“Il Futurismo è un'avanguardia ancora attuale, rivoluzionaria e libera”. Parla Simona Bartolena


Fino al 18 giugno 2023, il Palazzo delle Paure di Lecco ospita un’ampia mostra sul futurismo, con l’obiettivo di ripercorrere l’intera storia del movimento con un approccio utile sia per conoscitori che per il grande pubblico. Ne parliamo con la curatrice, Simona Bartolena.

Al Palazzo delle Paure di Lecco si è aperta il 18 marzo la mostra Futuristi. Una generazione all’avanguardia, in corso fino al 18 giugno 2023, in occasione della quale saranno esposte le opere dei maggiori esponenti del movimento. Abbiamo chiesto alla curatrice Simona Bartolena di raccontarci da cosa è scaturita l’idea di questa mostra, quali aspetti ha voluto privilegiare, quali sono le opere più importanti esposte, gli allestimenti e molto altro. L’intervista è di Ilaria Baratta.

IB: Com’è nata l’idea di questa mostra?

SB: La mostra è inserita nell’ambito di un progetto più esteso: un percorso nell’arte italiana tra Otto e Novecento che i Musei di Lecco hanno intrapreso anni fa con Vidi Cultural e con la sottoscritta come curatrice. Dopo una serie di esposizioni dedicate all’arte del XIX secolo in Italia, siamo arrivati a questa mostra, che è la prima di una serie di quattro dedicate alla prima metà del Novecento. Le prossime saranno dedicate al Ritorno all’ordine (giugno-novembre 2023), al secondo dopoguerra (marzo-giugno 2024) e agli anni Sessanta (giugno-novembre 2024).

Lei ha affermato che, nonostante negli ultimi anni sia stato ampiamente riconosciuto anche a livello internazionale il ruolo di primo piano del Futurismo nel contesto europeo, ancora oggi la conoscenza che il grande pubblico ha di esso non è completa e approfondita, poiché la maggior parte dei testi dedicati a questa Avanguardia si focalizzano sui primi anni del movimento. Cosa si “perde” dunque il pubblico nella piena conoscenza del Futurismo? Perché per una corretta lettura del Futurismo non si può prescindere dall’analisi anche dei due decenni seguenti?

Senza dubbio gli anni Dieci hanno segnato il momento più sperimentale e importante del movimento fondato da Marinetti nel 1909, ma è sbagliato pensare che il Futurismo si spenga nei decenni successivi. Negli anni Venti e Trenta, al contrario, il Futurismo ha conosciuto una diffusione straordinaria, estesa a tutta la penisola (anche nelle zone di provincia e non più solo nelle grandi città come Milano e Roma), con una serie di variabili linguistiche e di differenti interpretazioni che lo rendono un fenomeno davvero unico nel panorama delle avanguardie storiche. È nella sua seconda fase che si definiscono alcune delle sue caratteristiche peculiari, come l’interesse per le arti applicate e l’impegno nelle più diverse discipline (dal teatro alla danza, dalla pubblicità alla moda…). Negli anni Venti e Trenta, inoltre, nascono particolari tendenze all’interno del gruppo – come l’Aerofuturismo – che raccolgono numerosissime adesioni dalle zone più disparate della penisola. L’Aerofuturismo, nelle sue diverse espressioni, è un aspetto imprescindibile del movimento di Marinetti: non analizzarlo significa non avere una visione completa del Futurismo.

Luigi Russolo, Macchina in velocità (anni Dieci del XX secolo; china su carta; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza
Luigi Russolo, Macchina in velocità (anni Dieci del XX secolo; china su carta; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza
Roberto Marcello Iras Baldessari, Motociclista e città (1916; pastelli su carta; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza
Roberto Marcello Iras Baldessari, Motociclista e città (1916; pastelli su carta; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza
Roberto Marcello Iras Baldessari, Stazione+treno+velocità (1916 circa; pastelli su carta; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza
Roberto Marcello Iras Baldessari, Stazione+treno+velocità (1916 circa; pastelli su carta; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza
Roberto Marcello Iras Baldessari, Donna in rosso (olio su tavola; collezione privata)
Roberto Marcello Iras Baldessari, Donna in rosso (olio su tavola; collezione privata)

Quali sono gli obiettivi della mostra, oltre a raccontare in generale il movimento di Marinetti?

