate FAI rappresentano uno dei pochi momenti all’anno in cui è possibile garantire un’apertura senza vincoli. E ancora, ci sono siti che, in queste due giornate, sono aperti esclusivamente a soci FAI, e altri ancora che hanno fasce orarie riservate ai tesserati (per esempio, a Milano, quasi tutti i siti, il sabato dalle 10 alle 14, garantiscono l’ingresso solo ai soci, col risultato che un terzo del periodo d’apertura è precluso a chi non è in possesso della tessera del FAI).

La Galleria degli Arazzi di Palazzo Clerici a Milano
La Galleria degli Arazzi di Palazzo Clerici a Milano, con la volta affrescata da Giovanni Battista Tiepolo: è uno dei beni che aprono per le Giornate FAI e che sabato dalle 10 alle 14 avranno ingresso riservato agli iscritti. Foto rilasciata nel pubblico dominio

Il secondo: le aperture sono garantite da un esercito di migliaia di volontari (che, peraltro, a oggi non sono neppure citati nei ringraziamenti del sito istituzionale), cui s’affiancano, ove previsto, circa 40.000 “apprendisti Ciceroni”, ovvero i ragazzi delle scuole ai quali è demandato il compito di guidare il pubblico alla scoperta dei beni. Pare superfluo sottolineare che affidare a volontari, seppur per due giorni, un compito delicato come l’organizzazione d’una visita guidata e financo la conduzione stessa della visita, è un’aberrazione che rischia di riflettersi sull’esperienza del visitatore che, non potendo giovarsi di figure professionali, dovrà solo sperare d’imbattersi nel ragazzo animato da vera passione e desideroso d’approfondire (se i materiali formativi degli “apprendisti Ciceroni” sono quelli che si possono reperire sul sito del FAI, probabilmente i visitatori dovranno preoccuparsi) e non in quello che ha semplicemente puntato sulla migliore delle opzioni per assolvere ai suoi obblighi relativi all’atroce istituto dell’Alternanza scuola-lavoro. Con questo, sia chiaro, non s’intende puntare il dito contro i volontari: sicuramente la maggior parte di loro crede in ciò che fa, e vuole mettersi al servizio del prossimo perché è convinta che diffondere consapevolezza attorno ai beni culturali sia un modo per crescere e per far crescere. Ciò che s’intende stigmatizzare è l’idea di ricorrere al volontariato per affidare a giovani e meno giovani degni di lode, ma che per la più parte non hanno affrontato adeguati percorsi formativi o professionali, mansioni che richiederebbero le competenze di professionisti.

Infine, il terzo: contrariamente a ciò che Franceschini affermò nel 2016, risulta davvero difficile trovare nelle Giornate FAI di Primavera “la dimostrazione di come pubblico e privato insieme possono fare un lavoro davvero importante di valorizzazione e tutela del patrimonio culturale”. Non è questo il modello di valorizzazione e tutela di cui il patrimonio ha bisogno. Il volontariato può forse andar bene, in mancanza d’alternative migliori, per cucire un raffazzonato e momentaneo rattoppo su situazioni di pressante emergenza, ma se diventa la norma e se addirittura dev’essere oggetto d’interesse da parte d’un ministro, allora significa che qualcosa non funziona. I problemi che costringono certi siti ad accogliere i volontari del FAI, del resto, rischiano d’estendersi a macchia d’olio: sono già in atto casi di musei importanti, di proprietà pubblica, costretti a drastiche riduzioni d’orario a causa di mancanza di personale, perché il Ministero non assume. Addirittura, alcuni istituti devono talvolta ricorrere ai giovani del servizio civile per colmare le lacune. E questo, purtroppo, sembra essere l’effetto più immediato del “modello Giornate FAI”: al di là della superficie patinata, esiste una triste realtà ch’è fatta di sostanziale disinteresse e di sostituzione del lavoro professionale con le prestazioni di quanti svolgono attività nei musei in qualità d’iscritti ad associazioni di volontariato. Un volontariato che, purtroppo, rischia peraltro di diventare il deprimente surrogato cui molti eccellenti giovani che hanno studiato per ottenere un lavoro nel settore dei beni culturali sono obbligati ad affidarsi onde acquisire un minimo d’esperienza sul campo. Un volontariato che dunque li costringe a dequalificare le proprie competenze, ricoprendo mansioni che necessiterebbero d’un vero contratto e di un’adeguata retribuzione.

