Caos, scioperi e chiusure: cosa sta succedendo nei musei statali lombardi


Cinque musei chiusi, la domenica gratuita saltata, rischio di chiusure prolungate: cosa sta accadendo nei musei statali della Lombardia? Nasce tutto dal rinnovo di un appalto, e dal fatto che i lavoratori esterni, in sciopero, non vogliono veder calare la loro già bassissima paga oraria.

Ieri, domenica gratuita, i musei statali della Valle Camonica sono rimasti chiusi, e così è rimasto chiuso anche il Museo della Certosa di Pavia. Anche altri musei statali afferenti alla Direzione Regionale Musei della Lombardia sono in affanno, perché alcuni lavoratori in appalto da giovedì si stanno rifiutando di andare al lavoro e di firmare il contratto proposto dalla società che ha recentemente vinto la gara per i servizi di vigilanza e accoglienza valida per gli undici musei gestiti dalla Direzione regionale, entrata in servizio il 1° dicembre scorso. Siamo al quinto giorno consecutivo in cui questi lavoratori non prendono servizio, configurando quello che a tutti gli effetti è uno sciopero, un rifiuto di andare a lavoro al fine di creare disagio e ottenere dei miglioramenti contrattuali. Un evento con pochissimi precedenti nei musei statali e in tutto il settore museale, seppur nel corso dell’anno si fossero già registrati alcuni casi. Eppure la Direzione Regionale Musei Lombardia non ha ancora comunicato né le chiusure passate, né la possibilità che i disagi si protraggano nei prossimi giorni.

Per questo il lettore, e magari il visitatore trovatosi il cancello sbarrato senza preavviso oggi o nei giorni scorsi, si chiederà: cosa sta succedendo nei musei statali lombardi? In breve, la goccia che ha fatto traboccare il vaso si è registrata nel pomeriggio del 30 novembre, come hanno raccontato i sindacati Cgil e Cisl che seguono i lavoratori della Valle Camonica. Questi lavoratori sapevano che la nuova società in appalto sarebbe entrata in servizio il 1° dicembre, ma non avevano notizie sul contratto fino alla sera inoltrata del 30 novembre. Quando gli è stato inviato via mail, dopo le 21, con preghiera di una celere firma al fine di entrare in servizio poche ore dopo, alcuni dei lavoratori hanno notato che il contratto era peggiorativo rispetto a quello utilizzato nell’appalto da poco scaduto: in sintesi, si passava da un contratto per vigilanza a 5,87 euro lordi l’ora a un contratto servizi fiduciari, paga oraria ancora più bassa, circa 5 euro lordi orari. Diversi lavoratori coinvolti nell’appalto, nonostante la minaccia di essere sostituiti che pendeva sulle loro teste, hanno rifiutato il contratto chiedendo di aprire una trattativa.

Il giorno successivo, 1° dicembre, almeno cinque musei lombardi (il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri e Museo Nazionale di Preistoria e Protostoria in Val Camonica, il Museo Archeologico Nazionale di Cividate Camuno, il Museo della Certosa di Pavia, il Museo Archeologico Nazionale della Lomellina a Vigevano, la Villa Romana di Desenzano del Garda) si sono trovati senza personale in appalto. Alcuni hanno chiuso, altri hanno rimediato con il personale interno ministeriale, altri ancora, secondo diverse testimonianze concordi, avrebbero impiegato personale in appalto senza che questo avesse firmato il contratto con la nuova società. Questa situazione caotica e precaria è arrivata alla stampa e poi sui social nel corso del 2 dicembre, e prosegue ancora oggi. Non è facile reperire le informazioni riguardo ciò che sta accadendo in quanto l’unica fonte, diretta o indiretta, sono i lavoratori stessi, dislocati in tante città diverse e seguiti da sindacati diversi. Ma risulta che della minoranza di lavoratori che aveva rifiutato il contratto il 1 dicembre (circa una ventina), pochi finora abbiano ceduto, nonostante l’evidente posizione di forza della cooperativa.

