Guatemala, scoperta maschera di giada nella tomba di un antico re maya


In Guatemala un gruppo di archeologi scopre una singolare maschera di giada, del 350 d.C., nella sepoltura di un antico re maya. La scoperta potrebbe allargare le nostre conoscenze sulla società maya.

Interessante scoperta archeologica nel nord-est del Guatemala, dove è stata rinvenuta, nel sito maya di Chochkitam, una splendida maschera di giada, deposta sul petto di un re sepolto proprio in questo sito, e risalente al 350 d.C., quindi al periodo “classico” dei Maya. A dare la notizia della scoperta, avvenuta nell’ambito dell’Holmul Archaeological Project, dell’università americana di Tulane, è la rivista National Geographic. A guidare i ricercatori è stato l’archeologo Francisco Estrada-Belli, docente al Middle American Research Institute dell’Università di Tulane, che nel 2021 si accorse che alcuni tombaroli avevano scavato un tunnel dentro un’antica piramide maya, e notò, insieme al collega Bhanny Giron, un punto che era stato tralasciato dai saccheggiatori. Le ricerche si concentrarono su quel punto. Giron, scavando, trovò un teschio, alcuni denti e quello che sembrava un sarcofago, assieme alle offerte che avevano accompagnato la sepoltura: un vaso, un insieme di gusci di ostriche, pezzi di ossa e alcuni pezzi di giada lucidata e disposti in maniera accurata. Tornato in laboratorio, alla fine di giugno 2022, Estrada-Belli studiò meglio i pezzi di giada: in altri siti Maya, blocchi come quello trovato a Chochkitam erano stati utilizzati per formare maschere a mosaico per le sepolture reali, spesso disposte per rappresentare divinità o antenati e comunemente associate alla ricchezza e al potere delle persone con cui erano sepolti. Estrada-Belli si accorse che anche la giada trovata nel sito dava la forma di una maschera. Inoltre, un collega notò che alcune delle ossa che gli archeologi pensavano appartenessero al personaggio sepolto nella tomba erano in realtà ricoperte da fini intagli, probabilmente realizzati utilizzando vetro di ossidiana vulcanica: si è scoperto infatti dalle analisi che due delle ossa non erano quelle del re sepolto, ma le loro incisioni rivelavano l’identità del sovrano cui era stata data sepoltura nel sito. Inoltre, una delle incisioni raffigurava un sovrano che sorreggeva la testa di una divinità Maya, lo stesso dio rappresentato nella maschera che Estrada-Belli aveva messo insieme, circostanza definita “straordinaria” sul National Geographic.

Successivamente, l’archeologo Alexandre Tokovinine dell’Università dell’Alabama, specializzato in epigrafia Maya, ha aiutato Estrada-Belli a decodificare le incisioni, svelando i segreti delle identità sia del sovrano, chiamato Itzam Kokaj Bahlam, sia del dio. Si tratterebbe, in particolare, della divinità nota come Chahk, una manifestazione del dio della tempesta dei maya, una sorta di dio della pioggia.

La scoperta è “molto, molto insolita”, afferma Estrada-Belli al National Geographuc. Infatti, sebbene il suo luogo di sepoltura mostri chiaramente un sovrano Maya con le sue prerogative, i riferimenti nelle opere d’arte e negli edifici scoperti nel sito danno credito a una teoria crescente secondo cui molti leader locali dell’epoca fossero subordinati ad altri sovrani più potenti, se non addirittura manovrati da questi ultimi. Alcuni degli oggetti trovati lì fanno eco a quelli trovati in altre potenti città mesoamericane, inclusa una rappresentazione di Itzam Kokaj Bahlam in una posizione frontale.

“Tutto mi suggerisce che si trattasse di un re Maya che faceva parte di una rete di sovrani Maya nella sfera di influenza di Tikal e Teotihuacá”, dice Estrada-Belli. L’antica città mesoamericana di Teotihuacán, situata nell’odierno Messico, e la città maya di Tikal, situata nel dipartimento di Petén in Guatemala, erano entrambe più grandi e più influenti della relativa zona arretrata di Chochkitam. “Non c’è alcuna dichiarazione di vassallaggio nel sito”, afferma Estrada-Belli. “Ma se si legge tra le righe, ecco cosa significa: questi erano vassalli, probabilmente di Tikal direttamente e di Teotihuacán indirettamente”. Insomma, una scoperta che potrebbe farci sapere di più su come fosse organizzata la società dei Maya. E ovviamente una scoperta emozionante per i suoi autori. “Possiamo guardare le ossa di questo individuo”, dice Estrada-Belli, “ma possiamo anche vederlo vestito con le sue insegne”, e in pieno possesso del suo potere reale. “È un’emozione straordinaria e un privilegio. A volte siamo fortunati”.

Nell’immagine, la maschera scoperta in Guatemala. Foto: Università dell’Alabama


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