La bozza della nuova riforma del Ministero: meno musei autonomi, la moda tra le competenze, più poteri a Roma


È in corso in questi giorni la discussione sulla bozza della riforma del Ministero dei Beni Culturali targata Alberto Bonisoli: la bozza del DPCM deve comunque ancora essere vagliata dai ministri dell’Economia e della Funzione Pubblica ed è pertanto ancora passibile di importanti modifiche, ma dal testo è possibile intuire quali sono le linee-guida che l’hanno animata (in sostanza, si tratta di una riforma che smonta alcuni dei punti-cardine della riforma Franceschini del 2014). Le principali novità sono così sintetizzabili: più potere al Segretario generale del MiBAC (e quindi più potere al centro del ministero), creazione di una nuova direzione generale “Contratti e concessioni”, accorpamento di Direzione generale Archeologia e Direzione generale Belle Arti e Paesaggio, ingresso della moda negli ambiti tutelati dal MiBAC, gli uffici esportazione che diventano organi separati dalle Soprintendenze, la riduzione del numero dei musei autonomi, l’abolizione dei consigli d’amministrazione di questi ultimi, la trasformazione dei poli museali regionali in “direzioni territoriali delle reti museali”, l’abolizione delle Commissioni regionali per il patrimonio. Vediamo nel dettaglio, di seguito, le principali novità.

Si comincia con l’estensione dei poteri del segretario generale. Tra le sue nuove competenze, citando dal testo della bozza: “in caso di necessità ed urgenza il Segretario generale può avocare la titolarità di un ufficio dirigenziale di livello generale che risulti vacante”; “cura l’istruttoria dei programmi e degli atti da sottoporre al CIPE coordina le attività per la realizzazione di interventi sul territorio di particolare complessità e rilievo strategico”; “cura il coordinamento dei sistemi informativi del Ministero”; “promuove e coordina la ricognizione storica e la digitalizzazione, ad opera della direzioni generali, ciascuna nel proprio ambito di competenza, dell’attività amministrativa posta in essere dallo Stato nella tutela del patrimonio culturale”; “promuove e coordina la digitalizzazione, ad opera delle direzioni generali, del patrimonio culturale nazionale”; “svolge i compiti di autorità centrale prevista dall’articolo 4 della direttiva n. 2014/60/UE del 15 maggio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro”; “assicura il coordinamento delle politiche dei prestiti all’estero dei beni culturali”; assicura il coordinamento in materia di politiche del turismo con il competente Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo“; ”assicura il coordinamento delle politiche in materia di comunicazione e informazione istituzionale, anche attraverso il sito web del Ministero e in raccordo con l’Ufficio Stampa".

Inoltre, presso il segretariato generale, vengono istituiti nuovi uffici dirigenziali di livello generale, che sono l’Unità per la programmazione, l’innovazione e la digitalizzazione dei processi (che svolge “compiti di supporto in materia di programmazione strategica, innovazione e digitalizzazione dei processi”) e l’Unità per la sicurezza del patrimonio culturale e la gestione delle emergenze (che “assicura il coordinamento e l’attuazione di tutte le iniziative in materia di sicurezza del patrimonio culturale e di coordinamento degli interventi conseguenti ad emergenze nazionali ed internazionali, anche in collaborazione con le altre amministrazioni competenti; da tale Unità dipendono gli Uffici speciali eventualmente istituiti ai sensi dell’articolo 54, comma 2-bis del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300”).

