Tutti preoccupati per la riforma del Ministero. Da Italia Nostra al sindaco di Firenze, le prime impressioni


Non piace la svolta centralista della riforma del Ministero dei Beni Culturali (a questo link è possibile leggere le principali novità tratte direttamente dalla bozza del DPCM). E cominciano ad arrivare le prime impressioni negative. Tra i primi a commentare la bozza della riforma, ci sono Italia Nostra e l’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli che, in una nota congiunta, hanno espresso la loro “forte preoccupazione” per la soppressione di quattro istituti autonomi (la Galleria dell’Accademia di Firenze, il Castello di Miramare di Trieste, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il Parco Archeologico dell’Appia Antica). Tale soppressione, si legge nella nota, “appare sostanzialmente priva di una meditata valutazione della riforma attuata dal precedente Ministro sull’intero assetto organizzativo delle Soprintendenze uniche, dei Poli Museali e degli Istituti autonomi. Nella bozza manca anche ogni puntuale riferimento circa la futura destinazione di questi Istituti e questo crea ulteriori elementi di forte preoccupazione e perplessità”. Le due associazioni chiedono dunque al ministro Alberto Bonisoli di “voler approfondire la questione, riconsiderando l’ipotesi, fornendo all’opinione pubblica spiegazioni su quanto si è appreso al fine di evitare che decisioni così importanti creino ulteriori irreversibili danni alla tutela di un patrimonio di rilevanza internazionale, già fortemente danneggiato, nell’immagine, dalle notizie riportate dalla stampa: beni di fatto declassati, ignorando secoli di storia e di impegno, trattati alla stregua di merce a cui si è tolta la dignità che meritano”.

Per il sindaco di Firenze Dario Nardella la “controriforma” di Bonisoli conterrebbe addirittura “anti-patriottismo e spirito totalitario nei progetti Bonisoli”. È “l’Italia nella sua interezza che viene ad essere colpita da questo disegno che ci riporta indietro di 40 anni”, ha dichiarato il primo cittadino in un’intervista al Messaggero. “Verrebbe meno da subito, e poi mi aspetto altri disastri, l’autonomia delle Gallerie dell’Accademia di Firenze, ma anche del Parco archeologico dell’Appia antica e del museo etrusco di Villa Giulia a Roma, e del parco del castello di Miramare a Trieste. Tutto viene ridato in mano alla burocrazia ministeriale”. Quanto alla nuova Direzione Generale Contratti e Concessioni, altra novità prevista dalla bozza del DPCM, Nardella afferma che si tratterebbe di “un organismo da far impallidire il soviet supremo o sembra preso di peso dalle satire di Gogol contro l’iper-burocrazia zarista. Apro un bookshop agli Uffizi ma non lo posso fare se la super-direzione superiore non mi dà il permesso? Una follia pensare a un unico centro che gestisce le gare per i servizi dei singoli musei che in questi anni con l’autonomia hanno fatto incassi e cultura. Poi ci sono decisioni bislacche. Come quella di affidare alla direzione centrale che si occupa della arti contemporanee anche il tema della riqualificazione urbana, che è tipica materia dei sindaci”.

Sul tema è intervenuta anche Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, che in un’intervista al Corriere Fiorentino ha detto che questo “è il momento più sbagliato” per togliere l’autonomia al suo museo: “se l’autonomia scomparirà”, ha puntualizzato, “addio progettazione, addio capacità di far fronte agli imprevisti. Sarà un ritorno al passato, a prima che il museo iniziasse a respirare. Addio a conferenze, concerti, alla rassegna Voci fiorentine che è appena ripartita”. Da parte di Hollberg dubbi anche sull’abolizione dei consigli di amministrazione: “un Cda”, ha dichiarato, “è sempre un organo di controllo fondamentale per noi direttori. Nella mia esperienza di musei non esiste che non ci sia un Cda. È anche un aiuto: se sbaglio qualcosa, me lo dice il Cda”.

Anche per Patrizia Asproni, presidente di Confcultura, l’abolizione dei cda non sarebbe una buona cosa: “penso che bisognerà leggere bene il testo per capire cosa e dove cambia”, ha dichiarato in un’intervista, sempre sul Corriere Fiorentino, “però mi pare che i consigli di amministrazione azzerati in favore di una centralizzazione delle scelte sia una botta all’autonomia”. E ancora: “premesso che non so come vuole attuarla questa soppressione, e non so da chi sarebbero sostituiti, mi chiedo questo: se, per esempio, per approvare e valutare i bilanci le competenze torneranno a Roma, ci saranno al Mibac tutte le figure competenti per ottemperare a questi obblighi? A mia memoria i membri dei Consigli di amministrazione prestano il loro servizio gratuitamente, ma se scompariranno il ministero si dovrà fornire di personale, retribuito, che faccia il loro lavoro. Sono considerazioni a caldo. Andrà letto il testo”.

Infine, il deputato fiorentino Gabriele Toccafondi di Alternativa Popolare ha annunciato un’interrogazione parlamentare: “sarebbe da sciagurati”, ha detto, “pensare di togliere l’autonomia all’Accademia che, come ricorda la direttrice Cecilie Hollberg, è un museo che funziona benissimo e che fa ogni anno oltre 1,7 milioni di visitatori. Un polo di attrazione culturale e turistica con ovvie ricadute economiche a cui Firenze non vuole e non può rinunciare”.

Nella foto: la Galleria dell’Accademia di Firenze, uno degli istituti autonomi soppressi dalla bozza di riforma del MiBAC.

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