È scomparso oggi, all’età di 82 anni, lo storico dell’arte Augusto Gentili, tra i massimi esperti di arte del Rinascimento veneto, studioso di riferimento per Tiziano e maestro di diverse generazioni di storici dell’arte. La notizia è stata battuta dall’Ansa. Nato a Roma il 17 febbraio 1943 è stato uno dei principali specialisti della pittura veneziana del Quattrocento e, soprattutto, del Cinquecento. Già professore di Storia dell’arte veneta all’Università di Roma “La Sapienza”, ha successivamente insegnato Storia dell’arte moderna all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha proseguito e consolidato un lungo percorso di ricerca e formazione che ha inciso profondamente sugli studi storico-artistici italiani.
La sua attività di insegnamento si è svolta presso l’Università “La Sapienza” di Roma tra il 1983 e il 1997, quindi all’Università Ca’ Foscari di Venezia dal 1998 al 2013, ma si è estesa ben oltre l’ambito accademico istituzionale. Gentili è infatti noto anche come mentore di generazioni di giovani studiosi, formati in una dimensione di dialogo continuo e rigoroso, spesso evocato come il suo “giardino di conversazioni” (questo anche il titolo di un Festschrift, ovvero un libro celebrativo, pubblicato in suo onore dagli allievi nel 2024), fondato sul confronto critico, sull’attenzione al dettaglio e sulla responsabilità interpretativa dello storico dell’arte.
Gentili ha dedicato la sua ricerca all’indagine storico-documentaria e iconologico-contestuale della pittura veneziana, affrontata con un approccio fortemente multidisciplinare. Lo studioso romano ha infatti contribuito in modo decisivo a rinnovare la storia della pittura veneziana del Cinquecento, introducendo un metodo che intreccia iconologia, storia della cultura, antropologia, storia delle istituzioni, problemi di teoria e metodologia. In questo senso, il suo lavoro ha spostato l’attenzione dall’opera come oggetto isolato all’opera come nodo di relazioni culturali, simboliche e sociali.
Nel corso della sua carriera ha pubblicato numerosi studi su artisti fondamentali della tradizione figurativa italiana, tra cui Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio, Cima da Conegliano, Giorgione, Sebastiano Luciani, Lorenzo Lotto, Savoldo, Paris Bordon, Jacopo Tintoretto e Paolo Veronese. Alcuni dei suoi libri sono diventati punti di riferimento imprescindibili: I giardini di contemplazione. Lorenzo Lotto 1503–1512 (1985), Il ritratto e la memoria: materiali (1989), Le storie di Carpaccio. Venezia, i Turchi, gli Ebrei (1996) e La bilancia dell’arcangelo. Vedere i dettagli nella pittura veneziana del Cinquecento (2009), opera che propone uno dei primi e più articolati elogi critici del dettaglio come luogo di senso e di costruzione simbolica.
Studioso di riferimento assoluto per l’opera di Tiziano, Gentili ha dedicato al maestro cadorino una parte centrale e continuativa della propria produzione scientifica. Dai primi studi sulle immagini mitologiche e allegoriche, confluiti in Da Tiziano a Tiziano. Mito e allegoria nella cultura veneziana del Cinquecento (1996), fino alle opere più mature e sistematiche come Tiziano (2012) e Tiziano. La sensualità del colore (2023), Gentili ha offerto letture profondamente innovative, capaci di coniugare analisi formale, riflessione teorica e interpretazione culturale di lungo periodo. Numerosi anche i contributi per la collana Dossier d’Art di Art Dossier della Giunti: Gentili ha firmato le monografie su Tiziano, Veronese, Bellini, Tintoretto, Carpaccio, Giorgione. Il suo contributo più recente, La pittura infinita di Tiziano, è apparso nel catalogo della mostra Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva (2026), inaugurata il 15 gennaio presso la Pinacoteca Capitolina. Di poche settimane fa (ottobre 2025) è anche il suo ultimo libro, Ritratti al dettaglio. Venezia e dintorni, 1500 – 1575, pubblicato da Bulzoni Editore.
Nel 1991 Gentili ha inoltre fondato la rivista semestrale Venezia Cinquecento. Studi di storia dell’arte e della cultura (poi Venezia ’500), che ha diretto e curato fino al 2015 per un totale di cinquanta numeri. La rivista è stata uno dei luoghi privilegiati del rinnovamento diffuso degli studi sulla cultura figurativa veneziana, e ha ospitato ricerche innovative, dibattiti metodologici e contributi di studiosi italiani e internazionali.
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