Quanto alle direzioni generali, come detto vengono accorpate Archeologia e Belle Arti e Paesaggio (ereditandone le competenze, con in più la possibilità di stipulare direttamente le intese con le Regioni per la redazione congiunta dei piani paesaggistici: prima si limitava a predisporre la proposta per l’approvazione da parte del Ministro), quella per l’Arte e architettura contemporanee e periferie urbane diventa direzione generale “Creatività contemporanea e rigenerazione urbana”, il cinema si trasforma in “Cinema e audiovisivo” (con le stesse competenze) e viene creata una nuova direzione generale “Contratti e concessioni”. Alla Direzione Educazione e Ricerca vengono affidate le funzioni di indirizzo, vigilanza e controllo sulla Scuola dei beni e delle attività culturali, mentre la Direzione Musei avrà, tra gli altri, il compito di elaborare “programmi pluriennali per la promozione del patrimonio culturale italiano all’estero e per la valorizzazione comune delle testimonianze del dialogo e degli scambi tra le culture artistiche italiana e straniere, favorendo in particolare la costituzione di reti museali integrate con musei e reti museali stranieri”, di elaborare “indirizzi strategici e progetti relativi alla valorizzazione e alla promozione degli itinerari culturali e di eccellenza paesaggistica e delle iniziative finalizzate a promuovere la conoscenza delle identità territoriali e delle radici culturali delle comunità locali, anche in raccordo con il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e con le Regioni”, e la possibilità di “autorizzare, sulla base degli indirizzi del Ministro, d’ufficio o su richiesta dei direttori territoriali delle reti museali o dei direttori degli istituti e musei dotati di autonomia speciale interessati, l’assegnazione di beni culturali da un istituto o luogo della cultura statale a un altro, nel rispetto comunque di eventuali previsioni contrattuali riguardanti la destinazione dei beni”.

La nuova direzione “Creatività contemporanea e rigenerazione urbana”, che come detto sostituisce la direzione “Arte e architettura contemporanee”, eredita le competenze di quest’ultima estendendole anche alla moda e al design: in particolare, si legge nella bozza del DPCM, la nuova direzione “promuove e sostiene la ricerca, i talenti e le eccellenze italiane nel campo dell’arte e dell’architettura, del design e della moda contemporanee italiane”, “promuove la conoscenza dell’arte e della cultura architettura, del design e della moda contemporanee italiane all’estero, fatte salve le competenze del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e d’intesa con il medesimo”, “promuove la creatività e la produzione nel settore dell’arte e dell’architettura contemporanea, del design, della moda, e ne diffonde la conoscenza, valorizzando, anche mediante concorsi, le opere di giovani artisti e creativi”, “promuove e partecipa alla realizzazione di studi, ricerche e iniziative scientifiche in tema di inventariazione, catalogazione delle opere di arte e architettura contemporanee, del design e della moda e mappatura degli spazi urbani”.

E ancora, è creata una Direzione Generale “Contratti e concessioni” che, di fatto, centralizza le competenze che riguardano le attività contrattuali, gli appalti e le concessioni. Queste le competenze individuate dalla bozza: “a) svolge le funzioni di stazione appaltante per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture della sede centrale del Ministero; b) svolge le funzioni di stazione appaltante per gli uffici periferici del Ministero per l’affidamento di contratti di appalto o di concessione, nei limiti di valore e di oggetto che sono definiti con decreto ministeriale avente natura non regolamentare; c) cura i rapporti del Ministero con le centrali di committenza per l’affidamento dei contratti di appalto o di concessione, definendo i criteri, le modalità e le condizioni per farvi ricorso; d) svolge attività di indirizzo, supporto e consulenza agli uffici centrali e, per il tramite dei Segretariati distrettuali, a quelli periferici in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, anche mediante l’elaborazione di linee guida, bandi, capitolati e convenzioni-tipo; e) svolge attività di indirizzo, supporto e consulenza agli uffici centrali e, per il tramite dei Segretariati distrettuali, a quelli periferici in materia di rapporti di partenariato pubblico-privato, anche istituzionalizzato, per la valorizzazione e l’uso del patrimonio culturale, mediante l’elaborazione di linee guida, bandi, convezioni e accordi-tipo; f) provvede alla definizione di criteri uniformi per la determinazione dei canoni concessori da parte degli uffici; g) svolge attività di indirizzo, supporto e consulenza agli uffici centrali e, per il tramite dei Segretariati distrettuali, a quelli periferici in materia di sponsorizzazioni, liberalità e mecenatismo; h) vigila sul corretto riparto ed esercizio delle competenze degli uffici periferici in materia di appalti e concessioni, anche con riguardo all’effettivo rispetto dei limiti di valore e di oggetto fissati ai sensi della lettera b); i) cura, d’intesa con la Direzione generale Educazione e ricerca, la formazione e la promozione della specializzazione tecnica del personale amministrativo preposto all’attività contrattuale del Ministero a livello centrale e periferico; l) svolge attività di studio finalizzata al recepimento e alla predisposizione di atti normativi dell’Unione europea in materia di contratti pubblici; m) cura i rapporti con gli organismi nazionali, dell’Unione europea e internazionali in materia di contratti pubblici”.

