Dopo due anni di pandemia e un mese di guerra, ecco come andrà il turismo per Pasqua


Gli operatori del turismo si presentano all'appuntamento con la Pasqua 2022 dopo due anni di pandemia e un mese di guerra in Ucraina. Molti flussi dall'estero sono fermi e si punterà tanto sul turismo nazionale. E molti italiani riscopriranno i musei, dagli Uffizi in giù.

“A differenza del momento di scoppio del Covid non c’è stata la pioggia di cancellazioni che caratterizzò quel periodo, con la guerra in Ucraina le prenotazioni di americani si sono fermate ma tutte quelle programmate a giugno e fino anche a novembre hanno resistito. Forse era dovuto alla percezione che la guerra durasse poco”. E ce lo auguriamo anche noi. La considerazione è di Elena, una guida turistica fiorentina dell’Associazione Icona Toscana, che a distanza di un mese dall’inizio del conflitto analizza con noi il comportamento della clientela statunitense aggiungendo anche che le università americane presenti a Firenze hanno tutte confermato i corsi e non hanno interrotto le attività. Neanche il Dipartimento di Stato, che notoriamente è molto sensibile a questo tipi di situazioni, ha emesso un avviso di allerta o rientro in patria. Quindi complessivamente il turismo d’oltre Oceano dovrebbe reggere ma dipenderà dalla piega che prenderà lo scenario geopolitico internazionale.

Con l’avvicinarsi della Pasqua dovrebbe partire la lunga stagione turistica che avrebbe dovuto segnare il ritorno alla normalità dopo due anni di pandemia a scartamento ridotto ma le prospettive sono di nuovo incerte e abbiamo registrato il sentiment di addetti ai lavori di questo settore.

L’altra metà del cielo. Il presidente di Federalberghi di Roma, Giuseppe Roscioli, conferma che all’inizio del conflitto non ci sono state disdette in grandi numeri per gli statunitensi, solo la prima settimana, “ma si sono fermate le prenotazioni”. E per quanto riguarda i paesi extra europei mancano all’appello la metà dei paesi della clientela internazionale abituale prima del Covid: “Da due anni si sono praticamente azzerati gli arrivi da Russia e paesi satelliti, Cina, Corea, Giappone, Sud est asiatico e sud America e non si vede quando potrà partire la ripresa”. La differenza rispetto al 2021 della clientela russa sarà molto limitata “in quanto anche già lo scorso anno gli ingressi erano frenati dal tipo di vaccino utilizzato nel proprio paese: lo sputnik infatti non è riconosciuto dalle autorità sanitarie italiane”. Prima della pandemia, secondo i dati elaborati da Federalberghi della capitale, Roma aveva circa 1 milione di turisti russi l’anno, i quali soggiornavano in media 4 giorni l’uno in hotel, laddove la media a Roma è di 2,5 giorni. Erano dunque apprezzati per questo e in quanto ad alta capacità di spesa. Per le prenotazioni che in questo periodo arrivavano i mesi estivi che adesso scarseggiano gli albergatori sperano, dati i tempi incerti, nel last minute “visto che ormai è diventata una abitudine consolidata della clientela” chiosa Roscioli. Una città, la Capitale, che già inizia a guardare al 2025 con il Giubileo che è considerata un’occasione irripetibile di ripresa, al pari di un Expo, da sfruttare e che sarà al centro dei lavori dell’ ‘Albergatore day’ della prossima settimana organizzato da Federalberghi e istituzioni locali.

Giacomo Zaganelli, Dalla serie Grand Tourismo (2018)
Giacomo Zaganelli, Dalla serie Grand Tourismo (2018)

Anche per la presidente nazionale di Angt, associazione guide turistica, Adina Persano, “non ci sono buone notizie. In questi due anni sono letteralmente scomparsi giapponesi, coreani, cinesi, con canadesi e americani un po’ titubanti, e aspettavamo aprile per ripartire” a pieno regime, ma il combinato disposto di più fattori non fa avere al momento buone prospettive. “Con la guerra vediamo ritardato il gran ritorno dei paesi dell’est”. Basti pensare che le restrizioni dello spazio aereo come ritorsione commerciale contro la Russia pone problemi per chi vorrebbe venire in Italia da Oriente. Stanno ripartendo le crociere, vediamo cosa succederà”.

Istat non ha ancora pubblicato i dati 2021 ma i numeri che ci fornisce Gianfranco Lorenzo, responsabile ricerche del Centro Studi Turistici, partner di Confesercenti nazionale nelle analisi e nelle ricerche, ci offrono una fotografia chiara della tendenza: nel 2019 gli arrivi (cioè il numero di clienti ospitati nelle strutture ricettive) dalla Russia sono stati in Italia 1,77 milioni mentre le presenze (il numero di notti trascorse nelle strutture) è stato di circa 5,82 milioni. Nello stesso periodo dagli Stati Uniti abbiamo registrato in Italia 6,1 milioni di arrivi e 16,3 milioni di presenze. Nel 2020 il crollo verticale: dalla Russia 288 mila arrivi circa e le presenze appena un milione mentre dagli stati uniti 407 mila arrivi e 1,25 presenze. “Abbiamo appena concluso una ricerca a campione su 1300 imprese della ricettività in tutta Italia e solo lo 0,3% ha prenotazioni di russi”.