Le mostre di Lecco nascono con l’intento di esplorare un periodo storico-artistico in modo molto narrativo e didattico. Obiettivo della mostra è quindi innanzitutto quello di raccontare il Futurismo anche a un pubblico di non addetti ai lavori. In particolare la mostra intende chiarire alcune tematiche spesso trascurate, come il suo rapporto con la scena culturale europea e la presenza di una tendenza astratta italiana. Le mostre del progetto, inoltre, cercano di raccontare attraverso le opere esposte anche il momento storico preso in esame, con approfondimenti sulla società, sul gusto, sull’economia, sulla politica e sulla cultura del periodo.

A chi intende rivolgersi la mostra? A un pubblico eterogeneo o è stata pensata principalmente per un pubblico di conoscitori del movimento?

La mostra è pensata sia per gli addetti ai lavori e per i conoscitori del movimento (che apprezzeranno alcune opere poco note e la presenza, oltre che dei grandi protagonisti, anche di artisti meno consueti), sia per i meno esperti, che troveranno a supporto della loro visita pannelli esplicativi e didascalie commentate quasi per ogni opera esposta. Quella di voler raccontare le opere con didascalie esplicative e di voler dotare la mostra di un buon apparato di pannelli narrativi è una mia scelta personale a cui tengo molto. Il percorso di una mostra deve essere motivato e raccontato. Non basta appendere opere interessanti alle pareti: la visita a una mostra temporanea deve raccontare qualcosa, deve offrire al visitatore un motivo di riflessione e la scoperta o l’approfondimento di un tema. La mostra credo sia adatta anche alle scuole. Il Futurismo è un’avanguardia ancora molto attuale, oltre che rivoluzionaria, libera, coloratissima e spregiudicata quel tanto che basta per attrarre anche i visitatori più giovani.

La mostra intende far emergere anche nuovi aspetti del movimento?

Sì. Anzi: questo è il suo fine principale. A Milano abbiamo un museo straordinario, il Museo del Novecento, che ha la più importante collezione di opere futuriste al mondo. Avrebbe ben poco senso organizzare una mostra che insista sui medesimi temi e su un periodo così ben rappresentato nelle sale del Museo milanese. Anche per questo motivo ho deciso di concentrarmi su alcuni temi meno noti e affrontati come, ad esempio, il rapporto (di “amore e odio”) con il Cubismo e la presenza di una tendenza astratta nelle schiere del movimento, rappresentata soprattutto da Giacomo Balla. A questo proposito ho voluto dedicare una riflessione particolare al coinvolgimento del gruppo degli Astrattisti di Como nel Futurismo. Con l’aiuto prezioso di Luigi Cavadini, ho raccontato anche questo ben poco dibattuto aspetto, portando in mostra tre opere di Rho, Radice e Badiali scelte tra quelle che essi esposero con Marinetti.

Il Futurismo non è stato solo un movimento artistico, ma si è aperto anche al dialogo con altre forme espressive, quali il cinema, la letteratura, la musica, il teatro, la moda, la pubblicità, il design. In che modo viene indagato questo aspetto in mostra?

Sì. Questo è un aspetto fondamentale. In mostra abbiamo dedicato molto spazio a questa straordinaria fertilità del Futurismo nelle diverse discipline. Sono esposti, infatti, manifesti e studi di marionette per il teatro, bozzetti per la decorazione di tessuti e mattonelle, un piatto in ceramica di Albisola, libri, uno straordinario menù autografato di una nota cena futurista, le pubblicità di Depero per la Campari (compresi i suoi visionari pupazzi), gli Intonarumori di Russolo (il padre della musica del rumore e antesignano della musica elettronica), le foto sperimentali di Tato e Bragaglia e molto altro.