In definitiva, siamo convinti che l’impegno del FAI rivesta una notevole importanza, e a quanti s’adoperano e si mettono in gioco per rendere le Giornate FAI un evento utile e interessante vanno tutti i complimenti possibili. Ma ritenere che le Giornate FAI possano esser viste come un modello o come una dimostrazione di felice interscambio tra pubblico e privato, forse significa continuare a condannare il nostro patrimonio culturale a una realtà fatta di precarietà, insicurezza e interesse sporadico.



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, ho fondato Finestre sull'Arte nel 2009 con Ilaria Baratta. Sono nato a Massa nel 1986 e ho ottenuto la laurea specialistica a Pisa nel 2010. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. riccardo in data 20/03/2018, 16:41:56

ottime riflessioni.





2. Alessio in data 20/03/2018, 20:58:34

Un articolo spettacolare che dice la verità su questi sensazionalismi inutili e inefficaci per promuovere la cultura e l'arte in Italia.....



3. Marilena in data 21/03/2018, 10:26:19

Giustissimo, non aggiungerei una sola virgola.



4. Emi Man in data 21/03/2018, 10:27:03

Buongiorno, mi chiamo Manno Emanuela, laureanda in lingue per il turismo e iscritta a Pisa al corso per guida turistica. Sono molto d'accordo con la linea di pensiero dell'articolo, ma credo sia necessario aggiungere anche lo scandaloso blocco da parte delle regioni per i bandi per guida turistica.Il corso che sto frequentando io e'l'ultimo in partenza prima del blocco. Non si può da un lato promuovere solo il volontariato e dall'altro invece non permettere alle figure professionali adatte a questa tipologia lavorativa di non formarsi. Spesso assistiamo alla nascita di associazioni culturali dove lo scopo e' diffondere sapere artistico, laureati in beni culturali che si improvvisano guide turistiche senza esserlo, senza conoscere due lingue straniere a livello c1, condizione necessaria per accedere al bando, e senza abilitazione professionale, che si ottiene con il superamento di un esame, che però le regioni hanno bloccato. Penso che in un articolo di questo tipo si dovrebbe parlare del fenomeno. Ringrazio dell' attenzione. Cordiali saluti. Emanuela e-mail:emanuela.manno@hotmail.com



5. Aniello in data 21/03/2018, 10:27:30

Riflessione lucida e sincera, nessuna piaggeria. Devastante l'idea che Franceschini, o chi altri per lui (antecedenti e successivi), ha dei Beni Culturali italiani e della loro gestione, pura commercializzazione. I Musei per molti sono dei luoghi chiusi dove si conservano cose che altri definiscono arte, come tali vanno tenuti chiusi per conservare.
Un assurdo. Ogni volta che chiedete un permesso per motivi di studio per visionare un Bene al disotto del permesso concesso c'è scritto "Si raccomanda la tutela del Patrimonio dello Stato". Ogni volta nel deposito c'erano vetri rotti, immondizie, scarti, topi vivi e morti, foglie secche e rami, scatole o mobili abbandonati insieme al Patrimonio dello Stato.