La consulta per lo spettacolo cambia nome diventando Consiglio superiore dello spettacolo, viene istituito un Consiglio superiore del cinema e dell’audiovisivo, ed essendo le competenze per il turismo passate al Ministero dell’Agricoltura, non esisterà più il “Comitato permanente per la promozione del turismo in Italia” in seno al MiBAC. Ci sono poi alcune “promozioni” presso gli istituti centrali: diventano cioè istituti dotati di autonomia speciale l’Opificio delle Pietre dure e l’Istituto Centrale per la Grafica. I musei autonomi sono invece riorganizzati: mantengono l’autonomia come uffici di livello dirigenziale generale la Galleria Borghese, gli Uffizi, la GNAM di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Museo Nazionale Romano, il Parco Archeologico del Colosseo, il Parco Archeologico di Pompei, la Pinacoteca di Brera, la Reggia di Caserta. Mantengono l’autonomia, invece, come uffici di livello dirigenziale non generale il Complesso monumentale della Pilotta, i Musei Nazionali delle Marche, i Musei Nazionali dell’Umbria, le Gallerie Estensi, le Gallerie Nazionali d’Arte Antica, i Musei Reali, il Museo delle Civiltà, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, i Musei del Barcello, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, il Parco Archeologico di Ercolano, il Parco Archeologico di Ostia Antica, il Parco Archeologico di Paestum, il Palazzo Ducale di Mantova, il Palazzo Reale di Genova, Villa Adriana e Villa d’Este. Perdono dunque l’autonomia la Galleria dell’Accademia di Firenze, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il Parco Archeologico dell’Appia Antica, il Castello di Miramare di Trieste. Al momento non si sa che fine faranno: probabilmente diventeranno musei dipendenti dalle nuove “direzioni territoriali delle reti museali”. Inoltre, un’altra novità riguarda i musei: dalla bozza del DPCM spariscono i riferimenti ai consigli d’amministrazione degli istituti autonomi: è noto che volontà dell’attuale ministro è infatti quella di eliminarli.

Le direzioni territoriali delle reti museali ereditano le competenze dei vecchi poli museali regionali: scompare però la parola “regionale” dal testo (probabilmente i distretti saranno individuati anche su basi che non seguiranno l’appartenenza dei musei alle regioni) e i musei diventano più indipendenti (per esempio, la “definizione del progetto culturale di ciascun istituto assegnato alla Direzione territoriale delle reti museali” non è più curata dal polo, ma dai singoli direttori, e le nuove direzioni territoriali sovraintendono tale definizione). I segratariati regionali diventano dunque segratariati distrettuali.

Gli uffici esportazioni vengono staccati dalle soprintendenze e diventano uffici di livello dirigenziale non generale, definiti come “articolazioni periferiche della Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio”. Si legge nel testo: “con riferimento ai beni archivistici dipendono funzionalmente dalla Direzione generale Archivi e, con riferimento ai beni librari, dalla Direzione generale Biblioteche e istituti culturali. Provvedono in materia di uscita dal territorio nazionale, di ingresso nel territorio nazionale e di esportazione dal territorio dell’Unione europea delle cose che presentino interesse culturale e dei beni culturali, ivi inclusi i beni archivistici e librari, i cui proprietari risiedono nel territorio di competenza dell’Ufficio. Propongono l’acquisto coattivo delle cose di interesse culturale presentate per l’esportazione e vigilano per impedirne l’esportazione clandestina”.

Infine, viene eliminato il comma per il quale Archivi di Stato e biblioteche “provvedono all’acquisto di beni e servizi in economia ed effettuano lavori di importo non superiore a 100.000 euro” e, come detto, vengono abolite le commissioni regionali per il patrimonio.

Nella foto: il Collegio Romano, sede del Ministero dei Beni Culturali. Ph. Credit Finestre sull’Arte

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La bozza della nuova riforma del Ministero: meno musei autonomi, la moda tra le competenze, più poteri a Roma

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