Fortunato Depero, Angelo per Il Cabaret del diavolo (1921-1922; olio su cartone; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza © F. Depero courtesy Archivio Depero
Fortunato Depero, Angelo per Il Cabaret del diavolo (1921-1922; olio su cartone; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza © F. Depero courtesy Archivio Depero
Fortunato Depero, Caffè Irrera (1926-1927; olio su tela; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza © F. Depero courtesy Archivio Depero
Fortunato Depero, Caffè Irrera (1926-1927; olio su tela; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza © F. Depero concessione Archivio Depero
Fortunato Depero, I fari dell'avvenire Bitter e Cordial Campari (1931; china su cartoncino; Sesto San Giovanni, Galleria Campari) © F. Depero concessione Archivio Depero
Fortunato Depero, I fari dell’avvenire Bitter e Cordial Campari (1931; china su cartoncino; Sesto San Giovanni, Galleria Campari) © F. Depero concessione Archivio Depero
Romeo Bevilacqua, Giuseppe Mazzotti, Albissola, Motociclisti (1932-1934; piatto in terracotta invetriata e decorata con colori matt e smalti; Genova, Wolfsoniana - Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura)
Romeo Bevilacqua, Giuseppe Mazzotti, Albissola, Motociclisti (1932-1934; piatto in terracotta invetriata e decorata con colori matt e smalti; Genova, Wolfsoniana - Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura)
Tulio Crali, Passione tra le nuvole (olio su tela; Collezione privata)
Tulio Crali, Passione tra le nuvole (olio su tela; Collezione privata)
Alessandro Bruschetti, Luci e aerei sul lago (1936; olio su tela; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza
Alessandro Bruschetti, Luci e aerei sul lago (1936; olio su tela; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza
Giulio D'Anna, Sicilia (1936-1937; olio e tempera su tela; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza
Giulio D’Anna, Sicilia (1936-1937; olio e tempera su tela; Collezione privata). Su concessione di Leo galleries, Monza

Come si sviluppa il percorso espositivo? In senso cronologico, per temi...

Il percorso comincia con l’analisi delle origini del movimento, con opere dei suoi fondatori, e del periodo del primo conflitto mondiale. Un’ampia sezione è dedicata poi al rapporto con le avanguardie europee, con opere di Picasso, Braque, Larionov, Severini, Carrà, Sironi, Baldessari, Sonia Terk Delaunay e altri messe in dialogo. Si prosegue poi con un approfondimento sull’astrattismo e la sua presenza soprattutto (ma non solo) nell’opera di Balla. Si passa poi all’analisi di uno dei temi fondanti del movimento: il dinamismo. Dopo treni, auto in corsa e motociclette sfreccianti, si accede a una sezione colorata e variegatissima, quella dedicata alla Ricostruzione dell’Universo futurista teorizzata da Balla e Depero, che comprende l’attività dei futuristi nelle più varie discipline. Un focus particolare è dedicato all’arte della pubblicità, con la presenza di vari capolavori di Depero. Infine si accede all’ultima sezione, forse la più sorprendente e inaspettata, quella dedicata all’Aerofuturismo e al Futurismo cosmico. In questa sezione sono esposte opere di artisti anche meno conosciuti, come D’Anna, Bruschetti, Barbara, Thayaht, oltre che dei più noti Crali, Dottori, Prampolini e Fillia. A proposito di Barbara, vorrei sottolineare il ruolo delle donne futuriste, rappresentate in mostra anche da un manifesto disegnato da Benedetta Cappa e da un capolavoro di Regina. La mostra si chiude con una nicchia dedicata agli astrattisti comaschi e al loro rapporto con il Futurismo.

Quali sono le opere fulcro del percorso espositivo, le più importanti?

La mostra ha goduto di un importante (e fondamentale) prestito della Wolfsoniana, straordinaria collezione oggi parte del patrimonio di Palazzo Ducale di Genova, e delle Gallerie Campari, ma le opere provengono soprattutto da collezioni private e dagli archivi degli artisti. Sono, quindi, spesso opere poco viste e tutte da scoprire. In mostra sono presenti opere firmate dai grandi nomi – da Boccioni a Balla, da Severini a Russolo –, ma preferisco indicare quelle di artisti meno conosciuti: il Treno e La natura morta con Lacerba di Baldessari, la Sicilia aerofuturista di d’Anna, il Ritratto del nipote di Regina, Passione tra le nuvole di Crali, i sempre gustosi quadri-pubblicitari di Depero…

Gli allestimenti sono stati pensati in modo particolare, per immergere ulteriormente il visitatore in quell’epoca?

Abbiamo scelto di dipingere alcune pareti di un bel rosso acceso, per ravvivare gli spazi espositivi del museo. Anche la scansione delle opere alle pareti segue ritmi poco tradizionali, concedendosi qualche irregolarità di consueto non immaginabile per una mostra d’arte. Inoltre, dovendo esporre anche libri, oggetti e documenti cartacei, sono presenti in mostra vetrine e teche. La sala da questo punto di vista più coinvolgente è senza dubbio quella dedicata alla pubblicità e alla musica, con i pupazzi della Campari di Depero e due Intonarumori di Russolo in mezzo alla stanza. Come già dicevo, la mostra è dotata di un ampio e capillare apparato didattico, per rendere la visita fruibile a tutti i tipi di pubblico.


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.

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