6. Magdi Ali Mohamed Nassar in data 21/03/2018, 13:33:31

Gentile Redazione,

Sento il bisogno di rispondere secondo la mia visione personale all'articolo di Federico Giannini pubblicato oggi sulla vostra rivista on-line. Ho ventitrè anni, studio Architettura e da un paio d'anni dedico parte del mio tempo libero al FAI. Ho molto apprezzato la sostanza di quanto Giannini ha scritto, benchè ritenga che lui non conosca a sufficienza la Fondazione, tanto da criticarla sulle ragioni stesse della protesta che questa mette in atto due volte all'anno per mezzo delle Giornate FAI.
Il Fondo Ambiente Italiano è prima di tutto una fondazione che investe in figure professionali: architetti, storici, muratori e aziende che materialmente ripristinano i suoi beni e quelli coinvolti nei suoi progetti, tra i quali anche "I luoghi del Cuore": un grande contest che permette a chiunque di candidare e supportare un luogo a cui è legato ed a cui il FAI destina poi fondi per una valorizzazione certamente affidata a figure professionali, che in questo modo vengono valorizzate per il rilievo che il loro percorso formativo deve ricevere. Cosa fanno dunque i volontari? loro protestano! Le giornate FAI, quella grande manifestazione di piazza di cui tutti i giornali parlano, rappresenta la più grande protesta positiva di tutti i tempi: le cose non vanno, la cultura è affossata, centinaia di migliaia di beni si trovano in stato di degrado, e loro si rimboccano le maniche per mostrare a tutti che quei beni ci sono, che hanno un valore così grande che supera la polvere, smuove le coscienze e aguzza la volontà. Le persone che vedono la bellezza sepolta non accettano più che resti li, esigono che emerga, ed è questo che loro cerchiamo.
In questo il FAI fa quello che fa Giannini quando scrive la sua pagina di critica sociale o Brumotti quando corre con la sua bici sui muri di qualche edificio abbandonato, con una differenza sul seguito: quando il FAI ha smosso le coscienze, spesso smuove anche il portafoglio: molti dei beni aperti nelle giornate entrano poi tra i luoghi del cuore, raccolgono le sovvenzioni per ripartire e risorgono, come a Pisa è successo per il chiostro della Certosa di Calci e come in moltri altri luoghi d'Italia è accaduto e continua ad accadere.
I soldi che i volontari raccolgono nelle giornate sono totalmente reinvestite nelle attività della Fondazione, compresi gli investimenti sui suoi beni di proprietà e su quelli di proprietà pubblica. Per ultimo dirò che non mi dispiace che nessuno mi abbia ringraziato, e che mi dispiacerebbe il contrario: io sono il FAI, chi dovrebbe ringraziarmi? Si è mai sentito di un calciatore che si aspetta di essere ringraziato dalla squadra perchè scende in campo? Io faccio attività insieme agli altri soci della Fondazione per trasmettere anche a chi non si era ancora accorto della grande bellezza che ci circonda, tutta la sensibilità di cui c'è bisogno perchè il patrimonio italiano rinasca. Sono io che lo voglio, non c'è nessun'altro che debba ringraziarmi
Riguardo alle citazioni del Ministro che Giannini cita, viceversa, non posso che concordare: è impressionante come la ribellione di migliaia di volontari che si rifiutano di accettare il degrado culturale di uno dei paesi più belli al mondo, venga interpretata come un gesto di collaborazione finalizzata alla gestione dei beni che vengono aperti per due giorni, ed è chiaro che annulla ogni sforzo condotto con la volontà opposta di sollevare il problema della loro gestione.
Vi dico dunque che forse neanche il Ministro ha ben capito cosa sia il FAI, e consiglio a chiunque di recarsi in uno dei tanti beni che saranno aperti, per conoscere finalmente quella bellezza che è li, dietro una porta socchiusa, sotto pochi centimetri di fango, dietro una vecchia siepe incolta a pochi passi da casa, dove non ci aspettavamo, che attende solo che qualcuno si prenda a cuore la sua sorte. Andate alle Giornate FAI perchè non c'è ribellione più grande della conoscenza.



