La Sardegna continua a restituire frammenti preziosi del proprio passato preistorico. Nel marzo del 2024, una scoperta archeologica di straordinaria rilevanza è avvenuta nell’area di Truncu Reale-Sant’Agostino, una zona di pertinenza del Consorzio Area Sviluppo Industriale di Sassari. Il ritrovamento non è stato il frutto di una ricerca programmata, bensì l’esito di una sorveglianza archeologica preventiva effettuata nel corso dei lavori per la realizzazione di un moderno impianto fotovoltaico. Proprio durante le operazioni di scavo per l’infrastruttura energetica, gli archeologi hanno individuato una nuova necropoli che si distingue per la complessità architettonica e la ricchezza dell’apparato decorativo delle sue sepolture. È di poche ore fa la notizia che la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro ha avviato interlocuzioni con il Consorzio Area Sviluppo Industriale di Sassari, proprietario dell’area, e il Comune di Sassari, al fine di programmare una prima apertura al pubblico del sito entro il 2026.
Il complesso ipogeico presenta tre tombe monumentali che mostrano dettagli artistici e simbolici di rarissima attestazione. L’attenzione degli studiosi si è concentrata in particolare su due strutture specifiche, denominate convenzionalmente B1 e B2, che presentano caratteristiche uniche nel panorama dell’archeologia isolana. La Tomba B1, ribattezzata la Tomba dei Portelli Decorati, ha destato grande stupore tra gli addetti ai lavori per la presenza di ben cinque portelli situati nella cella principale, tutti impreziositi da decorazioni scolpite. Alcuni di questi motivi ornamentali rappresentano una novità assoluta, in quanto non risultano ancora attestati in altri contesti simili già noti in Sardegna. Altrettanto affascinante risulta la Tomba B2, nota come Tomba d’Oro, la quale deve il suo nome a una caratteristica cromatica di grande impatto visivo. La cella principale di questo ipogeo è infatti caratterizzata da una campitura in ocra gialla molto vivida, una scelta estetica e simbolica che testimonia la cura e l’importanza attribuita a questi spazi sacri dai costruttori originari.
La prima presentazione pubblica è avvenuta il 14 marzo 2024, in occasione della Giornata Nazionale del Paesaggio. Durante l’evento, intitolato Nuove energie in contesti vulnerabili e svoltosi presso il Dipartimento di Architettura ad Alghero, è stata sottolineata la delicata convivenza tra le necessità dello sviluppo tecnologico contemporaneo, come la produzione di energia rinnovabile, e la tutela del patrimonio culturale sommerso. Lo scavo delle due tombe monumentali è stato reso possibile grazie alle risorse messe prontamente a disposizione dall’azienda esecutrice dei lavori, in un esempio virtuoso di collaborazione tra iniziativa privata e tutela pubblica.
Le indagini archeologiche sono proseguite con intensità per tutto il corso dell’anno, portando a nuovi elementi di conoscenza che sono stati oggetto di dibattito scientifico internazionale. I risultati preliminari degli scavi, ancora in fase di esecuzione, sono stati presentati al convegno internazionale Ipogeismo e megalitismo in Europa e nel Mediterraneo tra il V ed il III millennio a.C., tenutosi a Sassari tra il 3 e il 6 ottobre 2024. In tale sede, la Sardegna è stata nuovamente celebrata come un punto di incontro fondamentale per popoli e culture antiche, e i dati provenienti da Truncu Reale hanno fornito nuovi spunti di riflessione sull’architettura funeraria e sul simbolismo religioso del neolitico e dell’età dei metalli. La rilevanza dei dati raccolti è tale che gli atti del convegno sono attualmente in corso di stampa, destinati a diventare un punto di riferimento per la letteratura archeologica futura.
Oltre ai consessi accademici, la Soprintendenza ha voluto mantenere un filo diretto con la cittadinanza e il territorio, inserendo i ritrovamenti di Truncu Reale in diverse iniziative di divulgazione. Una tappa fondamentale di questo percorso è stata la conferenza del 13 dicembre 2024, dedicata specificamente ai nuovi ritrovamenti archeologici nel territorio di Sassari, dove sono stati illustrati i progressi dello scavo e le prime ipotesi interpretative sui simboli rinvenuti. L’importanza scientifica e l’eccezionale stato di conservazione del sito hanno portato rapidamente a un riconoscimento formale del suo valore. Con il Decreto numero 21 del 13 ottobre 2025, emesso dalla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale della Sardegna, il sito è stato ufficialmente dichiarato di interesse culturale storico-artistico. Questo provvedimento legislativo garantisce ora la massima protezione giuridica all’area, inserendola stabilmente nel catalogo del patrimonio nazionale tutelato dal Ministero della Cultura.
Il successo delle operazioni di recupero e studio è il risultato di un lavoro di squadra coordinato da figure di alta professionalità tecnica e scientifica. Le attività sono state condotte sotto la guida della Soprintendente Monica Stochino, con la direzione scientifica affidata alla funzionaria archeologa Nadia Canu. Sul campo, il coordinamento delle operazioni è stato gestito dall’archeologo Luca Doro, che ha operato con il supporto costante di Bastiano Falchi e Giuseppina Palmas. La parte architettonica e la direzione dei lavori sono state seguite dall’architetto Valerio Oppo, mentre l’esecuzione materiale degli scavi è stata affidata alla ditta Luciano Sini di Sassari. Di fondamentale importanza sono state le operazioni di restauro, avviate negli ultimi mesi per preservare le delicate decorazioni in ocra e le superfici scolpite dei portelli. Questi interventi delicatissimi sono eseguiti dalla restauratrice Giuseppina Ianiri, sotto la supervisione scientifica della funzionaria restauratrice Sofia Bertolini.
Adesso, l’eventuale apertura programmata per quest’anno rappresenterebbe un’occasione straordinaria per lo sviluppo turistico e culturale della zona, trasformando un’area industriale in un polo d’attrazione storica capace di raccontare millenni di vicende umane.
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