Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra


Il presidente degli USA, Donald Trump, ha minacciato di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma colpire la cultura è un crimine di guerra.

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilasciato questa notte pesantissime dichiarazioni sulle sue intenzioni nei riguardi dell’Iran. Sembra non fermarsi l’escalation di minacce che si è innescata dopo l’uccisione, in un raid americano in Iraq, del generale iraniano Qasem Soleimani, e la tensione tra USA e Iran è altissima: ieri i Pasdaran, le Guardie della Rivoluzione iraniana, per tramite del loro comandante Hossein Salami, hanno minacciato gli USA dichiarando di aver individuato trentacinque obiettivi statunitensi nella regione, che potrebbero essere colpiti.

La risposta di Trump non si è fatta attendere: nel mirino degli Stati Uniti ci sarebbero ben cinquantadue obiettivi (corrispondenti al numero di ostaggi statunitensi catturati all’ambasciata USA di Teheran il 4 novembre del 1979, durante la rivoluzione islamica, e rilasciati dopo più di un anno): “l’Iran”, ha scritto su Twitter il presidente Trump, “ha rilasciato dichiarazioni molto dure sull’intenzione di colpire alcuni obiettivi USA come vendetta per il fatto che noi abbiamo liberato il mondo dal loro leader terrorista che aveva appena ucciso un americano, e ne aabbia seriamente feriti molti altri, senza parlare di tutte quelle persone che ha ucciso durante l’intera sua vita, incluse centinaia di manifestanti iraniani. Era già pronto per attaccare la nostra ambasciata e si stava preparando per ulteriori incursioni in altre località. L’Iran non ha fatto altro che creare problemi per molti anni. Quanto segue serva come monito: se l’Iran colpirà qualsiasi obiettivo americano, noi abbiamo individuato 52 siti iraniani (che simboleggiano i 52 americani presi in ostaggio dall’Iran molti anni fa), alcuni di alto livello, molto importanti per l’Iran e per la cultura iraniana, e questi obiettivi, e l’Iran stesso, SARANNO COLPITI MOLTO VELOCEMENTE E MOLTO DURAMENTE. Gli USA non vogliono più minacce!”.

I tweet di Trump
I tweet di Trump

Ovviamente non è noto quali siano gli obiettivi culturali presi di mira dagli americani, né è chiaro cosa intenda Trump per siti “importanti per la cultura iraniana” (un portavoce della Casa Bianca a cui il Daily Mail aveva chiesto spiegazioni non ha fornito risposte), ma è necessario rimarcare che la normativa internazionale è chiara sull’argomento. La Convenzione di Ginevra, all’articolo 53 del primo protocollo, stabilisce che in caso di conflitto armato è vietato “compiere atti di ostilità diretti contro i monumenti storici, le opere d’arte o i luoghi di culto, che costituiscono il patrimonio culturale o spirituale dei popoli”, “utilizzare detti beni in appoggio allo sforzo militare” e “fare di detti beni l’oggetto di rappresaglie”. E non è tutto: una risoluzione delle Nazioni Unite del 2017 afferma che “scatenare attacchi illegittimi contro siti ed edifici dedicati alla religione, all’istruzione, all’arte, alle scienze o alla beneficenza, o contro monumenti storici, potrebbe costituire in certe circostanze e secondo le leggi internazionali un crimine di guerra e che chi si rende responsabile di questi attacchi può essere condotto davanti alla giustizia”. Ci sono del resto precedenti: nel 2016, il Tribunale penale internazionale dell’Aia aveva comminato una condanna a un ex terrorista pentito che aveva deliberatamente distrutto alcuni monumenti a Timbuctù, nel Mali (città interamente dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco).

Né gli Stati Uniti né l’Iran hanno mai ratificato il protocollo I della Convenzione di Ginevra, ma entrambi hanno sottoscritto un importante documento del 1954 (citato anche nell’articolo 53 del protocollo I), la Convenzione dell’Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, trattato nato per iniziativa dei Paesi Bassi a seguito delle distruzioni da loro subite durante la seconda guerra mondiale, e che ha decretato che, in caso di guerra, la cultura dev’essere tutelata, vietando l’uso della forza sui siti culturali, impedendo il saccheggio di beni culturali in paesi oggetto di conflitto, imponendo al personale delle forze armate il rispetto della cultura di tutti i popoli, stabilendo l’obbligo, da parte della potenza occupante, di conservare i beni culturali situati nel territorio occupato.

L’Iran è uno dei paesi più ricchi al mondo in fatto di cultura, siti storici, monumenti, antiche vestigia. Nella classifica del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, l’Iran è al decimo posto con 24 siti, tra siti culturali e siti naturali (ironia della sorte, a parimerito con gli Stati Uniti, che ha 12 siti naturali, 11 siti culturali e un sito misto), dietro a Italia e Cina (che guidano insieme la classifica con 55 siti), Spagna, Germania, Francia, India, Messico, Regno Unito e Russia, e davanti a paesi come Giappone, Brasile, Canada, Australia, Grecia, Turchia, Portogallo. Considerando i soli siti culturali, l’Iran è al nono posto della classifica.

I ventiquattro siti iraniani sono, in ordine cronologico d’ingresso nell’elenco, la Piazza Naqsh-e jahàn di Isfahan, la città di Persepoli, l’antico complesso di ziqqurat di Choqa zanbil, il santuario di Takht-e Soleyman, la città di Bam e il suo paesaggio culturale, il sito archeologico di Pasargadae, il mausoleo di Soltaniyeh, le iscrizioni di Bisotun, gli insediamenti monastici armeni, lo storico sistema idraulico di Shushtar, i bazar storici di Tabriz, il santuario dello sceicco Safī al-Dīn, i giardini persiani, la Moschea del Venerdì di Isfahan, la città di Gonbad-e Kavus, il Palazzo del Golestan, il sito di Shahr-I Sokhta, il paesaggio culturale di Maymand, la città di Susa, il qanat persiano, il deserto di Lut, la città storica di Yazd, il panorama archeologico sasanide della regione di Fars, le foreste ircane.

Le dichiarazioni di Trump apparentemente cozzano con quanto lo stesso presidente aveva affermato poche ore dopo l’uccisione di Qasem Soleimani: in una nota ufficiale rilasciata dalla sua villa personale di Mar-a-Lago a Palm Beach (Florida), Trump aveva detto di “avere profondo rispetto per gli iraniani: sono un popolo straordinario, con un patrimonio storico incredibile e un potenziale illimitato. Non cerchiamo un cambio di regime. Ma l’aggressione del regime iraniano nella regione, incluso l’utilizzo di combattenti per procura per destabilizzare i paesi vicini, deve finire, e deve finire adesso”. Diversi analisti stanno già commentando le parole di Trump. Tra questi figura Colin Kahl, membro dello staff della Casa Bianca durante la presidenza Obama e consigliere sulla sicurezza nazionale presso l’ufficio del vicepresidente sempre sotto Obama: ha dichiarato in un tweet che “per quello che può valere il mio parere, penso sia difficile da credere che il Pentagono fornisca a Trump obiettivi che includono siti culturali iraniani. A Trump potrebbero anche non importare le leggi di guerra, ma ai funzionari del Dipartimento della Difesa e agli avvocati sì, e colpire siti culturali è un crimine di guerra”.

Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra
Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra


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