7. vittoria Pozzi in data 21/03/2018, 13:34:58

Perfettamente d accordo tutta inutile ipocrisia , Vittoria Pozzi



8. valeria scota in data 21/03/2018, 16:43:12

Il ruolo del FAI e delle GFP non è quello di celare dietro ad una patina le reali difficoltà della conservazione e tutela dei Beni storici, ambientali e culturali in Italia: è del tutto evidente anzi che il FAI rivela ai cittadini come stanno le cose. Lo rivela proprio perché molti luoghi vengono richiusi al pubblico dopo le GFP, perché sono necessari i volontari per offrire un servizio ai cittadini, lo rivela perché i cittadini hanno modo di vedere con i loro occhi come (non) è conservato il Patrimonio. Non vedo trionfalismi esagerati in questo ruolo, che ha il grandissimo merito di sollecitare meglio possibile la nostra sensibilità verso ciò che riceviamo dal passato e passiamo ai nostri figli.
E a proposito di figli vorrei precisare un elemento molto importante: come giustamente è scritto nell'articolo, il ruolo degli studenti-guide FAI è attivo dal '93. L'alternanza scuola-lavoro è d'obbligo nelle nostre scuole superiori solo da 3 anni e molti dei Beni presentati non possono rientrare, per vari motivi che qui sarebbe lungo elencare, tra quelli che accreditano le ore di alternanza agli studenti. Quindi le centinaia di ragazzi che si sono avvicendati nei decenni in questo ruolo lo hanno fatto per pura passione, non per opportunismo. E infatti qui sta il punto di merito maggiore secondo il mio parere di insegnante: essere riusciti a rendere attivi i nostri studenti, facendoli sentire parte di una Storia da conoscere, proteggere, divulgare e tramandare con rispetto.
In quanto alla qualità delle visite proposte, posso assicurare, per esperienza diretta, che quando si mette nelle mani dei giovani un progetto di cui siano responsabili , essi lo affronteranno in modo consapevole e daranno il meglio, impegnandosi in approfondimenti e studio che vanno oltre le succinte schede reperibili sui siti, citate nell'articolo. E di questo vanno ringraziati forse anche i docenti, che l'articolo non cita, che da anni si spendono perché questo meritevole progetto vada a buon fine.
Sono pienamente d'accordo con l'articolo nel sottolineare la tradizionale latitanza dei governi che si sono succeduti in Italia, rispetto ad una vera valorizzazione e tutela del nostro patrimonio (tanto è vero che provo preoccupazione quando uno studente intraprende studi universitari in quella direzione) e sono d'accordo sul fatto che il modello di impegno come volontariato non può essere una soluzione, né rappresentare un esempio, però può essere un ottimo supporto , soprattutto se espresso da un esercito di giovani che conoscendo meglio il nostro territorio, maggiormente lo rispetteranno.



9. Chia in data 21/03/2018, 16:59:28

Con tutto il risp erro sono una dell' tanto te volontarie fai.e loono stata per diversi anni.a titolo completamente gratuito ho fatto la guida e sono informata sui diversi siti ,studiando anche diversi volumi.ho investito qualcosa di prezioso: il mio tempo.ora ,nessuno impediva ai professori e professionisti di proporsi come guida al nostro posto,ma quasi nessuno si è offerto essendo gratuito.hanno ragione in parte ed in parte è anche vero che alcune cose si dovrebbero fare perché si crede nella missione proposta.va bene criticare ma almeno il FAI fa qualcosa.io devo al fai l opportunità di conoscere dei siti ,che pur essendo relativamente vicino a me ,mi erano sconosciuti



10. Anna in data 21/03/2018, 20:50:04

Bravo! Hai sollevato un problema importnte che nessuno dice



11. Francesco in data 21/03/2018, 21:34:07

Sono perfettamente d'accordo. Analisi impietosa, ma assolutamente veritiera.



12. Anna in data 21/03/2018, 21:59:50

Ho apprezzato molto la chiarezza di questo articolo e ne condivido osservazioni riserve e dubbi.



13. Simone in data 21/03/2018, 23:06:02

Bella disamina. Condivido tutto.



14. Mari in data 21/03/2018, 23:22:05

Condivido totalmente. Aggiungo un'amara riflessione: triste pensare che dietro il Fai ci sia Carandini, emblema della ricerca storico- archeologica condotta su basi scientifiche. L'emblema di una professione che lui per primo evidentemente non è interessato a tutelare.



15. sabrina in data 22/03/2018, 10:18:39

Un articolo molto interessante e lucido, fondato su una sana riflessione critica, quello che oggi manca al giornalismo, sopratutto televisivo. Continua così, è quello che serve al nostro paese.



16. ANITA FERRABONE in data 22/03/2018, 11:06:44

Pare evidente che chi scrive l'articolo non abbia mai provato ad avvicinarsi realmente alla realtà del FAI. Innanzitutto pensare che una Fondazione che si basa sulle donazioni debba sostituirsi allo Stato è di per sé pura follia. Punto secondo, ovviamente è bene celare che il FAI investe una cospicua parte dei fondi raccolti vada proprio in stipendi di professionisti (restauratori, architetti, giardinieri e anche guide professioniste laureate in Storia dell'Arte). Le GFP e le GFA hanno lo scopo di aprire luoghi altrimenti non accessibili, come studi di artisti, case private e altri luoghi che per validissime ragioni non possono essere aperte quotidianamente (a Torino, ad esempio, apriremo la Prefettura, che ovviamente, per ragioni di sicurezza, normalmente deve essere preclusa all'ingresso di molte persone). Sottolineo inoltre che moltissimi volontari FAI sono persone con qualifiche professionali di guide abilitate e che lavorano quotidianamente nel campo, e che per amore della cultura offrono anche il loro tempo libero a questa causa. Gli altri volontari, che invece non hanno una competenza specifica, come ad esempio sono io, si preparano con diversi sopralluoghi nel bene presso cui saranno una guida, partendo anche alcuni mesi in anticipo, inoltre studiano su quanta più documentazione possibile. Non ricordo di aver mai trovato dei visitatori scontenti alla fine della visita, considerando inoltre che la maggior parte delle visite in queste occasioni sono ad offerta libera (che può anche essere 0€, ahimè) e che se si decide di aprire qualche bene esclusivamente agli iscritti FAI è per incentivare le iscrizioni, che non portano vantaggi solo al FAI, ma anche agli iscritti.



