Giuseppe Penone, Arte Povera e natura. Vita, opere, stile


Giuseppe Penone è il più legato alla natura tra gli esponenti dell'Arte Povera. La sua vita, le opere principali, lo stile.

Giuseppe Penone (Garessio, 1947), pittore, scultore, fotografo, è uno dei principali esponenti del movimento dell’Arte Povera. Aderendo sin dagli esordi all’Arte Povera, Penone ha sempre utilizzato, per le sue sculture, materiali che solitamente non erano impiegati per questa tecnica, come legno, piombo, rame e molto altro.

Il focus principale su cui Penone incentra tutta la sua ricerca è il rapporto esistente tra l’uomo, gli elementi artificiali e la natura (leggi qui un approfondimento sul tema). Penone è convinto che elementi apparentemente slegati tra loro siano in realtà profondamente interconnessi, e lo dimostra attraverso una serie di interventi di alterazione di materiali artificiali per riportarli al legame con la natura, ed esempio evidenziando le venature di alcune pelli come uguali a quelle delle foglie oppure lasciando ossidare dei metalli. Elemento costante in tutta la sua produzione risulta essere l’albero, che propone in diverse applicazioni, frequentemente in forma di installazioni in bronzo di grandi dimensioni che riproducono la forma dell’albero stesso.

Giuseppe Penone
Giuseppe Penone

La vita di Giuseppe Penone

Giuseppe Penone nasce il 3 aprile 1947 a Garessio, comune nei pressi di Cuneo, in Piemonte, e si sposta in gioventù a Torino per frequentare l’Accademia Albertina di Belle Arti. Qui conoscerà gli artisti Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto, ed insieme entreranno nel 1967 a far parte del movimento dell’Arte Povera. La sua prima uscita pubblica in mostra risale al 1968, quando espone al Deposito d’Arte Presente alcune opere realizzate con materiali destinati ad altro uso, come piombo, rame, cera, pece, legno, in piena coerenza con i dettami di Arte Povera. 

Nel corso degli anni otterrà importanti consensi a livello internazionale e verrà inviato a partecipare alle più importanti rassegne espositive di avanguardia, tra cui Documenta di Kassel e la Biennale di Venezia; inoltre ha realizzato delle installazioni all’aperto per rinomati musei di tutto il mondo come il Kunstmuseum di Lucerna, in Svizzera, nel 1977, oppure il MoMA - Museum of Modern Art di New York nel 1981 e infine il Musée d’art moderne de la Ville de Paris nel 1984. Infine, nel 2007 ha rappresentato l’Italia alla Cinquantaduesima Esposizione internazionale d’arte di Venezia.

I successi internazionali culminano con diversi premi che ha ricevuto, come il Rolf Schock prize per le arti visive conferitogli dall’Accademia reale svedese delle arti nel 2001. Inoltre, nel 2014 è stato insignito del Praemium Imperiale per la scultura, considerato il “Nobel dell’arte”, con una cerimonia avvenuta nella città di Tokyo alla presenza del principe giapponese Hitachi, patrono onorario della Japan Art Association. Si ricorda anche che nel 1989 è stato finalista del prestigioso Premio Turner, un riconoscimento britannico per artisti di arte contemporanea al di sotto dei 50 anni. Per diversi anni, Penone è stato docente a Parigi nell’École nationale supérieure des beaux-arts, ricoprendo l’incarico fino al 2012. Dopo ormai sessant’anni dall’inizio della sua carriera artistica, Penone continua a lavorare e a vivere a Torino, trascorrendo molto tempo tra i monti Piemontesi dove trae tuttora ispirazione per le sue opere di stampo naturalistico. 

