Tre dipinti perduti di Klimt rivivono grazie a Google che li ricostruisce


Google Arts & Culture ha ricostruito i tre “dipinti delle facoltà” di Gustav Klimt, capolavori del grande artista austriaco perduti durante la seconda guerra mondiale.

Un progetto di Google Arts & Culture ricostruisce, attraverso un esperimento di machine learning, i perduti “Dipinti delle Facoltà” di Gustav Klimt, noti solo attraverso fotografie in bianco e nero. Il tentativo fa parte della mostra online Klimt vs. Klimt. The Man of Contradictions, che Google propone da questo fine settimana al pubblico sulla sua piattaforma. Si tratta di un tour virtuale che mostra al pubblico dipinti provenienti da oltre 30 musei, per creare, parola di Google, “una delle esperienze online più complete sull’artista”.

La vera novità è però la ricostruzione dei tre Dipinti delle Facoltà: buona parte dei dipinti realizzati da Gustav Klimt è andata persa nel corso della storia, e tra le perdite più dolorose figurano proprio i dipinti menzionati, così chiamati in quanto eseguiti su incarico dell’Università di Vienna, che però poi li rifiutò in quanto ritenuti critici nei confronti della scienza. La commissione gli arrivò nel 1894 (assieme a lui fu chiamato anche Franz Matsch), dal ministero dell’istruzione austriaco: i dipinti dovevano decorare il grande salone delle feste dell’università e dovevano essere allegorie delle quattro facoltà dell’ateneo.

Matsch si occupò del dipinto della facoltà di Religione, mentre a Klimt toccarono le allegorie delle facoltà di Filosofia, Medicina e Giurisprudenza. Klimt cominciò a lavorare ai suoi dipinti solo nel 1898, per ragioni che non conosciamo: l’artista, a causa delle enormi dimensioni dei dipinti (oltre quattro metri di altezza) dovette anche affittare uno studio apposta. Per l’allegoria della Filosofia, Klimt, scegliendo un taglio asimmetrico, dipinse sulla sinistra una serie di nudi di entrambi i generi e di diverse età a simboleggiare l’umanità, e sulla destra un cielo vuoto con la figura di una enorme sfinge, allegoria della filosofia (la sfinge infatti nell’antichità era ritenuta depositaria di segreti ed enigmi). Lo stesso taglio asimmetrico, benché invertito, venne adoperato per la Medicina: i nudi questa volta sono sulla destra, mentre una donna nuda, da sola, pare fluttuare sulla sinistra (la sua posa la rende simbolo di malattia, mentre la morte è simboleggiata dal teschio che si vede in mezzo ai nudi). L’allegoria della medicina è la figura di Igea, la donna vestita in basso al centro che guarda l’osservatore: tiene una coppa in mano e attorno al braccio le si avvinghia il serpente di Asclepio, simbolo della medicina stessa. Per quanto riguarda invece la Giurisprudenza, Klimt scelse una composizione meno popolata: vediamo un uomo nudo che viene giudicato da un tribunale ed è trattenuto da un polpo gigante, i cui tentacoli simboleggiano il potere del fato. Le donne sono le Erinni, ovvero le Furie romane, le divinità che secondo la mitologia greca si abbattevano su chi si macchiava di delitti contro la famiglia. Nella parte alta, compaiono invece tre figure femminili, personificazioni della giustizia, della legge e della verità.

I dipinti erano pronti per la settima mostra della Secessione Viennese, nel 1900, ma malgrado oggi siano considerati capolavori dell’arte simbolista, all’epoca destarono scandalo, perché secondo i committenti Klimt dava una visione negativa delle materie studiate all’università. La sua arte era in sostanza del tutto disallineata rispetto agli intenti della committenza: fu in particolare il dipinto della Medicina a sollevare più polemiche, perché fu ritenuto critico nei confronti della scienza. I committenti volevano infatti che Klimt creasse allegorie fortemente idealizzate della scienza, mentre Klimt, inserendo la morte tra l’umanità nel dipinto della Medicina, sembrava quasi volesse dire che l’essere umano è in balia di forze oscure contro le quali poco si può fare: un messaggio pessimistico che non corrispondeva alle intenzioni dei committenti. Inoltre, si discusse a lungo anche della sensualità dei nudi femminili (nessuno prima di lui si era spinto a osare tanto per una commissione pubblica): i dipinti non dovevano infatti avere carattere erotico.

I dipinti furono così rifiutati: lo Stato voleva trasferirli nella Moderne Galerie di Vienna, aperta da poco, ma Klimt rifiutò questo progetto, preferendo piuttosto tenere le opere e restituire allo Stato i compensi per l’incarico. Alla fine il pittore ebbe la meglio: riottenne così le opere, che furono vendute. L’industriale August Lederer comprò la Filosofia nel 1905, mentre la Medicina e la Giurisprudenza furono acquistate tra il 1910 e il 1912 da un altro dei più grandi artisti austriaci del tempo, Koloman Moser. La famiglia di Moser a sua volta nel 1919 vendette i dipinti: la Medicina fu ceduta alla Österreichische Galerie, mentre lo stesso Lederer si procurò la Giurisprudenza. Nel 1938, i nazisti sequestrarono i due dipinti di Lederer, e le tre opere riunite, nel 1944, furono spedite al castello di Immendorf, nei dintorni di Vienna. Purtroppo però dopo pochi mesi il castello fu incendiato durante un’azione bellica, e tutti i tre dipinti andarono distrutti.

Le opere, come detto, sono note solo dalle fotografie in bianco e nero scattate all’inizio del 1900. Così, sfruttando le opportunità offerte dal machine learning, rafforzate dalla conoscenza dello storico dell’arte Franz Smola, curatore delle collezioni del Leopold Museum di Vienna ed esperto di Klimt, team di Google Arts & Culture Lab è stato in grado di ricostruire i colori che Klimt avrebbe potuto usare per i Dipinti delle Facoltà. Per la prima volta in settant’anni è dunque possibile vedere come le opere potevano presentarsi. “I tre Dipinti delle Facoltà di Klimt”, sottolinea Franz Smola, “erano tra le più grandi opere d’arte mai create da Klimt e nel campo della pittura simbolista rappresentano i capolavori di Klimt. I colori erano essenziali per l’effetto travolgente di questi dipinti e suscitarono molto scalpore tra i contemporanei di Klimt. Pertanto la ricostruzione dei colori è sinonimo di riconoscimento del vero valore e significato di queste eccezionali opere d’arte”.

Klimt, aggiunge Smola, “raramente commentava il suo lavoro, e invitava piuttosto le persone a guardare le opere da sole e trarre le proprie conclusioni. Il progetto Klimt vs. Klimt utilizza principalmente strumenti visivi e non verbali per trasmettere il lavoro di Klimt, il che è molto in linea con il personaggio di Klimt. A Klimt piaceva condurre una vita piuttosto isolata tra le mura del suo studio, a cui solo pochi avevano accesso. Sono certo che gli sarebbe piaciuta l’idea di saltare da questo luogo remoto e tranquillo nel web, avere accesso a milioni di opere d’arte e vedere la sua arte distribuita e comunicata in tutto il mondo".

La mostra virtuale Klimt vs. Klimt. The Man of Contradictions e la ricostruzione dei Dipinti delle Facoltà si possono vedere su Google Arts & Culture, oppure scaricando l’omonima app per Android e iOs.

Tre dipinti perduti di Klimt rivivono grazie a Google che li ricostruisce
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