Firenze, dopo vent'anni finiscono tutti i restauri alla Cappella dei Principi


Dopo vent'anni finalmente la Cappella dei Principi di Firenze è libera dai ponteggi: con l'intervento sull'ultimo arco terminano i lunghi restauri.

Fine restauro per la Cappella dei Principi nel Museo delle Cappelle Medicee di Firenze: si tratta di lavori cominciati nel 2015, anno in cui il Museo delle Cappelle Medicee entrò a far parte del complesso dei Musei del Bargello, e che hanno riguardato l’ultimo dei quattro grandi archi della cappella, alta circa 60 metri e larga oltre 30, collocata sul retro dell’abside della basilica di San Lorenzo. La cappella è il grande mausoleo dei Medici, costruita quando la famiglia assunse il titolo granducale e volle pertanto avviare la realizzazione di una nuova, grande e sontuosa cappella funebre. Il progetto fu concepito alla metà del Cinquecento da Cosimo I, primo granduca di Toscana, ma i lavori furono avviati all’inizio del Seicento da suo figlio, Ferdinando I, che volle interpretare il sogno del padre di un ambiente principesco completamente rivestito di marmi screziati e di preziose pietre dure.

Per realizzare questo sogno, Ferdinando I fece raccogliere le pietre più preziose (diaspri di Sicilia, marmi neri di paragone, rossi di Barga, granito di Corsica e molte altre varietà lapidee), che vennero lavorate per creare sottili lastre destinate ad essere composte nei preziosi intarsi del rivestimento. Si trattò di un lavoro estremamente complesso che dovette attendere ancora il secolo successivo per avere una fisionomia più compiuta, quando l’ultima rappresentante della famiglia, Anna Maria Luisa de’ Medici, fece costruire la grande cupola, simile a quella del Duomo di Firenze, su disegno dell’architetto Ferdinando Ruggieri. Tuttavia, nessuno dei Medici vide il completamento della cappella: il ramo principale della famiglia si era infatti estinto da tempo e il granducato era da anni retto dai Lorena quando, nel 1827, Pietro Benvenuti decorò la cupola con scene dalla Genesi scompartite da cornici dorate. Quest’opera colossale è sempre stata però caratterizzata da criticità conservative: il 4 novembre del 1999, infatti, la caduta di una lastra di marmo, del peso di circa 40 chilogrammi, avrebbe portato alla luce un serio problema strutturale nei quattro grandi archi della cappella (la lastra era caduta dalla chiave di volta di uno degli archi, da un’altezza di venti metri). Prese avvio allora un imponente lavoro di indagine, smontaggio e restauro dei paramenti lapidei, con l’applicazione di innovative strutture portanti e riposizionamento delle lastre, che avrebbe impegnato la Soprintendenza di Firenze per quasi due decenni.

La Cappella dei Principi dopo la fine dei lavori di restauro
La Cappella dei Principi dopo la fine dei lavori di restauro

Le indagini svolte allora avevano evidenziato un’anomalia nello sforzo di compressione delle strutture ad arco e a volta, amplificato dall’anomala forma rettangolare dei conci in chiave della volta (che generalmente sono di forma trapezoidale). Si trattava di un problema strutturale che riguardava, in modi e forme diverse, tutti gli archi e le calotte absidali della Cappella dei Principi, ed era necessario porvi subito rimedio avviando il restauro e la messa in sicurezza del rivestimento marmoreo dell’intera Cappella. Ebbe così inizio uno dei restauri più complessi e impegnativi, progettato e condotto dalle soprintendenze fiorentine.

A seguito delle indagini, si cominciò dapprima con lo smontaggio dei pannelli rivestiti in commesso di pietre dure, che formano le vele a copertura delle calotte absidali. Quindi venne realizzata una complessa struttura reticolare in acciaio centinata a freddo per seguire la curvatura della volta e sostenerla in modo stabile. Dopo la fase del consolidamento strutturale, si intervenne sui pannelli del rivestimento lapideo: grandi blocchi di pietra serena rivestiti di lastre marmoree, del peso di circa 100 chili l’uno. Il pessimo stato di conservazione dei supporti in pietra serena e i problemi di stabilità indussero i restauratori a sostituire tutti i pannelli in pietra con analoghi telai in acciaio inossidabile, che contenessero sia il commesso di pietre dure che il nuovo supporto, formato da un getto di materiale legante. Per l’ancoraggio dei nuovi pannelli alla struttura muraria furono realizzate e posizionate apposite staffe, anche queste in acciaio inox, che avrebbero dovuto sostituire i vecchi pendini in ferro, ormai ossidati. Anche i costoloni in marmo grigio, che dividono le vele delle calotte absidali e gli arconi vennero ancorati alla struttura muraria retrostante con barre filettate in acciaio inox e resina epossidica bicomponente. Quindi, dopo un’accurata pulitura dei singoli frammenti componenti in commesso, successivamente ancorati al nuovo supporto, si procedette con le operazioni di stuccatura e di restauro pittorico. Infine, su tutto il commesso ricomposto, venne stesa una mano di cera microcristallina.

