Papa Francesco alla Biennale di Venezia: è la prima volta nella storia per un pontefice


Per la prima volta nella storia un pontefice va in visita alla Biennale di Venezia: Papa Francesco ha visitato il Padiglione della Santa Sede e ha poi incontrato le detenute del carcere della Giudecca dove è stato allestito il Padiglione. 

Per la prima volta nella storia un pontefice in visita alla Biennale di Venezia: Papa Francesco è infatti giunto questa mattina in elicottero nella Laguna, dove ha prima incontrato le detenute del carcere della Giudecca e ha poi visitato il Padiglione della Santa Sede, allestito proprio nella Casa di detenzione femminile della Giudecca. Qui la mostra dal titolo Con i miei occhi presenta opere di otto artisti (Maurizio Cattelan, Bintou Dembélé, Simone Fattal, Claire Fontaine, Sonia Gomes, Corita Kent, Marco Perego & Zoe Saldana, Claire Tabouret), trattando il tema dei diritti umani e alla figura degli ultimi, perno centrale del Pontificato di Papa Francesco.

“Il carcere è una realtà dura, e problemi come il sovraffollamento, la carenza di strutture e di risorse, gli episodi di violenza, vi generano tanta sofferenza”, ha dichiarato il pontefice, invitando poi nel suo discorso a “non togliere dignità a nessuno” e sottolineando che il carcere “può anche diventare un luogo di rinascita, morale e materiale, in cui la dignità di donne e uomini non è ’messa in isolamento’, ma promossa attraverso il rispetto reciproco e la cura di talenti e capacità”. “Ho desiderato incontrarvi all’inizio della mia visita a Venezia per dirvi che avete un posto speciale nel mio cuore. Vorrei, perciò, che vivessimo questo momento non tanto come una ’visita ufficiale’ del Papa, quanto come un incontro in cui, per grazia di Dio, ci doniamo a vicenda tempo, preghiera, vicinanza e affetto fraterno. Oggi tutti usciremo più ricchi da questo cortile, forse chi uscirà più ricco sarò io, e il bene che ci scambieremo sarà prezioso”, ha affermato il Papa parlando alle detenute, le quali hanno donato al Santo Padre alcuni dei prodotti che realizzano nei laboratori del carcere.

Papa Francesco ha poi incontrato alcuni artisti: “Il mondo ha bisogno di artisti. Lo dimostra la moltitudine di persone di ogni età che frequentano luoghi ed eventi d’arte”, ha sottolineato. “Vi confesso che accanto a voi non mi sento un estraneo: mi sento a casa. E penso che in realtà questo valga per ogni essere umano, perché, a tutti gli effetti, l’arte riveste lo statuto di ’città rifugio’, una città che disobbedisce al regime di violenza e discriminazione per creare forme di appartenenza umana capaci di riconoscere, includere, proteggere, abbracciare tutti. Tutti, a cominciare dagli ultimi”. Poi ha invitato l’arte a fare rete, “collaborando per liberare il mondo da antinomie insensate e ormai svuotate, ma che cercano di prendere il sopravvento nel razzismo, nella xenofobia, nella disuguaglianza, nello squilibrio ecologico e dell’aporofobia, questo terribile neologismo che significa ’fobia dei poveri’. Dietro a queste antinomie c’è sempre il rifiuto dell’altro. C’è l’egoismo che ci fa funzionare come isole solitarie invece che come arcipelaghi collaborativi”. “Vi imploro, amici artisti, immaginate città che ancora non esistono sulla carta geografica: città in cui nessun essere umano è considerato un estraneo. È per questo che quando diciamo stranieri ovunque, stiamo proponendo fratelli ovunque”, ha concluso.

“È vero che nessuno ha il monopolio del dolore umano. Ma ci sono una gioia e una sofferenza che si uniscono nel femminile in una forma unica e di cui dobbiamo metterci in ascolto, perché hanno qualcosa di importante da insegnarci. Penso ad artiste come Frida Khalo o Louise Bourgeois e tante altre”, ha poi affermato rivolgendosi agli artisti. “Mi auguro con tutto il cuore che l’arte contemporanea possa aprire il nostro sguardo, aiutandoci a valorizzare adeguatamente il contributo delle donne, come coprotagoniste dell’avventura umana”.

Dopo la tappa al Padiglione della Santa Sede, il papa si è recato alla Basilica della Salute per incontrare i giovani della diocesi. “Oltre a essere belli, siamo fragili, e le due cose vanno insieme: un po’ come Venezia che è splendida e delicata al tempo stesso. Cioè è bella e delicata, ha qualche fragilità che deve essere curata”, ha detto nel suo discorso ai giovani. “Proprio Venezia ci dice che solo remando con costanza si va lontano. Se voi siete cittadini veneziani imparate a remare con costanza per andare lontano. Certo, per remare occorre regolarità; ma la costanza premia, anche se costa fatica”, ha concluso il pontefice.

Il pontefice ha poi lasciato la Basilica della Salute, ha attraversato il Canal Grande per poi recarsi in piazza San Marco dove ha pronunciato messa. “Se oggi guardiamo a questa città di Venezia, ammiriamo la sua incantevole bellezza, ma siamo anche preoccupati per le tante problematiche che la minacciano”, ha affermato davanti ai fedeli. “I cambiamenti climatici, che hanno un impatto sulle acque della Laguna e sul territorio; la fragilità delle costruzioni, dei beni culturali, ma anche quella delle persone; la difficoltà di creare un ambiente che sia a misura d’uomo attraverso un’adeguata gestione del turismo; e inoltre tutto ciò che queste realtà rischiano di generare in termini di relazioni sociali sfilacciate, di individualismo e solitudine”.

Foto Afp

Papa Francesco a Venezia
Papa Francesco a Venezia
Papa Francesco a Venezia
Papa Francesco a Venezia
Papa Francesco a Venezia
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