Giuseppe Penone, Alpi Marittime (1968; sei fotografie in bianco e nero, 66,36 x 51,74 cm)
Giuseppe Penone, Alpi Marittime (1968; sei fotografie in bianco e nero, 66,36 x 51,74 cm)
Giuseppe Penone, Rovesciare i propri occhi (1970; fotografia)
Giuseppe Penone, Rovesciare i propri occhi (1970; fotografia, 39,5 x 29,5 cm)
Giuseppe Penone, 
Svolgere la propria pelle – Pressione su carta (1974; grafite su carta intelata, nastro adesivo con impronta, 133,5 x 162,5 cm; Losanna, Musée Cantonal des Beaux-Arts)
Giuseppe Penone, Svolgere la propria pelle – Pressione su carta (1974; grafite su carta intelata, nastro adesivo con impronta, 133,5 x 162,5 cm; Losanna, Musée Cantonal des Beaux-Arts)
Giuseppe Penone, Soffio (1978; terracotta, 147,5 x 71 x 76,5 cm; Amsterdam, Stedelijk Museum)
Giuseppe Penone, Soffio (1978; terracotta, 147,5 x 71 x 76,5 cm; Amsterdam, Stedelijk Museum)
Giuseppe Penone, Respirer l’ombre (2000; installazione; Rivoli, Castello di Rivoli - Museo d'Arte Contemporanea)
Giuseppe Penone, Respirer l’ombre (2000; installazione; Rivoli, Castello di Rivoli - Museo d’Arte Contemporanea)

Le opere e lo stile di Giuseppe Penone

Penone ha realizzato soprattutto installazioni e sculture, concentrandosi principalmente sul rapporto esistente tra uomo, elementi artificiali e la natura, in continuo evolversi e divenire. Un tema che spesso è stato oggetto di indagine nell’arte e che Penone contestualizza nell’ambito del mondo postindustriale, evidenziandone le contraddizioni.  Penone indaga soprattutto l’importanza dei sensi come mezzo per l’uomo per conoscere empiricamente le leggi che regolano il mondo naturale. Aderendo al movimento dell’Arte Povera, Penone elabora opere e sculture utilizzando materiali “poveri” come cera, piombo, rame, legno e molti altri, in apparente contraddizione tra loro ma rivelando come in realtà siano interconnessi (ad esempio i metalli si ossidano diventando di colore verde, come si approfondirà in seguito). 

Nel 1968 Penone si approccia per la prima volta all’elemento dell’albero, che sarà una costante nella sua produzione. L’opera Alpi Marittime consiste in alcuni interventi manuali che andavano a modificare lo sviluppo e la crescita di alcuni alberi nel bosco di Garessio, dando dunque vita ad una performance che aveva l’obiettivo di indagare i modi in cui l’uomo interagisce con la natura ed è in grado di alterarla. Al 1970 risale una serie di lavori che riguardano il rapporto tra il corpo umano e l’ambiente circostante, accostandosi alla body art, tra cui Rovesciare i propri occhi. In quest’opera, Penone si fa fotografare con indosso due lenti a contatto specchiate. Questo espediente aveva due significati: da un lato il paesaggio intorno si riflette nei suoi occhi e viene allo stesso tempo introdotto direttamente nel suo corpo, dall’altro indossare queste lenti portava di fatto ad un’interruzione della comunicazione tra artista e pubblico. 

L’anno successivo, nel 1971, realizza Svolgere la propria pelle, in cui presenta una visione dell’epidermide umana come confine tra l’io interno e il mondo esterno, favorendo il dialogo tra le due parti. Da questo medesimo concept deriva poi l’utilizzo della tecnica del calco e del frottage, che ad esempio utilizza nell’opera Pressione su cartadel 1974, in cui riflette sull’impronta, automatica e inconscia, esaltandola attraverso il disegno. Nel 1978 realizza una serie dal titolo Soffi, in cui dà forma al proprio respiro utilizzando materiali come foglie, terracotta, rami, volendo così rendere evidente il soffio come linfa vitale, e presenta in più il concetto di contatto come generatore di memoria. Sempre relativamente al rapporto tra corpo e natura circostante, indaga tra gli anni Ottanta e Novanta il concetto di unghia come ulteriore mezzo di connessione tra le due realtà. Il ragionamento lo conduce alla realizzazione di grandi sculture in vetro proprio a forma di unghia. 