17. peppaping in data 22/03/2018, 16:22:46

I professionisti hanno tutte le occasioni di far valere eccelse qualità, che ci si augura non siano studenti e amatori ad offuscare...



18. Claudia in data 23/03/2018, 10:26:01

Se le nostre istituzioni si fossero preoccupate di tutelare e promuovere il nostro immenso patrimonio culturale come andava ed andrebbe fatto, Il FAI o altre associazioni non sarebbero neppure nate..nella latitanza totale dello Stato, ben vengano queste iniziative e ben venga la passione dei ragazzi a cui la negletta storia dell’arte insegnata a scuola non lascerebbe neppure intravedere la possibilità un giorno di lavorare nell’ambito dei beni culturali.



19. Emanuele in data 23/03/2018, 11:10:30

Sposo in pieno le riflessioni di Giannini. Il nostro patrimonio artistico non può essere demandato ai volontari. E' un dovere dello stato e non di una associazione - seppur meritevole - di rendere fruibile l'enorme patrimonio artistico che l'Italia possiede e non solo per due giorni all'anno.



20. Lisa in data 24/03/2018, 08:30:24

Pienamente d accordo. Soni una docente e qualche anno fa uscii da scuola per correre a visitare la villa Rosbery a Napoli. La tessera Fai era obbligatoria. 50 euro . Replicai che l avrei fatta ma nn in quel momento e mi sarei fatta promotrice delle loro iniziative come già facevo. Lo scopo del Fai nn dovrebbe essere la raccolta fondi ma la divulgazione della cultura la protezione di beni abbandonati da uno Stati cieco e sordo e soprattutto rendere il patrimonio culturale qualcosa di accessibile a tutti. Democratico. Da allora nn ho mai piu sentito la giornata del Fai un giorno di primavera.



21. giuliacrespi1964@gmail.com in data 25/03/2018, 17:42:41

Sono perfettamente d'accordo. Soprattutto in merito alla preparazione dei "Ciceroni volontari " i quali, benché sinceramente animati da sacro fuoco, a volte non hanno strumenti e cultura adeguato per trasmettere dato e informazioni o rispondere in maniera adeguata a richieste più specifiche e approfondite. A volte, ma questa è una mia malignità, trovo che queste giornate FAI siano una sorta di sfruttamento non solo del lavoro e della fatica altrui, ma anche della ingenuità e della "ignoranza " della massa che viene "accontentata"; chi come me, è invece addetto al mestiere, umane con l'amaro i bocca e la convinzione di aver avuto fumo negli occhi



22. tre in data 25/03/2018, 22:11:24

Che polemica sterile.



23. Silvia in data 26/03/2018, 01:04:20

Vada a vedere i curricula dei partecipanti alla Delegazione Fai di Reggio Emilia: Professori universitari Ordinari, Dottori di Ricerca in Storia Medievale alla Scuola Normale di Pisa, Architetti, Notai, Avvocati. Tutte persone con cui facendo due chiacchere, senza dubbio, potrebbe imparare qualcosa. Quantomeno a fare qualche ricerca seria prima di scrivere. Le segnalo inoltre che i ragazzi 'apprendisti coceroni' vengono preparati, con largo in anticipo, da professionisti qualificatissimi.



24. GUIDO CUCCHIARA in data 26/03/2018, 11:46:51

complimenti all'autore !
non ho mai letto tante stupidità ideologiche messe tutte insieme: sempre vedere il bicchiere mezzo vuoto, sempre cercare il caso eccezionale e soprattutto sempre invocare lo Stato Taumaturgo e pagatore quando lo Stato siamo tutti noi con il nostro impegno quotidiano e la soluzione non sono altri i pubblici dipendenti la cui pletora demotivata o semplicemente menefreghista non è consigliabile aumentare.