Una stagione che punterà sull’Italia. Dunque sarà una stagione, quella della primavera/estate, che si reggerà sul turismo domestico e in parte quello europeo. “A livello nazionale il contesto è buono – ci conferma la guida turistica fiorentina – e secondo me per Pasqua si replicherà quanto successo per il ponte del 2 novembre. Un gran ritorno degli italiani nelle mete classiche che di solito erano molto affollate. È come se avessero avuto tutti la stessa idea: di andare a rivedere gli Uffizi, Palazzo Ducale a Venezia o altri luoghi imprescindibili del nostro patrimonio artistico, in questo periodo dove mancano gli stranieri e non ci sono le code”. E stando alle prenotazioni per Pasqua sembra confermarsi questa tesi, anche se gli albergatori tendono a sottolineare che la politica del sistema ricettivo adesso offre la cancellazione gratuita della prenotazione fino alla data scelta.

Tra le rinunce degli italiani la cultura. I dati ‘Radar’ SWG e dall’Osservatorio di Confturismo-Confcommercio di marzo analizzano quanto i vari fattori influenzino le scelte di spesa degli italiani: per prima cosa emerge che risparmieranno sulle spese soprattutto “per il settore della cultura e della filiera turistica. Per il turismo, sulla base dei circa 60 milioni di arrivi e 160 milioni di presenze in Italia che nel 2021 continuano a mancare all’appello rispetto al 2019, uniti agli oltre 22 milioni in meno di viaggi degli italiani all’estero, confermano la crisi che ancora vive il settore che ha davanti prospettive ancora meno incoraggianti: tra i primi consumi tagliati ci sono, infatti, la ristorazione, le vacanze e la cultura, in cui almeno il 60% degli intervistati dichiara di avere già modificato le proprie abitudini di acquisto” si legge nel documento.

“Il primo dato allarmante – scrive SWG – si registra per Pasqua, con quasi 8 milioni di italiani intenzionati a partire di cui solo 4 milioni hanno già concretamente programmato. Anche le scelte di viaggio fanno capire come sia critica la situazione: spostamenti brevi e di corta durata e all’interno della regione di residenza per la metà dei vacanzieri; probabilmente un solo pernottamento e spesa nell’ordine dei 200 euro a persona tutto incluso, mentre solo il 6% opterà per mete estere, contro il 13% del 2019. Non sono le tipologie di destinazione, mare o montagna, a determinare le scelte in questo periodo, ma le motivazioni: prime fra tutte, il bisogno di “stare in relax con la propria famiglia” o vivere un’esperienza di “arte e cultura”, anche solo visitando una città d’arte o un borgo.

Intanto in mete esclusive come Forte dei Marmi in Toscana, frequentate da magnati russi che qui in Versilia hanno case e panfili ormeggiati, come ha documentato Repubblica nei giorni scorsi si notano via vai in modo sparuto di chi comunque riesce ad arrivare con voli che fanno scalo da Turchia o penisola arabica. Qui arrivano perché hanno interesse e spesso anche le mogli con i figli che passano l’inverno in Italia facendo frequentare scuole internazionali. Una zona per famiglie dove mini van sono più noleggiati di auto sportive ma dove non mancano gite in elicottero in Chianti o yacht diversi ogni anno per andare alle Cinque Terre. “L’anno scorso - spiega il titolare di Versiluxury Pietro Bonuccelli - i russi, ma anche gli ucraini, ci sono stati, con esplosione da maggio e si dovevano litigare auto e barche”. Qui è rappresentata la Russia più ricca, persone che da sole hanno patrimoni personali valutati centinaia di milioni di dollari, quelli che le sanzioni internazionali mirano a colpire e sequestrare come ritorsione economica. Giovanni Magrini, di Versilia Driver, spiega che “se noi perderemo il 30%, le boutique perderanno il 50-60%. Adesso i russi volano per Dubai, qualcuno dalla Cina: sono una buona fetta di mercato, ma quest’anno avremo anche arabi e americani”. Disdette anche per le case in affitto, anche da parte di chi veniva qui in villeggiatura “da venti anni. Per fortuna con la pandemia gli italiani li hanno sostituiti: chi spendeva 200mila euro per una barca altrove ora sta qui e risparmia ma a rischio c’è tutto un mercato, dai ristoranti agli interpreti”, raccontano dalla Forte dei Marmi Villas.

Mentre Salvatore Madonna, proprietaria di due cinquestelle lusso, il Byron di Forte dei Marmi e l’hotel Plaza di Viareggio, due zone ad alta vocazione di presenza russa commenta commenta al Corriere: “Forte dei Marmi inevitabilmente sentirà il contraccolpo della crisi russo-ucraina ma il mio gruppo non ha mai investito su quel tipo di turismo. Mentre i russi qui in Versilia compravano ville e hotel, noi andavamo in Usa per allacciare accordi che oggi ci garantiscono gli Stati Uniti come nostro secondo mercato. Forte dei Marmi è diventata una meta tra le più ambite proprio per la sua connotazione italiane e il fascino del life style made in Italy. È proprio quello che bisogna preservare senza lasciarsi affascinare dalla scorciatoie di un turismo ricco ma lontano dai nostri gusti, come è quello russo”. Nel frattempo bisogna affrontare la nuova stagione che arriva dopo un 2021 di grandi soddisfazioni utilizzato anche per pianificare nuovi investimenti. “Quella scorsa è stata una delle migliori stagioni di sempre — conferma Madonna —, questo ci ha permesso di continuare nel progetto iniziato nel 2020 quando abbiamo rilevato un ex albergo confinante col nostro Byron. Questo ci permetterà, a inizio 2023, di raddoppiare il numero delle nostre camere e garantire una serie di servizi più esclusivi. Continueremo a diversificare le aree di provenienza: è la lezione che pandemia e guerra ci hanno lasciato. I nostri territori devono mantenere il fascino italiano ed elevare la qualità dei servizi. I turisti arriveranno”.


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