Ucraina, svelato il progetto del discusso Memoriale dell'Olocausto di Babyn Yar


Ucraina, svelato il progetto del Memoriale dell’Olocausto di Babyn Yar. Sarà uno dei più grandi al mondo. Ma fa discutere il possibile ricorso a tecnologie immersive per ricreare la storia di uno dei più feroci massacri nazisti.

L’Ucraina si appresta ad accogliere quello che alcune testate già definiscono come il più grande memoriale dell’Olocausto al mondo. Il memoriale onorerà le vittime del massacro di Babyn Yar (“Babij Jar” in russo), un sito, nei pressi della capitale Kiev, dove tra il 29 e il 30 settembre del 1941 i nazisti uccisero 33.771 ebrei di Kiev, secondo quanto si evince dagli stessi rapporti stilati dai tedeschi alla fine dell’eccidio. A quanto è noto, si tratta del secondo o terzo più grande omicidio di massa della storia dell’Olocausto, preceduto solo dal massacro dell’Operazione Erntefest in Polonia del 1943 (oltre 42.000 vittime) e forse dal massacro di Odessa del 1941 (anche se su quest’ultimo i numeri sono stimati e non tutti sono concordi). Il progetto per il memoriale ha un costo di 100 milioni di dollari e vede come direttore artistico il regista russo Ilya Khrzhanovsky, che si avvarrà della collaborazione di un team di professionisti e artisti (ci sarà anche Marina Abramović, che è apparsa peraltro in uno dei film di Khrzhanovsky).

Del progetto (che è stato svelato lo scorso 25 gennaio) ha parlato, durante la Giornata della Memoria, anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, durante una cerimonia per ricordare il massacro, nel corso della quale è stato inaugurato un monumento, intitolato A glimpse into the past, realizzato dall’artista ucraina Anna Kamyshan, anche lei parte della squadra del nuovo memoriale (l’opera raffigura un albero coi rami rotti, come metafora della vita spezzata degli ebrei che persero la vita nel massacro). “È un dovere morale”, ha detto Zelensky, “ricordare le vittime dell’Olocausto che furono uccise qui in Ucraina e nell’Europa dell’Est. Il monumento che abbiamo inaugurato oggi e la costruzione del grande Memoriale dell’Olocausto di Babyn Yar sono parte essenziale di tutto ciò. Babyn Yar rappresenta un momento buio nella storia dell’Ucraina, ma commemorandolo in questo modo creiamo luce e speranza per il futuro”.

Al momento, Babyn Yar ospita un centro di documentazione, aperto al pubblico, che racconta cosa è accaduto nel sito durante il massacro. Tuttavia durante gli anni dell’Unione Sovietica, Babyn Yar è diventata un grande parco, ancora oggi ritrovo per gli abitanti di Kiev, e per questo motivo, secondo Khrzhanovsky, si corre il rischio di perdere la consapevolezza di ciò che è accaduto in questo luogo. L’annuncio della costruzione del nuovo memoriale è stato dato il 29 settembre del 2016 (anniversario dell’eccidio), e il completamento è previsto per il 2026. Il futuro complesso, secondo il progetto svelato il 25 gennaio, accoglierà diversi edifici: il Museo del Massacro di Babyn Yar, il Museo dell’Olocausto in Ucraina e nell’Europa dell’Est, il Museo dell’oblio del massacro di Babyn Yar, il Museo della Storia del Sito, un’installazione dedicata ai nomi delle vittime dell’eccidio, un sito per la preghiera che includerà una sinagoga, una chiesa, una moschea e uno spazio per tutte le confessioni, un centro di ricerca, uno spazio convegni, una mediateca, una biblioteca, gli archivi, uno spazio di educazione per i bambini, un centro di riabilitazione per i traumi psicologici. Il primo edificio a essere costruito sarà la sinagoga e il progetto è stato affidato all’architetto Manuel Herz, docente all’Università di Basilea. Comunicata anche la lista completa degli artisti e degli architetti che parteciperanno alla realizzazione del complesso: Nick Axel, Robert Jan van Pelt, Troy Conrad Therrien, Ines Weizman, Adrien Gardere, Barbara Holzer, Martin Dean, Manuel Herz, Sergei Loznitsa, Ilya Khrzhanovsky (al quale, come ricordato, è affidato il ruolo di direttore artistico dell’intera operazione), Ruslan Kavatsiuk, Vyacheslav Mishiev, Boris Berenfeld, Anna Kamyshan, Maksym Rokmaniko, Ksenia Marchenko, Oleh Shovenko, Anna Furman, Marina Abramović, Alexey Makukhin, Dasha Dzhuromskaya e Max Yakover.