A seguito di queste operazioni, la presenza dei ponteggi, ancora nel 2015, ricordava a tutti i visitatori che mancava ancora una parte da completare: il restauro dell’arcone posto sul lato ovest della Cappella. Qui, la presenza di una grande volta e della sua connessione con l’apparato strutturale e decorativo rendeva l’intervento particolarmente elaborato e indifferibile. L’ultima parte dell’intervento conservativo è stata possibile grazie ad un finanziamento straordinario di Euro 727.200,00, stanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il lavoro, avviato operativamente alla fine del 2018, si è felicemente concluso all’inizio del 2020 restituendo alla città di Firenze, e ai visitatori tutti, la Cappella dei Principi finalmente libera dai ponteggi.

La Cappella dei Principi dopo la fine dei lavori di restauro
La Cappella dei Principi dopo la fine dei lavori di restauro


La Cappella dei Principi dopo la fine dei lavori di restauro
La Cappella dei Principi dopo la fine dei lavori di restauro

I lavori sono partiti con lo smontaggio del rivestimento marmoreo del soffitto a volta, composto di pesanti blocchi dello spessore medio di 12 centimetri. I singoli blocchi, trasportati a terra con particolare cautela, sono stati accuratamente restaurati, mentre si procedeva al consolidamento strutturale della volta a botte. Anche in questo caso è stata realizzata una struttura metallica centinata in profilati di acciaio, necessaria sia al presidio della volta lesionata, sia al sostegno delle lastre del rivestimento marmoreo. L’altro intervento ha riguardato l’arcone, lesionato in chiave, le cui lastre di rivestimento marmoreo presentavano una situazione particolarmente compromessa. È stata un’operazione molto complessa, anche perché non è stato possibile smontare le lastre che sono state consolidate e restaurate sul posto. Infine, a completamento del ventennale intervento, dopo lo smontaggio dei ponteggi di servizio residui, tutta la superficie intradossale delle otto pareti della Cappella dei Principi (compresi cornici, nicchie, capitelli, sarcofaghi, statue e ogni altro elemento componente il paramento marmoreo interno), è stata oggetto di accurata spolveratura, saggiatura e mappatura delle criticità, nonché minimi interventi d’urgenza, effettuata su tutto l’apparato marmoreo della Cappella. L’operazione è stata eseguita grazie a una speciale attrezzatura idraulica, detta “ragno”, dotata di cingoli e zampe stabilizzatrici, con cestello, introdotta attraverso la Basilica di San Lorenzo, usando ogni precauzione e protezione per evitare danni ai preziosi ambienti monumentali.

Inoltre, l’unicità e la complessità dell’intervento di restauro della Cappella dei Principi ha reso necessaria, oltre alla documentazione grafica, la messa a punto di una metodologia di rilievo e documentazione digitale personalizzata, facilmente fruibile dagli addetti ai lavori e in grado di garantire una completa descrizione dello stato di degrado, dei materiali e delle scelte progettuali del restauro. Oltre 8.000 fotografie di cantiere, 185 sequenze animate, circa 100 schede di intervento e molti altri elaborati (come gli ortofotopiani, le nuvole di punti, i modelli 3D dell’intera cappella e di elementi costruttivi di dettaglio) formano oggi un prezioso corpus di informazioni ben ordinato e facilmente accessibile per gli addetti ai lavori.

Ma non è tutto: prima di smontare definitivamente i ponteggi, l’architetto Maria Cristina Valenti dei Musei del Bargello, già responsabile dei lavori di restauro, che ha seguito questa ultima fase dei lavori di restauro, ha curato l’allestimento di un nuovo sistema di illuminazione, con l’obiettivo di valorizzare adeguatamente il lungo lavoro svolto in questi anni. Punto di partenza è stata un’analisi in loco di tutti gli ordini architettonici, effettuando delle prove con corpi illuminanti di diversi temperature, fasci e tipologie. L’ambiente è quindi stato ricostruito in 3D al fine di consentire numerose simulazioni con software specifici di calcolo illuminotecnico, che hanno permesso di sviluppare un progetto che potesse valorizzare adeguatamente tutti gli elementi della Cappella, che, sviluppandosi in altezza (oltre i 20 metri), rappresentava da questo punto di vista una sfida molto complessa.

L’impianto realizzato segue gli ordini architettonici della cappella, evidenziando i vari elementi con diverse temperature di colore. Per la luce generale diretta, che illumina dall’alto le superfici verticali, è stata scelta una luce bianco neutro (4000K), contrastata da faretti a fascio stretto in bianco caldo (3000K, narrow spot) che evidenziano i gruppi marmorei e i sarcofagi. Per l’illuminazione della volta, a luce indiretta, è stato invece scelto un punto di bianco intermedio (3500k), ritenuto particolarmente indicato a valorizzare i dettagli azzurro/blu degli affreschi e le finiture in oro. Tutto l’impianto è dotato di un sistema di controllo domotico, che lavora con protocollo Bluetooth: ogni corpo illuminante è perciò governabile sia singolarmente che in sincrono con tutti gli altri, ed è possibile impostare diversi scenari luminosi a seconda delle necessità. Il progetto illuminotecnico è stato sviluppato dalla società ERCO di Milano, azienda produttrice di corpi illuminanti per architettura, già specialista nell’illuminazione di musei.

Così, dopo oltre vent’anni in cui ponteggi e laboriosi lavori di restauro hanno impedito ai visitatori di godere appieno del mausoleo mediceo, la Cappella dei Principi può tornare ad essere ammirata, sotto una nuova luce, in tutta la sua grandiosa magnificenza.

La Cappella dei Principi dopo la fine dei lavori di restauro
La Cappella dei Principi dopo la fine dei lavori di restauro


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