Guido Cucchiara



25. graziella.scala@gmail.com in data 26/03/2018, 15:04:46

Condivido l'analisi di Giannini, purtroppo questa è la realtà!La politica deve affrontare seriamente la situazione per valorizzare il nostro patrimonio e trasformarlo in opportunità!!!




26. Giuse' in data 26/03/2018, 15:40:07

Condivido ogni parola, ogni virgola.....anche per diretta conoscenza di quella realta' e di altre similari.



27. caciocavallo in data 26/03/2018, 19:42:20

Federico Giannini un giornalista dal peso specifico delle polemiche che in grado di montare? Acchiappare lettori usando il FAI è davvero una denuncia di sfigataggine e mancanza di autostima...



28. paola dubini in data 27/03/2018, 08:34:26

sono d'accordo solo in parte con quanto scrive. Credo che il senso delle giornate FAI di primavera sia di fare un paziente indispensabile e capillare lavoro di sensibilizzazione sul territorio. il valore vero delle giornate FAI per me non sta nelle aperture a Milano o nei grandi centri, ma nei paeselli nascosti. Non sarebbe immaginabile e tantomeno sostenibile programmare aperture tutto l'anno. E' vero, non sempre i ciceroni sono all'altezza delle bellezze che mostrano, ma anche il pubblico spesso non va alle giornate di primavera per acculturarsi, ma per gioire di scampagnate intelligenti e non convenzionali. L'altro giorno, quando un boy scout di 10 anni non si ricordava se il santo che mi faceva vedere fosse S.Andrea o S.Giacomo, mi sono divertita da pazzi. Lo Stato potrebbe fare di più, i comuni anche, naturalmente. E io penso che se raddoppiassimo i fondi alla cultura il PIL non se ne accorgerebbe lato spesa, ma invece sarebbe una festa in termini di ricadute. Ma sinceramente credo che se avessimo il doppio delle risorse avremmo ancora disperatamente bisogno del lavoro del FAI, del Touring, di Italia Nostra.... perchè il futuro del nostro passato per me è garantito fin quando un ragazzino di 10 anni è orgoglioso di passare la domenica delle Palme a mostrare un affresco su un muro ad una sconosciuta. Buona giornata




29. costanza in data 27/03/2018, 11:33:49

non entro in merito alla riflessione di Federico e nemmeno nella difesa a spada tratta del FAi da parte di alcuni commentatori. sottolineo solo che nella mia provincia, Pesaro - Urbino, e nelle mie Marche la maggior parte dei luoghi Fai non sono affatto mai aperti o sconosciuti, ma sono in parte aperti con una certa regolarità, in parte annualmente ripetuti così che , visti una volta, non ci si ritorna più.



30. elisabetta in data 28/03/2018, 20:16:01

sono assolutamente d'accordo.
elisabetta già iscritta alla newsletter




31. Marisa in data 02/04/2018, 07:36:28

Buongiorno: sono d’accordo con le sue opinioni sul volontariato.
Addirittura so di biblioteche civiche che riescono a tenere aperto solo grazie al lavoro di giovani volontari, pensi come siamo messi



32. Mariantonietta Sorrentino in data 05/04/2018, 13:09:11

I trionfalismi spesso si colorano di mera retorica da regime.
Benissimo aver scritto un apporto così.



33. fla in data 19/09/2018, 14:45:30

Ho svolto volontariato,anche ricoprendo ruoli dirigenziali,per oltre 20 anni nel campo del soccorso con ambulanze (ANPAS).Posso testimoniare che ,senza i volontari,sarebbero solo chiacchiere e distintivo.
Ora sono volontario con il FAI. Lei ha ragione ,Giannini.Ma anche qui,per tutte le ragioni che ha elencato ed altre ancora, senza il FAI ed altre realtà di questo tipo,saremmo all'anno zero. Le altre ragioni potrebbero anche essere individuate nella specializzazione(?) e passione(?) del personale dipendente attualmente in forza al servizio del nostro patrimonio culturale. In Italia,il volontariato non integra,ma sostituisce il servizio pubblico molto,molto carente.Contrariamente a quanto affermato dal ministro,il FAI non percepisce contributi pubblici e quindi non viene sostenuto dallo Stato,se non a parole ed una volta l'anno. Finchè va così,ma ho poche speranze,lunga vita al FAI.



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