Medardo Rosso, vita opere e stile dello scultore impressionista


Medardo Rosso, pioniere della scultura moderna, è stato un grande artista vicino all'impressionismo. La vita, le opere principali, lo stile.

Medardo Rosso (Torino, 1858 – Milano, 1928) è stato uno scultore tra i maggiori fautori della scultura moderna. Entrò in contatto con gli impressionisti e a sua volta venne molto ammirato dai futuristi, ponendosi dunque tra le diverse avanguardie che presero vita tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima del Novecento. Realizzò versioni diverse dello stesso soggetto manipolando materiali di vario tipo. Divenne famoso per le sue sculture “non finite” in cui catturava percezioni in luogo di immagini vere e proprie.

La scultura di Merdardo Rosso nacque in ambito naturalista ma conobbe delle radicali trasformazioni dopo che, nel 1889, a Parigi l’artista torinese conobbe l’opera di Auguste Rodin e degli impressionisti, tanto che è considerato uno dei principali scultori vicini all’impressionismo: con le sue sculture, infatti, Medardo Rosso, esplorando in continuazione le potenzialità di tutti i materiali, in particolare di quelli più facili da modellare (la cera e il gesso), riuscì a creare opere che danno il senso dell’impressione di un momento a chi le osserva.

Autoritratto fotografico di Medardo Rosso del 1890
Autoritratto fotografico di Medardo Rosso del 1890

La vita di Medardo Rosso

Medardo Rosso nacque a Torino il 21 giugno del 1858, ma circa dieci anni dopo, nel 1870, la sua famiglia si trasferì a Milano per via di una promozione del padre che era funzionario delle ferrovie piemontesi. Nel 1879 Rosso si arruolò come caporale e venne inviato a Pavia. Qui entrò in contatto con la scuola di pittura locale, iniziando così a muovere i primi passi nell’arte e a vendere le sue opere, affittando anche uno studio al ritorno a Milano. Espose una sua opera alla singolare “Indisposizione delle belle arti”, un evento organizzato nel 1881 a Milano dalla Famiglia Artistica (associazione di artisti legata alla Scapigliatura), così intitolato in maniera goliardica per contrapporsi alla contemporanea Esposizione universale. Già questo episodio anticipava una certa insofferenza di Rosso agli insegnamenti accademici, che verrà confermata dalla sua breve esperienza di un anno all’Accademia delle Belle arti di Brera, nel 1882, dalla quale venne espulso per il suo temperamento irriverente. 

Grazie al periodo trascorso in accademia, Rosso espose due sculture in terracotta nella mostra annuale organizzata dall’istituto, per poi portarle entrambe anche all’Esposizione di belle arti di Roma l’anno successivo. A seguito di queste esposizioni, ottenne i primi consensi pubblici. Nel 1885 si sposò con Giuditta Pozzi ed ebbero il loro unico figlio, Francesco, nello stesso anno. Il matrimonio tuttavia durò soli quattro anni. Dopo la conclusione del matrimonio, nel 1889, Rosso si trasferì a Parigi, dopo aver partecipato qualche mese prima all’Esposizione universale con cinque bronzi che attirarono l’attenzione della critica. I primi anni a Parigi non furono facili per via delle ristrettezze economiche, ma ben presto Medardo Rosso iniziò a ricevere diverse richieste da parte di collezionisti privati, tra cui in particolar modo Henri Rouart. Quest’ultimo era un industriale e collezionista d’arte, che venne in grande aiuto allo scultore, in quanto acquistò diverse sue opere, gli commissionò un monumentale ritratto e mise a disposizione dell’artista parte della sua fabbrica. Ma soprattutto, Rouart era appassionato delle opere degli Impressionisti, e mise in contatto Medardo Rosso con Edgar Degas. Nel corso degli anni, Rosso espose le sue sculture in diverse città europee, tra cui Parigi, Venezia, Londra e Vienna, spesso partecipando ad esposizioni universali.

