Trieste, installata la criticatissima statua di Gabriele d'Annunzio, nel centenario dell'impresa


Installata a Trieste la statua dedicata a Gabriele d’Annunzio, nel giorno del centenario dell’impresa di Fiume.

A Trieste è stata infine installata, in piazza Borsa, la criticatissima e contestatissima statua dedicata a Gabriele d’Annunzio, proprio nel giorno in cui si celebra il centesimo anniversario dell’impresa di Fiume (il poeta, alla guida dei suoi “legionari”, il 12 settembre del 1919 proclamò l’annessione della città quarnarina al Regno d’Italia). La scultura, in bronzo (fusa con la tecnica della cera persa dalla fonderia Fondart), realizzata da Alessandro Verdi, raffigura il vate chino a leggere un libro, come in una celebre fotografia che lo ritrae nella stessa posa. L’operazione ha avuto un costo complessivo di 18mila euro.

La statua è stata fortemente voluta dall’amministrazione comunale di Trieste, a trazione leghista, che ha inteso in questo modo omaggiare il poeta ma l’opinione pubblica si è divisa tra critici e sostenitori dell’operazione. Il presidente della Fondazione Il Vittoriale, lo storico Giordano Bruno Guerri, ha dichiarato che “questo monumento sarà un tributo al d’Annunzio letterato, legato alla città di Trieste, in quanto massimo rappresentante dell’irredentismo del quale il capoluogo giuliano ne era città simbolo”. Eppure, dato il giorno dell’inaugurazione, verrebbe da pensare che non si tratti di un tributo soltanto al d’Annunzio letterato. Ad ogni modo, il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha omaggiato la statua con un “Bentornato a Trieste Gabriele d’Annunzio”, ma dello stesso avviso non sono i contrari, a cominciare dal sindaco di Fiume, Vojko Obersnel che a luglio aveva scritto una lettera aperta ricordando che d’Annunzio “occupò Fiume nel 1919” e che “fu precursore del fascismo e l’ispirazione a Benito Mussolini, che a sua volta, molto volentieri, accettò l’ideologia di Hitler e si aggiunse alle sanguinose missioni durante la seconda guerra mondiale, una delle guerre più sanguinose nella storia del mondo”. Secondo Obersnel, “per colpa di d’Annunzio, Fiume provò tra i primi la mano letale del fascismo. Dunque, d’Annunzio non fu un poeta timido, come tanti lo vogliono presentare, ma un aggressore e un tiranno”.

Ma già a giugno era stata lanciata una petizione contro la statua, in grado di raccogliere ben 1.500 firme nei primi tre giorni. Il promotore, Alessandro de’ Vecchi, scriveva che “d’Annunzio non c’entra niente con Trieste, veniva sbeffeggiato anche dalla popolazione quando perse l’occhio, a suo dire in un’azione eroica volando sulla città ma in realtà perso per un’infezione mal curata”. Inoltre, aggiungeva il sostenitore della raccolta firme, “l’ubicazione di fronte al palazzo della Camera di Commercio è offensiva, è probabilmente un omaggio della giunta di destra e dalle sue liste composte anche da ex camerati, ad un onorevole dichiaratamente fascista residente nella stessa piazza”. Dipiazza aveva risposto intimando di “farla finita con queste divisioni del Novecento”.

Tra i favorevoli si registrano invece le posizioni dello scrittore triestino Claudio Magris e dello storico dell’arte Vittorio Sgarbi. Magris, in un articolo sul Corriere della Sera, premettendo il suo scarso interesse per la presenza o meno di un monumento a d’Annunzio a Trieste e affermando che il poeta oggi si farebbe beffe dei suoi detrattori, poneva l’accento sulle qualità letterarie del Vate: “D’Annunzio è stato e dunque è, come ben sanno anche quelli che giustamente lo detestano sul piano politico e civile, un grande, grande poeta d’Italia, d’Europa e del mondo, un consapevole cinico e geniale poeta che ha vissuto e contribuito a creare, da protagonista, la radicale trasformazione mondiale del linguaggio poetico, dell’arte nel suo rapporto con la vita e con il denaro”. Inoltre Magris ha sottolineato come l’impresa di Fiume sia “ben più complessa della faciloneria con cui la si giudica. La fondamentale componente nazionalista è indiscutibile, ma a Fiume D’Annunzio, durante la sua «Reggenza del Carnaro», aprì scuole italiane, croate, ungheresi, rispettando e anzi valorizzando il carattere plurimo della città, e reintrodusse il divorzio. La Carta del Carnaro scritta da Alceste De Ambris introdusse notevoli tutele del lavoro e dei lavoratori”. Sgarbi, dal canto suo, ha scritto lunedì su Il Giornale che la statua “è un onore per l’Italia” data la statura letteraria di d’Annunzio.

Le polemiche però non si sono placate, e se nei giorni scorsi l’opposizione firmava una lettera nella quale chiedeva all’assessore di fare un passo indietro, oggi, sui social, lo scontro si è riacceso e piovono i commenti sull’operazione. E d’Annunzio continua a rimanere una figura tra le più controverse della storia d’Italia.

Trieste, installata la criticatissima statua di Gabriele d'Annunzio, nel centenario dell'impresa
Trieste, installata la criticatissima statua di Gabriele d'Annunzio, nel centenario dell'impresa


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