Il Tavolo Schwob, progetto del 1959 di Mangiarotti e Morassutti, torna a Parigi


Agapecasa e Silvera presentano la riedizione del Tavolo Schwob del 1959, progetto raro di Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti, nel contesto di Maison&Objet a Parigi.

In occasione di Maison&Objet 2026 a Parigi, Agapecasa e Silvera presentano la riedizione del Tavolo Schwob, progetto originale del 1959 firmato da Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti. L’allestimento, curato da Agapecasa in collaborazione con Silvera, propone un’interpretazione contemporanea della Mangiarotti Collection, tutelando e sviluppando il patrimonio progettuale degli architetti milanesi secondo le proporzioni, i materiali e le logiche costruttive originali. All’interno dello spazio espositivo trovano posto il tavolo Eros, le sedute Tre3, il sistema Cavalletto e i vasi CAP53, componendo un insieme coerente che evidenzia la continuità di un linguaggio fondato su forme essenziali e strutture autonome.

“Rieditare il Tavolo Schwob significa restituire continuità a una storia comune: quella tra Mangiarotti, Morassutti e Agape. È un progetto nato per un luogo preciso, ma portatore di un’idea universale di misura, chiarezza e relazione con lo spazio”, spiega Agapecasa.

Il Tavolo Schwob rappresenta un punto di incontro tra la ricerca progettuale di Mangiarotti e il contesto storico che ne ha determinato la nascita. Il progetto dialoga con l’intera collezione, evidenziando come le soluzioni introdotte nel 1959 abbiano influenzato le realizzazioni successive, conferendo unità a un percorso progettuale che conserva una sorprendente attualità. Il tavolo è stato originariamente concepito per l’arredo della storica Villa Schwob, nota anche come Villa Turque, a La Chaux-de-Fonds. La villa, costruita tra il 1916 e il 1917 per l’imprenditore Anatole Schwob, rappresenta un momento cruciale nella carriera di Le Corbusier. Si tratta dell’ultima grande opera del periodo svizzero e anticipa le fasi puriste della produzione dell’architetto: un controllo più astratto della geometria, l’uso strutturale del calcestruzzo e una crescente attenzione alla misura dello spazio in relazione alla luce.

Tavolo Schwob (Angelo Mangiarotti & Bruno Morassutti (1959), riedizione: Agapecasa, 2025; struttura in alluminio anodizzato lavorato di precisione; piani in marmo (Carrara, Nero Marquina, Verde Alpi, Emperador Dark) o pietre speciali, 650x650 / 800x800 / 1000x1000 cm)
Tavolo Schwob (Angelo Mangiarotti & Bruno Morassutti (1959), riedizione: Agapecasa, 2025; struttura in alluminio anodizzato lavorato di precisione; piani in marmo (Carrara, Nero Marquina, Verde Alpi, Emperador Dark) o pietre speciali, 65x65 / 80x80 / 100x100 cm)

Quando Mangiarotti e Morassutti furono chiamati a reinterpretarne gli interni circa quarant’anni più tardi, affrontarono l’incarico mantenendo l’impianto originario e inserendo elementi coerenti con la cultura materiale degli anni Cinquanta. Il Tavolo Schwob nasce proprio in questo punto di convergenza tra tradizione e modernità, tra architettura storica e approccio contemporaneo al design. Il progetto si sviluppa nella grande sala a doppia altezza della villa, dominata dalla vetrata monumentale e dalla scultura che definisce l’asse visivo. Qui i tavoli Schwob introducono un paesaggio orizzontale modulare, in grado di lasciare libero lo sguardo verso l’esterno e di assecondare la fluidità dello spazio.

La struttura è in alluminio lavorato di precisione, a forma di croce, con giunzioni meccaniche visibili, mentre il piano in marmo poggia sulla base per pura gravità, anticipando un principio che diventerà centrale nella ricerca matura di Mangiarotti. Le maniglie laterali, integrate nella logica della struttura, ne facilitano lo spostamento, trasformando un gesto funzionale in un dettaglio riconoscibile del progetto. La riedizione proposta da Agapecasa è disponibile in tre dimensioni, 100x100 cm, 80x80 cm e 65x65 cm, e in diverse pietre naturali: Bianco Carrara, Nero Marquina, Verde Alpi, Emperador Dark, oltre a materiali speciali su richiesta. L’edizione mira a essere filologica, rispettando proporzioni, lavorazioni e intenti costruttivi originali.




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