Durante la sua prima mostra personale a Parigi, nel 1893, lo scultore conobbe Auguste Rodin, con cui inizialmente instaurò un rapporto di amicizia. Tuttavia, i rapporti si deteriorarono nel tempo a causa di accesi dibattiti tra i due sulla scultura impressionista, fino ad un irreparabile scontro avvenuto quando Rodin negò qualsiasi influenza che Rosso possa aver avuto sulla sua scultura. Questo scontro sembrerebbe essere stato alla base di un’emarginazione subita da Rosso, che risulta assente nelle esposizioni parigine degli anni successivi. A quel punto, lo scultore iniziò a dirigersi verso la Germania e i Paesi Bassi, soprattutto attraverso la relazione, sentimentale e professionale, con Etha Fles, scrittrice, artista e critica d’arte. Fu lei a fare in modo che Rosso fosse presente in una mostra degli Impressionisti itinerante proprio nei Paesi Bassi.

I riconoscimenti in Francia tuttavia non tardarono a riconsolidarsi, al punto che l’artista ottenne la cittadinanza francese nel 1902 e nel 1907 il primo ministro francese dell’epoca Georges Clemenceau volle inserire due sue opere (il gesso di Ecce puer e la cera di Femme à la voilette) nel Musée du Luxembourg, dedicato ad artisti ancora viventi. Negli anni a seguire, Rosso riprese ad esporre in esposizioni francesi. A poco a poco, lo scultore cominciò ad essere notato sempre più diffusamente in Italia, da cui mancava ormai da moltissimo tempo, e gradualmente iniziò a riavvicinarvisi. In particolare, parlò diffusamente di lui il futurista Ardengo Soffici nel periodico La voce. Nel 1910 Rosso comparve nel Manifesto dei pittori futuristi come emblema della scultura moderna, dichiarazione ribadita anche l’anno successivo nel Manifesto tecnico della scultura futurista dove lo si indica come fonte di origine della scultura moderna, riconoscendogli la capacità di andare oltre gli schemi tipici della tecnica riuscendo a rappresentare l’atmosfera insieme al soggetto.

Nel 1914 egli partecipò alla Biennale di Venezia riscuotendo grandissimo successo. In questa occasione conobbe il direttore di Ca’ Pesaro, Nino Barbantini, che acquistò alcune opere per il museo di Ca’ Pesaro e ne ricevette altre in dono da Etha Fles. Lo scultore progettava di rientrare in Italia in quegli anni, ma dovette rimandare il tutto al 1922 a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Così iniziò a muoversi tra la Francia, l’Italia e la Svizzera, dove si era nel frattempo trasferita la compagna, continuando comunque ad avere rapporti con i Futuristi italiani. Nel dopoguerra fu fondamentale per Rosso la figura di Margherita Sarfatti, in quanto fu lei a suggerire, nel 1923, che egli venisse nominato alto consigliere nazionale per le arti plastiche, oltre a dedicargli una sala nella mostra del Novecento Italiano (il movimento a cui la Sarfatti aveva dato vita) alla Permanente di Milano nel 1926. Medardo Rosso morì poco dopo, il 31 marzo del 1928, a causa delle complicanze di una ferita alla gamba, essendo per altro da tempo malato di diabete. Venne assistito dal figlio Francesco, con il quale si riconciliò dopo un periodo di lontananza. Le sue spoglie sono conservate nel cimitero monumentale di Milano al di sotto di una riproduzione in bronzo dell’opera Ecce puer. Dopo la sua morte, il figlio si ritrovò con un considerevole numero di opere disseminate tra i vari studi di Parigi e Milano, così decise di riunirle in un museo intitolato alla memoria del padre. Come sede fu scelta una chiesa seicentesca a Barzio (Lecco), località di villeggiatura in cui si recavano spesso Rosso e la moglie durante l’infanzia del figlio. 