Il Parco nazionale delle incisioni rupestri. Foto Brescia Tourism/Cattabiani
Il Parco nazionale delle incisioni rupestri. Foto Brescia Tourism/Cattabiani
Il Museo archeologico della Val Camonica a Cividate Camuno
Il Museo archeologico della Val Camonica a Cividate Camuno
Museo della Certosa di Pavia
Museo della Certosa di Pavia
Museo Archeologico Nazionale della Lomellina a Vigevano
Museo Archeologico Nazionale della Lomellina a Vigevano
Villa Romana di Desenzano del Garda
Villa Romana di Desenzano del Garda

Sorprende il fatto che dalla Direzione Regionale, finora, non sia arrivato nessun commento, né comunicazione pubblica, riguardo a ciò che sta accadendo. Anche le chiusure in occasione della domenica gratuita mensile non sono state comunicate: solo fogli A4 di fronte alle porte dei musei comunicano la chiusura. Probabilmente pesa, nell’atteggiamento ministeriale, la difficoltà di spiegare quanto sta accadendo: se l’appalto precedente era già poco giustificabile, reiterarlo con la crescita di bollette e inflazione diventa ancor più divisivo. L’appalto, che partiva da una base d’asta oraria di 20 euro, è stato aggiudicato a Cosmopol S.p.A., una società di Avellino, con il ribasso monstre del 33,15%, un invito di fatto a rivalersi sui salari dei dipendenti, che dovevano essere riassorbiti tramite clausola sociale. Una situazione che si ripete da anni, come spiega a Finestre sull’Arte una delle lavoratrici coinvolte: “appalti annuali, con conseguente preoccupazione costante per il rinnovo, sempre a società e cooperative diverse, e, nonostante l’esperienza acquisita nel tempo, con compensi di volta in volta peggiori. Un’assenza di comunicazione tra committente, società in appalto e lavoratori che ha portato, tra le altre cose, al fatto che i lavoratori esterni del Museo della Certosa di Pavia non abbiano neppure dovuto rifiutare il contratto: la società entrante, che aveva il dovere di assorbirli, non era neppure riuscita a contattarli per proporre l’assunzione”.

Per dare un contesto a questo caos, è bene chiarire che la situazione dei musei statali lombardi era disperata a prescindere da questo sciopero: il personale era arrivato a essere carente per più del 60% a luglio 2022, gli orari ridotti, e sempre più comunemente al personale esternalizzato venivano assegnati compiti (come aprire e chiudere i siti) che per legge spettano al personale interno. “Per cercare di tenere aperti questi siti”, spiegava in estate Marcello Marroccoli di FP Cisl Brescia, “si sta ricorrendo a delle cooperative che applicano dei contratti inaccettabili ai lavoratori assunti a ore per coprire le carenze, che si sentono soprattutto durante i festivi. E purtroppo i visitatori se la prendono con i lavoratori perché non comprendono queste situazioni di disagio”. Al netto di questa crescente centralità del personale esternalizzato, come accade in tutta Italia, non c’è stato un adeguamento dei salari. Ma allo stesso tempo ha così finito per aumentare il peso contrattuale di questi lavoratori, capaci di costringere a chiusure reiterate con la sola mancata firma di un contratto. Alcuni di essi sembrano averlo capito, spiazzando totalmente la direzione regionale musei, che si è trovata priva di alternative, almeno nell’immediato. “I musei devono rimanere chiusi, è l’unica arma che abbiamo per invertire una tendenza inaccettabile”, spiega una lavoratrice che chiede l’anonimato. Lo sciopero pare destinato a continuare, in attesa delle prossime mosse della direzione regionale del Ministero.


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Leonardo Bison

L'autore di questo articolo: Leonardo Bison

Dottore di ricerca in archeologia all'Università di Bristol (Regno Unito), collabora con Il Fatto Quotidiano ed è attivista dell'associazione Mi Riconosci.


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