Un graphic novel racconta la storia di Camille Claudel, talentuosa scultrice di fine Ottocento


La storia della scultrice francese di fine Ottocento Camille Claudel raccontata in un graphic novel: uscirà il 24 febbraio 2026 in libreria pubblicato da Tunué.

La storia della scultrice francese di fine Ottocento Camille Claudel raccontata in un graphic novel: uscirà il 24 febbraio 2026 in libreria Troppo libera. L’arte, l’amore, la lotta di Camille Claudel, di Assia Petricelli e Sergio Riccardi con postfazione di Daniela Brogi, e pubblicato da Tunué.

“Camille Claudel è tra quelle donne (ma anche uomini) che, pur possedendo talento e determinazione, pur volendo intensamente e direi prepotentemente, sono state sconfitte”, affermano gli autori. “Sconfitte da ostacoli più grandi di loro, dall’inadeguatezza del proprio tempo, dalla propria fragilità. Le storie delle sconfitte e degli sconfitti hanno lo stesso diritto di essere raccontate di quelle delle vincitrici e dei vincitori, così come la debolezza, il fallimento, la perdita hanno uguale diritto di esistenza della forza e del successo”.

Copertina
Copertina

Il libro

Nella Parigi di fine Ottocento, Camille Claudel, talentuosa scultrice in un’epoca in cui pochissime donne praticavano quest’arte dura e sporca, è allieva e amante del grande Auguste Rodin. Finirà i suoi giorni in manicomio, reclusa a vita dai familiari. Il suo genio sarà riconosciuto appieno solo anni dopo. Una storia forte e drammatica, capace di coinvolgere e commuovere ma anche di far riflettere sulla lunga esclusione delle donne (il loro esilio) da tutti gli ambiti della vita pubblica, arte compresa. Quella di Camille Claudel è una storia tragica, poiché racconta l’impossibilità di uno spirito grande e geniale di esprimersi appieno. Fu proprio la sua grandezza a condurla su una strada senza uscita: Camille non volle soltanto essere una scultrice di rilievo, volle essere artista alla pari degli altri artisti, anche uomini, pienamente consapevole del suo talento e orgogliosa di una propria originale visione della scultura. Avrebbe potuto scegliere il compromesso: negli stessi anni le artiste cominciavano a unirsi in associazioni per far sentire la propria voce e rivendicare i propri diritti e si guadagnarono uno spazio sul mercato, a patto, però, di produrre un’arte considerata “femminile” ovvero decorativa. A questo Camille non volle piegarsi mai: si misurò con soggetti e formati maschili, esprimendo, attraverso un modellato vigoroso, per nulla delicato, una intensa sensualità. Era inammissibile. Così la sua energia straordinaria, non trovando sbocco, implose nell’ossessione e nella malattia.


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