Risalente al 2000 è invece l’installazione Respirer l’ombre, che consisteva in gabbie di ferro ricoperte di foglie di alloro e inserite in una stanza, dove su uno dei muri è collocato un polmone realizzato in bronzo. Penone aveva realizzato un’opera “vivente”, in quanto le foglie nel tempo si seccano e muoiono. Penone non abbandona tuttavia mai il tema dell’albero, su cui torna a più riprese. L’albero sarà infatti protagonista di diverse serie di sculture ed installazioni pensate per essere allestite in spazi pubblici: a partire dagli anni ‘80 fino ad anni recenti realizza grandi alberi in bronzo come il Pozzo di Münster, compiuto nel 1987 per la prima edizione di “Skulpture Projects”; Faggio di Otterlo nel parco del Museo Kröller-Müller (1988); l’Albero delle vocali inaugurato nel 2000 alle Tuileries di Parigi, Elevazione a Rotterdam (2000-01).

Nel cuore di Roma è inoltre presente dal 2015 un’installazione permanente voluta dalla casa di moda Fendi e chiesta a Penone con un atto di mecenatismo atto a riqualificare largo Goldoni. Si tratta di Foglie di pietra, due imponenti alberi in bronzo alti 9 e 18 metri che sostengono tra i rami un blocco di marmo pesante più di 11 tonnellate, collocati proprio davanti alla maison Fendi. Si è anche cimentato in un serie dal semplice titolo Alberi, in cui lavora una trave in legno fino a ricreare la forma dell’albero da cui deriva; infine nei primi anni del 2000 realizza la serie Idee di pietra, ovvero dei grandi alberi in bronzo, ancorati a terra, che recano tra i rami dei massi di grosse dimensioni. Nel 2002 realizza Pelle di cedro, un lavoro in cui imprime l’impronta di una corteccia su una pelle animale, per evidenziare come esista a tutti gli effetti un’armonia che regola l’universo e che ci siano delle similitudini tra le nervature degli elementi naturali e delle pelli animali.  Tra il 2003 e il 2007 dà vita al Giardino delle sculture fluide, ovvero colloca 14 opere realizzate con materiali di vario tipo nel parco della Reggia di Venaria, accomunate da analogie che le legano tra di loro, da qui la fluidità del titolo. Nel corso degli anni Penone ha aggiunto altre statue fino all’ultima, Anafora del 2019.

Sempre del 2007 è Sculture di linfa, che occupa un’intera stanza del MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma. Nella stanza sono presenti tre diverse opere: le pareti sono ricoperte da Corteccia di cuoio, ovvero da cuoio conciato fatto aderire alla corteccia degli alberi per replicarne le venature, mentre il pavimento è costituito di lastre di marmo di Carrara intagliate in modo che al centro ci sia un rilievo che replica l’impronta del cervello umano, ed è Pelle di marmo-cervello. Infine, sempre a livello del pavimento in marmo vi è Scultura di linfa, composta da due travi in legno disposte orizzontalmente e scavate in modo da ritrovare in negativo la forma originaria del tronco dell’albero giovane, all’interno del quale è contenuta della resina. Le tre opere insieme danno luogo ad un’esperienza multisensoriale per l’osservatore, che è coinvolto con la vista, con l’olfatto e il tatto. 

Tra le opere più recenti vi è inoltre Matrice del 2015, un tronco di abete della lunghezza di 30 metri che l’artista scava all’interno e nella quale inserisce una riproduzione di una parte del fusto dell’albero stesso realizzata in bronzo. La scelta del bronzo non è casuale, questo metallo infatti è a tutti gli effetti materia viva, in quanto con il tempo si ossida e diventa verde, rinforzando ancora di più il legame tra materiali artificiali e la natura. Infine, tra le opere più recenti di Penone è Abete, una scultura in acciaio alta 22 metri su cui sono inseriti 18 tubi in bronzo e che riproduce un albero spoglio. La scultura è stata installata nella Piazza della Signoria di Firenze in occasione della rassegna “Dantedì” dedicata a Dante Alighieri.

