Franceschini: “Le grandi imprese che non investono in cultura si vergognino”


Il ministro Franceschini è intervenuto alla presentazione della mostra milanese dedicata al Grand Tour e ha trattato vari temi: dall’importanza che le grandi imprese investano in cultura, all’architettura contemporanea nei centri storici, al turismo. 

Nel corso della presentazione della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei, allestita alle Gallerie d’Italia di Piazza Scala a Milano e visitabile al pubblico dal 19 novembre 2021 al 27 marzo 2022, è intervenuto il ministro della Cultura Dario Franceschini, toccando vari temi: su tutti, l’importanza che le grandi imprese investano in cultura, gli innesti dell’architettura contemporanea nei centri storici e infine il modello di turismo da seguire. 

"Intesa Sanpaolo“, ha dichiarato Franceschini, ”da molti anni investe in cultura, crede nella cultura. L’articolo 9 della Costituzione, che impegna a tutelare il patrimonio storico-artistico della nazione e il paesaggio, non si rivolge solo alle istituzioni pubbliche, ma a tutti i cittadini, e in particolare a chi ha un compito importante come le grandi imprese, le grandi istituzioni, i privati. Credo che da questo punto di vista Intesa Sanpaolo abbia indicato una strada che si inserisce nel solco di una tradizione che è stata molto importante per il nostro paese: le stesse collezioni di Intesa Sanpaolo venivano dall’incrocio di collezioni di singole banche che sono via via, per incorporazione o fusione, arrivate a costituire una grande collezione. Pensiamo a quanto bene hanno fatto negli anni al patrimonio del paese, agli investimenti in cultura, alla tutela del patrimonio, le fondazioni bancarie nei loro territori: tante collezioni italiane di opere d’arte, che poi sono diventate pubbliche e sono entrate nei musei statali o in musei privati nascono da questa consapevolezza. Quando non c’era ancora la valutazione del bilancio sociale delle imprese. C’era comunque una specie di bilancio sociale di quanto avevano investito nel loro territorio, di quanto avevano finanziato l’attività culturale. Intesa Sanpaolo ha individuato questa strada. Credo che abbia fatto molte cose importanti per il paese, molte cose rilevanti che hanno lasciato tracce permanenti. Una di queste tracce importanti“, continua il ministro, ”è avere dimostrato che anche quando sei un grande banchiere o un grande professionista, c’è una parte rilevante che devi restituire al paese investendo e credendo negli investimenti in cultura.  

Noi abbiamo fatto delle normative importanti, nuove. Ho visto ieri i dati dell’Art Bonus: siamo arrivati dal 2015 a oggi a 590 milioni di donazioni, che è una cifra importante, ma è poco. È una cifra che deriva dalle donazioni di grandi imprese, donazioni di crowdfunding; ci vuole del tempo perché entri nella tradizione del paese, ma io vorrei che si arrivasse in fretta al momento in cui le grandi imprese che non investono in cultura si vergognino di non presentarlo nel bilancio sociale dell’azienda". 

Franceschini ha poi condiviso la sua opinione sull’innesto dell’architettura contemporanea nei centri storici: "Penso che siamo un paese che ha vinto nel Novecento la battaglia della tutela dei centri storici e ne dobbiamo essere orgogliosi, però contemporaneamente è avvenuta una cosa. In un paese che è meraviglioso ed unico al mondo, perché ha visto sedimentarsi e incrociarsi gli stili uno sull’altro, per cui il Medioevo si inserisce sull’antichità, il Rinascimento sul Medioevo, il Barocco sul Rinascimento ed è un susseguirsi di incroci (le nostre chiese e i nostri palazzi sono belli perché il loro stile non denota, come in altri paesi, solo il momento in cui il paese è stato grande; siccome l’Italia è sempre stata grande, s’incrocia e si sovrappone tutto; la bellezza è data dalla sovrapposizione), mi chiedo: perché ci siamo fermati? Perché nella seconda parte del Novecento ci siamo fermati ed è sembrato che investire in architettura contemporanea, in innesti, fosse in qualche modo violare la tutela? Perché non dobbiamo immaginare di avere degli innesti nei centri storici? Per colmare i vuoti urbani, anziché lasciarli vuoti, innestare architettura contemporanea di grande qualità è un modo per proseguire questo arricchimento. Abbiamo i grandi maestri, i giovani talenti. Questa è la sfida non solo di Milano, ma di tutto il paese".

Parlando del tema della mostra ha infine colto l’occasione per trattare il tema del modello di turismo da seguire in Italia. “Il tema di questa mostra bellissima che ha raccolto capolavori provenienti da musei italiani e da musei stranieri in una collaborazione molto importante tra pubblico e privato”, ha concluso il ministro, "introduce il tema del Grand Tour. Dovremmo essere orgogliosi di pensare che generazioni e generazioni, per qualche secolo, per formarsi e per completare la loro formazione dovessero venire in Italia. Credo che ci sia un’indicazione anche da questo punto di vista: il turismo tornerà, è già in parte tornato; tornerà imponente come prima e con numeri ancora più forti, e con preoccupazioni ancora più grandi, perché fino al 2019 parlavamo di overbooking, di ticket d’ingresso in alcuni luoghi delle città d’arte italiane, di sovraffollamento. Quale tipo di turismo vogliamo? Il turismo low cost, quello che non approfondisce, non consuma, non porta neanche ricchezza, passa e va, o viceversa il turismo colto, fatto di viaggiatori, di persone che sono in grado di venire, di capire, di immergersi in un’esperienza autentica, di rispettare la fragilità del nostro patrimonio storico-artistico? Questo noi dobbiamo portare, fare conoscere l’Italia, farla conoscere tutta e invitare a venire in Italia per formarsi".    

Franceschini: “Le grandi imprese che non investono in cultura si vergognino”
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