“La tragedia dell’Olocausto, e in particolare quella di Babyn Yar, risale a ottant’anni fa”, ha spiegato Khrzhanovsky. “Oggi stiamo perdendo la generazione degli ultimi testimoni della tragedia. La connessione diretta con quei tempi presto scomparirà, e le generazioni future perderanno l’opportunità di conoscere, sapere e, cosa più importante, partecipare emotivamente a quello che è accaduto 80 anni fa. Il nostro obiettivo è di trasformare l’astratto in qualcosa di vivo, in qualcosa che abbia un’influenza emotiva, che possa suscitare commozione, un senso di amore per il prossimo, un senso di vergogna per l’umanità che ha permesso tutto questo, un senso di tenerezza e di dolore per aver perso un mondo intero. Abbiamo lo scopo di creare un luogo che renderà vicina la storia di Babyn Yar, rilevante per tutti, a prescindere dalla propria nazionalità, dal proprio genere, dalla propria età e dalla propria religione”. Secondo Irina Bokova, ex direttore generale dell’Unesco e membro del consiglio di vigilanza del memoriale, ci sono “diversi aspetti impressionanti” che il memoriale sarà in grado di suscitare, “e ci saranno modalità innovative, nonché una componente emozionale. Sulla base delle mie precedenti esperienze, inclusa quella all’Unesco, posso dire che non è molto facile conservare la memoria, anche quando ci sono spazi dedicati. La squadra si sta muovendo nella giusta direzione”.

Il progetto però ha ricevuto molte critiche, non soltanto negli ultimi giorni. Sul Wall Street Journal, lo scorso luglio il giornalista Vladislav Davidzon, direttore responsabile della testata Odessa Review, ha parlato di una “Disneyland dell’Olocausto”: “la visione del progetto da parte di Khrzhanovsky”, ha scritto, “è disturbante”. A non piacere a Davidzon è la possibilità che si crei a Babyn Yar uno spazio immersivo dove i visitatori interpreteranno i ruoli dei nazisti, degli ebrei, e dei collaborazionisti ucraini. In estate infatti si parlava della possibilità di guidare i visitatori direttamente dentro l’orrore, attraverso l’utilizzo della realtà virtuale, e questo anche sulla base delle precedenti esperienze di Khrzhanovsky (con il suo progetto DAU, per esempio, ha creato uno show immersivo che ricostruiva la vita nell’Unione Sovietica, con tanto di attori). Critiche sulla stessa linea anche da parte dello storico Karel Berkhoff, che era stato coinvolto nel progetto ma ha rassegnato in primavera le proprie dimissioni. Dimissioni anche per Dieter Bogner, uno dei curatori che facevano parte del team. E sempre a maggio ottanta personalità della cultura hanno scritto una lettera ai membri del comitato di vigilanza per chiedere la rimozione di Khrzhanovsky dal suo incarico.

Al momento però non è ancora chiaro se e come verranno sviluppati i contenuti interattivi, anche perché non ci sono comunicati ufficiali in merito. Tuttavia ieri il professor Van Pelt, storico esperto di Auschwitz, ha fatto sapere, intervistato dal Jerusalem Post, che la parola chiave sarà “sintonizzazione”. “In che modo”, ha detto, “possiamo far sintonizzare i visitatori in modo che comincino a guardare effettivamente un luogo come questo, il cui aspetto è profondamente cambiato dal 1941, così che possano cominciare a capire cosa c’è dietro?”. Khrzhanovsky, sempre nell’edizione di ieri del Jerusalem Post, ha detto che “bisognerà avere qualcosa dove si potrà sperimentare il passato come qualcosa di reale, qualcosa che esista adesso, qualcosa che sia connesso con te”. Insomma, non c’è ancora niente di stabilito ufficialmente, ma la discussione attorno al grande memoriale non si ferma.

Nella foto: la Sinagoga di Babyn Yar secondo un rendering dello studio di Manuel Herz.

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