Giuseppe Penone, Pozzo di Münster (1987; bronzo, acqua, 100 x 700 x 180 cm; Münster, Westfälisches Landesmuseum)
Giuseppe Penone, Pozzo di Münster (1987; bronzo, acqua, 100 x 700 x 180 cm; Münster, Westfälisches Landesmuseum)
Giuseppe Penone, Faggio di Otterlo (1988; bronzo, 1000 x 200 x 150 cm; Otterlo, Kröller-Müller Museum)
Giuseppe Penone, Faggio di Otterlo (1988; bronzo, 1000 x 200 x 150 cm; Otterlo, Kröller-Müller Museum)
Giuseppe Penone, Foglie di pietra (2015; bronzo, marmo di Carrara, 1753 x 643 x 750 cm; Roma, Largo Goldoni)
Giuseppe Penone, Foglie di pietra (2015; bronzo, marmo di Carrara, 1753 x 643 x 750 cm; Roma, Largo Goldoni)
Giuseppe Penone, Sculture di linfa (2007; cuoio, resina, marmo di Carrara, legno di larice, resina vegetale; Roma, MAXXI)
Giuseppe Penone, Sculture di linfa (2007; cuoio, resina, marmo di Carrara, legno di larice, resina vegetale; Roma, MAXXI)
Giuseppe Penone, Matrice (2015; legno di abete e bronzo, 110 x 250 x 3000 cm; Collezione privata). Exhibition view, Incidenze del vuoto @ Cuneo, chiesa di San Francesco
Giuseppe Penone, Matrice (2015; legno di abete e bronzo, 110 x 250 x 3000 cm; Collezione privata). Exhibition view, Incidenze del vuoto @ Cuneo, chiesa di San Francesco
Giuseppe Penone, Abete (2013; acciaio inox, bronzo, 2240 x 600 x 600 cm; Collezione dell'artista)
Giuseppe Penone, Abete (2013; acciaio inox, bronzo, 2240 x 600 x 600 cm; Collezione dell’artista)

Dove vedere le opere di Giuseppe Penone

Molte opere sono state donate dall’artista stesso ad alcuni importanti musei italiani di arte contemporanea. Ad esempio, un gruppo di oltre 200 opere si trova nel Castello di Rivoli, tra cui Respirer l’ombre (1999); mentre Sculture di linfa (2007) fa parte della collezione permanente del MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma.

Nel comune di Carnia, nei pressi di Udine, è possibile vedere alcune opere di Penone insieme a quelle di altri artisti del collettivo Arte Povera all’interno dell’”Art Park”, un parco interamente dedicato ad opere di arte contemporanea voluto dall’editore e collezionista d’arte contemporanea Egidio Marzona. Inoltre, come già anticipato, a Roma in Largo Goldoni, è presente l’installazione Foglie di Pietra (2015).

Anche all’estero è possibile ammirare alcune opere di Penone in collezioni permanenti, come Foglie di luce del 2016 che si trova all’interno del Louvre di Abu Dhabi. Alcune opere sono state ospitate in mostre temporanee dei principali musei internazionali, come il MoMA - Museum of Modern Art di New York nel 1981 e nel 1894; Il Centre Pompidou di Parigi (dove è stata presentata la già citata Respirer l’ombre nel 2001 e Pelle di cedro nel 2005, nell’ambito di una mostra antologica a lui dedicata). Infine, una scultura della serie Unghie è installata a Tokyo nel complesso edilizio I-Land, e altre della stessa serie sono state esposte in mostra a Parigi nel Musée Rodin, poste a contatto con materiali differenti.


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