Medardo Rosso, Ecce puer (1906; bronzo, 44 x 37 x 27 cm; Parigi, Musée d'Orsay)
Medardo Rosso, Ecce puer (1906; bronzo, 44 x 37 x 27 cm; Parigi, Musée d’Orsay)
Medardo Rosso, Femme à la voilette (1893; gesso e cera, 61,5 x 52 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, Femme à la voilette (1893; gesso e cera, 61,5 x 52 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, El locch (1882; bronzo, 36 x 37,5 x 24 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, El locch (1882; bronzo, 36 x 37,5 x 24 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, Innamorati sotto il lampione (1883; bronzo, 62,6 x 30 x 26 cm; Roma, Galleria Russo)
Medardo Rosso, Innamorati sotto il lampione (1883; bronzo, 62,6 x 30 x 26 cm; Roma, Galleria Russo)
Medardo Rosso, Il vecchio (1883; gesso patinato, altezza 49,5 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, Il vecchio (1883; gesso patinato, altezza 49,5 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, La ruffiana (1883; bronzo, 34 x 22 x 28 cm; Milano, Galleria d'Arte Moderna)
Medardo Rosso, La ruffiana (1883; bronzo, 34 x 22 x 28 cm; Milano, Galleria d’Arte Moderna)

Lo stile e le opere principali di Medardo Rosso

Medardo Rosso risulta innovativo per l’epoca, in quanto riuscì a portare nella materia plastica echi della Scapigliatura, il movimento artistico e letterario nato a Milano nella seconda metà dell’Ottocento, per aprire poi all’impressionismo. In aperto e deciso contrasto con la cultura definita tradizionale, che deliberatamente evitava di presentare temi giudicati sconvenienti o scabrosi (come le malattie fisiche e mentali, il piacere erotico e simili), gli artisti Scapigliati, soprattutto nelle prime fasi, privilegiavano opere i cui dettagli risultavano sfuggenti e appena accennati. Medardo Rosso si colloca in questo fermento realizzando sculture che sembrano continuare ad espandersi nello spazio. Lo scultore lavorava con diversi materiali, inseriti spesso tutti insieme in unico impasto, dalla cera al bronzo, alla terracotta al gesso fino ai colori a matita. Per conferire realismo alle sue opere, egli vi inseriva talvolta alcuni oggetti veri, come fece in alcune prime sculture: aggiunse una pipa al El locch (1882) e una lanterna in Innamorati sotto il lampione (1883). 

Nel corso degli anni Ottanta dell’Ottocento eseguì diversi busti per il Cimitero Monumentale di Milano, che si distanziavano nettamente dai classici busti di stampo monumentale e, al contrario, risultavano piuttosto dinamici. Inoltre, sempre intorno a questi anni è datato una coppia in pendantIl Vecchio e La Ruffiana (entrambi del 1883). Soprattutto nella seconda scultura, Rosso si spinge verso la fisiognomica. Una curiosità legata a queste due opere è che Rosso le espose in diverse occasioni sia in Italia che all’estero, a volte semplicemente riproponendolo con nomi diversi. Infatti lo si trova esposto con il nome di “Filemone e Bauci” (i protagonisti di un racconto mitologico riportato da Ovidio nelle Metamorfosi, allegoria dell’ospitalità e dei legami indissolubili) oppure “Faust e Margherita” (i personaggi del Faust di Wolfgang Goethe). Questa tendenza a dare nomi diversi alla stessa opera, oppure viceversa ad utilizzare lo stesso nome per opere diverse, ricorre spesso nella produzione di Rosso.

Il 1883 sembra essere un anno decisamente prolifico per Medardo Rosso che continua a realizzare sculture che rifiutano categoricamente la tecnica “a tutto tondo”, tra cui si segnala la celebre opera La portinaia (1883). Nelle opere degli anni Novanta, Rosso prese a rappresentare figure intere (solitamente raffigurava solo dettagli come il viso o il mezzo busto) e a cercare soluzioni per includere nelle sculture sia la figura che l’ambiente. Emblematica in questo senso risulta L’uomo che legge (1894). In questo stesso periodo, Rosso acquistò un nuovo spazio privato dove costruì dei forni per compiere esperimenti con i metalli, fondendoli per comporre delle leghe, e per iniziare a lavorare con la cera. Fu questo poi il materiale con il quale divenne più famoso. Inizialmente lavorò con cere piuttosto chiare, bianche e gialle, per poi passare ad una cera più scura, alternandola a volte con una cera lucida dai riflessi verdi. Tuttavia non abbandonò mai del tutto i toni chiari che, anzi, risultarono alla fin fine quelli più utilizzati.

Nell’ultima fase artistica di Medardo Rosso vi è un soggetto ricorrente, ovvero i bambini, dei quali amava la purezza e l’innocenza. Alcune opere su questo tema vennero ideate durante un periodo che Rosso dovette trascorrere ricoverato in un ospedale parigino nel 1899, a causa del diabete. Tra le più famose si ricordano Bambina che ride (1889), Bambino al sole (1890-92) Bambino malato (1893-96), L’enfant juif (o Bambino ebreo) (1892-93)L’opera che più celebra la fanciullezza è Ecce Puer (1906 circa), che raffigura un bambino di nome Alfred Mond ma che, ad un livello più profondo, vuole rappresentare lo stupore che i bambini percepiscono quando si trovano davanti a cose nuove che per gli adulti risultano banali. Rosso realizzò numerose varianti di questa scultura, utilizzando materiali diversi come sua consuetudine.

Sempre negli ultimi anni della sua vita dedicò alcune sculture al tema della risata, come elemento vitale, proposta in Rieuse (1890), una versione alternativa della Bambina che ride dell’anno precedente, e Grand Rieuse (1903) le cui fattezze sembrerebbero attribuibili alla cantante di caffè-concerto Bianca da Toledo. Oltre alla scultura, Medardo Rosso si è dedicato negli anni anche alla fotografia, considerandola un’arte a tutti gli effetti esponendo alcuni lavori fotografici nelle mostre o dedicandosi a sperimentazioni sull’oggetto in sé, manipolandolo, ritagliandolo e ricomponendolo in collage. Accompagnò a questi lavori sulla fotografia anche alcuni testi scritti, sia pubblicati che rimasti privati. 

Medardo Rosso, La portinaia (1883; cera gialla, 21 x 38 x 31,5 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, La portinaia (1883; cera gialla, 21 x 38 x 31,5 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, Uomo che legge (1923; cera su gesso, 36 x 31,5 x 31,5 cm; Milano, Galleria d'Arte Moderna)
Medardo Rosso, Uomo che legge (1923; cera su gesso, 36 x 31,5 x 31,5 cm; Milano, Galleria d’Arte Moderna)
Medardo Rosso, Bambina che ride (1889; cera gialla, 17,5 x 26,5 x 28,5 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, Bambina che ride (1889; cera gialla, 17,5 x 26,5 x 28,5 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, Bambino al sole (1890-1892; cera gialla, 25 x 38 x 22,5 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)
Medardo Rosso, Bambino al sole (1890-1892; cera gialla, 25 x 38 x 22,5 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)

Dove vedere le opere di Medardo Rosso

Come si è già accennato in precedenza, Medardo Rosso produsse diverse versioni di una stessa opera, utilizzando materiali diversi o compiendo qualche variazione nella composizione. Per questo, opere con lo stesso nome risultano presenti in diverse collocazioni. La quasi totalità delle opere è conservata in Italia. A Torino, sua città Natale, è possibile ammirare le sculture Aetas aurea (1886) e la più tarda Bimbo al sole (1890-92) alla GAM - Galleria d’Arte Moderna.

A Milano, città importante per la sua biografia, sono conservate: nella Galleria d’Arte Moderna La Ruffiana (1883) (una copia del pendant con Il vecchio è conservata anche presso la Galleria Nazionale d’Arte Noderna e Contemporanea di Roma), La Portinaia (1883), Grande Rieuse (1903), una versione de L’uomo che legge (1894) e una versione in gesso dell’Ecce puer (1906), mentre La Petite Rieuse (1889), e L’enfant juif (o Bambino ebreo) (1892-93) si trovano nella Pinacoteca di Brera.

Nel Museo Medardo Rosso di Barzio, inaugurato nel 1928, sono raggruppate altre versioni delle principali opere dello scultore. Un nucleo molto consistente di sculture è infine presente a Roma, dove si trovano Il bersagliere (1881-82), Bambina che ride (1889) e Uomo che legge (1894) al Palazzo delle Belle Arti, mentre El Locch (1881-82), Gli Innamorati sotto il lampione (1883), Bambino malato (1893-96) e una versione in cera dell’Ecce puer (1906) alla GNAM - Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.


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